Il preambolo che non c’è

Repubblica Italiana

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Tratto da Cubia n° 78 – Gennaio 2008

22 dicembre 1947, aula di Montecitorio, ore 14 circa. Ultimo giorno di lavoro per l’Assemblea Costituente. PRESIDENTE TERRACINI: “[…]Abbiamo così esaurito l’esame di tutte le questioni da sottoporre all’Assemblea per la soluzione definitiva”.

LA PIRA: Chiedo di parlare. PRESIDENTE: Ne ha facoltà. LA PIRA: […] ieri sera ho presentato alla presidenza una proposta, che il testo costituzionale sia preceduto da una brevissima formula di natura spirituale che dicesse: “In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione”. (Commenti a sinistra). Spero che[..] si possa pervenire alla sua approvazione perché mi pare che in Dio tutti possiamo convenire.[..] Voglio dire, in sostanza, che c’è un punto di convergenza per ogni creatura, c’è sempre una realtà superiore e quindi, per questa ragione, se noi potessimo, concordemente al di sopra di ogni questione politica, ancorarci a questa formula, sarebbe veramente uno spettacolo di fede. Il popolo è il soggetto e non ci sarebbero quindi questioni da sollevare, quindi pregherei tutta l’Assemblea di votare unanimemente la formula da me proposta[…]

PRESIDENTE: [..] ieri sera non ancora formalmente [..] ho fatto all’On. La Pira una prima osservazione: che la sua proposta poneva una questione di principio, quella del preambolo della Costituzione. La questione è stata dibattuta frequentemente nel corso dei nostri lavori […] il comitato di redazione dopo lunga e ampia discussione ha respinto il concetto della inserzione di un preambolo nella Costituzione. Si poteva riaprire questa discussione già conoscendosi la profonda diversità di pareri? [..] L’On. La Pira, obbedendo a un impulso della sua coscienza, ha ritenuto ugualmente suo dovere di porre il problema. [..] Alcuni colleghi hanno chiesto di parlare sull’argomento. [..] La questione ha una delicatezza di contenuto in sé e più è delicata per le ripercussioni che essa certamente avrà nell’animo di tutti coloro che la conosceranno e la conosceranno tutti gli italiani. Le parole siano dunque adeguate.[..]

TOGLIATTI: On. Presidente, è un fatto che stamani quando ci siamo alzati faceva freddo, ma nonostante questo, quando abbiamo visto brillare il sole nel cielo di dicembre, abbiamo sperato che, almeno per noi, membri della Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, esso avrebbe brillato su una giornata di unità e di concordia. Siamo venuti qui [..] con il deliberato proposito di scartare in questo giorno tutte le questioni che potessero dividerci, aprire o riaprire solchi, elevare barriere. Io vorrei pregare tutti i colleghi di non staccarsi da questa atmosfera elevata [..] Se dovessimo aprire il dibattito sulla proposta dell’ On. La Pira, non ci troveremmo uniti. Questo è un fatto certo.[..] non so nemmeno se in campo cattolico una posizione, la quale faccia della fede qualcosa di collettivo e non soltanto personale, possa essere accolta da tutti.[..] Per questi motivi prego l’On. La Pira di voler desistere dalla sua proposta.

MARCHESI: Questa nostra Carta costituzionale ha certamente grande importanza per la storia del nostro paese, per gli sviluppi che successivamente avrà nella futura legislazione, ma facciamo in modo che non cominci con una parola grande che susciti il dissidio dei piccoli mortali.

CALAMANDREI: Anche io avevo intenzione di presentare la proposta di alcune parole introduttive da premettere come epigrafe alla nostra Costituzione. Avevo pensato che questa invocazione allo Spirito e all’eternità fosse consacrata in un richiamo sul quale credo che tutti noi ci saremmo trovati concordi; in un richiamo cioè ai nostri Morti, che si sono sacrificati affinché la grande idea per la quale hanno dato la vita si potesse trasfondere in questa nostra Costituzione che assicura la libertà e la Repubblica. [..] Avevo in animo… che la Costituzione incominciasse [..]: “Il popolo italiano consacra alla memoria dei fratelli caduti, per restituire all’Italia libertà e onore, la presente Costituzione”. Questo non si può più fare, ha detto il Presidente, per ragioni di procedura.

PRESIDENTE: Noi abbiamo accettato un Regolamento per i nostri lavori: l’estrema delicatezza ora posta travalica lo stesso regolamento [..] Ora più che mai il Regolamento non può essere ignorato. Per questo dico all’On. La Pira e all’On. Calamandrei che non ritengo più proponibile nessuna richiesta.

LA PIRA: […] Se potessimo unificare le due formule, quella dell’On. Calamandrei e quella presentata da me non sarebbe cosa veramente opportuna? L’importante è di non fare una specifica professione di fede [..] ma perché rifiutarci di dire “In nome di Dio”?

PRESIDENTE: On. La Pira, l’impulso che l’ha mossa è stato di unità e concordia. Ma [..] Prendendo la sua iniziativa ella non aveva valutato tutte le conseguenze che avrebbe determinato. Dopo questa breve, composta e degna discussione, io credo che lei si sia reso conto che non con un atto di unità si concluderebbe la nostra seduta, se insistesse nella sua proposta.[..] Per non incrinare [..] occorrerebbe che ella, con quello stesso impulso di bontà che l’ha mossa a fare la proposta, ci dicesse che, comprendendo, accetta di ritirarla.

LA PIRA: […] Se la pace e l’unità non si possono raggiungere cosa devo dire?

COPPA: La procedura sbarra il passo a Dio. (Commenti animati a sinistra)

PRESIDENTE: Facciamo silenzio, prego, On. La Pira, prosegua. LA PIRA: Francamente, se tutto questo dovesse produrre la scissione nell’Assemblea, io non posso dire che questo: che ho compiuto secondo la mia coscienza il gesto che dovevo compiere. (Vivissimi, generali, prolungati applausi- molte congratulazioni.)

Sul sito dell’Assemblea Costituente è possibile visionare i verbali di tutte le sedute. In questo 60esimo anniversario della Costituzione, leggendo quello da cui ho stralciato i brani che vi riporto, mi è sembrato per un attimo di essere lì e ho respirato una boccata di ossigeno politico. Intendevo scrivere di laicità e di come è tempo di cessare di affermare che chi non ha un Dio non possa avere un’etica. Ce lo ricordano con più autorità i padri costituenti e il fatto che è dal dopoguerra che riusciamo a convivere in nome di principi civili comuni. Senza bisogno di fondarli in alcun Dio.

di Amedeo Olivieri

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