Archivi del mese: marzo 2009

Velo Club Cattolica pedala al Trofeo dei Colli Marignanesi

colli_marignanesi_2009

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Ogni anno, Aprile, con l’inizio delle gare, porta con sé il fiore all’occhiello delle organizzazioni targate Velo Club Cattolica.

Così il 5 Aprile, in quel di San Giovanni in Marignano, per la nona volta, le strade dell’entroterra romagnolo saranno il palco del Trofeo dei Colli Marignanesi. La manifestazione sarà preceduta il 2 Aprile dalla presentazione dell’evento e delle squadre del Velo Club Cattolica presso il teatro Massari, di fronte alle autorità sia di Cattolica che di San Giovanni.

Quest’anno, a conferma della maggiore attenzione verso il ciclismo giovanile, sarà possibile seguire la gara con aggiornamenti in tempo reale sul portale dedicato al ciclismo giovanile e sul sito dedicato al Ciclismo Juniores.

Passando alle novità negative, quest’anno per la prima volta la gara non vedrà protagonista la Juvenes di San Marino, che per l’annata 2009 non ha voluto impegnarsi anche per la categoria degli Juniores. Il vivaio sammarinese si è così trasferito in massa alla Sidermec di Gatteo: infatti in questa formazione si trovano diversi ragazzi lanciati proprio dal Velo Club Cattolica, cioè Borgini Stefano, Casale Francesco, Gaia Giovanni e Valcarenghi Raffaello, tutti giovani nati nella formazione giallorossa.

Il percorso della gara è rimasto invariato, perché negli anni si è dimostrato adatto sia alle esigenze del pubblico, che richiede spettacolo, soprattutto in salita, sia a quelle dei ragazzi, che richiedono sicurezza ed un tracciato vario per poter testare la gamba già ad inizio stagione.

Così, anche per il 2009, il punto di partenza della stagione agonistica per gli juniores sarà dalle strade marignanesi, che avranno l’onore di iniziare i ragazzi ad una sfida più dura, che porterà i più forti a cullare forse anche il sogno di diventare prima o poi professionisti di uno sport che fa della fatica e del sudore la sua caratteristica principale.

Aggiornamenti sull’evento si possono trovare sul sito ufficiale della manifestazione.

di Stefano Bacchini

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Associazioni Sportive

Notizie in breve eventi a Cattolica | Marzo – Aprile 2009

 

Papere Generali

Paperegenerali

 

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Papere e Generali Invadono Cattolica

Galleria d’Arte Ventitreesima ospita dal 23 Marzo al 31 Maggio 2009 la mostra Paperegenerali del riminese Luca Giovagnoli.

Quella di Cattolica è l’ultima tappa di una storia espositiva iniziata nel 1992 che ha visto Giovagnoli protagonista in tante gallerie d’arte italiane.

Classe 1963, in questa mostra decontestualizza un oggetto quanto mai innocente, quale è la paperella di gomma, con cui giocano spesso i bambini, affiancandola a un simbolo del potere costituito, il generale, uomo della guerra per antonomasia, creando un contrasto che non può non incuriosire chi assiste a questa associazione.

Ciò che più spiazza è la sensazione che, in questo confronto apparentemente scontato tra l’autorità e il gioco, chi ne esce peggio è la prima, che sembra svelata in tutta la sua assurdità.

Galleria d’Arte Ventitreesima è in via Don Minzoni, 69 a Cattolica, aperta dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Cinema e Teatro

Contro il Razzismo – L’indifferenza e la Paura dell’Altro

Manifesto NON aver PAURA

Manifesto NON aver PAURA

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

27 organizzazioni (Acli, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di S.Egidio, Csvnet, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Italiana Organismi persone senza fissa dimora (Fiopsd), Federazione Rom e Sinti Insieme, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 Seconde Generazioni, Save the Children, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Sei – Ugl, Uil, Unhcr) hanno lanciato una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.

spauracchio

spauracchio

Dovrebbe far paura ma serve, al contrario, ad esorcizzarla, nel segno dell’ironia.

 E’ un fantasmino giallo (lo spauracchio), disegnato da Viorel Samuel Cirpaciu, un bambino Rom di 11 anni, il simbolo della prima campagna sociale contro il razzismo, la paura e i pregiudizi.

Obiettivo della campagna è  favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, abbattendo i pregiudizi e gli stereotipi che spesso determinano paure ingiustificate e sono alla base di deprecabili episodi di intolleranza e razzismo. La campagna, che vuole avere un carattere culturale, è mirata a contrastare la paura del diverso, chiedendo alle cittadine e ai cittadini di partecipare attivamente sottoscrivendo il Manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro ed esponendo il fantasmino: sull’abito, sulla borsa, sulla scrivania al lavoro o su un mobile a casa.

Le firme raccolte verranno consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite il 20 giugno.

IL MANIFESTO DA SOTTOSCRIVERE

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

NON AVER PAURA

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Qualcosa di sinistra

 

Ma cattolica non era una città rossa!?

Ma cattolica non era una città rossa!?

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Dopo le ultime elezioni politiche la sinistra si è ritrovata estromessa dal parlamento, ma ciò non significa che non abbia più niente da dire.
Ce ne accorgiamo incontrando Paolo Tonti e Roberto Franca, rispettivamente consigliere comunale di “Sinistra Critica” (Sc) e segretario del Partito di Rifondazione Comunista (Prc) di Cattolica.


Fino a poco tempo fa eravate insieme nello stesso partito (Prc) e oggi vi ritrovate più o meno separati in casa. Un paradigma della sinistra incapace di stare unita: malattia o virtù che valorizza le differenze? Partiamo dalla vostra esperienza a Cattolica.

Tonti: Noi abbiamo sempre creduto che fosse importante mettere insieme i pezzi della sinistra, però partendo dal basso. Sono stato in Rifondazione fin dalla sua nascita. C’è stata una fase, prima dei fatti di Genova, in cui si era riusciti a creare comunanza con i movimenti e con soggetti fuori dai partiti. Questo è il percorso che può tenere unita la sinistra e non qualche alchimia calata dalle segreterie centrali. Ne abbiamo avuto la conferma con la recente esperienza del cartello elettorale “Arcobaleno” alle ultime politiche. Dico purtroppo, perché nessuno di noi ha gioito per la sparizione della sinistra dal parlamento, ma quello è stato un momento che ha portato ulteriore divaricazione. Noi di Sc non ci siamo riconosciuti in quel processo in quanto non costruito dalla base ed avvenuto, inoltre, con grande ritardo perché ognuno aspettava le mosse dell’altro. Alla fine, di fretta, hanno deciso tutti dai vertici.

C’era già stata la precedente esperienza di Turigliatto, espulso da Prc per aver votato contro la missione in Afghanistan.

T. Certo, noi avevamo già iniziato ad essere su posizioni distanti da quelle di Prc proprio in merito al rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan.

Questo fatto ha giocato anche a livello locale per la vostra separazione? Come dire: le segreterie nazionali combinano questi pasticci e a livello locale se ne subiscono i riflessi in modo immediato? Oppure c’è stato altro?

T. Era da molto tempo che Rifondazione di Cattolica viveva il disagio di non riconoscersi nelle posizioni nazionali. Uno scollamento presente anche a livello provinciale: a Cattolica siamo sempre stati molto autonomi, un gruppo al quale certe logiche di spartizione nel Centrosinistra non sono andate giù.

E tu, Roberto, come hai vissuto questa fase di separazione?

Franca: In quel particolare momento ero già uscito da Rifondazione: da alcuni anni non mi impegnavo più direttamente, quindi sono stato intossicato meno direttamente da questi veleni che, comunque, in parte comprendo. Lo scorso anno, poi, ho appreso dalla stampa e anche da Paolo, con cui siamo amici, che a Cattolica tutto il gruppo di Prc aderiva a Sinistra Critica.

Non una scissione interna dunque…

F. No, c’è stato un travaso in toto. In ogni caso è stata una scelta democratica.
T. Sono stati chiamati gli iscritti e si è arrivati ad una decisione molto sofferta, dopo una consultazione.

Quindi, come sei arrivato ad essere oggi il segretario di Prc?

F. Mi ha contattato la Cristina (la prof.ssa Cerioli, recentemente scompara, ricordata anche da Cubia, ndr) e mi ha detto: Roberto, dobbiamo provare a rimettere in piedi il Prc qui a Cattolica. E siamo ripartiti. Sono persone nuove, nuovi iscritti. Ho ripreso in mano una Rifondazione dove ci sono persone e ragazzi che non erano stati attivi in politica precedentemente.

Tra Sc e Prc avete avuto momenti di confronto?

T. Fino ad ora no.
F. Ma tengo a precisare che i rapporti personali sono di stima reciproca.
T. E aggiungo che fino a questo momento, come Sc, non abbiamo avuto contatti con alcuna forza politica.

Paolo, sei tu il referente di Cattolica?

T. No, perché ora Sc ha un’organizzazione di circolo sovracomunale. C’è una realtà che, in ambito provinciale, comprende Cattolica, Misano, Rimini e il cui baricentro è Riccione.

La vostra è una divisione difficile da comprendere anche alla luce di posizioni analoghe che presentate su questioni essenziali: la visione anticapitalista, il ritenere che l’attuale crisi sia un’opportunità per rivedere la struttura sociale, il rapporto con i movimenti, la scelta non violenta, l’antirazzismo… Queste dinamiche di separazione non rischiano di disorientare chi ha un’anima di sinistra ma non vive sulle barricate?

F. Io ritengo che la base forse non riesca a comprendere queste sfumature. Ad esempio, Sc ha raccolto le firme per il salario minimo, una battaglia che condivido e per la quale ho firmato. Sono convinto che se ci mettiamo a un tavolo e parliamo tra Sc e Prc e magari anche con i Comunisti Italiani….

Mettiamoci anche i verdi…

F. Certo, dico la sinistra in generale, ci siamo divisi su delle cose che molti non hanno capito.

Da dove ripartire?

T. Secondo me, dai problemi reali che possono servire da collante per lavorare e intervenire prioritariamente. Penso, specie in questo momento storico, alla casa, ai salari, ai servizi sociali: tutte cose che oggi non sono più solo da migliorare ma da difendere perché attaccate frontalmente. Su questo occorrerebbe un’azione congiunta, che sarebbe anche una sorta di palestra per tentare di rompere delle chiusure sclerotizzate.
F. Sono d’accordo.

Occupiamoci ora di casa nostra. Una lettura della situazione di Cattolica e di come vi muovete a partire dalle vostre realtà…

F. Noi, come Prc, a livello provinciale ci siamo dati delle priorità, che poi sono quelle di cui parlava Paolo poc’anzi. Con il segretario Pantaleoni abbiamo buttato giù un canovaccio di punti guida con cui andare a discutere eventuali alleanze nei comuni. Uno è la tutela degli strati sociali più deboli, anche considerata la grave crisi economico-finanziaria per cui questo governo non sta facendo niente.
Io ricopro un doppio ruolo, sono segretario di Prc di Cattolica e il coordinatore di San Giovanni e quindi posso operare un confronto. A San Giovanni abbiamo presentato un emendamento al bilancio per istituire un fondo per i lavoratori che non hanno ammortizzatori sociali e si ritrovano licenziati dalla sera alla mattina: siamo riusciti a dialogare con il Pd e hanno votato a favore. Qui a Cattolica, con il Pd, è tutto un altro discorso. A tre mesi dalle elezioni non si sono ancora degnati di sentire il nostro parere. Lo scorso dicembre si è votato il bilancio, avrebbero potuto interpellarci, anche ipotizzando un dialogo futuro. Invece no: questi se lo sono votato nella più completa autoreferenzialità.

E con le altre forze politiche?

F. Abbiamo avuto degli scambi con la Coalizione Arcobaleno che ha appena ospitato nella propria sede una nostra iniziativa sul tema delle case popolari. Questo è un altro tema calda, con domande in continuo aumento.

Qualcuno del Pd non ha gradito molto la cosa.

F. Sì, è arrivata qualche voce anche a me. Ma non è che ci siano tanti spazi a Cattolica. Lo vediamo anche con gli incontri che la Coalizione Arcobaleno sta effettuando nei quartieri per presentare i risultati del questionario : “Decido anch’io la mia città”, Sono costretti ad andare nei bar (senza nulla togliere al valore sociale di questi luoghi). Dove sono le strutture pubbliche per permettere alla gente di incontrarsi, partecipare, discutere di politica?

C’è anche un significato politico in questa iniziativa congiunta…

F. Infatti, dopo esserci confrontati proprio su quei punti di cui parlavo prima, come Prc di Cattolica abbiamo deciso di appoggiare la Coalizione Arcobaleno con il nostro simbolo e i nostri candidati, come 5 anni fa fecero i Comunisti Italiani.

E voi di Sc come vi state muovendo?

T. Molto in autonomia. Stiamo elaborando un programma provinciale con i nostri consiglieri Conti e Pizzagalli. Per il resto, non abbiamo avuto nessun contatto e quindi la nostra sensazione è che ci sia una realtà molto chiusa a livello locale. Al massimo veniamo a sapere dalla stampa le cose. Ad esempio, dopo le Primarie abbiamo letto che Tamanti apriva a Sc, salvo la smentita di Gabellini del giorno dopo. Certo, se nessuno verrà a bussare, andremo a presentare il nostro programma e le nostre questioni irrinunciabili per allearci. Se c’è condivisione si vedrà cosa potrà nascere.

Quindi non avete già deciso per lista e candidato autonomi…

T. Intanto ci stiamo organizzando per correre da soli, ma non escludiamo a priori di poter fare accordi con chi condivide i nostri punti imprescindibili, tra cui il potenziamento dei servizi sociali e la casa, io come consigliere comunale da anni mi batto per questo problema. Cattolica è il fanalino di coda per appartamenti popolari, e anche il nuovo PSC contiene solo qualche riferimento a livello di promesse, tra l’altro per edilizia convenzionata, nemmeno popolare.
Hanno sempre chiuso le orecchie. Altro problema, anche se sovracomunale, la questione dell’inceneritore, causa ulteriore del passaggio dei consiglieri provinciali da Prc a Sc, per non aver mai accettato compromessi. Ancora: la metropolitana di costa. Sono anni che in Rifondazione dicevamo che è allucinante andare a spendere cifre enormi quando basterebbe potenziare il trasporto su rotaia, mentre si va nella direzione contraria tagliando i treni per i pendolari. Per tornare poi alle questioni di Cattolica, occorre riprendere una seria politica scolastica che, dopo anni di ottimo standard a livello di servizi, è andata costantemente peggiorando.

E il dialogo con la Coalizione Arcobaleno? Cinque anni fa, quando si presentò Bondi come candidato, il Prc rimase un po’ perplesso di fronte a questo “sconosciuto”. Ora che lo hai frequentato come collega in Consiglio comunale, la vedi diversamente o maggior ragione ribadisci la scelta di allora di prendere le distanze?

T. Sicuramente non c’è più il problema di allora: una figura estratta dal cilindro a poche settimane dal voto. Ciò, per Rifondazione, al di là della persona, significò un azzeramento di tutto il cammino che faticosamente avevamo condiviso con l’Arcobaleno. Restano, sempre al di là della persona, delle questioni che per noi sono irrinunciabili, molto legate a principi e valori. Ne cito una fondamentale: l’antifascimo. La nostra carta di identità dice: anticapitalisti e antifiascisti. Noi lo ribadiamo perché nelle liste civiche si rischia di sorvolare su questo argomento.

Vedi questo rischio per l’Arcobaleno?

T. Il rischio delle liste civiche è questo: sembra che il fulcro sia quello di una coalizione anti-Pazzaglini che per noi però non basta. Pazzaglini ha sicuramente incarnato un modo di governare la città che ci trova agli antipodi, ma questo per quanto riguarda noi, una delle prime cose che abbiamo messo in chiaro con la Coalizione Arcobaleno, per poterci sedere al tavolo, è stata la non apertura alle destre, di cui ad un certo punto si era scritto sui giornali. Abbiamo avuto rassicurazione e le liste sono le stesse di 5 anni fa. Ne faranno parte anche L’Italia dei Valori e i Verdi. E io ritengo che Rifondazione sia un valore aggiunto. Cinque anni fa, nel Prc, nemmeno io avevo digerito il modo in cui nel gruppo Arcobaleno, con cui stavamo dialogando, è stata presentata la candidatura di Bondi. Una persona essa lì alla fine senza alcun confronto con noi. Adesso ho avuto modo di verificare che lui e tutta la Coalizione offrono l garanzie che cerchiamo per un programma comune.

Come vedete la situazione politica di Cattolica, a partire dalla lacerazione interna del Pd?

T. Piuttosto ingessata; alla fine non c’è alcuna mossa. Probabilmente stanno cercando di riorganizzarsi al loro interno ma vedo tutto molto fermo.
F. Sono tre settimane che hanno concluso le primarie e m’aspettavo almeno una chiamata per lanciare un segnale: niente di niente. Secondo me sono preponderanti i problemi interni. Mi sembrano ai ferri corti tra fazioni.

Se doveste andare ad amministra la città, qual è la prima cosa che fareste?

F. Sicuramente bisogna dare un segnale di sinistra. Qualche giorno fa valutavo un recente studio della CGIL provinciale. Mi riferisco alla Social carde del governo. Io non sputo sopra i 40 euro: ma a Cattolica ne usufruiranno appena 135 persone. Pensiamo di poter risolvere con questi numeri il problema delle fasce deboli?

Ma questo non è colpa del’amministrazione…

F. Ma. considerato che il governo di destra fa solo cose del genere, il Comune deve intervenire con atti concreti a sostegno di chi è in difficoltà, a perso lavoro o non ha di che pagare gli affitti. Tra l’altro Bondi si è preso l’impegno, ed è stato un elemento determinante nella nostra decisione di allearci, di presentare un ordine del giorno per istituire quel fondo a cui accennavo sopra, che, come Prc, abbiamo già presentato a San Giovanni. Si è preso un impegno e se vinciamo le elezioni chiederò subito una svolta su questo punto.

Paolo, tu che ne pensi?

T. Su questo sono d’accordissimo: deve esserci una svolta. I soldi che il Comune, anche in questi anni di crisi, ha sempre rimediato per cose come le luminarie di Natale, devono trovare una nuova destinazione nel capitolo servizi sociali e casa. L’ho sostenuto più volte: questa amministrazione fa promesse, ma finché non vedo non credo. Come per l’asilo di Via I. Bandiera: è una vergogna che nemmeno in questi 5 anni si sia fatto nulla, nonostante i proclami del sindaco. Altre risorse si possono trovare anche perché sul versante del turismo le associazioni di categoria è ora che comincino a camminare sulle proprie gambe. La coperta è piccola e occorre tirarla in altra direzione.

Cosa mi dite del fatto che Cattolica vede aumentare le presenze di cittadini stranieri? Non viene fatto granché sotto il profilo della integrazione multiculturale…

T. E’ un aspetto che in campagna elettorale non incontra favore, ma diventa inevitabile pensare a centri e luoghi di aggregazione, utili non solo ai cattolichini, ma anche agli immigrati per consentire loro una nuova cittadinanza.

E Tu Roberto?

F. Sono pienamente d’accordo.

Bene: a questo punto sembra da questa chiacchierata, esisterebbe già un programma comune…

 

di Amedeo Olivieri

Lascia un commento

Archiviato in Interviste

Shalom!

 

PACE

PACE

 

 

Tratto da Cubia n° 50 Marzo 2005

La parola ebraica shalom, che noi traduciamo “pace”, si riferisce ad un cambiamento prodotto da Dio, che è fonte di felicità, realizzazione dell’esistenza, vita. Questo vale per ogni uomo della Terra, dal cristiano al mussulmano, all’induista, all’animista, all’ateo e…

Per questo cambiamento, Dio vuole il nostro aiuto, Dio ha bisogno di noi. Dice Alex Zanotelli: la pace va di pari passo con la giustizia, non si crea pace se non si opera “per” la giustizia. Come possiamo chiedere e dire: ci vuole la pace, quando noi, e il mondo che abbiamo intorno, spingiamo verso tante piccole e grandi ingiustizie? Riflettiamo su questa piccola frase di un grande uomo, Gandhi: “Tuto ciò che sprechiamo è come se lo avessimo rubato“.

Pensate un po’ che ladri siamo! Pensate un po’ quanti ladri siamo!! Pensate ancora quanti fratelli, sorelle, popoli derubiamo con la nostra opulenza ed il nostro spreco! Senza dimenticare Sorella Natura, anche lei defraudata e privata del suo essenziale: dal mondo ricco, per egoismo; dal mondo povero, per necessità!!!

Dio tuttavia ci dice che noi siamo a sua immagine, siamo suoi figli e, se vogliamo, possiamo fare tanto per realizzare la nostra esistenza, e così vivere veramente liberi dalle superficialità. generosi verso i nostri figli, gioiosi e non assillanti con i nostri figli, sereni nel nostro lavoro (dove lavoro vuol dire realizzazione di sé e non alienazione), giocosi con la natura e gli animali (amici di vita e non sostituti degli affetti che ci mancano).

Per tanti questa è utopia, forse. Credo tuttavia che sia raggiungibile. Non è un sogno, il sogno rimane fine a se stesso. L’utopia invece implica la speranza, e proprio la speranza, anche oggi, nel nostro tempo ricco e sfrontato, ma anche povero e scoraggiato, si ritrova nella Festa della Resurrezione. Gesù vince la Morte, la Fine, e ci propone la Vita: questa vita, donataci per volgerla al servizio degli altri, volta alla condivisione e alla collaborazione, non alla prevaricazione, allo sfondare, a dimostrare quanto si vale.

Andando verso Pasqua cerchiamo di tenere presente, nelle nostre scelte, ciò che Dio ci ha indicato con “shalom”, proprio perché per noi, per le nostre famiglie e per tutte le creature, Pasqua significhi veramente shalom.

di Magda Gaetani

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Il Grido

 

Anna Frank, emblema della Shoah

Anna Frank, emblema della Shoah

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Il grido di una madre che fugge per mettere in salvo i suoi figli a Gaza.
Il grido di una madre che impotente vedeva strapparsi i suoi figli destinati al “camino” di Auschwitz.
Differenze?
NO. Il grido è lo stesso.
NO. La disperazione è la stessa.
NO. La negazione della vita è la stessa.
Non è possibile vivere tra i morti!!!
Oggi più che mai è forte la fievole vocina di quel bimbo che affermava, nell’Istruttoria di Peter Weiss “TRA I VIVI NON POSSO PIU’ STARE” !!!!

Dicono che di dolore non si muore, oggi mi viene da dire: purtroppo!!!
Mi metto nei panni di tutti coloro che sopravvivono e soffrono a Gaza, come mi metto nei panni di coloro che sono state vittime della Shoà.
Dove è la differenza? Non lo so. Non riesco a vederla, non riesco a capacitarmi di ciò che ho sentito, alla TV o letto sui giornali: di mille morti a Gaza, trecento sono bambini!!!! Non me ne frega niente di chi ha torto o ragione, di chi trova scuse e giustificazioni, di chi si arrocca su principi patrii o religiosi. Qua si parla di MORTE e di MORTI innocenti ed indifesi.
Perché non si ferma il mondo?
Noi assorbiamo passivamente queste notizie?
Fanno parte del nostro quotidiano?
No. NOOOO…OOOO! Non è possibile. Dobbiamo disperarci, piangere e poi lottare in tutti i modi per porre fine a questo enorme dramma che si ripete nella Storia dell’Uomo.
La strage degli innocenti continua. La morte di Gesù Cristo in croce per “protestare” anche per questo male è lontana? Ci piace e fa tenerezza solo il piccolo Gesù nella mangiatoia e ci è indifferente quello stesso grande Gesù che dà la sua vita per protestare, con il suo sacrificio, contro queste imposizioni-delitti del potere? Che contraddizioni! Che stupida pretesa di civiltà, di coscienza in-umana, di impegno politico!
Mi sento impotente, mi sento come una formichina che si batte contro una balena, mi sento…male! Piango.
Piango sull’Uomo, su me stessa, sul mio sogno di pace e bene per tutti. Faccio molta fatica umanamente ad accettare questo mondo violento, che non guarda i volti e le vite delle sue vittime, che lancia bombe al fosforo scusandosi dicendo che si era sbagliato, che per eliminare il “nemico” uccide innocenti. E’ come dire: abbiamo distrutto e ucciso TUTTA la tua casa e la tua famiglia perché non sapevamo se i tuoi famigliari o i tuoi animali erano responsabili dei danni nel mio giardino.
Poi improvvisamente mi vengono in mente i versi della poesia di un bambino nel lager nazista di Terezin:
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

(Eva Pickova nata a Nymburk il 15 maggio 1929, deportata a Terezin il 16 aprile 1942, morta ad Auschwitz il 18 dicembre 1943)

Buon Dio perdonaci.

di Magda Gaetani

5 commenti

Archiviato in Pensieri e Parole

Claudio Casadei

 

ballo liscio

ballo liscio!!!

 

 

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

Un infaticabile musicista di successo.

Cattolichino puro, Claudio fin da bambino evidenzia un talento naturale per la musica. Il suo grande amore è il clarinetto: affascinato dal suono dolce, e dalla nobiltà di questo strumento, inizia subito a studiare sotto la guida del M° Alfredo Orizi. Ben presto entra a far parte della Banda Musicale di Cattolica. Il M° Orizi, accortosi delle sue potenzialità, ha un particolare riguardo per questo ragazzino, sveglio e volonteroso, e gli consiglia di frequentare il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Contemporaneamente agli studi classici, Claudio si dedica alla musica da ballo (che in seguito gli darà tante soddisfazioni), formando vari gruppi orchestrali. Voglio citare il più importante: il famoso trio “Gaio”, composto dai seguenti musicisti: Vittorio Battistini detto “Zazà” – batterista, Paolo Muratori – pianista e fisarmonicista, e appunto Claudio Casadei – clarinettista e sassofonista. Sono i primi anni ‘50 quando questo trio si presenta per la prima volta ufficialmente dinanzi al pubblico. Serata importante per questi tre ragazzini che, con tanta passione e volontà e a suon di sacrifici, realizzano il grande sogno. Presentati dallo speaker Evelino Ghironzi nell’allora bar Picnic in via Del Porto, detto il bar dei belli, il gruppo riscuote un successo tale che gli aprirà nuove strade. Subito dopo Claudio inserisce nella formazione un quarto elemento, Angelo Guastella alla chitarra (ex chitarrista dei Tre Piccioni). Il paese è piccolo e le voci corrono velocemente, finchè arrivano alla persona giusta, il Sig. Tonino Donati, organizzatore di importanti avvenimenti artistici, il quale decide di presentare il quartetto “Gaio” a un folto pubblico, in occasione di una serata di gala al cinema Cielo di Cattolica (che tutti i cattolichini ricordano con nostalgia). Per l’evento suona la grande orchestra di Henghel Gualdi, il quale ascolta con piacere Claudio Casadei, complimentandosi per la sua musicalità, nonché per la tecnica e la grinta.

In seguito, entra a far parte del gruppo un cantante, Franco Bastelli, il quale, nel corso della sua carriera, riscuoterà notevole successo a livello nazionale, con canzoni popolari e folkloristiche. Con questa formazione Claudio ha la possibilità di esibirsi in diversi locali importanti, a Cattolica e Gabicce, accrescendo sempre più la sue capacità musicali. Nel 1958 la fortuna bussa alla sua porta: Paolo Corra, famoso cantante, dopo averne apprezzato le doti, decide di inserire questo ragazzo nell’organico della sua orchestra. E’ per Claudio la grande svolta nella sua vita artistica.

Voglio ricordare alcuni musicisti che componevano l’orchestra: Paolo Corra – cantante, Claudio Casadei – clarinetto e sax tenore, Rolando Caforio – batteria, Luciano Gennari – fisa e pianoforte, Luigi Serafini – contrabbasso. Così, la musica diventa per Claudio una professione.. L’orchestra viaggia in lungo e in largo per l’ Europa, esibendosi nei migliori locali di fama internazionale.

Nei periodi estivi, poichè Paolo Corra è il gestore del famoso dancing “Sirenella”di Cattolica, la sua orchestra ha la soddisfazione di suonare nel proprio paese. In questi anni, molti validi elementi si alternano giungendo così alla formazione stabile.

E’ giusto ricordare alcuni dei musicisti che hanno saputo dare una valida impronta al nuovo gruppo: Paul il tedesco, un batterista di alto livello, grande innovatore, uno dei primi a rullare coi piedi usando una cassa ovale a doppi pedali, mentre negli “a solo”, su ogni componente della batteria aveva creato un suggestivo gioco di luci; Gabrio, chitarrista e trombettista; Tino Zuffi, pianista e arrangiatore, che ricoprirà un ruolo importante nell’ orchestra di Claudio Casadei.Il futuro della formazione musicale sarà costellato di grandi soddisfazioni professionali: due volte il giro del mondo, imbarcati come orchestra artistica sulle più belle navi da crociera, trattati come gran signori, serviti e riveriti.

Claudio trova in Paolo Corra un bravissimo maestro, oltre che per la sua serietà professionale, anche per le grandi doti di organizzatore: uno showman fantastico! I cattolichini ricordano bene il divertimento che il dancing “Sirenella” ha offerto a tanti ospiti, con bellissime feste e attrazioni internazionali di vario genere. Da tutte queste qualità, Claudio ha tratto un prezioso tesoro, che gli servirà per affermarsi nel mondo dello spettacolo.

Mentre Claudio è in giro per il mondo, giunge una nuova moda: il liscio, che inizia ad invadere le sale da ballo.

Casadei intuisce subito le potenzialità di questa novità e decide di seguire il cambiamento.

Si apre un nuovo capitolo della sua vita artistica. Viene scritturato dall’allora famosa orchestra di liscio, “Folklore di Romagna”, in cui militano ottimi musicisti esperti del nuovo genere musicale. Da questa esperienza Claudio impara tutti i segreti per eseguire in modo perfetto questo genere di musica. Dopo circa un anno decide che è giunto il grande momento di formare una sua orchestra.

Alterna nell’organico validi musicisti, giungendo così alla formazione che lo guiderà al successo. Determinante la collaborazione di Tino Zuffi, musicista di alto valore che ha saputo dare la giusta impronta all’orchestra. I suoi arrangiamenti e i suoi preziosi consigli, assieme agli insegnamenti di Claudio, sono infatti serviti ai giovani componenti per trovare il loro spazio nel mondo della musica.

Claudio ottiene un successo formidabile e ben meritato, affrontando con spirito di sacrificio, e con tanta passione e determinazione, la strada del successo, contribuendo ad innalzare il nome della nostra Cattolica in tutta Italia ed anche all’estero. Autore e compositore di tantissimi brani musicali che sono entrati a far parte del repertorio di molte orchestre, ha inciso molti dischi, riscuotendo meritate soddisfazioni: un vero uomo di spettacolo! Attualmente è disponibile come single, per alberghi, locali da ballo e in qualsiasi occasione è indispensabile creare un clima di allegria. Chi volesse contattarlo, può rivolgersi ai seguenti numeri telefonici: 0541-960004, cell. 3531057161. Voglio ringraziarlo, oltre che per la sua disponibilità, per tutto il materiale fotografico che ha donato alla biblioterca comunale di Cattolica.

di Roberto Bozza

6 commenti

Archiviato in Ricordi