L’adorazione di Erode

Fra Alberto Maggi

Fra Alberto Maggi

Tratto da Cubia n° 88 – Gennaio 2009

“Gesù il Messia nacque così: Maria sua madre era promessa sposa di Giuseppe, e prima che cominciassero a vivere insieme si trova in attesa di un figlio per opera dello Spirito Santo” (Matteo 1,18)

La nascita di Gesù, con l’accettazione da parte di Giuseppe del suo concepimento per opera dello Spirito Santo, non ha segnato la fine della turbolenza nella vita di Maria e Giuseppe.
Chi mi ascolta vivrà tranquillo, senza paura di nessun male“, aveva sentenziato il grande re Salomone (Pr 1,1.32), ma a Giuseppe e Maria l’aver ascoltato il loro Signore non ha portato tranquillità.

“Così nacque a Betlemme di Giudea ai tempi di Erode. Allora alcuni magi giunti da oriente si presentarono a Gerusalemme domandando: Dov’è quel re dei giudei che è nato? (…). Saputo questo il Re Erode si spaventò, e con lui tutta Gerusalemme; convocò tutti i sommi sacerdoti ed i dottori del popolo, e chiese loro informazioni circa il luogo in cui doveva nascere il messia. (…)
Allora Erode chiamò in segreto i magi, perché gli dicessero con precisione quando era apparsa la stella; poi li mandò a Betlemme con questo incarico: Informatevi esattamente del bambino, e quando l’avrete trovato avvisatemi, perché vada anch’io a rendergli omaggio”.
(Matteo 2, 1-8)

Maria e Giuseppe si trovano a Betlemme, dove Gesù è nato. I sommi sacerdoti e gli scribi della vicina Gerusalemme hanno già informato Erode, che ha espresso il desiderio di adorare “il re dei Giudei” nel luogo dove questi è nato: “A Betlemme di Giudea” (Mt 2,5) da dove, secondo il profeta Michea, “uscirà il Messia” (TgMic 5,4). Ma da Gerusalemme nessuno si è dato la pena di verificare se nella piccola Betlemme si fosse realizzata la profezia di Michea.
L’atteso Messia è li a due passi e nessuno si muove.
Veramente una visita c’è, ma non è quella attesa. I personaggi che si sono presentati da Maria e Giuseppe hanno sconcertato i genitori di Gesù. Infatti, gli unici che si recano nella casa di Betlemme sono “alcuni maghi giunti da oriente“. (Mt 2,1)
Per comprendere la presenza dei maghi a Betlemme, è necessaria un’opera di restauro. Occorre ripulire la figura di questi personaggi dalle incrostazioni accumulate nel tempo da tradizioni che hanno ridotto i maghi ad elemento di folclore.
Lo sconcerto che dei maghi fossero stati i primi ad adorare Gesù ha portato i primi cristiani a cercare di nobilitare tali personaggi, elevandoli a dignità regale. In seguito si è provveduto a trasformare l’imbarazzante termine maghi, che era adoperato nella lingua greca per indicare i ciarlatani e gli imbroglioni, nel più innocuo magi (unica volta che il greco màgoi-maghi è tradotto così).
In base ai doni portati si stabilì il loro numero in tre e si trovarono persino i nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Infine, nella tradizione i maghi vennero rappresentati uno bianco, uno nero e l’altro meticcio… e i personaggi per il presepio sono pronti.
Con la presenza dei maghi, l’evangelista intende affermare che i primi (e gli unici) a rendere omaggio al re dei Giudei sono stati i pagani (giunti da oriente). Constatando l’assenza dei sommi sacerdoti e la presenza dei maghi a Betlemme, Matteo anticipa e realizza la profezia di Gesù:
“Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori”. (Matteo 21,43)

L’estensione del regno di Dio ai pagani viene raffigurata nei doni che i maghi offrono:
ORO – Omaggio regale: i pagani riconoscono Gesù come loro sovrano (1 Re 9,11.28). Il regno di Dio si estende a tutta l’umanità, pagani e peccatori compresi, perché tutti sono oggetto dell’amore di Dio, qualunque sia la loro religione o la loro condotta. (Matteo 5.45)
INCENSO – Una caratteristica esclusiva del popolo d’Israele era quella di essere un “regno di sacerdoti” (Es 19,6), e l’incenso era l’elemento specifico del servizio sacerdotale (Lv 2,1-2). L’offerta dell’incenso a Gesù significa che il privilegio di essere un popolo sacerdotale non è più riservato ad Israele, ma viene esteso a tutti i popoli. (1 Pt 2,9; Ap 5,10)
MIRRA – Nei profeti, il rapporto tra Dio ed il suo popolo era raffigurato con l’immagine del matrimonio, nel quale Dio era lo sposo ed Israele la sposa (Is 62,5; Os 2). La mirra, simbolo dell’amore della sposa per lo sposo, è il profumo con il quale l’amante seduce il suo amato: “Ho profumato il mio giaciglio di Mirra” (Pr.7,17;Ct 5,5). Il dono a Gesù è segno che l’onore di essere il popolo sposo del Signore non è più solo di Israele ma, attraverso i maghi, viene esteso a tutte le nazioni pagane.

“Non appena quelli se ne furono andati, l’angelo del Signore apparve a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, resta lì fino a nuovo avviso, perché Erode cercherà il bambino per ucciderlo”. (Matteo 2,13)

Il potere è sempre “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44). Erode aveva espresso il desiderio di adorare il re dei Giudei. In realtà voleva ucciderlo.
Erode è il re che era stato capace di uccidere i propri figli per paura che gli togliessero il potere e, giocando sull’assonanza, nella lingua greca, tra la parola porco (hys) e figlio (hyòs), circolava il detto che era “meglio essere un porco che figlio di Erode” (Saturnalia II,IV, 11).
Il re, per dimostrare al popolo che rispettava la Legge ebraica, non mangiava il maiale (Lv 11,7), ma per mantenere il trono uccideva i propri figli.
Giuseppe, preso il bambino e sua madre, scappa in Egitto.
Si ripete al contrario la storia del popolo d’Israele. Questo era fuggito dall’Egitto, “dalla casa di schiavitù” (Dt 5,6), e aveva trovato rifugio nella terra promessa.
Ora la terra della libertà si è trasformata in terra di morte dalla quale occorre fuggire e trovare rifugio proprio in Egitto. Si corre meno pericolo in Egitto, tra i pagani idolatri, che a Betlemme, nelle vicinanze di Gerusalemme, la città santa che pullula di sacerdoti e persone devote.
Sinagoga e Tempio, religiosi e persone pi, saranno per il Figlio di Dio un pericolo mortale dal quale dovrà costantemente fuggire. In terra pagana, tra peccatori e miscredenti, troverà sempre rifugio, accoglienza e fede.

“Erode, vedendosi beffato dai maghi, si adirò moltissimo e mandò ad uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù”. (Matteo 2,16)

Questa strage è un duro colpo alle certezze di Maria e di Giuseppe.
Essi credono nel Dio di Israele, in colui che per liberare il suo popolo dalla schiavitù egiziana non esitò a sterminare “ogni primogenito nel paese d’Egitto” (Es 12,29), e nella preghiera benedicono “Colui che percosse gli Egiziani nei loro primogeniti, perché la sua bontà dura in eterno” (Sal 136,10).
Ora è Erode a sterminare i bambini di Betlemme, per cercare di uccidere il figlio di Dio.
Perché questa volta il Dio, a cui tutto è possibile, non agisce, perché non colpisce Erode, così come ha percosso il faraone?
Maria e Giuseppe avranno tempo per riflettere, per scoprire che il Dio che si manifesterà nel loro figliolo è diverso da quello che essi hanno conosciuto: non ucciderà i nemici, ma darà anche a loro la vita (Mt 9,23-25).

Di Alberto Maggi

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