Nuvoletta e l’orto stregato di Zuccala

Nuvoletta e l'orto stregato di Zuccalà

Nuvoletta e l'orto stregato di Zuccalà

Tratto da Cubia n°87 – Dicembre 2008

Dal momento che questo numero di Cubia cade nel periodo delle festività natalizie parliamo di favole. Le favole, tutte le favole, raccontano qualcosa di noi, del nostro passato, della nostra infanzia mitica e oscura, delle nostre paure latenti, dei nostri sogni e desideri. Psicanalisti come Carl Gustav Jung e Bruno Bettelheim ne hanno sviscerato i significati nascosti arrivando alla sfera del rimosso, dell’inconscio. Propp invece, con la sua “Morfologia della fiaba” ha individuato figure e schemi ricorrenti nelle fiabe, nelle favole e in tutte le narrazioni in genere, fornendone un’interpretazione strutturalista.
Questa deliziosa fiaba di Lia Sellitto, intitolata “Nuvoletta e l’orto stregato di Zuccalà” e illustrata dai disegni di Bianca Pacilio, racconta di Nuvoletta, una bambina curiosa e timorosa insieme. Ama le zucche e vi disegna sopra occhi naso e bocca, poi lo dimentica e ne ha paura. È come tutti i bambini, affascinati e intimoriti insieme dal mistero, dalla fantasia, dalla vita. Specie se i grandi fanno la loro parte: una mamma, soprattutto, che non comprende la particolare sensibilità della figlia e si diverte a prenderla in giro inventando un’oscura fola sulle sue origini. Il libro centra con garbo sensibile molte delle emozioni che si ritrovano a vivere i bambini coetanei della protagonista: paure di abbandono, le ansie e le incertezze sulla propria identità ancora in costruzione.
L’autrice, psicoterapeuta e docente di Counselling SIPI-Scuola (Società di Psicoterapia Integrata), non solo si rivela competente ma dimostra anche un autentico talento di scrittrice nel tratteggiare le figure di Nuvoletta, della nonna Corallina, del fratellino rosolino, di mamma Adalgisa e della zingara, che imprimerà una vera e propria svolta nell’esistenza della bambina.
Questa fiaba è incentrata su un bisogno, un’esigenza: quella di costruire la propria identità e darle dei contenuti. Nuvoletta vive la confusione tipica dei bambini della sua età. Sconta inoltre la sua diversità – crea un mondo d’invenzione fatto di zucche perché le relazioni che vive sono poco empatiche: vedi il fratello genitoriale o la mamma, anaffettiva e giudicante – con delle paure ingiustificate che l’altro non contiene. Quando questo accade, quando la paura viene negata e non se ne fa veramente esperienza, il bambino crea dei mostri, proprio come fa Nuvoletta con le zucche.
Nuvoletta è nata in un giorno di nebbia. Il nome della bambina viene scelto, tra l’altro, dal padre Màttio, un uomo dalla fantasia fervida, mediatore del meraviglioso. Con lui la fiaba irrompe nella vita della bambina. Adalgisa, la madre, secondo il parere dell’autrice, già dal nome vuole evocare distanza e una certa durezza. Per tornare alla nebbia, potrebbe far pensare alla separazione, all’allontanamento, ma può rappresentare anche un elemento di contenimento, come se fosse un’ovatta protettiva. Il contrasto fra Adalgisa e la zingara rispecchia l’opposizione tra madre e matrigna, che spesso attraversa la stessa percezione che i bambini hanno della figura materna: qui è la nonna ad essere ablativa, accogliente, mentre Nuvoletta gioca da sola perché risente del rapporto problematico con la madre.
L’autrice ha promesso per questo Natale l’uscita di un’altra storia, sempre per Mephite, dal titolo “Il ragazzo che sognava gli aquiloni”, giurando di averlo ideato prima di Hosseini…

Lia Sellitto, Nuvoletta e l’orto stregato di Zuccalà, presentazione di Lia Levi, disegni di Bianca Pacilio, Mephite, Atripalda (AV) 2007.

a cura di Laura Giambartolomei

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