febbraio 8, 2010

Casa Cerri: il Comitato non ci sta

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Subito prima di Natale, il Comitato Macanno ha emesso un Comunicato Stampa, con cui ha censurato fermamente la mancata previsione nel Bilancio 2010 del restauro di Casa Cerri. “Alla fine – si legge nel Comunicato – l’ha spuntata la Giunta Tamanti e un Bilancio 2010 che non fa accenno al restauro di Casa Cerri e promette, come surrogato, la realizzazione di un centro civico al Parco della Pace (il capannone dei polli, per l’appunto)”.

In merito alle ragioni addotte in Consiglio Comunale dalla maggioranza per motivare la sua decisione, il Comitato Macanno è molto duro: “Ieri sera è stato annunciato in pompa magna che, per la prima volta nella storia della nostra città, per decidere le sorti di Casa Cerri, si ricorrerà all’attuazione del principio della democrazia partecipata. Ovvero, tutta la cittadinanza sarà chiamata a incontrare gli amministratori per esprimere le proprie opinioni a riguardo“.

Tale dichiarazione – secondo i membri del Comitato – dimostra che i nuovi “amministratori non conoscono l’iter che ha portato alla decisione. Dal 2007 era stato avviato un confronto, anche acceso, con gli abitanti del quartiere. La precedente amministrazione aveva organizzato più incontri con l’ex sindaco e con gli ex assessori (alcuni dei quali mantengono un ruolo di primo piano nell’attuale maggioranza). L’esito della democrazia partecipata di allora è stata la decisione, presa dal Consiglio comunale, di procedere con il recupero di Casa Cerri e di realizzare il centro civico nei suoi locali”.

Ma questa decisione – e quindi i “permessi ottenuti, finanziamenti accantonati, lavori eseguiti e decine di migliaia di euro speseè stata rinnegata dall’attuale giunta e maggioranza

“Non è per carenza di fondi – accusano i rappresentanti del Macanno – ma per palese ottusità” che si è giunti a tale conclusione. “A meno che - è l’affondo finale degli estensori del Comunicato – non si nasconda qualcosa alla cittadinanza: ovvero accordi già presi per la cessione e la vendita dell’edificio. Alla faccia del principio di democrazia partecipata“.

febbraio 7, 2010

Taekwondo Olimpic al Memorial Cavalli

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

A Napoli lo scorso 19 Dicembre Roberto Boghi, ex allievo del maestro Davide Berti, responsabile della società cattolichina iscritta alla federazione italiana, si è laureato campione italiano nella specialità “poomse” (forme). Attualmente Borghi è direttore tecnico della società Yonghon Villa Verucchio.
Sempre nel capoluogo campano, il 20 Dicembre, lo stesso Berti ha capeggiato la squadra regionale dell’Emilia Romagna nel trofeo per regioni “Memorial Cavalli”. Dignitoso il quarto posto raggiunto dalla nostra rappresentativa regionale in un torneo in cui le varie squadre ottenevano punteggio delle performance degli atleti che si esibivano nelle forme singole e in gruppo sincronizzato e nella demo con tecniche di rottura, difesa personale e tecniche spettacolari.
A conferma dell’ottimo lavoro svolto a livello giovanile, dove è lasciato ampio spazio all’integrazione e ai valori sociali, sviluppando l’autostima grazie ad un’importante disciplina per il corpo e per la mente, il 13 Dicembre, la commissione provinciale, formata dai tecnici federali Martelli, Livi, Semproli e Berti, ha esaminato più di 40 bambini per le prove di gradazione di cintura.

febbraio 6, 2010

Atletica 75 Cattolica: ginnastica artistica, atletica leggera e podismo amatoriale

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Grandissimo successo anche quest’anno del tradizionale spettacolo di Natale dell’Atletica 75. I numeri parlano da soli: oltre 300 i bambini partecipanti, più di 1.000 gli spettatori che hanno gremito le tribune del Palasport di Cattolica.
“Una notte al museo” ha affascinato con i suoi colori, i suoni ed i bellissimi costumi, un evento diventato per la nostra Città ormai un “classico” imperdibile.
Dopo il saluto del Sindaco, la palestra si è improvvisamente animata di tanti piccoli protagonisti che, sapientemente guidati dagli insegnanti Milena, Vania, Massimo, Giuliana, Elena e Federica, hanno emozionato genitori, parenti ed amici con i loro numeri coreografici ispirati alla storia fantastica del museo che si anima e prende vita ogni notte.
Serata del tutto gratuita per i tantissimi spettatori, così com’è nello stile della società, ed anche all’insegna della solidarietà, con oltre 800 euro raccolti e donati interamente in beneficienza.
Ma ora è tempo di gare e competizioni: la ginnastica artistica si sta preparando a raccogliere risultati sempre più importanti nei difficili campionati di C1, C2 e B2 di Federazione. Ecco le partecipanti: Floridi Nicole, Vaccarini Ilaria Sofia, Temellini Chiara, Damiani Elisa, Gallini Sara, Simoncelli Eleonora, Tamagnini Nicole, Dini Jessica, Dini Giorgia, Santoni Giulia, Cecchini Valeria, Pensalfini Martina.
La squadra di atletica leggera si sta invece preparando alla stagione indoor. Il magnifico palasport di Ancona è pronto infatti ad ospitare gli atleti di tutta Italia che si cimenteranno nelle diverse specialità. Due nostri atleti hanno in tasca il minimo per poter partecipare ai campionati italiani di categoria (Alex Pagnini nei 4000 metri, e Elena Ranocchi nel salto con l’asta). Salto con l’asta, appunto, che vede la città di Cattolica come una delle principali scuole di preparazione in questa disciplina.
L’atletica 75 non è solo ginnastica artistica e atletica leggera, ma c’è da sempre il podismo amatoriale ed anche quest’anno gli intrepidi corridori della società cattolichina hanno voluto salutare il nuovo anno con il bene-augurante “bagno di capodanno” nelle gelide acque del mare adriatico proprio di fronte a piazza 1° Maggio.

febbraio 5, 2010

Insetti e…delitti

Tratto da Cubia n° 98 – Febbraio 2010

Gli insetti, oltre ad essere una famiglia di esseri viventi diversissimi tra loro, sono gli animali più diffusi sulla Terra e di indubbia utilità per il nostro ecosistema ed hanno recentemente svelato un uso un po’ particolare: essere d’aiuto nei casi di delitti irrisolti.
Una nuova branca di ricerca, l’entomologia forense, viene da pochi anni affiancata agli specialisti che indagano nei casi di omicidio irrisolti o semplicemente viene richiesto un parere come supporto alle indagini o ancora per riuscire a risalire all’epoca del crimine, che è uno degli elementi chiave per mettersi sulla “giusta” pista.
Ma che tipo di insetti possono essere utili in queste indagini?

In particolare vengono usati quelli che sono etichettati come “fauna cadaverica” e che ormai sono uno degli indizi più importanti nelle inchieste sugli omicidi: i ditteri, ovvero le mosche e i coleotteri, volgarmente detti scarafaggi.

Questi insetti arrivano in tempi diversi, dato che il corpo per loro non è altro che una inaspettata fonte di cibo, poi possono arrivare successivamente anche farfalle, acari, ragni, ma anche predatori degli insetti già presenti.

Insomma, un piccolo microcosmo di preziose informazioni per chi sta indagando.

Ma in che modo? Analizzando i tipi di insetti presenti sul corpo, si può stabilire il periodo intercorso tra la morte e il ritrovamento dei resti, ad esempio.

Testimoni imparziali e attendibili, insetti e larve possono anche dare innumerevoli elementi di rilevanza medico-legale: tracce di droga o altre sostanze; riscontro di abusi sui minori o di molestie sessuali; tempi di decomposizione; inquinamento di prove… fino all’identificazione di eventuali colpevoli.

Oppure, se è intercorso tanto tempo, si possono analizzare gli insetti presenti, se non c’è altro da utilizzare, o ancora utilizzare la entomo-tossicologia, che consiste nell’analizzare il contenuto dello stomaco dell’insetto per rintracciare il Dna del corpo che ha divorato.

Nel caso tutto ciò succeda in acqua, la presenza di larve e insetti permette di individuare il momento dell’emersione.

Ma anche il tipo di parassita presente ci dice tanto: ricordiamoci che ogni zona ha i suoi tipi di insetti, ciò potrebbe essere determinate per stabilire la certezza della zona dove potrebbe essere avvenuto il decesso.

In Italia è recentissimo l’impiego di entomologi chiamati ad indagare dalla polizia scientifica sulla scena del crimine, mentre all’estero avviene regolarmente: in Francia la gendarmeria ha una sezione di entomologi, come anche in Svizzera e a Londra.

Argomento macabro? Probabilmente sì, ma pensiamo sempre a come cambiano le cose dal punto di vista di chi guarda: per noi il solo pensiero è ripugnante e viene voglia di girare pagina, per un coleottero è un’orgia di cibo inaspettata e un felice banchetto!

Certo è che, malgrado l’argomento forte, gli insetti ci hanno sorpreso ancora una volta per la loro utilità in una nuova e recente scienza che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo.

di Marina Andruccioli

febbraio 4, 2010

Intervista a Marco Tamanti sindaco di Cattolica

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Il battesimo politico di Marco Tamanti è avvenuto con due “bagni di folla”. Due consultazioni popolari di segno opposto per il giovane ingegnere cattolichino. Negativo quello delle “primarie”, di Febbraio 2008, quando Alessandro Belluzzi lo sconfisse nella corsa a primo segretario del neonato PD cittadino. Positivo in quello di un anno dopo, quando, a Gennaio 2009, superava per un’incollatura Leo Cibelli, diventando – tra generale scetticismo e mal di pancia interni al suo partito – il candidato sindaco per il PD. Un’altra vittoria di misura, questa volta su Cono Cimino, l’ha consacrato a Giugno 2009 primo cittadino di Cattolica.
Ma per il nuovo sindaco le cose non stanno esattamente così:
“Ho sempre considerato le elezioni a segretario come una vittoria e non come una sconfitta. Quelle elezioni permisero a tanti cittadini di avvicinarsi al PD e alla politica, persone nuove, tanti giovani. Da quel momento il PD ha continuato a lavorare per attirare nuove persone e credo che proprio quella, che io definirei una nuova generazione politica, sia stata la carta vincente per le ultime primarie”.

Un partito spaccato, l’ex sindaco “in rotta” che correva da solo, lo scetticismo diffuso tra la cittadinanza sulle sue capacità amministrative: tutti fattori a suo sfavore, ma alla fine, sia pure per un soffio, ce l’ha fatta a diventare sindaco. Merito suo o demerito degli altri concorrenti?
Difficile fare analisi precise in un contesto così complicato, 7 candidati e 17 liste.
Non direi però di essere diventato sindaco “per un soffio”. Nel ballottaggio ci furono quasi 4 punti percentuali di scarto rispetto all’avversario, non proprio un’inezia…
Durante campagne elettorali così complesse è facile far passare messaggi fuorvianti. Giravano commenti sulla mia presunta debolezza già dalle primarie, ed ogni volta sono stati smentiti dai fatti e ho prevalso sugli avversari.
Errori durante la campagna elettorale sono stati commessi un po’ da tutti, ma non penso siano stati rilevanti. Ero sostenuto da un gruppo compatto, molto motivato, che ha lavorato magnificamente, e questa è stata la mia forza. Tra le carte vincenti, un’analisi attenta dei bisogni dei cattolichini.

Ancora oggi sono in molti, compreso il coordinatore provinciale del PD Lino Gobbi, quelli che continuano a ripetere che lei e la sua giunta siete “inesperti”: cosa risponde?
Se per inesperti significa che non siamo politici di professione, o vecchi marpioni della politica, allora sì siamo inesperti. Sono sindaco solo da sette mesi, così come sono nuovi gli assessori. Non credo che questo sia un limite, anzi… Cattolica chiedeva un cambiamento e la nostra inesperienza sotto diversi punti di vista può essere considerata come un pregio.
Nonostante la nostra “inesperienza”, abbiamo tagliato tanti traguardi in questi pochi mesi, trovando il tempo di studiare materie per noi nuove, confrontarci e fare scelte condivise.

I primi 100 giorni caratterizzano l’impostazione e le scelte politiche di una nuova compagine amministrativa. Quali sono le decisioni più qualificanti prese in questo primo sprazzo di governo della città?
Credo che una delle cose più importanti sia stata riuscire ad impostare un metodo di lavoro basato sulla coralità, sulla condivisione delle scelte e sulla lungimiranza: senza cioè abbandonarsi alla mera soluzione dei problemi del momento, e valutando invece quali effetti, a lungo termine, ogni singola decisione presa potesse avere.
Questo metodo ha fruttato, a parte la chiusura del bilancio restando nel patto di stabilità, anche tante piccole decisioni che ci hanno permesso di fare risparmi considerevoli, tra cui la linea, condivisa da giunta e gruppo di maggioranza, di mantenere un profilo sobrio, a partire dagli stessi amministratori. Si tratta, appunto, della linea che abbiamo seguito per poter rispettare il patto di stabilità, e va nel senso di un migliore utilizzo delle risorse e di una attenzione particolare alle procedure amministrative.
Abbiamo effettuato anche un tentativo concreto di trasformare il clima in consiglio comunale, creando le basi per un confronto proficuo.

Che non sembra però aver prodotto finora risultati evidenti…
Non sono rari i punti all’ordine del giorno dove anche parte o tutta la minoranza hanno votato a favore, oppure proposte della minoranza su cui è nata una discussione ed una successiva approvazione condivisa. Di strada ce n’è ancora da fare, da parte di tutti, ma spero che presto spariranno le posizioni puramente strumentali e rimarranno solo le differenti linee politiche, che giustamente devono esserci. Non si tratta di buonismo, ma di puntare alla concretezza, alle cose veramente importanti per la nostra città, lasciando da parte tutte quelle polemiche strumentali che hanno caratterizzato la politica cittadina degli ultimi anni.
Sono sicuro che un migliore clima favorirà anche la realizzazione di una riconosciuta trasparenza, aspetto su cui possiamo ancora migliorare.
Entrando più nello specifico, possiamo inoltre menzionare l’approvazione del progetto di allungamento del molo, da cui emerge tra l’altro il mantenimento di una linea politica basata sulla fermezza e la costanza nel perseguire un obiettivo importante per tutta la nostra città, dando seguito anche in questo caso ad una richiesta dell’intero Consiglio Comunale.
Un ulteriore esempio in questo senso può essere la procedura per rientrare in posso del bus terminal, con cui si restituisce alla città un importante pezzo che ora andrà valorizzato al meglio.

Che voto si darebbe finora?
Di solito sono severo con me stesso, ma non mi è mai piaciuto darmi dei giudizi. Lascio che siano gli altri a giudicarmi, nel bene e nel male. Posso dire che mi ritengo soddisfatto per il lavoro che abbiamo svolto fino a qui, ma l’attenzione deve essere spostata verso il futuro, verso le mille sfide che ci aspettano.

Le difficoltà di bilancio sono un oggettivo ostacolo per un’azione amministrativa efficace. Non le sembra, però, che “non ci sono soldi” è stata una risposta finora un po’ troppo utilizzata, da parte sua e dei suoi assessori, per giustificare qualsiasi diniego?
Quando siamo arrivati a fine Giugno, abbiamo trovato un bilancio corrente già definito e totalmente destinato, con funzioni non completamente coperte, e la priorità è stata quella di trovare le risorse mancanti, senza ulteriori margini di scelta. Oltre a questo, abbiamo dovuto recuperare una situazione molto difficile sul piano degli investimenti e del patto di stabilità. Non mi pare che i comuni limitrofi si siano trovati in condizioni migliori e lo Stato non ci ha certo dato una mano. Fortunatamente abbiamo avuto risposte positive da parte della regione Emilia Romagna, che non si è tirata indietro quando era ora di erogare i soldi promessi.

Ora che la mannaia del patto di stabilità è stata scacciata, cosa devono attendersi i cattolichini nel breve e medio termine?
Con il nuovo bilancio e il nuovo anno abbiamo finalmente a disposizione risorse per attuare la nostra progettualità. Questo non significa che ora si potrà spendere a volontà: il bilancio è ancora abbastanza compresso. Anche quest’anno il patto di stabilità rimarrà un forte vincolo, e su questo fronte partiamo già con un deficit pregresso, visto che già a Gennaio abbiamo pagato diversi milioni di euro per i fornitori che avevano dei crediti sospesi. Sono comunque fiducioso riusciremo a fare cose importanti già da questo primo anno e a dare risposte concrete, a partire dalle urgenti manutenzioni e da importanti progetti, come l’asilo di via Irma Bandiera e il molo.

Ultimamente si sente parlare spesso di Decrescita Felice, che punta al superamento del paradigma dello Sviluppo Sostenibile come risposta alla crisi economica, sociale ed ambientale che viviamo. Cosa ne pensa?
Ci credo molto e soprattutto sono spinto fortemente in questa direzione dalla giunta, dai consiglieri, da tanti iscritti del PD. Servirà un cambiamento culturale a livello mondiale, che credo stia già avvenendo, e su questo i comuni possono fare molto. Il risparmio energetico, il risparmio del territorio, delle risorse fondamentali come l’aria, l’acqua, possono creare ricchezza, posti di lavoro. Per questo serve una ristrutturazione della nostra società, delle nostre imprese, del nostro modo di vivere e di abitare, di spostarsi di acquistare e di comunicare.

Ma un comune cosa può fare in concreto?
Da parte delle amministrazioni si può lavorare sul risparmio negli edifici pubblici, sui regolamenti urbanistici edilizi, sulla mobilità, sulla capacità di sostenere i bilanci comunali senza contare sui cospicui oneri di urbanizzazione, puntando alle ristrutturazioni e fermando il continuo utilizzo di nuovo territorio, incentivando la riduzione dei rifiuti, utilizzando i nuovi mezzi informatici, ecc… Anche su questi fronti servono risorse per partire, ma successivamente si possono creare dei circuiti virtuosi reinvestendo i soldi risparmiati grazie all’utilizzo delle nuove soluzioni.

Su due “promesse elettorali” la sua giunta ha adottato criteri diversi: rispettando quella relativa alla Palestra al Torconca e non mantenendo quella per il Centro Sociale nell’ex Casa Cerri. Cosa risponde a chi sospetta che – così facendo abbiate voluto “premiare” chi (il rione Torconca) ha maggiormente contribuito alla vittoria elettorale, a scapito di quartieri (come il Macanno) notoriamente più vicini al suo predecessore Pazzaglini?
Se vogliamo guardare al risultato elettorale, il Macanno è stato fondamentale per la mia vittoria, così come lo è stato il Torconca. Però un sindaco, una volta eletto, è sindaco di tutti e deve lavorare per tutta la città. Preciso che porteremo avanti sia il progetto della struttura sportiva al Torconca, sia il progetto per il centro sociale in zona Macanno, abbiamo deciso di valutare soluzioni più ambiziose pensando ad un progetto che risponda concretamente ai bisogni del quartiere e della città, attraverso un percorso condiviso con i cittadini.

Da parte della sua maggioranza c’è il frequente tentativo di far ricadere le colpe di diverse criticità sulla precedente compagine amministrativa: come componente della maggioranza consiliare che sosteneva la giunta Pazzaglini, avallandone con il voto tutte le scelte, prova oggi qualche imbarazzo?
No, non provo imbarazzo semplicemente perché la mia linea è stata giara già da allora e in diverse occasioni ho sottolineato le mie posizioni, come peraltro ho già ripetuto più volte. Inoltre credo che la precedente amministrazione abbia fatto tanto per risanare la situazione delicata che ci si presentò nel 2004. Avrei preferito ci fosse stato un po’ più di coraggio nelle scelte, ma capisco che non erano decisioni semplici. Poi è chiaro che quando gli attacchi sono strumentali, o quando qualcuno cerca di appiopparci responsabilità che non abbiamo, non possiamo che ristabilire la verità dei fatti rispetto al nostro operato e a quello di chi ci ha preceduti. E’ normale che si commettano errori amministrando e spesso i problemi che siamo tenuti a risolvere sono sorti da decisioni prese ben prima di 5 anni fa. Decisioni che allora potevano sembrare ed essere sensate. In fondo abbiamo una città che tanti ci invidiano, dunque apprezzo il lavoro fatto da chi mi ha preceduto. Non credo però che sia utile nascondere gli errori, quelli del passato, né quelli (spero pochi) che faremo anche noi.

Quelli della trasparenza, della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini sono stati tra i leitmotiv della campagna elettorale. La decisione di non effettuare le riprese televisive dei Consigli Comunali non le sembra in palese contraddizione con tali principi annunciati? Cosa risponde a chi dice che i motivi economici siano facilmente superabili se si hanno realmente a cuore democrazia e partecipazione?
Le riprese video dei Consigli Comunali già i cittadini autonomamente le stanno effettuando, e non escludo che in futuro, attraverso apposito bando, si possano affidare ad un’emittente. O magari pensare di effettuare trasmissioni radio, più discrete meno costose. Per intanto lavoreremo per aumentare l’informazione istituzionale, ad esempio migliorando il sito, rendendo migliori le bacheche e lavorando per potenziare l’informazione che giunge in ogni singola famiglia. Poi vedremo.

Ha parlato prima della ricerca di un nuovo clima all’interno del Consiglio Comunale. Ma come giudica il comportamento dell’opposizione?
Ripeto che sono felice quando dall’opposizione giunge un pungolo rispetto al miglioramento del nostro operato. Sovente, però, mi pare piuttosto che le polemiche siano strumentali e prive di un aspetto costruttivo. Spero che l’opposizione possa sempre più assumere quel ruolo positivo attraverso giuste critiche ed attraverso proposte alternative all’operato della giunta, ambendo di poter diventare, domani, la nuova classe dirigente.

Ritiene possibile una reale intesa su punti programmatici con l’Arcobaleno?
Alle ultime elezioni, 14 delle 17 liste che si sono presentate erano di centro sinistra: credo ci sia tanto da fare, ma che esistano anche gli spazi per trovare delle convergenze e tanti punti su cui discutere assieme. Uno per tutti: il sistema di viabilità a sensi unici, su cui stiamo lavorando e su cui anche altre forze politiche hanno presentato proposte in campagna elettorale.

Dalla recente consultazione tra gli iscritti al PD è venuto fuori che tutti ritengono opportuno allargare ad altre forze politiche l’ingresso in Giunta: c’è qualcosa nell’aria al riguardo?
Sì, la voglia di avere un partito aperto, che sappia raccogliere idee e dare risposte a 360 gradi. Sono convinto che il nuovo coordinatore, Andrea Venturi, saprà creare quelle relazioni, con le altre forze politiche, che permetteranno di instaurare un dialogo continuo. Dialogo che potrà anche sfociare in un’azione di governo. Il PD è un partito giovane, che ancora ha bisogno di strutturarsi bene, ma che interpreta al meglio il bisogno di cambiamento che viene richiesto alla politica in Italia.

Come vanno i suoi rapporti con il PD? Si è letto sulla stampa di violenti scontri verbali tra persone del suo staff e “non allineati” che l’accusano di essere uno stalinista e di volere un PD gregario della sua giunta: come giudica tale livore, all’interno del suo partito, nei confronti del suo sindaco?
Le uscite sui giornali sono spesso state fatte da singole persone, male informate o, a volte, mal consigliate. Quando a tali uscite è seguito un confronto, c’è subito stato un chiarimento delle posizioni. Tutto questo è stato semplicemente il frutto di una mancanza di leadership, che il PD ha colmato con l’elezione di Andrea. Nella politica è normale che ci siano idee diverse, è una ricchezza, non un limite, così come credo sia una ricchezza avere un partito che sappia anche dire no all’amministrazione, quando serve per evitare di commettere un errore. Anche un no può essere letto come un appoggio alla giunta. Se le persone a me vicine sostengono con forza le idee che portiamo avanti è perché ci crediamo veramente e diamo tutto, con il cuore. Un merito di questa giunta è stato quello di non farsi trascinare nelle polemiche e puntare alla concretezza, anche in una situazione difficile come questa.

Anche se è presto per un giudizio definitivo, come le è sembrato finora fare il sindaco: più semplice, più difficile del previsto, o esattamente come se l’aspettava?
Sapevo che mi sarei trovato di fronte a tanti ostacoli, alcuni apparenti. Forse anche il mio lavoro mi ha insegnato ad affrontare i problemi con modestia ed estrema pazienza, senza puntare ad ottenere facili ed immediati risultati, ma costruendo basi solide su cui sviluppare la successiva azione amministrativa. Nonostante la fatica, l’impegno e la responsabilità, vedo questa esperienza molto positivamente, soprattutto grazie ai preziosi collaboratori che ogni giorno mi suportano.

di Paolo Saracino

febbraio 3, 2010

Quasi quasi mi faccio uno shampoo

Chi di noi non guarda la tv? Penso che tutti, bene o male, chi più chi meno, ne siamo avviluppati, dipendenti e tele idioti. Io ne sono una fruitrice frustrata, subisco la televisione. Le trasmissioni legate ai miei interessi partono quasi tutte alle ventitré e trenta circa ed io già dormo. Durante il giorno, quando posso, seguo i vari telegiornali sui diversi canali. Informazione, disinformazione, notizie pilotate, allarmi che evaporano nel giro di pochi giorni e via dicendo.

Giorni fa ho sentito ai vari telegiornali, Rai 1, Rai 2, Rai 3… etc, la “terribile notizia” di Brad Pitt che si separa dalla Jolie! Ma nessuno fa niente? Chiamate gli avvocati! Cercate di aiutarli! Ma come è possibile! Ad Haiti si muore di fame e di terremoto, gli immigrati si arrabbiano e subiscono, gli operai cadono sul lavoro, l’influenza A va e viene con i suoi allarmi, e milioni di esseri umani hanno grossi problemi, ci sono grandi esempi di solidarietà, l’ambiente è a rischio, ma… a questo no, non doveva capitare: il caro Pitt lascia la bella Jolie! Ohinoi! Ohinoi! Ca…pperi! Ma chissenefrega! Purtroppo così va la “notizia” e forse alla gente va anche bene, visto che il buonsenso ed il raziocinio sono stati da tempo ben manipolati dai canali d’informazione via etere, via cavo, via carta…quindi…” non c’è via di scampo: quasi quasi mi faccio uno shampo!”. Grazie, Giorgio Gaber, e grazie ai rari cervelli ancora pensanti che ci svegliano dal sonno telecomandato.

di Magda Gaetani

febbraio 2, 2010

Come ridere della psichiatria

Come ridere della psichiatria

“Manuale di Psichiatria Poetica” è un libro sottile ma denso di divertente ironia. Scoprendo l’autore, il cattolichino Caludio Roncarati, medico, psichiatra e psicoterapeuta, viene il dubbio che abbia voluto ritagliarsi un momento per non prendersi troppo sul serio.
La psicologia, come altre scienze, sembra pretendere un incondizionato rispetto, quasi una obbligatorietà alla riverenza. Roncarati ci dimostra, al contrario, come si possa ridere, e di gusto, della psichiatria, così come di tutto ciò che ci riguarda.
L’ironia, che porta a riflessioni anche amare, lascia spazio a innumerevoli messaggi, a volte solo accennati. C’è la polemica politica, del nepotismo che caratterizza settori importanti come l’università e la sanità, ma ci sono anche messaggi che raccontano la speranza che può venire da un incontro casuale.
E poi c’è la poesia, naturalmente. Non è chiaro se sia questa, piegata alla necessità di versi psichiatrici, o se siano i sintomi, i disturbi, le analisi ad essere poetizzati per potersi raccontare in versi.
Ad un amico lo suggerirei come libro da comodino.
I comodini, è noto, sono tra i più piccoli mobili che troviamo nelle nostre case. Però occupano uno spazio importante, proprio vicino alla nostra testa, quando ci corichiamo. Di spazio non ne hanno molto, pertanto vi appoggiamo gli oggetti che ci sono utili o quelli a cui teniamo.
I libri non possono mancare. Alcuni ci si fermano per un po’, per poi tornarsene sugli scaffali, letti o, molto spesso, ancora intonsi. Altri, necessariamente pochi, ci restano a lungo, coprendosi anche di polvere, ma pronti ad essere rispogliati ancora quando ne abbiamo voglia o bisogno.

di Alessandro Fiocca

febbraio 1, 2010

Saper chiedere scusa

casa cerri

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Quella di ammettere le proprie responsabilità e quindi di chiedere scusa per colpe od errori commessi, non è una pratica molto diffusa, neanche nei rapporti interpersonali. Ci costa troppo riconoscere di aver sbagliato, anche quando l’evidenza delle ragioni degli altri è tale da non consentirci margini di manovra: ne va del nostro amor proprio, del nostro “prestigio”! Siamo sempre così pronti a trovare giustificazioni al nostro operato, che quasi mai ci sfiora l’idea di considerare i nostri limiti –e quindi la possibilità di sbagliare- come una normale componente della nostra umanità.
Questa “banale” premessa per dire che, se è difficile chiedere scusa nel privato, è molto improbabile (anche se, per fortuna, qualche volta accade) assistere ad una assunzione di responsabilità nella vita pubblica, in particolare nella politica. Eppure, di ragioni per chiederci scusa, i nostri politici ne avrebbero tante, ma tante…
Un caso da manuale potrebbe essere, nel nostro piccolo, la vicenda di Casa Cerri (o casa del Cavallo) a Cattolica. I fatti sono arcinoti, hanno costituito e continuano a costituire oggetto di comunicati stampa, articoli sui giornali (anche su Cubia), dibattiti e scontri tra le forze politiche, ecc.
Cerco di riassumerli in brevissima, e sicuramente incompleta, sintesi. Durante l’amministrazione Pazzaglini, i cittadini del quartiere Macanno, costituitisi in Comitato, dopo aver lungamente e strenuamente battagliato, con richieste al Sindaco, proteste sui quotidiani e mobilitazioni varie, erano riusciti ad ottenere che l’ex Casa Cerri, probabilmente destinata all’abbandono, se non alla demolizione per far posto ad altro cemento, venisse invece restaurata e adeguata ad ospitare un Centro sociale per anziani. E per questo la precedente giunta aveva predisposto un progetto, individuando i finanziamenti (prevalentemente privati), avviato i lavori.
In campagna elettorale, il PD e quindi Tamanti inseriscono nel proprio programma la realizzazione del Centro, evidenziandone l’importanza come “punto di riferimento sociale e ricreativo per il quartiere e la città”.
Le cose, però, poi cambiano.
Quando si è passati dalla fase preelettorale delle promesse a quella postelettorale delle realizzazioni, la nuova giunta si sarebbe resa conto che, per ragioni tecniche (inadeguatezza degli spazi per la finalità prevista) ed economiche (relativamente all’impegno residuale a carico delle casse del Comune), non era opportuno portare avanti il progetto deliberato dalla precedente Amministrazione, decidendo, quindi, di bloccare il restauro e di realizzare il Centro sociale in altro luogo, nel contesto del Parco della Pace, riservandosi di individuare, assieme ai cittadini, un’altra soluzione per la vecchia Casa Cerri.
Da qui parte la nuova mobilitazione dei cittadini del Comitato. I residenti del Macanno si risentono per il dietrofront, protestano, fanno manifesti, tornano sui giornali… ci sono incontri con l’amministrazione. Tutto inutile. Non c’è niente da fare: la decisione è presa.
Una decisione che, com’è ovvio, diventa motivo di scontro anche con le forze politiche di opposizione. Una decisione sulla quale non mi sento personalmente di esprimere un netto giudizio di condanna. Un’Amministrazione Comunale ha il dovere di impegnare nel migliore dei modi le sue risorse, che a Cattolica sono davvero pochine, visti i debiti accumulati nel passato e considerate le restrizioni nell’invio dei fondi da parte dello Stato, per cui è legittimo che Tamanti e la sua giunta possano decidere di scegliere una diversa soluzione per il Centro Anziani.
Questo, però, non può oscurare il grosso torto subito dai cittadini del Macanno, che a ragione si sentono presi in giro. Anche il loro risentimento è più che legittimo, non c’è dubbio!
Ciò che, a mio modesto parere, manca in questo scenario è un’Amministrazione Comunale, un Sindaco che abbia l’umiltà ed il coraggio politico di ammettere pubblicamente di aver sbagliato, ingannando i cittadini con una promessa elettorale che sapeva di non potere o non era certo di poter mantenere, o comunque per non aver accertato prima delle elezioni (non dimentichiamoci che il PD era anche durante la legislatura Pazzaglini il gruppo di maggioranza e che Tamanti ne faceva parte) la compatibilità del progetto con le disponibilità di bilancio, e che per questo “sbaglio” chieda scusa ai cittadini, in particolare al Macanno, che avevano preso per buono (e probabilmente anche votato di conseguenza) l’impegno programmatico di portare a termine i lavori avviati.
Lo spessore di un amministratore pubblico si misura anche dall’umiltà politica di saper dire ad alta voce cinque paroline semplici semplici: “Vi chiediamo scusa, abbiamo sbagliato…”. Non so se questo basterebbe a mitigare la giusta rabbia dei cittadini del Macanno. Sicuramente, però, avrebbe un’importante valenza politica. Costituirebbe un piccolo, ma significativo segnale di quel “nuovo” nella pratica politica così tanto pubblicizzato a parole, ma che si fa molta fatica a vedere tradotto nei fatti.

di Paolo Saracino

gennaio 31, 2010

La prevenzione era la regola

L’ideogramma del QI contiene 2 radici:

- la radice di destra esprime un vapore con il suo movimento di ascesa;

- la radice di sinistra indica un chicco di riso.

La radice di destra è l’energia, quella di sinistra è la materia.

La prima è Yang, la seconda è Yin.

Il QI è la realtà.

Ben 4000 anni fa la cultura cinese formulò l’idea di “canali d’energia” o “meridiani”, per indicare quella fitta rete di collegamenti immateriali che costituisce la struttura o impalcatura energetica del corpo umano.

Nei meridiani scorre il QI.

E’ il “soffio” che entra in noi attraverso il concepimento, il respiro, il cibo, attraverso le 5 energie cosmiche (caldo-freddo-secco-umido-vento) e attraverso i sentimenti.

L’essere umano (microcosmo) ed è pervaso dal QI universale. Ogni cosa è QI condensato, energia materializzata. L’universo entra nell’essere umano (e in ogni ente) informandolo di sé, secondo le sue regole.

Il QI, che entra nell’essere umano attraverso le modalità suddette (concepimento, ecc.), percorrere i meridiani secondo precise direzioni, in parte centripete, in parte centrifughe. Il rispetto di queste direzioni è essenziale ai fini del mantenimento del benessere psicofisico.

Il QI pulsa: esso entra ed esce, sale e discende nel rispetto delle simmetrie destro-sinistro, avanti-dietro.

Non vi è un organo o un viscere che non abbia collegamento energetico con l’esterno. Se, per vari motivi, il fluire del QI lungo i meridiani è impedito, bisogna attendersi una patologia, uno stato di sofferenza, che sarà all’inizio funzionale e poi, senza cure, organica.

Nel passato, in Cina un medico era pagato per evitare che un disturbo da funzionale diventasse organico, operando in termini preventivi primari.

La cultura sanitaria era ispirata dal principio secondo il quale la prevenzione doveva essere la regola e la chirurgia l’eccezzione.

Come si può notare, la differenza, rispetto alla nostra “moderna” cultura sanitaria, per cui la chirurgia è la regola e la prevenzione l’eccezione, è abissale.

Quando nella Medicina Tradizionale Cinese si parla di organo (Zang) o di viscere (Fu), si intende qualcosa di diverso da quello che si intende nella medicina occidentale.

Lo stomaco, per un medico formatosi in occidente, è un viscere situato in regione epigastrica, fatto anatomicamente in un certo modo, con dei rapporti anatomici, a cui competono delle funzioni.

Per la MTC, lo stomaco, insieme alla milza e al pancreas, partecipa del movimento TERRA, di cui costituisce la polarità Yang (la milza-pancreas è la polarità Yin). Produce il fuoco digestivo.

Esso possiede una propaggine energetica, un suo “campo d’azione” energetico, un suo meridiano, attraverso il quale contrae rapporti diretti con l’esterno. Un’idea, questa, sconosciuta alla nostra medicina.

Così, il significato del termine “stomaco” si arricchisce enormemente.

Il meridiano dello stomaco inizia al volto, nel cavo dell’orbita, sotto l’occhio, bilateralmente (anche se lo stomaco è un viscere impari), percorre la superficie anteriore del collo, del petto, dell’addome, degli arti inferiori, e, passando dorsalmente al piede, termina a lato della seconda e terza unghia del piede bilateralmente.

Il QI percorre questo meridiano nel senso alto-basso, ovverosia scende.

Il QI, prima di entrare nel meridiano dello stomaco, lascia quello del grosso intestino e, successivamente passa in quello della milza-pancreas.

C’è un periodo del giorno in cui il QI è massimamente presente nel meridiano dello stomaco: è quello che va dalle ore 7 alle ore 9 del mattino.

C’è un periodo dell’anno in cui il QI è massimamente presente ed è quello a cavallo delle stagioni e fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, periodi in cui l’umidità è predominante.

Quindi, “Stomaco” indica in MTC, oltre al viscere omonimo, il suo campo energetico, dislocato sul suo meridiano, l’umidità, un preciso periodo dell’anno e del giorno; indica, inoltre, il sapore dolce, il pensiero riflessivo, l’equilibrio, il tessuto connettivo, le articolazioni, la memoria recente, una fonte del QI acquisito ecc., limitandosi alle corrispondenze analogiche più importanti.

Una nevralgia del trigemino, una infiammazione della bocca, una cefalea mascellare, che peggiorano nei periodi suddetti, vengono curate, in una ottica medica occidentale, con antinfiammatori, analgesici, psicotropi.

In MTC si può già pensare ad un eccesso di fuoco-umidità nello stomaco e nel suo meridiano. La cura consisterà nel purificare il fuoco (rinfrescando) e promuovere la trasformazione dell’umidità in eccesso, utilizzando l’agopuntura in determinati punti del meridiano, impiegando inoltre la fitoterapia e adottando criteri dietologici coerenti con lo scopo della cura.

Lo Stomaco-Milza Pancreas si apre alla bocca. Il senso è il gusto.

Il Rene-Vescica si apre all’orecchino. Il senso è l’udito.

Il Fegato-Vescica Biliare si apre agli occhi. Il senso è la vista.

Il Polmone-Grosso intestino si apre al naso. Il senso è l’olfatto.

Il Cuore-Intestino Tenue si apre alla lingua. Il senso è il tatto.

di Elfidio Ennio Calchi

gennaio 30, 2010

Affitti a Cattolica: è solo questione di soldi!

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Quello degli affitti annuali può sembrare un argomento marginale, in un contesto turistico come il nostro, dove si vive soprattutto sulle locazioni stagionali, molto redditizie e meno “impegnative” per i proprietari. C’è, però, circa un 20% di popolazione, stando ai dati che ci ha fornito il SUNIA, sindacato degli inquilini, a cui il problema sta a cuore, molto a cuore.

E lo dicono le stesse agenzie immobiliari, continuamente interpellate con la solita domanda “Avete qualche appartamento da affittare per tutto l’anno?”, magari da giovani coppie, non ancora pronte per l’oneroso passo dell’acquisto, o da famiglie il cui reddito non consente di impegnarsi in mutui, più o meno usurari, e soprattutto dagli stranieri che sempre più numerosi vengono in queste “opulente” terre in cerca di un presente migliore.

In realtà, pur se è difficile fare una stima precisa, di case da affittare annualmente ce ne sarebbero tantissime, anche perché va sempre più intensificandosi il cosiddetto “fermo estivo”, per cui non è più così facile, come una volta, affittare ai villeggianti per un mese intero. La vacanza tipo “mordi e fuggi” fa sì che i turisti si fermino per non più di 10-15 giorni e quasi esclusivamente nei mesi di Luglio e Agosto, rendendo così difficoltoso affittare nei mesi di Giugno e ancor più di Settembre.

Dunque, la possibilità di trovare un appartamento per tutto l’anno ci sarebbe, ma…

Ma i proprietari, come ci ha detto Patrizia Antonelli, dell’omonima Agenzia, non si fidano, perché temono che, una volta “entrato” l’inquilino, sia poi difficile rientrare il possesso dell’immobile in tempi brevi. E perciò, nonostante le difficoltà accennate prima, puntano comunque sulla stagione estiva.

Sarà un timore reale? Per Jacqueline Cartagena, segretaria provinciale del Sunia, no: dopo 4 anni la legge consente di “mandare via” l’inquilino. La verità, a suo parere, è un’altra: si vuole affittare anche per tutto l’anno, ma a prezzi esorbitanti, non alla portata di molte tasche, e soprattutto evadendo il fisco.

Un dato deve far riflettere: gli sfratti per morosità sono saliti negli ultimi anni dal 5% al 50% del totale, segno che la gente che ha bisogno si impegna anche per cifre fuori dalle sue possibilità, ma con l’andar del tempo non riesce più a pagare.

I costi, dunque. Secondo i dati fornitici dall’Antonelli, si va dalle 650.000 al mese, per un bilocale arredato, al milione e mezzo per una villetta con doppi servizi, giardino e doppio garage.

Prezzi già di per sé esagerati, visto che una famiglia media non riesce a cavarsela con meno di un milione al mese, ma con in più l’aggravante di prevedere spesso una parte “in nero”, cioè non registrata in contratto, ed in alcuni casi, denuncia il Sunia, si arriva addirittura al 100% di extra.

Evasione fiscale come obiettivo e come regola?

Anche se generalizzare non è mai corretto, mi sembra che ci sia un vero e proprio problema di cultura, per cui si pretende – giustamente – molto dallo Stato, ma poi, quando si tratta di pagare le tasse…

Gli stratagemmi per evadere, infatti, non si limitano all’extra. Un sistema adottato da molti è quello del “comodato d’uso”, con cui si concede un appartamento ad altre persone in uso gratuito.

Niente da dire quando il comodato avviene tra famigliari o parenti, è nell’ordine delle cose; ma, quando lo si fa tra estranei, “puzza” troppo di evasione totale. 

E il fenomeno è diffuso: si pensi, avverte la Cartagena, a quanti, per esempio pensionati che ricevono l’integrazione al minimo, oppure altri soggetti che godono di forme di protezione sociale o di agevolazioni fiscali, perderebbero tali benefici se dichiarassero il reale reddito proveniente dall’affitto!

Per non parlare dell’aspetto forse più odioso di tutta la vicenda, rappresentato dal vero e proprio abusivismo, perpetrato in particolare ai danni degli extracomunitari, speculando sulla loro evidente debolezza.

Appartamenti, o meglio unità immobiliari per lo più senza alcuna abitabilità, per esempio garage attrezzati, con evidenti problemi di umidità e carenze igieniche, che vengono dati in affitto, ovviamente in nero assoluto, anche a gruppi numerosi di stranieri, non in regola con i permessi di soggiorno.

In queste situazioni, denuncia la responsabile del Sunia, si avverte la mancanza di un controllo incrociato da parte delle autorità competenti. Infatti, a volte l’AUSL viene chiamata a verificare il grado di igienicità di queste abitazioni: se ne accerta la carenza, trasmette una denuncia all’Ufficio Tecnico Comunale, che provvede ad emettere un’ordinanza di sgombero.

E fin qui tutto bene, ma manca un passaggio successivo, e cioè la diffusione della notizia anche ad altri uffici interessati, per esempio l’Anagrafe. Per cui può succedere, e succede, che il proprietario, alcuni mesi dopo l’ordinanza di sgombero, riaffitti la stessa unità immobiliare ad altre persone, e questo senza che nessuno sia in grado di accertare la nuova violazione.

Che dire in conclusione?

E’ giusto che quel 20% di popolazione con reddito medio-basso, che non può permettersi di comprare una casa, perché non ce la fa, che non può sostenere a lungo degli affitti così salati, sia lasciato da solo a combattere per la legittima esigenza di avere un’abitazione decente, decorosa, a costi accessibili e alla luce del sole?

Il Comune, che pure eroga dei contributi per gli affitti in base al reddito, e che ha predisposto delle graduatorie per case a prezzi equi, che non si sa quando e per quanti sarà attivata, che cosa ha da dire al riguardo?

Lo sentiremo prossimamente.

di Paolo Saracino