Uva Erectus

Vino Erectus

Vino Erectus

Tratto da Cubia n° 64 – Settembre 2006

Un nuovo sistema per far crescere le viti: il brevetto è di Franco Ariano, giovane assicuratore di Cattolica – Il vino prodotto si chiamerà Erectus.

Da qualche mese il cellulare di Franco Ariano squilla in continuazione, il suo indirizzo di posta elettronica è bombardato di missive, il suo sito internet è ormai al limite della fusione…
Ma cos’è che sta sconvolgendo la vita di questo giovane cittadino di Cattolica, che finora faceva tranquillamente il suo lavoro di assicuratore? Cos’ha fatto di talmente sensazionale da provocare l’interesse e la curiosità di radio, televisioni, quotidiani, riviste, piccole e grandi, specializzate e non, locali e nazionali? Tanto per citarne alcuni a caso: La Voce, La8, La9, Corriere di Rimini, Il Ponte, RTV S.Marino, Euposia, Gambero Rosso, e… udite! udite!… Repubblica, Corriere della Sera e Radio 2. E non mancano gli amministratori locali, tra i quali l’assessore provinciale Maurizio Morri.
Dunque, che ha combinato Franco Ariano?
Non ha ideato una polizza assicurativa che fa miracoli e che costa poco, purtroppo! No, la sua scoperta è un’altra, in un settore completamente diverso: la viticoltura, in cui Franco si è specializzato da poco più di tre anni frequentando corsi molto qualificati in Toscana e in Francia.
Ed è sviluppando questa sua nuova passione, e partecipando ai vivaci dibattiti sul forum della rivista specializzata “Il gambero rosso”, che gli è venuta l’idea “vincente”.
Perché – si è chiesto – si deve accettare l’idea che il grappolo d’uva, che nasce in verticale, poi debba, a causa del suo peso, rovesciarsi verso il basso, assumendo una posizione innaturale?
Per far capire meglio la questione, visto che le mie conoscenze in materia non vanno oltre il tragitto che fa l’uva dalle cassette del fruttivendolo alla tavola, e quello che percorre il vino per arrivare dai banconi del supermercato nel bicchiere, preferisco dare la parola direttamente al mio interlocutore:
“Il tema dominante della mia idea è il rispetto della verticalità della struttura vascolare della pianta, dei vasi linfatici quindi, ma anche di un migliore deflusso dell’acqua piovana che investe il grappolo. Nella vite, la spasmodica ricerca di luce da parte dei viticci e la crescita della gemma all’estremità dei rami garantiscono luce solare alle foglie. Poi la fecondazione e le conseguenti trasformazioni strutturali lo appesantiscono e lo costringono a piegarsi alla gravità. Il risultato di questa torsione è una strozzatura sul ramo in corrispondenza della curvatura (vedi foto a sx), che impedisce il corretto affluire della linfa grezza verso il grappolo. Ecco, allora, l’esigenza di fare in modo che il grappolo mantenga una posizione verticale, eretta, e così la linfa vitale circoli nel modo più naturale possibile rispettando l’acrotonia della pianta”.
Ebbene, l’invenzione di Franco consiste in un sistema meccanico, di spirali e sostegni telescopici, che permetta appunto la crescita del grappolo verso l’alto, in posizione eretta.
Semplice, no? Ovvio, no? Eppure, finora nessuno ci aveva mai pensato. Eh sì, perché, quando Franco ha intuito questa soluzione, si è posto la domanda: Ma è possibile che a nessuno sia mai venuta in mente questa idea? E si è messo alla ricerca spasmodica, navigando su internet, consultando riviste, spulciando anche vecchi manuali… niente: “Tutti si sono soffermati sulla potatura, hanno studiato da sempre diversi modi con cui coltivare la pianta, ma nessuno al mondo si è mai concentrato sul processo di crescita del grappolo”.
Bene. Accertatosi di essere arrivato per primo, Ariano si è subito mosso in due direzioni: da un lato, ha contattato i massimi esperti nel settore, tra i quali Ruggero Mazzilli, esperto agronomo, e il prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano, la massima autorità nel settore, acquisendone l’interesse e la disponibilità a testare gli effetti di questa nuova pratica viticola; dall’altro lato, per evitare che qualcuno potesse rubargli l’idea, ha brevettato il sistema, per ora in Italia e a S. Marino, e poi, forse, lo farà anche in altre parti del mondo.
Si è così avviato il lungo processo –durerà alcuni anni- che porterà, almeno Franco lo spera, ai primi risultati concreti, cioè al primo vino prodotto dai grappoli eretti, per il 2010. E difatti, sul logo dell’ERECTUS, come si chiamerà il vino che uscirà dalla sua piccola vigna sulle colline di Saludecio, è scritto proprio il 2010 quale anno di nascita di questo vino. “Che sarà disponibile –precisa Ariano- in poche bottiglie, non più di 150-200, di cui circa 50 già impegnate, mentre le restanti saranno vendute all’asta. Il mio obiettivo, infatti, è l’estrema qualità, visto che l’uva sarà selezionata acino per acino e lasciata fermentare in particolari anfore in terracotta, come fanno nel Caucaso”.
Tutto questo, per ora è ancora solo un obiettivo, una speranza.
Sarà più sana e più buona l’uva cresciuta in verticale? Verrà fuori “un vino genuino, di grande qualità, più sano e sicuro anche dell’agricoltura biologica”?.
“Non ho ancora la certezza che gli effetti saranno quelli da me immaginati. Anche se ovviamente sono fiducioso”, si schernisce Franco.
E questa estrema fiducia la si coglie nell’entusiasmo con cui mi ha parlato di questa sua “avventura” appena iniziata, da come gli brillavano gli occhi mentre mi spiegava gli aspetti tecnici della sua “creatura”, dalla sua felicità “da bambino” con cui –quasi ogni giorno- mi aggiorna al telefono sulle nuove interviste e sui nuovi servizi televisivi.
Certo, niente è sicuro, quando si innova in natura.
Un merito, comunque vadano le cose, non può non essere riconosciuto al nostro intraprendente concittadino: aver dato ai ricercatori la possibilità di testare questa importante novità; aver fatto esclamare a tanti viticoltori più esperti e navigati di lui, con una punta di invidia: Ma come ho fatto a non pensarci prima?

di Paolo Saracino

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