Leonarda Cianciulli

 

Leonarda Cianciulli

Leonarda Cianciulli

 

Tratto da Cubia n° 74 – Settembre 2007

 

GIALLO ROSSO D’ESTATE

PREMESSA

 

Paura: stato d’animo costituito da inquietudine e grave turbamento, che si prova al pensiero o alla presenza di un pericolo.

 

La paura di perdere la mamma sono le prime gocce inquietanti di adrenalina. Per contrastare tale stato d’animo si fa ricorso alla favola, potente ricettore del sonno e della fantasia.

Accade spesso che tra questi paesaggi candidi e innocenti si annidi nell’angolo in penombra un curioso personaggio che attrae la nostra curiosità, mentre la favola scorre verso il lieto fine.

Durante la notte, la figura impressa nella mente si anima al minimo rumore rendendoci vigili e paurosi, costretti a tal fine a rimanere nascosti sotto le lenzuola del letto in attesa del mattino: nulla ci rassicura quanto la luce del giorno.

Le paure degli adulti, manifestandosi in mille modi diversi, ancora oggi si chiamano Barbablù, la zia dalla gamba d’oro, la filastrocca dell’Uomo nero, ecc. Ricordo una favola ascoltata da Giuseppe “Pupi” Avati: da bambino, ogni sera, all’imbrunire, gli veniva raccontata una favola nel tentativo di conciliargli il sonno, ma questa al contrario creò in lui un effetto di ansia e paura, che si radicarono nel profondo, tanto da ispirargli un famoso  film gotico padano.

Qui di seguito viene presentato il resoconto di un inquietante fatto di cronaca, accaduto durante  il periodo bellico, da cui nacque un curioso detto, che si trasmise per alcune generazioni, toccando il vertice nel periodo del boom economico, portando ricchezza e benessere: Nu magna tènt, parché se l’at ciapa la Cianciulli la fa tut savòn.

  

LEONARDA CIANCIULLI

 

Leonarda nasce a Montella di Avellino nel 1893, concepita in seguito a una violenza carnale subita da Emilia di Nolfi. Emilia sarà costretta a sposare il suo violentatore e odierà per sempre quella creatura, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli.

Leonarda é una bambina debole, malaticcia ed epilettica ed é maltrattata dalla madre, mentre i fratelli la isolano e la trattano alla stregua di una paria.

La sfortunata bambina cerca di sfuggire alla propria situazione familiare tentando più volte il suicidio ma é sfortunata anche da quel punto di vista.

Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva.

Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire e mangiai cocci di vetro: non accadde nulla. –

Un bel giorno uno dei tanti uomini da lei frequentati, l’impiegato statale Raffaele Pansardi, la sposa e la porta via dalla madre. I coniugi Pansardi si trasferiscono infatti a Lariano, un paesino dell’Alta Irpinia… sul quale, poco tempo dopo, si abbatte un terribile terremoto.

Leonarda e suo marito cadono in rovina e si trasferiscono nuovamente, questa volta in Emilia Romagna, a Correggio (Reggio Emilia). Il paesello verrà reso famoso dalla saponificatrice, ancora prima che da Ligabue.

I cittadini accolgono bene la coppia, che vive in via Cavour 11 A. Leonarda si ingegna in un commercio di abiti usati. Grazie a questo commercio e grazie al rimborso avuto per il terremoto, la coppia risolleva bel presto la propria economia, tanto da permettersi una collaboratrice domestica.

Nonostante la nuova situazione economica, la donna non riesce a godersi la vita perché é ossessionata dalla maledizione che sua madre ha pronunciato in punto di morte, una maledizione che le augura una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la prima parte recitava: Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i tuoi figli.

Mai predizione fu più veritiera: le sue prime tredici gravidanze finiscono con tre aborti spontanei e dieci neonati morti nella culla.

Dopo l’intervento di una strega locale, Leonarda riesce finalmente a portare a termine non una, ma ben quattro gravidanze. Un caso? Auto-condizionamento? Magia?

Non lo potremo mai dire con certezza, ma sta di fatto che adesso Leonarda Cianciulli non é più la bambina che cerca il suicidio per sfuggire a una vita priva di amore materno, il destino l’ha trasformata in una madre disposta ad uccidere chiunque provi a strapparle via quei quattro preziosi doni del destino.

E’ il 1939: Giuseppe, il primogenito, é iscritto a lettere all’università di Milano; Bernardo e Biagio frequentano il ginnasio; Norma l’asilo delle suore.

C’é una guerra alle porte, l’angoscia di Leonarda é sempre maggiore, soprattutto teme che l’esercito si porti via il suo Giuseppe, a combattere contro gli alleati.

Memore dell’intervento magico compiuto anni prima dalla strega, e andato a buon fine, Leonarda trova ben presto la soluzione al suo problema: la magia.

Non potevo sopportare la perdita di un altro. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli. –

Leonarda si rivela un’ottima “apprendista”, in poco tempo diventa una maga rinomata nella zona. Fa gli oroscopi e legge le carte alle amiche e alle persone (soprattutto sole) che si recano nel suo studio magico, ma la Saponificatrice fa le carte anche su se stessa, nella speranza di conoscere il destino di Giuseppe.

Una notte, i sogni spaventosi di Leonarda scompaiono e al loro posto appare una Madonna. In braccio porta un Gesù bambino nero e spiega alla donna cosa deve fare: ci vogliono dei sacrifici umani per salvare i suoi figli.

La novella maga decide così di passare al setaccio tutte le proprie clienti, fino a quando non trova tre potenziali vittime che fanno al caso suo: tre donne sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro triste e noiosa vita a Correggio.

E’ il momento di agire.

La prima vittima si chiama Faustina Setti, una settantenne che non ha ancora perso la speranza di trovare marito e che si consulta spesso con la maga per conoscere il proprio destino amoroso.

Leonarda le legge le carte, le promette che sono in arrivo novità, e un giornale comunica finalmente la “lieta” novella: un ricco amico della Cianciulli stessa, residente a Pola, ha deciso di sposarsi, e ha visto in Faustina Setti la sua donna ideale. Leonarda consiglia all’amica di vendere tutti i propri averi e di non fare parola con nessuno su questa storia, per non scatenare inutili invidie.

Il giorno della partenza Faustina si presenta, tinta, truccata ed eccitata come una bambina, dalla maga sua amica, per gli ultimi saluti di rito.

La Cianciulli le offre un caffé, anche se ci sarà da aspettare un pò: il fornello é occupato da un enorme pentolone pieno d’acqua bollente sul fuocoé ora di fare una scorta di sapone per l’inverno!

Nell’attesa del caffé, consiglia perciò alla Setti di guadagnare tempo, magari scrivendo delle lettere ai paranti, nelle quali annuncia che l’incontro con l’uomo é andato a buon fine.

Mentre la settantenne, mezza analfabeta, si affatica sulle lettere, Leonarda prende la scure e le spacca la testa. Il corpo viene sezionato in nove parti, il sangue raccolto in un catino per scopi ben poco ortodossi…

-… Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che svuotai in un vicino pozzo nero.

Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io. –

Il giorno dopo la Saponificatrice manda l’ignaro Giuseppe a Pola, a imbucare le lettere scritte dalla povera Faustina innamorata.

La seconda vittima si chiama Francesca Soavi. E’ una donna molto attiva, che si sente in gabbia nel paesino emiliano, così si reca spesso da Leonarda perché vuole sapere dalle carte se troverà mai un posto di lavoro in qualche altra città.

La Cianciulli le promette che a Piacenza c’é ad aspettarla un posto da maestra elementare in un collegio femminile.

La donna ringrazia entusiasta e, come Faustina, una fredda mattina di settembre 1940 si reca a salutare la maga, per ringraziarla dell’aiuto.

Anche se con qualche difficoltà in più, Leonarda convince Francesca a non fare parola con nessuno e a scrivere le solite lettere d’addio. Poi compie il suo secondo sacrificio umano. Questa volta ruba i soldi dalle tasche della vittima e, giorni dopo, si presenta alla famiglia dicendo che é stata incaricata da Francesca di vendere tutte le sue cose.

Giuseppe intanto viene mandato a imbucare delle lettere a Piacenza.

Terza e ultima vittima.

Virginia Cacioppo é una cinquantatreenne ex cantante lirica, che non riesce ad accettare l’età e che passa le giornate ricordando malinconicamente i passati successi artistici.

Leonarda la convoca nel suo studio e le promette che il suo amante, dirigente di un fantomatico teatro di Firenze, sarebbe disposto ad assumere Virginia come segretaria e, eventualmente, potrebbe anche inserirla in qualche spettacolo. La cantante lirica accetta entusiasta e, per rispetto nei confronti dell’amica, non racconta a nessuno del misterioso amante-dirigente di Firenze che la vuole assumere.

Il 30 settembre 1940 si ripete alla perfezione l’ormai solito copione di morte della Saponificatrice.

Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicini e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce. –

A incastrare Leonarda Cianciulli non saranno né un errore madornale né un investigatore geniale, come succede in tutte le storie di assassini seriali, ma saranno bensì una parente impicciona e un prete avido.

Il 30 settembre 1940, prima di sparire, la Cacioppo era stata seguita da una cognata, curiosa di sapere perché Virginia le aveva venduto tutti i vestiti. La donna, non vedendo più uscire Virginia dalla casa in via Cavour, si insospettisce e mette in guardia la questura.

La questura stessa, poco tempo dopo, durante dei controlli, incappa in un Buono del   Tesoro della Cacioppo, depositato alla Banca di San Prospero da un prete di campagna. Interrogato dagli inquirenti, il parroco confessa di aver comprato il Buono da A. Prosperi, amico-amante della Cianciulli.

Leonarda é alle strette. Il questore vuole spiegazioni, ma é nuovamente la Madonna con il Gesù nero ad apparirle in sogno e a dirle di confessare tutto.

Epilogo.

Durante il processo (1946), la mamma assassina sarà costretta nuovamente a difendere l’adorato Giuseppe dall’accusa di averla aiutata negli omicidi.

Gli inquirenti giustamente hanno diversi dubbi sulle possibilità che una donna di cinquant’anni, alta un metro e cinquanta e tarchiata, sia riuscita da sola a uccidere e sezionare tre esseri umani.

Così Leonarda, pur di salvare dalle accuse Giuseppe, propone alla Corte di eseguire per loro ciò che ha fatto alle altre donne. A sorpresa il giudice accetta la proposta e vengono fatti portare nell’aula il cadavere di un vagabondo, un pentolone e una scure.

In dodici minuti netti, sotto gli sguardi allibiti dei magistrati e degli avvocati, il vagabondo viene sezionato, smembrato e bollito per fare saponette.

Condannata a trent’anni di carcere e tre anni di manicomio, Leonarda sconta la sua condanna nelle strutture di Pozzuoli e Aversa, lavorando all’uncinetto, facendo il discorso di benvenuto ai funzionari ministeriali in visita e cucinando biscotti per tutte le sue compagne. A questo proposito, una suora che l’ha conosciuta ricorda:

-Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna delle detenute, però, si azzardava a mangiare.Credevano che contenessero qualche sostanza magica. –

Il 15 settembre 1970, in seguito ad apoplessia cerebrale, la Cianciulli si é spenta nel manicomio criminale di Pozzuoli ed é stata seppellita nella fossa comune della città campana.

-Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio. –

Daniele Del Frate 2004

 

a cura di Dorigo Vanzolini

 

 

1 Commento

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Una risposta a “Leonarda Cianciulli

  1. Giovanni Gallo

    Si, io mi chiamo Gianni Gallo sono nato a Montella Avellino durante la 2ª querra 1943, il mio Nonno il suo nome era Salvatore Cianciulli si sposò la mia Nonna Angelina Mazzei da Montella

    La faccia mi rassomiglia a mia Mamma Italia Cianciulli Gallo, a Leonarda Cianciulli

    Come dicano una faccia una razza.
    Io abbito a Boston USA

    Saluti

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