La Casa a Cattolica: E i giovani vanno ad abitare fuori

Cattolica vista da Gabicce

Cattolica vista da Gabicce

Tratto da Cubia n° 66 – Novembre 2006

“Negli ultimi cinque-sei anni c’è stata una forte flessione nell’attività delle agenzie immobiliari. Motivata soprattutto dai prezzi delle case, che sono saliti alle stelle”.
Quello che pareva evidente già dai dati sulle edificazioni e sulle liste d’attesa comunali per l’alloggio, viene ulteriormente confermato dagli addetti ai lavori.
Alessandro Fuzzi, titolare assieme al padre dell’agenzia immobiliare omonima, illustra il punto di vista di chi, lavorando nel settore da anni, gode di sicuro di un osservatorio privilegiato (anche se negli ultimi anni l’agenzia d’affari Fuzzi si è specializzata nel settore industriale).
Signor Fuzzi, come si spiega il fatto che negli ultimi anni il numero di alloggi costruiti nella città di Cattolica è aumentato notevolmente, ma non è diminuito il numero di persone che cerca casa?
“Secondo me, il motivo è fondamentalmente riconducibile ai prezzi. Sono molto alti, e sono aumentati negli ultimi anni”.
Tanto da non consentire più l’acquisto di una casa?
“Vanno fatte delle distinzioni. Se parliamo di una giovane coppia, o di una famiglia a reddito fisso e non altissimo, o di una persona immigrata, allora è proprio così: non si riesce a comprare la casa. Neppure con dei mutui a lunghissima scadenza. Per queste categorie di persone si può dire che non solo le zone del centro della città sono tabù, ma anche quelle con prezzi leggermente più bassi, come la zona stadio, o di via Cabral, o della parrocchia di San Benedetto, nell’immediata periferia, stanno diventando improponibili”.
E come fanno, allora, queste categorie di persone?
“Stanno iniziando a rivolgersi fuori Cattolica. Ad esempio a Gradara o Fanano. Là i prezzi sono più accessibili. Oppure un’altra modalità in ripresa è quella dell’acquisto dell’usato: appartamenti degli anni ’80 o ’90, che tra l’altro sono anche più spaziosi. Gli alloggi costruiti oggi sono di solito molto piccoli”.
Ma al di là delle categorie a reddito più basso, vi è ancora chi compra case?
“Sì, certo. Vi sono persone e famiglie con reddito più alto che, magari, cambiano casa, o investono una liquidità arrivata in un certo momento, o smobilizzano titoli di credito… O, ancora, vi sono professionisti delle case che le acquistano per metterle a reddito. Cioè per darle in affitto. Ma anche questo sta diventando un problema”.
Perché?
“Perché anche gli affitti sono di molto aumentati negli ultimi anni, e anche in quest’ambito ormai le famiglie stanno iniziando a fare fatica”.
Il terziario, uffici, negozi… possono fungere da “sfogatoio” del mercato immobiliare, per l’invenduto e il non affittato?
“Direi proprio di no”.
Anche l’attività delle agenzie immobiliari avrà avuto dei problemi…
“Certo. Negli ultimi anni abbiamo subìto una flessione”.
E quali conseguenze avrà, secondo lei, tutto ciò? La bolla speculativa che ha contraddistinto il mattone negli ultimi anni comincerà a sgonfiarsi? I prezzi delle case a scendere?
“Questa è una valutazione che non sono in grado di fare”.
Altrettanta difficoltà di valutazione si incontra in altre agenzie immobiliari e d’affari cattolichine, che però preferiscono non apparire.
In una di esse un titolare spiega che “il costo degli alloggi non è mai sceso nella storia, e non credo che scenderà mai. Anche nel periodo della crisi degli anni ’80 non vi sono stati cali di prezzi. Per un periodo sono rimasti fissi, a fronte di un potere d’acquisto che a sua volta non cresceva. La crisi ha tolto di mezzo alcune imprese edili che erano sorte sull’onda del boom, ma che non avevano la solidità per affrontare momenti difficili. Poi, con il nuovo grande boom del mattone, quello della fine degli anni ’90, i prezzi sono tornati a salire”. Anche secondo il titolare di questa seconda agenzia, comunque, l’assurdo delle centinaia d’appartamenti costruiti e delle persone che cercano casa, si spiega coi prezzi troppo alti, “tanto che qualche alloggio sta cominciando a rimanere sfitto”. E quindi? “Quindi, se le cose dovessero andare male, le grandi immobiliari, quelle che possono permettersi di tenere patrimoni investiti senza che fruttino immediatamente, potranno aspettare. Le altre faranno più fatica. Magari, come negli anni ’80, quelle meno strutturate potrebbero uscire dal mercato”. Anche stavolta, in attesa di tempi migliori.

di Francesco Pagnini

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