maggio 23, 2009...10:20 pm

Da quanto tempo non entra in una classe?

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orario_di_compresenza

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Egregio signor Vanzini,

dopo aver letto il suo intervento sulla scuola “in ricostruzione” nello scorso numero di Cubia, sinceramente mi sono chiesta se quello in “malafede” non fosse Lei anziché il Comitato scuola come più volte ribadisce.

Lei ha sminuito il valore delle due ore di compresenza settimanali in classe delle insegnanti, ma vorrei farle notare che se per lei due ore settimanali possono sembrare inutili, per noi insegnanti e per i nostri bambini quelle due ore valgono molto di più. Le dico questo perché io, come le mie colleghe, non vivo la scuola né a giorni né a settimane. I percorsi educativi che portiamo avanti con i nostri ragazzi durano non solo mesi, ma anche anni. Il percorso che viene intrapreso in prima elementare non si sospende o cambia di settimana in settimana, ma si sussegue anno dopo anno fino alla quinta.

Quindi quelle che per lei sono “solo due ore settimanali” per noi hanno un valore che va ben oltre quello temporale. Non so se di recente lei sia mai entrato in una classe di scuola elementare per insegnare, ma le assicuro che con classi di 27 o 28 bambini (che nei prossimi anni, grazie alla sua beneamata “riforma Gelmini”, potranno essere anche di più!) praticare alcune fondamentali attività con tutto il gruppo classe risulta veramente molto complesso. La compresenza, infatti, dà la possibilità di organizzare piccoli gruppi di lavoro, di realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevole la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevola la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare molti dei laboratori, cioè quei luoghi “vivi” del fare scuola, intesi non tanto come luoghi fisici nei quali realizzare esperimenti, quanto come ambienti di apprendimento, in un atteggiamento di sperimentazione e di scoperta, che vede coinvolto il bambino che apprende in tutte le sue dimensioni, da quella cognitiva a quella affettiva a quella sociale.

Le ricordo inoltre che le problematiche che la scuola di oggi si trova ad affrontare sono veramente molteplici e che l’unica risposta adeguata è l’organizzazione di un lavoro didattico coordinato e didatticamente qualificato che preveda proprio l’insegnamento individualizzato, il lavoro di gruppo, attività creative ludico-espressive e attività di recupero.

Quindi sì! Per quanto questo possa “offendere la sua intelligenza” ribadisco che quelle due ore settimanali possono incidere profondamente sull’attività scolastica ed è di questo che fortunatamente i genitori si stanno accorgendo!

Per quanto riguarda invece la possibilità di scegliere “gli orari più consoni alle esigenze dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica”, forse è il caso che lei chieda ai genitori perché non hanno scelto per il prossimo anno le 24 ore settimanali che secondo lei e secondo il ministro Gelmini sarebbero state tanto agognate: credo che dalle loro risposte si accorgerebbe che le necessità dei bambini, dei genitori e dell’intera comunità non collimano esattamente con le sue.

di Sara Iezzi (insegnante di scuola primaria)

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