Archivi del mese: dicembre 2008

Lavori di bellezza a Cattolica nel 2009

Cattolica anni 20

Cattolica anni 20

Tratto da Cubia n° 85 – Ottobre 2008

LAVORI VARI NELLA CITTA’ DI CATTOLICA
da “Il popolo di Romagna” del maggio 1923

L’Amministrazione fascista rivolse le sue cure all’ampliamento ed abbellimento dei giardini, che in un centro balneare e di soggiorno, come il nostro, hanno una loro speciale funzione di estetica e di decoro cittadino. Furono alberate le nuove vie con oltre 2000 piante scegliendole fra quelle varietà che maggiormente comportano il clima marittimo. Cattolica fu una delle prime città della nostra Romagna eresse il monumento ai suoi Caduti in guerraLa degna opera d’arte sorge nella piazza Ferrari, alla quale alla quale fa capo anche il viale della Rimembranza.La località<è una delle più centrali e frequentate della città, e di proposito si volle che ivi sorgesse il parco, perchè il cittadino abbia sempre presente, colla visione del tangibile ricordo, il sacrificio di Quelli che tutto donarono e nulla chiesero alla Patria.Il Comune in unione alla cittadinanza concorse largamente nella spesa per l’erezione del monumento e per la sistemazione della via XXIV Maggio, adibita a parco della Rimembranza.In attesa della costruzione del grande acquedotto, che risolverà per un lungo periodo di anni definitivamente e razionalmente il problema dell’approvvigionamento idrico della città, l’Amministrazione fascista provvide all’ampliamento dell’acquedotto esistente colla costruzione di fontanelle nei luoghi che ne erano privi. Due località periferiche ma dense di popolazione, quali la frazione Ventena alle porte della città e il rione del Porto furono beneficati dell’impianto di due pompe e fontanelle furono impiantate nei nuovi viali a marina.L’impianto della luce elettrica fu notevolmente migliorato, coll’aggiunta di nuove lampade alle località sprovviste, e coll’aumentata potenzialità di quelle esistenti.Il 6 Giugno dello scorso anno, alla presenza di S.E. Italo Balbo, Cattolica prima fra tutte le consorelle dell’Adriatico e unica fra le città della provincia, inaugurò il Mercato Coperto. Era questo un bisogno vivamente sentito dalla cittadinanza, perchè il Mercato si svolgeva lungo le vie e le piazze della città vecchia, anguste e insufficienti a smaltire l’enorme traffico dei mesi estivi, e la merce veniva esibita al pubblico su banchette o carretti esposti al sole, alla polvere, ai capricci del tempo, il che costituiva un’insidia continua alla salute del consumatore.A questo sconcio l’Amministrazione fascista volle porre rimedio decidendo la costruzione di un moderno e capace mercato coperto. Il fabbricato, superba costruzione rettangolare di 45 mt. per 16, tutto in cemento armato, sorge su di un’ampia piazza ora adibita al mercato degli ambulanti.La fronte più alta e sulla via Piave e l’ingresso costituito di una monumentale gradinata che immette direttamente nella grande luminosa corsia, ai lati della quale in appositi box e negozi sono esposti i prodotti in vendita. Da questa corsia il pubblico si porta nell’annesso locale della pescheria, dove su banchi, si vende il pesce al minuto, L’edificio è a due piani; in quello seminterrato si sono ricavati 9 grandi magazzini, e sul piano sopraelevato 42 box, 2 negozi, 15 banchi di vendita del pesce. Ogni box è munito dell’impianto per la presa dell’acqua e di illuminazione elettrica. Opera che urgeva a Cattolica era anche un campo per la fiera fosse adeguato all’importante commercio del bestiame della località, e possedesse tutti quei requisiti di ubicazione e di accesso e quella dotazione di comodità inerenti alla sua funzione. L’Amministrazione Comunale dopo lunghe trattative colle Ferrovie dello Stato acquistò una vastissima superficie nelle immediate vicinanze del fabbricato merci della stazione di Cattolica allo scopo di fare accedere direttamente il bestiame contrattato al piano carico della stazione stessa. Il terreno è stato alberato e diviso in reparti per le singole specialità del bestiame, cintato da muretto con rete metallica e dotato di comoda strada d’ingresso alberataEsisteva nell’attrezzatura della stazione balneare Cattolica, una lacuna che permanendo avrebbe potuto essere di pregiudizio e necessari sviluppi, vale a dire la mancanza di un grande impianto alberghiero per la clientela di lusso e raffinata. Esistevano, è ben vero, buoni alberghi dotati di ogni .

modernità e di ogni confort, ma mancava il grande albergo tipico, centro della vita mondana, ritrovo della colonia bagnanti più dispendiosa ed esigente.

L’Amministrazione, sciogliendo una vertenza che da tempo si trascinava coi sigg. Fratelli Verni, determinò le condizioni per cui fu possibile a questi ultimi procedere alla costruzione dell’importante Grand Hotel che unito al Casino Municipale, forma sulla spiaggia una superba mole architettonica. Così Cattolica nulla ha ormai, dal lato alberghiero, da invidiare alle più rinomate stazioni di cura e di soggiorno.

A cura di Dorigo Vanzolini

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi

Uva Erectus

Vino Erectus

Vino Erectus

Tratto da Cubia n° 64 – Settembre 2006

Un nuovo sistema per far crescere le viti: il brevetto è di Franco Ariano, giovane assicuratore di Cattolica – Il vino prodotto si chiamerà Erectus.

Da qualche mese il cellulare di Franco Ariano squilla in continuazione, il suo indirizzo di posta elettronica è bombardato di missive, il suo sito internet è ormai al limite della fusione…
Ma cos’è che sta sconvolgendo la vita di questo giovane cittadino di Cattolica, che finora faceva tranquillamente il suo lavoro di assicuratore? Cos’ha fatto di talmente sensazionale da provocare l’interesse e la curiosità di radio, televisioni, quotidiani, riviste, piccole e grandi, specializzate e non, locali e nazionali? Tanto per citarne alcuni a caso: La Voce, La8, La9, Corriere di Rimini, Il Ponte, RTV S.Marino, Euposia, Gambero Rosso, e… udite! udite!… Repubblica, Corriere della Sera e Radio 2. E non mancano gli amministratori locali, tra i quali l’assessore provinciale Maurizio Morri.
Dunque, che ha combinato Franco Ariano?
Non ha ideato una polizza assicurativa che fa miracoli e che costa poco, purtroppo! No, la sua scoperta è un’altra, in un settore completamente diverso: la viticoltura, in cui Franco si è specializzato da poco più di tre anni frequentando corsi molto qualificati in Toscana e in Francia.
Ed è sviluppando questa sua nuova passione, e partecipando ai vivaci dibattiti sul forum della rivista specializzata “Il gambero rosso”, che gli è venuta l’idea “vincente”.
Perché – si è chiesto – si deve accettare l’idea che il grappolo d’uva, che nasce in verticale, poi debba, a causa del suo peso, rovesciarsi verso il basso, assumendo una posizione innaturale?
Per far capire meglio la questione, visto che le mie conoscenze in materia non vanno oltre il tragitto che fa l’uva dalle cassette del fruttivendolo alla tavola, e quello che percorre il vino per arrivare dai banconi del supermercato nel bicchiere, preferisco dare la parola direttamente al mio interlocutore:
“Il tema dominante della mia idea è il rispetto della verticalità della struttura vascolare della pianta, dei vasi linfatici quindi, ma anche di un migliore deflusso dell’acqua piovana che investe il grappolo. Nella vite, la spasmodica ricerca di luce da parte dei viticci e la crescita della gemma all’estremità dei rami garantiscono luce solare alle foglie. Poi la fecondazione e le conseguenti trasformazioni strutturali lo appesantiscono e lo costringono a piegarsi alla gravità. Il risultato di questa torsione è una strozzatura sul ramo in corrispondenza della curvatura (vedi foto a sx), che impedisce il corretto affluire della linfa grezza verso il grappolo. Ecco, allora, l’esigenza di fare in modo che il grappolo mantenga una posizione verticale, eretta, e così la linfa vitale circoli nel modo più naturale possibile rispettando l’acrotonia della pianta”.
Ebbene, l’invenzione di Franco consiste in un sistema meccanico, di spirali e sostegni telescopici, che permetta appunto la crescita del grappolo verso l’alto, in posizione eretta.
Semplice, no? Ovvio, no? Eppure, finora nessuno ci aveva mai pensato. Eh sì, perché, quando Franco ha intuito questa soluzione, si è posto la domanda: Ma è possibile che a nessuno sia mai venuta in mente questa idea? E si è messo alla ricerca spasmodica, navigando su internet, consultando riviste, spulciando anche vecchi manuali… niente: “Tutti si sono soffermati sulla potatura, hanno studiato da sempre diversi modi con cui coltivare la pianta, ma nessuno al mondo si è mai concentrato sul processo di crescita del grappolo”.
Bene. Accertatosi di essere arrivato per primo, Ariano si è subito mosso in due direzioni: da un lato, ha contattato i massimi esperti nel settore, tra i quali Ruggero Mazzilli, esperto agronomo, e il prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano, la massima autorità nel settore, acquisendone l’interesse e la disponibilità a testare gli effetti di questa nuova pratica viticola; dall’altro lato, per evitare che qualcuno potesse rubargli l’idea, ha brevettato il sistema, per ora in Italia e a S. Marino, e poi, forse, lo farà anche in altre parti del mondo.
Si è così avviato il lungo processo –durerà alcuni anni- che porterà, almeno Franco lo spera, ai primi risultati concreti, cioè al primo vino prodotto dai grappoli eretti, per il 2010. E difatti, sul logo dell’ERECTUS, come si chiamerà il vino che uscirà dalla sua piccola vigna sulle colline di Saludecio, è scritto proprio il 2010 quale anno di nascita di questo vino. “Che sarà disponibile –precisa Ariano- in poche bottiglie, non più di 150-200, di cui circa 50 già impegnate, mentre le restanti saranno vendute all’asta. Il mio obiettivo, infatti, è l’estrema qualità, visto che l’uva sarà selezionata acino per acino e lasciata fermentare in particolari anfore in terracotta, come fanno nel Caucaso”.
Tutto questo, per ora è ancora solo un obiettivo, una speranza.
Sarà più sana e più buona l’uva cresciuta in verticale? Verrà fuori “un vino genuino, di grande qualità, più sano e sicuro anche dell’agricoltura biologica”?.
“Non ho ancora la certezza che gli effetti saranno quelli da me immaginati. Anche se ovviamente sono fiducioso”, si schernisce Franco.
E questa estrema fiducia la si coglie nell’entusiasmo con cui mi ha parlato di questa sua “avventura” appena iniziata, da come gli brillavano gli occhi mentre mi spiegava gli aspetti tecnici della sua “creatura”, dalla sua felicità “da bambino” con cui –quasi ogni giorno- mi aggiorna al telefono sulle nuove interviste e sui nuovi servizi televisivi.
Certo, niente è sicuro, quando si innova in natura.
Un merito, comunque vadano le cose, non può non essere riconosciuto al nostro intraprendente concittadino: aver dato ai ricercatori la possibilità di testare questa importante novità; aver fatto esclamare a tanti viticoltori più esperti e navigati di lui, con una punta di invidia: Ma come ho fatto a non pensarci prima?

di Paolo Saracino

1 Commento

Archiviato in Ambiente

Le gare di nuoto

Porto di Cattolica nel 1929

Porto di Cattolica nel 1929

Tratto da Cubia n° 64 – Settembre 2006

Cronaca di Cattolica, agosto 1929

Nel bellissimo specchio del nostro porto si è svolta il 19 agosto una riunione nuotatoria che ha assunto grande importanza, e per il numero e il valore dei concorrenti, e per il pubblico che è accorso numerosissimo da tutti i centri della Romagna e delle Marche. Le gare, svoltesi in un campo regolamentare di m. 50 con pontoni galleggianti di virata e relative corsie, sono riuscite interessantissime.
A dare maggior valore alla riunione, oltre ai campioni Gambi Gianni, Perentin, Banchelli, Semprini, Rota, Bravin Mario e Nerina, ha partecipato al completo la squadra dell’Unione Sportiva Triestina.
Una rivelazione vera nella corsa dei 100 m. è stato il quindicenne Semprini Dino della “Canottieri Cattolica”, che è arrivato vicino al veloce Banchelli, sì da dare l’impressione di un arrivo quasi simultaneo.
Gara molto disputata, che dopo un alternativo emozionante per avere il Semprini annullato uno svantaggio di oltre otto metri, ha visto partire e giungere quasi alla pari Perentin e Gambi G.
L’organizzazione delle gare, fatta dai club Canottieri di Cattolica, è stato ottima. Facevano parte della Giuria: l’Ing. Alfredo Pagani, l’Ing. Eligio Degli Angeli, il sig. Giulio Bartoli, il cav. Vincenzo Macchini, il Dott. De Vecchi, il rag. Giulio Cerri, Davoglio e prof. Piero Dominici. Il Commissario Prefettizio Geom. Tonti ha dato tutta la sua attività per la buona riuscita delle gare, che hanno entusiasmato il pubblico e soddisfatto i concorrenti.

Articolo pubblicato su “Il Popolo di Romagna”
(ricerca effettuata presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini)

a cura di Dorigo Vanzolini

1 Commento

Archiviato in Ricordi

Un libro ricorda i “Giusti fra le genti”

Qualcuno si è salvato

Qualcuno si è salvato

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

Martedì 20 novembre 2007 alle ore 10

SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE

Palazzo Mancini – P.le Roosevelt, 5 – Cattolica

Comunicato Stampa:

Un libro di memorie pubblicato nel 2006 ha consentito l’individuazione di alcune persone che negli anni delle persecuzioni razziali aiutarono un gruppo di ebrei a nascondersi e a salvarsi. Si tratta di Gino Muratori e Pina Frignani, di Ravenna, e di Guido Morganti di Cattolica, i quali sono stati dichiarati “Giusti tra le genti”.

L’opera, intitolata “Qualcuno si è salvato” – autore Cesare Moisè Finzi, curatrice Lidia Maggioli- edito da “Il Ponte vecchio” di Cesena, narra la vicenda di un gruppo di 13 persone. Nel settembre del 1943 dieci di loro furono costrette a fuggire da Ferrara e Mantova, per cercare rifugio in altra parte d’Italia ed evitare la cattura per la deportazione.

Cesare Finzi, stimato specialista in cardiologia, già primario presso l’Ospedale di Faenza, all’epoca tredicenne, ha atteso sessant’anni prima di raccontare quegli avvenimenti che hanno visto lui, il fratello Manlio, i genitori, gli zii e i cuginetti, sostare, durante la fuga, prima a Ravenna, presso la famiglia Muratori, poi spingersi verso Cattolica e ottenere infine a Gabicce delle false carte di identità , potendo così mescolarsi alla popolazione “ariana” e continuare a vivere. Furono raggiunti successivamente da altre due anziane congiunte e da un amico di famiglia.

Nei lunghi mesi dello sfollamento e del passaggio del fronte trovarono sistemazione a Mondaino, grazie all’aiuto generoso di Guido Morganti, sarto di Cattolica. Nel frattempo, a Ravenna, casa Muratori era il punto di riferimento per i parenti e i conoscenti rimasti in città e per le persone che dovevano mettersi in comunicazione con i fuggiaschi.

Il  20 Novembre 2007 lo Yad Vashem di Gerusalemme ha consegnato ufficialmente il riconoscimento di “Giusto tra le genti”, la massima onorificenza dello Stato di Israele, alla famiglia Morganti, durante una cerimonia svoltasi presso il Comune di Cattolica, alla presenza, oltre che delle autorità comunali, di Cesare Moisè Finzi, autore-protagonista del libro “Qualcuno si è salvato” e di Lidia Maggioli, curatrice dello stesso.

(di Paolo Saracino)

Lascia un commento

Archiviato in Recensione di libri

Parla il fosso Vivare

VGS

VGS

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Parla il fosso Vivare

Guerda te, cus c’ho da fè

Pri nu fem propria zcurdè!

Sla mi tera, sora i mi sass

I vo mett cement e ….spass.

Um dispies! Dim’ c’u n’è vera

C’hai stag me, ca so l’Uvera!

Tra tent aquie e un bel chemp

Iera pèsa, iera un campsent:

quel più nov l’è da Palota

me a n’ho un propria i chi sota.

Sa li ruspie e tent scadnacc

I m’ha arvinè ‘sti brutt umacc:

Iera i chemp e l’eria pura

Iera elbure e natura…

“Cosa dici? Vogliam vedere

Fitness, cinema e…godere”!

Pri sti matt chi fa giuaca

A si dvent tutt di pataca?

Un gran sass ho fatt vnì fora

“Stele Daunia” ala bon’ora!

“ E’ uno scherzo – hanno scommesso-

Questo pezzo chi l’ha messo?

Ora vengon fuor le tombe

Pe’l cantiere è un’ecatombe”!

Av l’ho dett che sota sota

Tra l’Uverie e Palota

L’è maseda tenta storia

L’è al pozz dela memoria.

Catulghin te, tven dal mer!

Te tzè daunio cum’al per?

I rumen ichè i si spliva

(iera in tent che già il giva)

Dmandè ma me, ca so’ l’Uvera

Av girò la storia vera:

Me a s’era aqua pura

Tra i busch e la natura

Li vost vecie , ben a veda,

li m’useva pla bugheda

Adess sal bowling e i salun

Asì dvent tutt bucalun?

Isè ‘l temp al pasa e al dis:

“Avì pers li vost radis”!!!

Ma…i m’ha dett che “tutt” us fa

Per al ben dela città!!!!

di Magda Gaetani

Lascia un commento

Archiviato in Cultura

Superga 63 il calcio a Cattolica

Superga 63

Superga 63

Tratto da Cubia n° 87 – Dicembre 2008

L’U.S.D. Superga 63 ha rinnovato il proprio portale internet, all’indirizzo http://www.superga63.it si trovano news e informazioni sull’archivio storico del club. A tal proposito devo rettificare alcune notizie scritte sul numero 86 di Cubia:
– Il responsabile del settore giovanile è Semprucci Matteo, mentre Semprucci Federico ricopre la carica di Vice Presidente.
– Il “Memorial Attilio Staccoli” giungerà nel 2009 alla 3^ edizione, nel 2007 si impose la squadra di casa, mentre il campione in carica è l’A.C. Junior Torconca.
– Negli spogliatoi alle prime avvisaglie di cattivo tempo, i phon sono stati prontamente sostituiti, ed anche il famigerato campo n° 2 gode di maggior riguardo, anche se dover ospitare altre società calcistiche, le quali disputano inspiegabilmente, il loro campionato nel campo suddetto, dato che nelle precedenti stagioni hanno disputato le proprie partite sul campo n°3 gestito dal Cattolica Calcio, è oneroso specie nei mesi invernali in cui il brutto tempo allaga ogni zona del campo, per la disperazione del poveri custodi e giardinieri!
In occasioni di partite amichevoli tra il Superga e le tante “Società Amiche” il gioco si trasferisce nel così detto “campo bello” dove, ad ogni ingresso, l’erba emana un profumo di rugiada indimenticabile! Sono queste le occasioni che danno a noi istruttori, lo spirito per continuare a fornire il nostro contributo alla formazione umana e sportiva, di questi giovani che sembrano “gazzelle” pronte a correr dietro a ogni pallone dando tutto se stesse per vincere la partita!
Giovedì 11 Dicembre Semprucci Matteo (Responsabile Settore Giovanile) e Segantini Mattia (Allenatore Esordienti) hanno indetto alla DOMUS (sede della Società), una riunione con i genitori, tra una fetta di panettone ed un bicchiere di vino, si è parlato dei ragazzi, al loro comportamento in campo, ma anche nello spogliatoio, di come vivono la loro istruzione scolastica in rapporto agli allenamenti che devono sostenere al pomeriggio; quindi, ho avuto modo di osservare come l’U.S.D. Superga 63 tenga in particolare conto il rapporto che negli anni si instaura con le famiglie. Si è effettuata anche della beneficienza, concreta, visto che ogni genitore ha devoluto una simbolica offerta alla parrocchia.
Luca Frontini, padre di Diego e figlio di Luigino, quest’ultimo conosciuto da tutti come Roberto, mi ha fatto notare come in questa società siano cresciuti 3 generazioni di Frontini!
Rispetto agli anni in cui giocava lui, fine anni ’70, ha nostalgicamente evidenziato come i tempi siano cambiati, una volta imperava il gioco a uomo, rigorosamente a 11 in ogni categoria di età. Il numero 2 (terzino destro), marcava il numero 7 (ala destra), il numero 5 (stopper) marcava il centravanti (9) ed il più bravo era il 10, che era libero di fare quello che voleva. Oggi con l’avvento del gioco a zona e con la personalizzazione della maglietta, i giocatori sono liberi scegliere il proprio numero, che ha volte è pure legato ad una sponsorizzazione; le 3 riserve giocavano solo se uno stava male, mentre oggi per contratto, anche 3 minuti sono buoni per archiviare una presenza.
Curioso l’aneddoto legato al giocatore più rappresentativo del Superga63, quell’Eraldo Pecci, nato a San Giovanni in Marignano e cresciuto nella squadra di Attilio Staccoli, si racconta che i due erano quasi inseparabili:
– Il futuro faro della squadra Bolognese e della nazionale italiana, di ritorno da una vittoriosa trasferta al nord, sventolava il biglietto dell’autostrada in segno di giubilo, senonchè una folata di vento glielo fece volare dalle mani, per la disperazione dell’autista, ma soprattutto della società! Che fù costretta a pagare la tratta autostradale più lunga! Nello spogliatoio qualcuno mormorò che la società fu costretta a venderlo… ma la verità sulle storie del passato, ci giungono alle orecchie come ovattati ricordi, in cui tutto sembrava magico, chissà che Eraldo non venga a salutare la sua ex squadra in occasione delle festività natalizie, quando dopo la consueta Messa serale in memoria delle vittime del Superga, che quest’anno Don Biagio celebrerà il 20 dicembre alle ore 18, si festeggerà in Domus con le leccornie ed i regali offerti ad ogni giovane atleta dalla U.S.D. Superga 63.

di Massimiliano Ferri

Lascia un commento

Archiviato in Sport

150 anni fà il Papa si fermò a Cattolica

Pio IX

Pio IX

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

Dal 4 Maggio al 5 Settembre del 1857 il Papa Pio IX fece un viaggio nelle terre del declinante potere temporale. Non dimenticando di essere supremo pastore, volle iniziare con una visita al santuario di Loreto.

Tutte le città della Romagna si liberarono dal governo papale e dalle truppe austriache accordandosi sulla formula “Né restaurazione, ma annessione al Piemonte”, poi suggellata con plebiscito popolare l’11 e il 12 Maggio 1860.

Dopo una sosta a Pesaro, dove aveva celebratola solennità della Pentecoste, il 1 Giugno il Pontefice, con la corte al completo, partì per Rimini. Il senigalliese Mastai Ferretti aveva esperienza delle turbolenze e del carattere dei romagnoli, refrattari alle discipline, essendo stato vescovo della diocesi di Imola al tempo delle imprese e scorribande del Passatore. Quindi, poteva temere un’accoglienza superficiale e incurante. Invece, lungo la strada dappertutto addobbi, festoni, archi di trionfo preparati dalla gente di ogni condizione.

Già alla Siligata il numero delle persone cominciava ad aumentare, tant’è che le cronache del tempo riferiscono che il vecchio cocchiere, rivolto all’illustre viaggiatore, gridò: “Santo Padre, andiamo bene!”.

Una massa proveniente da tutto il territorio chiedeva la benedizione e, una volta ricevutala, prorompeva in acclamazioni.

A Cattolica fu tanta la folla che il Papa ebbe la magnanimità di scendere dalla carrozza. Varie erano le statue collocate sul piedistallo a simboleggiare la Fede, la Speranza e la Carità. Sua Santità, da un gran padiglione con ricco trono appositamente preparato, benedisse la devota moltitudine.

L’attuale chiesa parrocchiale fu innalzata per la munificenza dell’ultimo Papa Re e la prima pietra fu posta da Salvatore Lezirolo, vescovo di Rimini, il 5 Maggio 1858.

Pio IX giunse a Rimini in una serata minacciosa di pioggia, ma fu ugualmente accolto con grande calore, in quella stessa città che l’anno successivo, nel 1859, vedrà la visita di Giuseppe Garibaldi, segnata da uguale entusiastica partecipazione popolare.

La migliore sintesi per il cittadino contemporaneo per armonizzare nella propria coscienza, superati anacronistici dilemmi, la dimensione civile di partecipe della cosa pubblica con quella inseparabile della benefica fede spirituale.

di Giampaolo Bazzocchi

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi