Novembre 19, 2009

L’industria del forestiero e la nascita delle industrie conserviere

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Poiché si poteva contare su una media di 30 presenze per ogni individuo, nel 1941, con 11.764 ospiti, si ebbero 352.920 presenze. L’amministrazione comunale trae un buon guadagno dai proventi dell’industria balnearia, in quanto l’impronta di soggiorno dà un gettito annuo di circa 300.000 lire, ma di gran lunga maggiore è il beneficio che ritrae dalla stagione balneare la popolazione tutta.

Si può dire che non ci sia famiglia che non affitti camere o appartamenti ai villeggianti, numeroso è il personale del luogo che lavora negli alberghi e nelle pensioni e notevole il numero dei negozi con apertura stagionale. Pertanto l’utile complessivo che la popolazione cattolichina ritrae dall’industria del forestiero è di difficile valutazione giacché si può calcolare grosso modo solo la cifra riguardante il vitto e l’alloggio dei villeggianti. Considerando una spesa media di 30 lire per ogni presenza, come valuta la locale Azienda di soggiorno, si raggiunge il reddito di L 10.587.600, e non si tratta certo di una valutazione eccessiva.

Ma il giro di affari in relazione con le spese varie fatte dai forestieri deve riguardare una somma all’incirca uguale, sicché con ogni probabilità si raggiungono agevolmente e forse si sorpassano i 20 milioni di reddito annuo complessivo.

L’industria del forestiero è dunque la forma di attività che dà i proventi maggiori sia diretti che indiretti, ed è certo che si svilupperà sempre più, anche perché negli immediati dintorni dell’attuale quartiere balneare, sia ad oriente che ad occidente, esistono ancora vaste aree dove potranno essere costruite molte altre centinaia di ville.

Importanza essenziale ha acquistato inoltre negli ultimi anni l’industria conserviera, sorta per l’abbondanza del prodotto ricavato dalla pesca delle sardine. E’ stato nel 1938 che due grandi ditte della Venezia Giulia (Arrigoni e Ampelea) hanno aperto due opifici a Cattolica: nel 1939 ne fu poi impiantato un terzo e nel 1940 un quarto di minor mole.

Alloggiati in un primo tempo in sedi di fortuna, questi stabilimenti si sono cominciati a trasferire, a partire dal 1940, in grandi edifici costruiti appositamente e situati nei pressi del porto.

Di gran lunga il più importante è lo stabilimento Arrigoni, che lavora da solo più di metà delle sardine pescate, segue quello dell’Ampelea e poi gli altri due. In totale le quattro fabbriche danno lavoro a un migliaio di operai (600 nel solo stabilimento Arrigoni) pari circa a un sesto della popolazione, e producono ogni anno oltre 7 milioni di scatole di sardine, per la maggior parte inviate a Trieste e a Isola d’Istria, da dove sono spedite in tutta Italia e anche all’estero (Germania specialmente). Lavorazioni secondarie sono quelle delle vongole, e delle sardine in salamoia. Nel 1941 l’industria conserviera ha fatto ulteriori progressi, essendosi iniziata nello stabilimento Arrigoni l’essicazione degli ortaggi (cavoli, patate, rape) e la fabbricazione del concentrato di pomodoro in polvere.

 

Novembre 18, 2009

Al filosofico Caffè di scena la Menzogna

Il Caffè filosofico getta le sue radici nel 1700 quando ci si riuniva nei café per discutere dei più svariati argomenti, non necessariamente connessi con la filosofia. Nel 1992 il filosofo francese Marc Sautet (scomparso nel 1998) ne ha rivitalizzato il costume al Café des Phares di Parigi, ad oggi si contano nel mondo oltre 250 “Cafè Philo”.

Mercoledì 21 Ottobre alla Libreria Morosina di Cattolica sapere e sapore si sono amalgamati grazie alla collaborazione con “Il Circoletto” che ha offerto un rinfresco a base di cioccolata, caffè, tisane ed una squisita torta di mele.

Circa 50 persone, coordinate dalla prof.ssa dell’Università di Urbino Laura Piccioni, hanno vivacizzato la prima serata del “Filosofico Caffè” il cui tema era il potere seduttivo della menzogna. Abbiamo sviluppato il tema partendo dal quesito: – “Il falso può divenire vero se tutti ci credono”. Ognuno di noi presenti ha enunciato le proprie osservazioni mettendole al vaglio del gruppo, dandoci indicativamente un tempo massimo per esprimere i nostri concetti, anche se ciò è antifilosofico, in quanto non si può pretendere di esprimente un pensiero nella sua globalità in tempi ristretti, in tal modo abbiamo comunque sviluppato il dono della sintesi.

Abbiamo cercato di qualificare la Menzogna risalendo alle origini: “Chi ha mentito per primo?” A tale quesito vi è chi ha suggerito che la menzogna è la fondazione delle relazioni sociali e della società civile; la prima menzogna è stata rappresentata da SATANA che sedusse Eva al fine di farle mangiare la mela. (Questo è quanto ci tramanda la tradizione giudaico cristiana). La verità è stata contrapposta alla menzogna, ma, nel ambito di una concezione popolare, non tutto l’irreale è visto in modo negativo: ad esempio, le fate e i cartoni animati fanno sognare i bambini. Allo stesso modo la mitologia greca è piacevole. Nella natura vi è la tendenza di creare menzogna per darsi delle risposte gratificanti o consolatorie, pensiamo ad esempio alla morte.

La menzogna è un invenzione o credenza, la realtà che si sovrappone a qualcosa perché si è toccato il tasto di falsità, sicché si distanzia da un presunto vero o reale; ad esempio nella guerra colui che vince si crede persegua il bene. Vi è, poi, chi crede che menzogna e verità siano facce della stessa medaglia ed entrambe possono servire a conseguire uno scopo. La menzogna ha differenti qualità, a seconda che servano per giustificare un singolo atto o una pluralità di atteggiamenti. Nel teatro e nella letteratura la menzogna è legittimata. Ne “La patente” di Pirandello, il protagonista chiede il titolo di ‘iettatore’, ché, se tanto debba essere screditato per menzogna, che ciò serva a conquistarsi di che vivere.

La menzogna è legata al potere e ci può cambiare la vita, specialmente quando è difficile da scoprire, poiché non si dispone di tutti gli elementi per giudicare in modo corretto e quindi è legata alla pigrizia di non cercare la verità che costa fatica. Il livello della discussione è salito quando sono stati riportati fatti concreti, cercando lo spunto affinché si inceppi il meccanismo della menzogna. Nella fiaba “Il vestito dell’imperatore” di Hans Christian Andersen, la genuità di un bambino riconosce che ‘il re è nudo’ a fronte della vanità del sovrano e la piaggeria dei cortigiani.

Nella seconda metà dell’VIII secolo, papa Stefano II, uso la falsa donazione di Costantino, per proclamarsi signore dell’impero romano di occidente e con la collaborazione di Pipino il Breve conquistò Ravenna, l’Emilia e parte del vecchio corridoio bizantino, in tal modo rinforzò lo stato pontificio (che non avrebbe dovuto avvalersi di menzogne, dato che il suo simbolo è ‘la Via, la Verità e la Vita).

E’ più bello essere attratti da una verità piuttosto che essere sedotti dalla menzogna; poiché essere ingannati fa girare le eliche! La menzogna diventa negativa quando nella frode/truffa, il fine giustifica i mezzi! Encomiabile il signore che ha recitato i versi di Lucrezio:  Gli esseri umani non cesseranno mai di nascere gli uni dagli altri e la vita non è proprietà di nessuno, ma usufrutto di tutti.

Laura Piccioni ha sottolineato quanto l’opera ‘Contra mendacium’, di Agostino d’Ippona, sia importante per distinguere la menzogna. Personalmente ritengo che la materia è concretezza, l’azione è realtà, verbo e fantasia hanno umana tendenza alla menzogna, l’essere è verità, apparire è la menzogna usata per sedurre e realizzare una truffa.

In sostanza questo caffè filosofico, mi è sembrato uno strumento per ottenere gratificazioni nel condividere la conoscenza, anche se spesso si finisce a scontrarsi sui temi religiosi e politici. E’ anche occasione per fare piacevoli incontri.

di Massimiliano Ferri

Novembre 17, 2009

I giovanissimi del Velo Club Cattolica hanno chiuso la stagione sportiva 2009

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009
Con la festa dello “Sport città di Cattolica”, svoltasi il 27 Settembre nel parcheggio dell’Acquario Le Navi, si è ufficialmente chiusa la stagione per il gruppo dei giovanissimi, allenato anche quest’anno con grande dedizione e professionalità da Cristian Celli.
La manifestazione, come lo scorso anno, ha riscosso un notevole successo, incuriosendo una moltitudine di famiglie e giovani ragazzi, che hanno potuto così conoscere tutte le società sportive del territorio cattolichino. Per un giorno l’Acquario Le Navi si è trasformato in una piccola cittadella dello sport in cui ogni società sportiva ha potuto promuovere la propria disciplina.
Per il Velo Club, è stata allestita una gimkana a scopo dimostrativo, in cui tutti i ragazzi, anche non tesserati, hanno potuto provare anche solo per un giorno una bici da corsa.
I giovanissimi hanno così dato l’addio alla stagione ciclistica 2009, con all’attivo 29 successi e la vittoria del meeting provinciale fuoristrada. Molti ragazzi erano al primo anno in bici, quindi soprattutto per loro questo era un anno di transizione in cui dovevano iniziare a prendere confidenza con le competizioni agonistiche.
Gli esordienti, invece, allenati come sempre da Cecchini, Colli i maschi e per il gruppo femminile da Casadei, sono arrivati oramai alle ultime gare del calendario: anche per loro numerosi successi, provenienti soprattutto dal secondo anno, dove Bartolini e Buono sono stati protagonisti di molte vittorie e ottimi piazzamenti. Purtroppo questi due ragazzi, insieme a Cevoli e Gaia, a fine anno lasceranno il team cattolichino per proseguire la loro carriera ciclistica nella Juvenes di San Marino, visto che per limiti di età dalla prossima stagione saranno nella categoria allievi; starà quindi ai ragazzi di primo anno non farli rimpiangere.
Stefano Bacchini

Novembre 16, 2009

Disconnessione al sole di un’ombra

Gorlitzer_Park

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Musica turca di sottofondo, mah… mica neanche tanto di sottofondo, perché veniva suonata forte ed era quasi impossibile non concentrarsi quasi unicamente su di essa. Persino quello che ti stava intorno sembrava scolpito intorno a quei suoni.

C’erano le foglie verdi finte che ballavano maldestramente al sole, quasi che non essendo turche non potessero muoversi ai ritmi di quelle note. Io vedevo solo il blu finto del cielo, quel verde, e mi annoiava. Mi sono alzata.

Un gruppo di turchi in festa onoravano nel mezzo del parco non so quale festa dell’Anatolia, ballavano in centro al ritmo calzante del piffero e della grancassa, come il mio cuore.

Erano belli, erano un popolo nel vero senso della parola: uomini attempati, ragazze nel pieno della loro pubertà e della loro fioritura, donne dai fianchi larghi e stanchi di figli sfornati, bambini impacciati che non sapevano ballare al ritmo delle loro radici.

Il più bello era un ometto basso e tracagnotto, con la calvizie avanzata e i baffi in pole position, che si agitava come un novello Tony Manero, tenendo in una mano ora la mano di una ragazza confusa da tanto impeto, ora la mano di una donna che poteva essere quella che lui vedeva ogni mattina. Nell’altra mano teneva un fazzoletto bianco che agitava baldanzoso al vento, quando non lo usava per pulirsi la fronte dal sudore.

Mi sono messa a piangere guardandolo, trasudando dal mio nero.

Non so, forse la sua esistenza, la pienezza del suo esserci mi ha fatto rendere conto dell’inconsistenza del mio pseudoesserci, della mia ombra al posto della mia persona.

Ho pianto: forse volevo esserci anche io lì, nel mucchio di carne sudata consapevole, forte della propria presenza?

Forse anch’io volevo essere parte di loro, di un popolo, per avere i miei valori, un altare di pietra liscia al quale immolare i miei pensieri.

E invece sono l’ombra di un platano di Gorlitzer Park.

di Miss Jager

Novembre 15, 2009

Corso di aggiornamento insegnanti tecnici di Takewondo a Cattolica

parco-le-navi

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Da sabato 25 a domenica 27 Settembre, grazie a Davide Berti, presidente del comitato Emilia Romagna della federazione italiana taekwondo, e con l’aiuto di tutte le società della regione, Cattolica ha ospitato al parco delle Navi il corso di aggiornamento insegnanti tecnici del nord Italia.

Oltre 140 maestri hanno seguito le lezioni di: traumatologia, aggiornamento regolamenti sportivi, aggiornamenti tecniche, preparazione atletica, attività giovanile, alimentazione psicologica sportiva ecc.

Erano presenti tutti i migliori docenti della federazione: tra gli altri, il campione mondiale di forme Andrea Notaro, il maestro Park Young Ghil – referente word taekwondo federation e fratello del vice presidente federazione mondiale -,il maestro Yoon – direttore tecnico nazionale italiana – e gli olimpionici Carlo Molfetta e Leonardo Basile.

Nella giornata di domenica, presso il palazzetto dello sport, si sono svolti gli esami per i passaggio di grado dal 4° al 7° dan e per le qualifiche di allenatore, istruttore e maestro.

Per le società cattolichina hanno partecipato all’aggiornamento Livi Luigi, Merli Mauro, Berti Davide, Baldassarre Vitiello, mentre sono stati promossi, sostenendo l’esame di qualifica pratico e teorico, Martelli Luciano, Semproli Matteo e Bertuccioli Michele.

Sempre domenica 27 la società cattolichina ha partecipato alla festa dello sport, esibendosi in una dimostrazione che ha evidenziato le varie attività: allenamento bambini, difesa personale, combattimento sportivo, rotture di tavolette e altre prove di abilità atletica e tecnica.

Novembre 14, 2009

Commercianti troppo rinunciatari?

 

Piazza Nettuno Natale 2008

Piazza Nettuno Natale 2008

 

 

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

E’ il classico gatto che si morde la coda. Negli ultimi anni anche il periodo di Natale, che di solito è uno di quelli in cui i commercianti fanno cassa, non è andato un granchè. Risultato, quest’anno i commercianti cattolichini non sembrano intenzionati ad impegnarsi, e a spendere, per l’animazione natalizia. Cioè per le luminarie e per il “Villaggio incantato”, cioè le capannette che l’anno scorso riempirono il centro storico cittadino con l’obiettivo di attirare visitatori e potenziali acquirenti.

Ma così facendo si rischia di perdere ulteriori quote di mercato rispetto ai famigerati iper, ma anche ad altre località, tipo San Giovanni e Morciano, che pare si stiano organizzando per il Natale.

Che sia difficile uscirne ne convengono tutti. Così come che i negozianti debbano forse cogliere la sfida: gettare la spugna a priori, forse, non è una buona idea.

Gilberta Galli, Confesercenti, osserva che “siamo un po’ indietro. Negli anni scorsi il Comune ha dato alcune agevolazioni e ha organizzato il Villaggio incantato. Ci abbiamo riprovato anche quest’anno, ma per ora dai commercianti non abbiamo avuto riscontro”. Non solo per le luminarie e per il Villaggio incantato che, pare, non si farà. Ma anche per altre iniziative. Come ad esempio quello dei ‘Giochi dimenticati’: antichi giochi da “ritrovare” nelle vetrine dei negozi. “Un’iniziativa molto bella – aggiunge Galli – ma alla prima riunione sul tema, che abbiamo avuto l’altra sera, non c’è stata neppure una gran partecipazione…”.

Sul fatto che i commercianti siano un po’ scoraggiati conviene anche Maurizio Gabellini (Confcommercio): “Non mi sembra che ci sia la stessa voglia di fare degli anni scorsi – afferma-. Noi come categorie ci stiamo provando, ma senza molti riscontri”.

Motivo di tale atteggiamento rinunciatario? “Beh probabilmente dipende dal fatto che l’anno scorso, nonostante le iniziative, il bilancio sulle vendite natalizie non è stato molto positivo. Sull’abbigliamento, infatti, c’è stato un calo del 7-8 per cento – spiega Galli -. E investire soldi sulle luminarie e sul resto con queste prospettive non è il massimo”.

Secondo Massimo Paolucci, consigliere comunale e l’anno scorso “anima” dei commercianti del centro, allarga anche lui le braccia: “Si vede un po’ di scollamento. Forse sarà anche colpa nostra che non sappiamo trainare come altri fanno da altre parti. Ma c’è anche una componente economica: dopo vari anni che a Natale le cose non vanno bene, passa anche la voglia di impegnarsi. Per di più, anche per quest’anno le aspettative non sono il massimo. La crisi dei consumi permane, la gente non pare molto intenzionata a spendere neppure quest’anno”.

Fa eco Gabellini: “Ci si impegna per anticipare l’atmosfera natalizia, affinché la gente faccia qualche acquisto in più. Ma poi se la gente compra adesso, non compra sotto Natale… Non è che cambi molto”.

Allo stesso modo tutti sono un po’ preoccupati per il fatto che in altre zone, invece, si si sta preparando ad “affrontare” il Natale.

“A Morciano e San Giovanni stanno lavorando molto – racconta Gilberta Galli -. Qui invece non abbiamo forse ancora capito che prima di pensare di portare i clienti nei propri negozi, bisogna pensare di portarli a Cattolica. Noi abbiamo un buon bacino tra Pesaro e Fano, ma se anche altre località si orientano su questo bacino le cose rischiano di andare ancora peggio”.

“Anche Riccione è molto agguerrita, nella zona Paese ad esempio”, avverte Gabellini. Paolucci osserva che “a Morciano i commercianti hanno ancora voglia di fare. Qui da noi manca un traino”.

E il Comune? “Il Comune sta mantenendo lo stesso atteggiamento degli anni scorsi. Offre sostegno ma servono comunque degli investimenti di base – ribadisce Paolucci -. L’anno scorso il Villaggio incantato, anche su ammissione dell’assessore Giovanni Ruggeri non fu il successo che ci si aspettava. Però non fare proprio nulla…”.

La palla insomma, è in mano ai commercianti stessi. Pronti ad accettare la sfida?

di Francesco Pagnini

Novembre 13, 2009

La biofabbrica

biofabbrica di Cesena

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Di questi tempi, in cui si parla tanto di fabbriche in crisi, di cassa integrazione, di economia che rallenta, curiosiamo in una tipologia di fabbrica diversa, che non tutti conoscono: la biofabbrica.

E’ una struttura in cui si produce un particolare prodotto, gli organismi viventi, cioè insetti da liberare nell’ambiente, per lo più in serre e campi coltivati nell’ambito delle tecniche di lotta biologica e lotta integrata.

La prima biofabbrica è stata “inventata” da un grande etologo (colui che studia gli insetti), Giorgio Celli, che qualcuno si ricorderà per aver condotto, tra le tante cose di cui si occupa, una trasmissione sugli animali negli anni 90.

Come spesso accade, si vuole una trovata geniale per provare a risolvere in modo azzeccato un problema, come ad esempio quello dei trattamenti chimici in agricoltura.

Ecco cosa ha pensato di fare Celli.

Solitamente, la maggior parte delle piante che coltiviamo in pieno campo, nelle serre, negli orti vengono trattate con sostanze chimiche per proteggerle dai parassiti o dalle malattie fungine.

Esistono tecniche che si affiancano all’agricoltura tradizionale, come la lotta biologica e la lotta integrata, che prevedono una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti e che hanno come obiettivo il mantenere la qualità del prodotto senza ricorrere, o ricorrere in parte, ai trattamenti.

La lotta biologica sfrutta l’antagonismo che è presente in Natura fra esseri viventi per contenere la popolazione dannosa: essa non abbatte la popolazione di un organismo dannoso, bensì la mantiene entro livelli tali da non costituire un danno rilevante.

La lotta integrata, invece, è la più applicata e consiste nel liberare periodicamente degli esemplari di una specie già presenti naturalmente nell’ecosistema in modo da rimpinguare la popolazione e controllare lo sviluppo numerico del parassita.

Capito l’ambito in cui ci muoviamo, possiamo afferrare a pieno l’idea di Celli: ha pensato bene di applicare su larga scala quello che la Natura stava già facendo, cioè “generare” insetti utili, dal confezionamento del prodotto, allo stoccaggio e alla distribuzione commerciale.

Per prodotto, ovviamente, si intende un insetto o le sue uova pronte a schiudersi!

I prodotti forniti dalle biofabbriche, infatti, sono organismi viventi che rientrano nelle seguenti tipologie: insetti pronubi (api e bombi) che servono ad impollinare e quindi a fecondare le piante, predatori di artropodi dannosi, parassitoidi e parassiti che si nutrono di larve di insetti che noi consideriamo dannosi: gli adulti della coccinella, ad esempio, sono carnivori e si nutrono di afidi.

Un altro insetto utilizzato per il controllo degli afidi è la Chrysoperla carnea, un neurottero appartenente alla famiglia dei Crisopidi.

La biofabbrica di Cesena ha iniziato la sua attività negli anni 90, ed è stata la prima vera biofabbrica in Italia per la produzione di insetti ausiliari, ma l’idea è stata portata avanti in questi anni anche da altre biofabbriche sparse in Europa.

di Marina Andruccioli

Novembre 12, 2009

Don Peppone e Don Camillo / 2

DonCamilloPeppone

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

E’ andata. Ciò che paventavo nello scorso numero di Cubia si è puntualmente verificato. La convenzione per il conferimento di fondi comunali alla Scuola Paritaria delle Maestre Pie è stata rinnovata senza nessuna remora. Scivolata via nel silenzio di una delibera di giunta il 17 settembre. Anzi, proprio per evitare un passaggio in consiglio comunale che avrebbe quantomeno comportato uno straccio di riflessione sulla sua opportunità, l’amministrazione ha utilizzato un piccolo/grande accorgimento: ridurre da tre anni ad uno la durata del rinnovo. E mentre l’Assessore Mancini giustificava l’escamotage con la tenera età del mandato elettorale che avrebbe impedito un’attenta ponderazione delle tre paginette della Convenzione: “Abbiamo voluto prendere un ulteriore anno per riflettere”, la motivazione del sindaco, di segno opposto, si appellava alla necessità di efficienza: “Non potremo mica portare in consiglio ogni questione sulla quale dobbiamo decidere? Bloccheremmo l’amministrazione”. Più munifico e sbrigativo Antonio Gabellini, ex assessore al bilancio: “Cosa vuoi che siano 17mila euro, ormai li diamo per una qualunque mostra fotografica”. Questo è tutto il dibattito che sono riuscito a racimolare in casa Pd. Continuiamo a chiederci, ormai rassegnati, se dalle loro parti qualcuno si accorge che c’è qualcos’altro per cui vale la pena di arroventarsi le laringi oltre agli alienanti battibecchi interni su leadership e identità del partito.Ma, pur essendo conclusa la partita sul finanziamento, non è venuta meno l’esigenza di ragionare sul suo significato. Vorrei dunque segnalare, dopo quella di natura economica dello scorso intervento, una questione più radicale, che solleva un problema di incompatibilità tra scuola con finalità confessionali e offerta di un servizio pubblico. Vediamo.La legge 62/2000, promulgata da un solerte centro-sinistra, detta i requisiti che anche le scuole cattoliche debbono avere per diventare scuole paritarie (da ora SP) e vedersi così accreditate come soggetti che svolgono un servizio pubblico. Esse debbono essere aperte a tutti ed accettare chiunque si voglia iscrivere, “compresi gli alunni con handicap”che, precedentemente alla legge, le scuole parificate potevano rifiutare. La legge richiede, inoltre, alle SP di adottare un “Progetto educativo in armonia con i principi della costituzione” tra i quali, lo ricordo, risalta quello dello della laicità, definito “supremo” dalla corte costituzionale (sent 203/89). Ora: è sufficiente l’imposizione di accoglienza incondizionata di chiunque desideri iscriversi, figlia dell’Art 3 della Costituzione che obbliga a non discriminare nessuno in base a sesso, razza, lingua, credo, opinioni politiche e sociali, per garantire il rispetto del principio della laicità? Cosa esige tale rispetto da un sistema formativo pubblico? Che nella sua proposta educativa tutte le posizioni in materia di fede siano trattate allo stesso modo senza privilegiarne alcuna, considerato anche che il nuovo concordato dell’84 non riconosce più quella cattolica come religione di stato. Dunque nello spazio pubblico, luogo dove viene riconosciuta l’intersoggettività delle identità plurali, credenti o meno, non ci può essere una confessione che viene assunta come chiave di lettura della realtà e a cui chiedere di aderire per fede. Qualora una scuola decidesse di optare per una simile impostazione confessionale indottrinante, vale a dire ponesse tra le sue finalità quella dell’implementazione (se non imposizione) di una fede specifica, negherebbe al suo progetto formativo la coerenza con le finalità della scuola laica repubblicana e quindi tale progetto difetterebbe di almeno un requisito, per nulla secondario, per vedersi accreditata la paritarietà. Ma è questo il caso della scuola delle Maestre Pie? Ovvio che sì, in quanto essa è scuola cattolica e la mole di documenti ecclesiali al riguardo è inequivocabile. Qualche esempio: “Una scuola Cattolica si caratterizza dal vincolo istituzionale che mantiene con la gerarchia della chiesa, la quale garantisce che l’insegnamento e l’educazione siano fondati sui principi della fede cattolica e impartiti da maestri di dottrina retta e vita onesta. La scuola cattolica è vero e proprio soggetto ecclesiale in ragione della sua azione scolastica, in cui si fondano in armonia la fede, la cultura e la vita”. (Congregazione per l’educazione cattolica, maggio 2009); “Tenuto conto che l’uomo storico è l’uomo redento dal Cristo, la scuola cattolica mira a formare il cristiano nelle virtù che lo specificano e lo abilitano a vivere la vita nuova nel Cristo consentendogli di collaborare in fedeltà all’edificazione del regno di Dio. L’adesione a Cristo è il fondamento del carattere peculiare della scuola cattolica in quanto comunità educativa” (Cong. Educ.cattolica, 1977). Questo problema di incongruenza tra laicità del servizio pubblico e fini della scuola cattolica non sfugge alla Legge 62 ma essa, per cercare di ovviarvi quadrando il cerchio, combina un vero pasticcio normativo. Ecco come. All’Art 1 recita: “Il progetto educativo della scuola paritaria indica l’eventuale ispirazione di carattere culturale o religioso”. Qui mette le mani avanti in quanto il legislatore sa benissimo che in Italia la maggior parte delle scuole paritarie ha finalità confessionali. Poi, con la frase successiva, il tentativo di salvataggio in corner: “Non sono comunque obbligatorie le attività extracurricolari che presuppongono o esigono l’adesione ad una determinata ideologia o confessione religiosa”. Tradotto, significa che dovrebbe essere possibile chiedere l’esonero (cosa, tra l’altro, di difficile attuazione pratica) da attività quali preghiere, celebrazioni liturgiche in occasioni particolari, progetti specifici, catechesi, ecc…Ma se il problema è tutelare la libertà di coscienza perché intervenire solo sulle attività extracurricolari? Infatti, come abbiamo verificato, nella scuola cattolica è tutto l’impianto del progetto formativo che è di natura catechetico- confessionale, è l’aria che si respira che mira a costruire una identità credente e quindi non è in armonia con il principio costituzionale della laicità. Percepite la contraddizione?La nostra amministrazione decisamente no, tanto che, nella premessa alla Convenzione con cui decide il finanziamento, dà atto serenamente che: “le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono caratterizzate da un proprio progetto educativo in armonia con i principi della costituzione..” Così sia.
I miei omaggi a don Peppone.

di Amedeo Olivieri

Novembre 11, 2009

La Festa dello Sport a Cattolica

Partita a scacchi durante la festa - In alto: scorcio del numeroso pubblico presente

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Inizialmente prevista per domenica 21 Settembre, è stata posticipata alla domenica successiva, causa il maltempo che avrebbe dovuto colpire Cattolica in quel week-end. Previsioni meteo assolutamente errate e scongiuri da parte degli addetti ai lavori che temevano lo scherzo di un Marte funesto. Il Divino ha voluto che il 28 Settembre 2009 fosse da ricordare come grande giornata di festa cattolichina, nessuna amaca né brandine per le circa 3000 persone che hanno visitato il parco “Le Navi”, ma spettacoli di danza e dimostrazioni delle 24 associazioni sportive presenti sotto i gazebo messi a disposizione dall’amministrazione comunale.
Festa che ha saputo unire le famiglie cattolichine sotto l’egida dello sport. Associazioni Sportive Dilettantistiche rivali durante l’anno per far crescere i bambini attraverso la pratica della propria disciplina, unite per il bene degli stessi atleti che si sono cimentati in attività che per alcuni erano sconosciute.
Il presidente dell’Atletica 75, Luca Ercolessi, e l’educatore del progetto Fair Play, Ruggero Russo, si sono cimentati nel ruolo di speaker in una non-stop partita dalle ore 10 circa del mattino, fino oltre le 19.30, quando, smontati i gazebo ci si è diretti a mangiare al “Pesce Azzurro” il ristorante all’interno de “Le Navi” ascoltando la musica dal vivo del gruppo cattolichino “Crossfire”.
Chi volesse contribuire economicamente all’organizzazione della prossima edizione della Festa dello Sport può richiedere ai dirigenti della propia A.S.D, le magliette create per l’occasione, al modico prezzo fissato in 5 euro.
La manifestazione è stata interamente ripresa dagli addetti della VideoCam: chi vuole, può visionare il loro lavoro presso il videonoleggio di Loredana Colombo in via Indipendenza, 10 a Cattolica.
Nel prossimo numero di Cubia darò conto del bilancio economico della festa, che verrà illustrato durante la Consulta Sportiva del 29 Ottobre.

di Massimiliano Ferri

Novembre 10, 2009

Da Ischia con allegria e… qualche chilo in più

Ischia

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Un famoso saggio del passato, dopo grandi riflessioni, formulò quello che è diventato il motto dell’isola d’Ischia: “A Ischia si mangia, si beve, si fischia”.

Da domenica 11 Ottobre a venerdì 23 un gruppo di ardimentosi pensionati cattolichini è partito alla volta di quest’isola per verificare se il motto corrispondesse a verità.

Bene, la conferma c’è stata! Siamo tornati infatti tutti ben pasciuti, con qualche chiletto in più, allegri, cantando canzoni napoletane e ascoltando barzellette certamente non da educande raccontate dalla Marisa.

E’ stata una vacanza all’insegna della buona fortuna! Mentre ovunque imperversava il maltempo, noi ce la siamo cavata bene; infatti nelle giornate previste per le escursioni abbiamo potuto godere di un bel sole e di un clima piacevole. Certo, se avessimo avuto sempre bel tempo, anche una vistosa tintarella sarebbe stata assicurata. Ma due ardimentosi, la Carla e Giuseppe, hanno fatto anche il bagno.

Le cure termali, per chi le faceva, sono state piacevoli e salutari; sono state ammirate in particolare le terme comunali, ben organizzate e funzionali. Anche a Ischia, purtroppo, ci hanno detto che la camorra locale sta mettendo il naso nel pubblico per favorire il privato e si teme l’assorbimento delle terme comunali in una struttura privata. Che tristezza!

L’isola è veramente bella, ricca di verde, di storia e di folclore napoletano: battute spiritose, codice stradale un po’ alla garibaldina, venditori gentili, spirito di tolleranza dei vari difetti umani. Sicuramente non eravamo in Padania! C’era addirittura un negozio che vendeva oggetti, magliette e quant’altro per fare un po’ di “sfottò” allegro e simpatico su questo tema delle differenze umane e comportamentali. 

Abbiamo fatto un tour dell’isola passando per i piccoli paesi più significativi: Casamicciola, distrutta da un terribile terremoto nel 1863, che è stata la prima zona di insediamento umano e per la quale sono passati greci, romani, saraceni, normanni, angioini, borboni e via… ora invasa pacificamente da turisti di tutto il mondo. Abbiamo notato la presenza di molti inglesi e tedeschi. Lacco Ameno è subito dopo lungo la costa, famosa anche per uno scoglio a forma di fungo e per un museo archeologico piccolo ma pregevole, frutto dell’impegno artistico-culturale dell’editore Rizzoli. Seguono Forìo, con la chiesetta a picco sul mare dedicata alla Madonna del Soccorso, cittadina elegante e piacevole. Vicino si trova il giardino della Mortella (piccolo mirto), ricco di piante tropicali, e più avanti i Giardini Poseidon per cure termali e godimento delle grandi risorse naturali, quali acque calde e soffi di vapore sprigionati dall’attività vulcanica che caratterizza tutta la zona.

Dopo un percorso più interno, che vede paesi in cui la popolazione vive coltivando soprattutto uva da vino, che nel passato è stata la grande risorsa dell’isola d’Ischia (forse il suo nome è proprio legato ad un vino), si giunge a S.Angelo, suggestivo centro turistico su un piccolo promontorio roccioso, dove la terra “soffia” vapori caldi utili per la salute, ma inquietanti: pensi sempre che tutto possa saltare in aria e che il vecchio vulcano si rifaccia vivo e attivo.

Infine, dopo curve e giri su e giù per strade strette, che un tempo erano sentieri percorsi da asini e uomini a piedi, si ritorna a Ischia Porto, passando per Ischia Ponte, dove c’è, sul mare, un imponente castello aragonese, rifugio per gli abitanti dalle incursioni dei nemici, che attende un restauro ed un recupero importanti.

La vacanza è proseguita tra cure termali ed altre escursioni: Capri, Procida ed infine la costiera amalfitana, in una stupenda giornata di sole che ci ha permesso di godere di panorami da mozzare il fiato (visto anche la strada stretta, tutta curve, quasi 1.000, e a picco sul mare)! La città marinara di Amalfi, con il duomo dedicato a S.Andrea, ci ha conquistati!

Insomma, siamo stati proprio bene; abbiamo arricchito la nostra memoria di bellissime immagini, ci siamo conosciuti meglio, abbiamo mangiato e bevuto bene, abbiamo avuto una guida giovane, la simpatica Chiara, sempre disponibile e molto paziente, abbiamo sopportato il nostro caro Alvaro con stoicità e allegria: senza di lui, senza il signor brontolo, senza il nostro braccio di ferro, non sarebbe stata la stessa cosa!

Conclusione: l’età conta dal punto di vista logistico e tecnico, ma non ha importanza nel volere affrontare le novità, conoscere e vedere cose nuove, sperimentare e curiosare nel mondo che è veramente bello e sorprendente!

di Magda Gaetani