Cosa significa “Ignorare”

Giorgio Pierani

Giorgio Pierani

Tratto da Cubia n° 59 – Febbraio 2006

Ignorare vuol dire non sapere.
Ignorare vuol dire far finta di niente.
Prendo spunto da questa parola per raccontare una situazione che mi è capitata pochi giorni fa in montagna e la conseguente risposta di un mio amico ad una mia precisa richiesta di ignorare.
Il fatto. Nell’albergo dove ero alloggiato per la classica settimana bianca, con la mia famiglia e un gruppo di amici di Cattolica, c’era un gruppo di romani.
Una sera, dopo cena, nell’uscire per una passeggiata rilassante, vedevamo, di fronte all’albergo, uno di quei signori romani che con una bomboletta nera scriveva sulla neve quelle classiche frasi che inneggiano ad un certo periodo della nostra storia: per essere più precisi, l’epoca fascista. Un paio di miei amici volevano intervenire con frasi che si ascoltano allo stadio quando si incontrano due opposte tifoserie. Per non creare situazioni spiacevoli ho chiesto loro di ignorare ciò che vedevamo e andarcene per la nostra strada. E infatti, da persone intelligenti i miei amici si sono limitati ad alcune battute proseguendo per la strada che ci eravamo prefissi.
Un mio amico mi ha fatto notare che ignorare ciò a cui avevamo assistito senza intervenire era quasi come consentire loro una legittimazione, come era avvenuto oltre settant’anni fa, quando quella ideologia aveva preso il governo italiano, con tutto quello che ne è derivato.
Molto probabilmente, i primi focolai di quelle persone arroganti e prepotenti erano cominciati così, nel disinteresse delle persone.
Poi, piano piano, hanno governato l’Italia.
Perché ho fatto questa premessa? Perché voglio stimolare l’attenzione di chi, come me, segue la vita amministrativa di Cattolica.
Preciso subito una cosa: chi ci amministra a Cattolica, oggi come ieri, non ha niente a che fare con i personaggi che ho incontrato in montagna, il paragone non è con le persone che ci governano, ma è nella parola “ignorare” e nell’atteggiamento quotidiano che consegue.
“Ignorare”, nel significato di “non sapere”, è quello che accade alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Su 16.000 abitanti, in quanti sanno perché al posto di un bene storico oggi c’è un condominio? Perché mancano i parcheggi? Perché manca il verde? Perché si continua a vendere beni pubblici? Perché si pagano tasse più alte di quelle che in realtà si dovrebbero pagare?
Sino a qualche anno fa anche io ignoravo tutto questo. Non sapevo chi era il vicesindaco, cosa facevano gli assessori, che esistevano i consiglieri; andavo in Comune solo per richiedere un certificato di residenza o di famiglia che serviva per il mio lavoro.
Pensavo che, se l’ufficio tecnico concedeva il permesso per costruire un condominio, il piano regolatore lo permetteva, e quindi, se ricorrevano le stesse condizioni, chiunque poteva costruire un condominio in quanto il piano regolatore lo consentiva.
Ignoravo, come la stragrande maggioranza dei cittadini, qual è la triste realtà della vita amministrativa a Cattolica.
“Ignorare”, nel significato di “lasciare perdere”, in effetti, così come mi ha fatto notare il mio amico, forse è la cosa peggiore.
Da quando ho cominciato ad informarmi sulla vita amministrativa di Cattolica, sono venuto a conoscenza di molti, e dico troppi, casi “strani”, ho cercato di non “ignorare” tutto questo rappresentando la situazione ai soggetti competenti, ma ho constatato che c’è troppa gente che fa “spallucce”.
In realtà, mi sono accorto che c’è molta gente che sa e potrebbe fare, ma fa finta di ignorare. Le persone che sanno, ma ignorano, sono coloro che leggono i giornali, hanno la possibilità di accedere ai documenti per verificare se certe cose sono veritiere, ma lasciano le cose come stanno: per inerzia, per codardia, per “quieto vivere”?
Non lo so e non mi ergo a giudice del comportamento altrui, ma questo silenzio contrasta col fatto che poi ci si lamenta perché non ci sono i parcheggi, perché le tasse sono alte, perché mancano i soldi per i servizi utili alla collettività, perché mancano strutture sociali.
Se le persone che hanno creato questo sono ancora ai loro posti, percepiscono lauti stipendi, si sentono sicuri di sé perché stanno nella “stanza dei bottoni”, a forza di “ignorare” cosa possono fare in futuro?

di Giorgio Pierani

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