Archivi del giorno: dicembre 23, 2008

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

Cacciatore di Aquiloni - Khaled Hosseini

Cacciatore di Aquiloni - Khaled Hosseini

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

Il cacciatore di aquiloni narra le vicende di due bimbi, Hassan e Amir, per creare un affresco che rappresenti tutte le vicissitudini che hanno messo in ginocchio quel paese – dall’occupazione russa alla piaga talebana, dai bombardamenti americani alla presa del potere da parte del governo fantoccio dell’Alleanza del Nord.

Si parte da una metafora: c’è stato un tempo in cui nei cieli di Kabul volavano gli aquiloni (sport nazionale afghano), le cui eleganti evoluzioni rappresentavano la libertà del paese. Poi gli aquiloni non volarono più: era iniziata la tremenda odissea del popolo afghano. Amir, figlio del ricco commerciante Baba, vive col padre in una grande, lussuosa villa con giardino; la madre – con grande sconforto del padre – morì nel mettere alla luce il bimbo, cosa che Baba non ha mai effettivamente perdonato al figlio. A far loro compagnia Alì, servitore di Baba da sempre, ed il figlio Hassan, inseparabile ed adorante compagno di Amir: i due, oltre a trascorrere insieme le spensierate giornate dell’infanzia, formano una formidabile coppia nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni. Ma l’armonia tra i due ragazzini si spezza quando qualcosa di terribile accade ad Hassan per colpa di Amir: l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti dell’amico muterà, dettato da un’ostilità figlia del rimorso covato nell’ombra della propria coscienza, in un perverso gioco di specchi. L’arrivo dei russi a Kabul porterà alla separazione delle due mezze famiglie: Amir e Baba fuggiranno negli Usa, Alì ed Hassan resteranno chissà dove in Afghanistan.

Dopo venticinque anni Amir ha realizzato il suo sogno – sempre guardato con scetticismo dal pragmatico e concreto Baba – di diventare scrittore, si è sposato, ha una buona vita nella sua casa di San Francisco (ma non riesce ad avere figli). A sollevare le nebbie faticosamente accumulate su un passato scomodo ci pensa una telefonata dall’Afghanistan, che non gli lascia scelta: in barba alla viltà di cui si è accusato per tutta la vita parte alla volta di Kabul, alla ricerca di Sohrab, il figlio di Hassan reso orfano dalla crudeltà dei Talebani. Ma ad attenderlo a Kabul non ci sono solo i fantasmi del passato: quello che trent’anni prima era il suo paese ora è una landa desolata in cui vagano donne invisibili, dove i marciapiedi sono carichi di relitti umani ammassati gli uni sugli altri, dove gli aquiloni non volano più…

Terribile e toccante, in particolare nelle ultime centocinquanta pagine – quelle appunto del ritorno – Il cacciatore di aquiloni fanno tornare alla mente un altro capolavoro della letteratura, L’amico ritrovato di Fred Uhlman: una storia d’amicizia, di separazione forzata, causata da eventi fuori dal controllo del singolo, anni di silenzio e poi la chiamata del destino che forza uno dei protagonisti a scavare nel proprio passato per riabbracciare l’adorato compagno di tante avventure, seppur non di persona ma attraverso qualcosa o qualcuno che lo rappresenta… Hosseini scrive in modo egregio, fin troppo: la tecnica di scrittura è così controllata dall’autore -e maggiormente nei momenti più emozionanti proprio al fine di “incantare” il lettore ingenuo- da lasciare agli scafati ben pochi colpi di scena sommersi da un intreccio abbastanza prevedibile.

La trasposizione cinematografica de Il cacciatore di aquiloni è stata diretta da Marc Forster.

Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni, pp. 394, Piemme, € 14,00

di Laura Giambartolomei

Lascia un commento

Archiviato in Recensione di libri