Quote personali

Le cause dell'effetto serra

Le cause dell'effetto serra

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Talete Fuschini, chi era costui? Creatura di Stefano Benni, in “Elianto” è l’infermiere filosofo di Villa Bacilla, sostenitore della teoria del Bonus. Eccola: “Io credo disse Talete- che la morte di una persona non dipenda mai da una malattia o morbo che dir si voglia. Le malattie sono, diciamo così, dei trucchi con cui il Supremo Manovratore dissimula il vero meccanismo della vita e della morte, e cioè il Bonus Vitale Individuale( BVI) . Codesta teoria sostiene che a ogni essere vivente prima della nascita viene assegnato un bonus di attività vitali, che lo accompagnerà nel suo cammino terreno. Per fare un esempio, in un BVI potrebbero essere compresi: 300mila birre; 1milione e 17mila starnuti, 3 grandi amori, 9 biciclette; 602 bagni di mare; 60 litri di lacrime; 46 Km di spaghetti; 37mila errori di ortografia; 4mila cruciverba; 3 uscite di strada a 120Km; 16 grosse disillusioni…e così via per un totale di 10alla14 voci. Mettiamo allora che Tizio sia trovato morto per infarto o ictus. Il medico non avrà dubbi: colpa del cuore trascurato o dei trigliceridi. Nulla di più falso. Tizio è morto perché un attimo prima dell’ictus, ha mangiato il milionesimo gelato, o ha detto “insomma” una volta di troppo, o ha pianto una lacrima in più di quelle che gli erano consentite. Naturalmente c’è anche chi parte particolarmente sfortunato: se un tale ha come bonus un solo starnuto o un solo litro di latte, non gli servirà a nulla avere 300mila scopate a disposizione. Il poveretto starnutirà o tetterà e lo troveranno secco nella culla”. Difficile verificare se Talete Fuschini sia nel giusto ma il principio attivo del BVI, trasferito dall’ambito letterario a quello ecologico potrebbe risultare un neo-uovo di Colombo per aiutarci a contrastare i cambiamenti climatici. Perché non affidare ad una legge umana piuttosto che alle bizzarrie del destino ancestrale la regolamentazione del budget individuale di risorse naturali disponibili e far fronte così, in modo forzoso, al rischio di estinzione della vita sulla terra? Certo, non è necessario che la normativa si spinga a quantificare i bonus per le infinite voci presenti nella teoria del Fuschini, sarebbe sufficiente individuare alcuni elementi nevralgici essenziali, ad esempio quelli archetipici della filosofia greca: Acqua, Aria, Terra, Fuoco(Energia). Ogni umano ne avrebbe a disposizione una quantità finita, concessa annualmente in base a valutazioni su scala mondiale che tengano conto anche delle necessità delle altre specie viventi. Non dovremmo neanche partire da zero. Abbiamo già a disposizione un sistema di calcolo capace di restituirci in termini comprensibili ed efficaci un indicatore unificante rappresentativo dell’effetto ambientale delle nostre scelte di consumo: è quello dell’Impronta Ecologica. Il suo modello matematico elabora l’impatto del nostro stile di vita e lo traduce in equivalente di territorio sfruttato. Conoscendo la quantità di risorse di cui la terra dispone, sottraendo quelle necessarie a smaltire i nostri rifiuti e dividendole per gli oltre 6 miliardi e mezzo di abitanti, possiamo trovare, con buona approssimazione, il BVI da concedere a ciascuno. Su una carta elettronica personale, la razio-card, (dalla radice comune sia a razionamento che a raziocinio), un microchip registra il nostro consumo quotidiano in termini di alimenti, abitazione e infrastrutture, trasporti, beni e servizi. Su ciascuno di questi elementi dovrebbe essere riportata un etichetta con il costo di Impatto ecologico in modo da poter scegliere con cognizione di causa. Per il momento potremmo lasciare fuori dal conteggio le attività che prevedono il solo utilizzo del corpo nudo e crudo ma quando cominciasse a scarseggiare anche l’aria respirabile, e ci stiamo avvicinando grazie alle polveri sottili, saremmo costretti a calmierare anche i sospiri. L’idea può sembrare peregrina ma una pratica simile è già operativa su base internazionale: il Protocollo di Kyoto. In vigore dal 2005, prevede che esistano delle quote di emissione di gas serra contingentate che i paesi sottoscrittori devono “tentare”, bontà loro, di non sforare. Una tale flessibilità, rimarcata dal fatto che è stato permesso a ciascun paese di decidere se aderire o meno, non potrà essere concessa su scala individuale. Vogliamo forse che succeda come per Kyoto, dove un paese come l’America, responsabile di oltre il 36% delle emissioni mondiali, si è rifiutato indisturbato di ratificare il trattato? Le leggi fisiche della natura non scendono a patti con dio, figuriamoci con noi comuni mortali. Capisco che a qualcuno un razionamento coatto possa risultare inaccettabile. Penso in modo particolare al nuovo partito che inneggia alla libertà individuale intesa come scioglimento da ogni vincolo e come possibilità di fare tutto ciò che l’interesse personale vaneggi. Oggi più che di un simile “popolo della libertà” abbiamo bisogno di quello della Responsabilità, capace di impegnarsi per un obiettivo comune: riuscire a fare in modo che gli oltre 8 miliardi di esseri umani del 2025 possano vivere tutti in maniera dignitosa ed equa senza distruggere irrimediabilmente i sistemi naturali e senza oltrepassare la capacità di questi sistemi di assorbire gli scarti e le immondizie delle nostre attività. E’ ovvio che una scelta autonoma di autolimitazione nei consumi, maturata nella coscienza di ciascuno, sarebbe la via più auspicabile ma il gioco si sta facendo duro: persuasione ed educazione richiedono tempi che non ci possiamo permettere. Accanto ad aspetti spiacevoli, ci sarebbero anche indubbi vantaggi nell’utilizzo della razio-card, a cominciare da una equità sociale che, dopo aver fallito sulla redistribuzione dei redditi potrebbe dimostrarsi a portata di mano attraverso l’eguaglianza imposta dei consumi. Ognuno sceglierà come spendere il proprio patrimonio ecologico e torneranno di moda dilemmi proverbiali come quelli che narrano di giorni da leoni piuttosto che da pecore. Saremo anche indotti ad accordarci su un utilizzo comune dei beni personali per ottimizzarne la dispendiosità. Comprenderemo meglio anche cosa intendeva dire Piede di Corvo della tribù Piedineri con: “Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”. E che fare con chi dovesse esaurire le quote personali prima della annuale riassegnazione delle risorse? Potrebbe essere oggetto del codice di diritto ecologico che dovremo deciderci presto a redigere.

di Amedeo Olivieri

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