Serena vita di bimbi: alla Colonia 28 ottobre di Cattolica

Piero Parini ringrazia il cattolichino Giuseppe Piccioni

Piero Parini ringrazia il cattolichino Giuseppe Piccioni

Tratto da Cubia n° 78 – Gennaio 2008

La grandiosa Colonia Marina “28 Ottobre”, che accoglie i figli degli italiani all’estero, sta attraversando il periodo “cruciale” della notorietà, che s’ identifica nel pellegrinaggio quotidiano di centinaia di curiosi, i quali invadono, nelle ore permesse dal regolamento, la bella casa luccicante di acciai cromati, e ne ripartono entusiasti ed ammirati.

Com’è noto, il 28 giugno scorso il Duce volle inaugurare la Colonia, e rimase talmente soddisfatto che, congedandosi da Piero Parini, si degnò di esprimergli il suo vivo compiacimento per la modernità della costruzione, assolutamente razionale, e per la nuova opera del Regime a vantaggio della gioventù italiana lontana dalla Patria.

In quel giorno però la Colonia era deserta, mentre ora è in piena efficienza, perché sono 1.200 gli ospiti che la occupano e la rendono gaia e festosa, provenienti da tutti i paesi dell’Europa e persino dall’Africa e dall’America.

A distanza di poche settimane dall’inaugurazione, tutto funziona a meraviglia: onde è possibile, anzi facile, fare constatazioni e rilievi sulla organizzazione dell’assieme, sulla funzionalità degli edifici e sulla distribuzione dei servizi, poiché soltanto l’occupazione totale dello spazio può collaudare la costruzione.

Vediamo brevemente come si svolge la vita interna della Colonia.

Ogni fanciullo, appena arrivato in Colonia, si è spogliato dei suoi panni, che vengono portati al reparto disinfezione, ed entra nella sala delle docce, dove in un baleno si lava e si sgranchisce le membra affaticate dal lungo viaggio.

Dopo questo preliminare ed indispensabile atto, ecco la visita medica fatta da due sanitari che risiedono permanentemente in Colonia: visita rapida e completa che permette al piccolo coloniale di raggiungere la camerata che gli è stata affidata.

Quivi il fanciullo trova il suo lettino, elegante e razionale nella sua forma di “cuccetta”, disposto in fila cogli altri nella lunga corsia terrena o superiore di uno degli edifici.

Sopra il lettino, s’apre nel muro, con un solo sportello, l’armadio che custodisce il corredo personale: camicie, mutande, magliette, scarpe, costume da bagno, e divisa della Colonia, che è quella del marinaretto.

In camerata, il fanciullo è atteso dall’ufficiale che per tutto il periodo della sua permanenza in Colonia lo guiderà e lo assisterà, più che da superiore, da padre; e questo immediato contatto stabilisce subito quell’atmosfera di mutua comprensione ed amore che è il lievito disciplinare della Colonia.

Inquadrato nel suo reparto, composto generalmente da fanciulli provenienti dalla stessa città o nazione, il piccolo inizia veramente la sua vita di colonia, regolata in tutto e per tutto da perfezione militare. Dall’alba al tramonto i fanciulli godono l’aria, l’acqua e il sole di questa madre Italia non più straniera al loro cuore.

Poche le parate, poche le seccature di carattere didattico o pedagogico.

Vita sana in tutta l’espressione del termine, senza “marcature di visita”, ché ogni fanciullo ci tiene con orgogliosa dignità a non sottrarsi alla vita comune e alle sue esigenze.

A mezzogiorno e alle sette, il grande refettorio circolare, ricavato sotto la torre dell’edificio centrale, accoglie la gaia schiera affamata nei lunghi tavolati apparecchiati di tutto punto con servizi d’alluminio appositamente fabbricati. E come e quanto si mangia nella Colonia: tonnellate di viveri dei più scelti entrano coi furgoni e coi camion nelle linde cucine dove un esercito di donne s’affaccenda attorno alle mastodontiche caldaie.

La vita sana e disciplinata all’aperto è il migliore antidoto contro le malattie, tanto che medico ed infermiere poco o nulla hanno da fare, e l’ospedale e il locale d’isolamento sono sempre in attesa di ospiti. Il comandante della Colonia signor Canepa e il numeroso gruppo degli ufficiali della Milizia, in gran parte insegnanti delle scuole italiane all’estero, vivono intensamente la vita dei piccoli ospiti, e li guidano con appassionato fervore. Dopo solo poco giorni, questi fanciulli sono così perfettamente disciplinati, che ci tengono a dimostrare come sappiano fare il loro dovere con una punta d’amor proprio e d’iniziativa tutta nostra, italiana.

Il momento più suggestivo della giornata è quello della sera quando il tricolore scende dal pennone, ed i fanciulli, immobili sull’attenti, dicono la preghiera del marinaio.

Allora, veramente si comprende quanto grande, nobile e provvidenziale sia questa organizzazione voluta dal genio previdente del Duce, e tanto fedelmente attuata da Piero Parini. Perché davanti al mare che incupisce, non ci sono fanciulli, ma italiani già fatti, pronti nell’anima e nel corpo a difendere questa terra dalla quale ebbero i natali i loro genitori, e che hanno finalmente ritrovato per non perderla mai più.

POPOLO DI ROMAGNA AGOSTO I934

(BIBLIOTECA GAMBALUNGA DI RIMINI)

a cura di Dorigo Vanzolini

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1 Commento

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Una risposta a “Serena vita di bimbi: alla Colonia 28 ottobre di Cattolica

  1. barbieri benito

    Ho frequentato la colonia 28 Ottobre di cattolica per due anni consecutivi e mi é rimasto un ricordo indimenticabile, eravamo veramente i bambini piu felici del mondo, un mese passato in riva al mare tra italiani di tutte le nazioni, eravamo fieri di poter dimostrare al paese dove vivevamo che il governo italiano di quel tempo si interessava a noi, e i nostri genitori potevano così respirare durante un mese (noi eravamo quattro ragazze e due ragazzi). Peccato che le due navi sono state distrutte; io ero nella Nave Ciano, il primo anno e poi nella Badoglio il secono anno. Sono rimasto un po’ deluso nel vedere il luogo nello stato in cui si trova.

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