Quando i bolidi sfrecciavano a Cattolica

agostini

Tratto da Cubia n° 88 – Gennaio 2009

Nei miei ricordi è sempre vivo il rombo delle gloriose moto, accompagnato dall’acre odore dell’olio che fuoriusciva dagli scarichi di quei bolidi. E credo ad’interpretare il pensiero dei tanti, cattolichini e non, che vissero quelle bellissime giornate dedicate alle corse di moto.
Il giorno prima della gara iniziavano a chiudere le strade adiacenti il circuito con dei pannelli di legno per evitare ingressi a scrocco, inoltre nei punti più pericolosi del circuito, e in particolare nelle curve, venivano sistemate enormi balle di paglia per la sicurezza dei centauri (anche se il pericolo c’era lo stesso). Il circolare percorso del circuito si snodava così: Partenza dall’Hotel Kursaal, poi un tratto del lungomare Rasi Spinelli fino alla curva dell’Hotel Spiaggia, via Risorgimento e la curva a (Montecarlo, nel circuito della F.1, c’è la curva del tabaccaio, nun catulghin a la ciamen la curva dla Celesta), un tratto di via Bovio, la curva di Pimpi, poi si imboccava la via Curiel e viiaaaa a tutto gas a oltre duecento chilometri all’ora sul rettilineo di via Dante, dopodichè, curva a destra in via Venezia, infine sempre curva a destra fino ad imboccare la via Matteotti, grande rettilineo, al termine del quale i bolidi percorrevano un piccolo tratto di via Fiume, curva dell’hotel Vienna e il lungomare fino all’hotel Kursaal, dov’era sistemato il traguardo.
Noi bambini vivevamo questi giorni di Pasqua con grande eccitazione, tanta gioia ed entusiasmo. Al mattino andavamo a curiosare nella Piazza 1° Maggio per assistere da vicino ai preparativi delle prove: si vedevano meccanici intenti a mettere a punto queste bellissime moto controllando tutte le componenti, dalla ciclistica alla meccanica, alle gomme, in alcuni casi si vedevano riparazioni eseguite in maniera arrangiata, poiché alcune parti delle gloriose moto erano fissate con la spranga. Credo che se i centauri d’allora avessero potuto disporre di tutta l’assistenza e la tecnologia di oggi, certamente non avrebbero avuto nulla da invidiare agli attuali piloti. Il mattino era dedicato alle prove, e nel pomeriggio si dava inizio alle gare delle varie categorie, iniziando con le cilindrate più piccole: prima la classe 50, poi 75, 125, infine 250 e 500. Verso le 2 del pomeriggio si sentivano rombare gli scarichi dei bolidi: era l’inizio della competizione. Mentre il cuore di ogni centauro pulsava carico di adrenalina all’unisono col proprio motore, la bandiera a scacchi dava il viaaaaa…. e vaiiiiiiii con la grande sfida. Noi bambini correvamo da un punto all’altro del circuito per godere al massimo del grande spettacolo che la competizione offriva. Inoltre controllavamo sempre i passaggi dei centauri, preoccupandoci quando non si vedevano più transitare: si pensava al ritiro, oppure a delle cadute, che purtroppo erano frequenti ma per fortuna senza gravi conseguenze. Ogni tanto si vedeva qualche motore fumare, e il pilota imprecare per il ritiro forzato.
Io personalmente ero fortunato poiché a quel tempo abitavo all’intero del circuito godendo dello spettacolo senza problemi. Altri ragazzi erano soliti scavalcare le alte staccionate che chiudevano tutte le vie d’accesso al circuito fuori dagli occhi degli addetti al servizio di vigilanza, ma, malgrado tutte le precauzioni, qualcuno veniva sorpreso durate l’impresa: e l’ha ciap enca qelch s-capazzon. Le categorie si susseguivano l’una dopo l’altra fino al giungere delle cilindrate principi e cioè le 250 cc, e le 500 cc. L’entusiasmo aumentava, come il grande rombo dei motori a quattro tempi, con grandi campioni che si sfidavano e si confrontavano nella competizione sportiva.
Lo stile di guida era molto diverso da quello odierno, anche perché le moto, non essendo bilanciate come quelle di oggi, non davano la possibilità in curva di sporgersi col tronco del corpo fino a toccare le ginocchia sull’asfalto. L’abbigliamento era abbastanza spartano: occhialoni, e fazzoletti di vari colori per coprire naso e bocca, inoltre tute in pelle nera, che non offrivano protezione nelle cadute. I caschi, non essendo integrali, davano poca sicurezza e, in caso di incidenti, il pericolo di farsi molto male era evidente. Durante le gare si vedevano dei sorpassi al limite dell’incredibile, i piloti si tuffavano a tutta velocità alla ricerca d’uno spazio anche minimo infilandovisi con grande coraggio: erano veramente dei temerari, noi spettatori rimanevamo col fiato sospeso, il cuore batteva forte dall’emozione.
Il motociclismo non era legato ai grandi interessi come oggi, non esistevano gli sponsor, per cui tutto quello che i piloti davano per la loro passione usciva dalle proprie tasche, e soprattutto non erano osannati: avete mai sentito dire l’Ubbiali day, oppure il Molari day ecc… era solo la gloria a renderli felici, ma soldi pochi. Solo i più fortunati, ed anche i vincitori di titoli iridati, venivano ingaggiati direttamente dalle case motociclistiche per cui l’assistenza era maggiore rispetto ai piloti privati. Voglio ricordare alcuni di questi grandi campioni del motociclismo: Lorenzetti, Grassetti, Campanelli, Molari, Ciai, Degli Antoni, Venturi, Ubbiali, Liberati, Masetti, Bergamonti, Pagani, Provini, e tanti altri che non posso elencare per mancanza di spazio. Le gloriose moto che hanno fatto grande il motociclismo d”allora: moto Guzzi, MV Augusta, Benelli, Gilera, Moto Mondial, Rumi, Morini, Laverda, Ducati, moto B., Bianchi, ecc.
L’evento cattolichino veniva organizzato da un gruppo di giovani appassionati di motociclismo del Moto Club di Cattolica, con l’allora presidente Silvio Molari, a cui successe Tonti, e infine Franca Carlo (Tiburzi), affiancato sempre dalla famiglia Molari.
Il circuito di Cattolica fu incluso nel 1952, anche se non definitivamente, nella rosa dei circuiti cittadini validi per il campionato Italiano: un grande traguardo per Cattolica. Alla fine degli anni ’57, a seguito di un grave incidente automobilistico in cui persero la vita tanti spettatori ed anche il pilota spagnolo De Portega, tutti i circuiti cittadini furono aboliti.
Fu l’inizio d’una nuova era per questo sport: oltre ai più famosi circuiti già esistenti, si costruì il circuito di Misano Adriatico.
Correndo in pista il pericolo era minore sia per gli spettatori che per i centauri. Le case motociclistiche portarono nuove innovazioni, la tecnologia iniziò i primi passi aumentando la potenza delle moto e la sicurezza.
Si aprirono nuovi scenari fino a giungere alle competizioni di oggi.
Il Moto Club di Cattolica, sensibile alle tradizioni, con le rievocazioni storiche ha riacceso nel cuore degli appassionati le grandi emozioni di quel tempo.
Per un giorno i motori dei grandi bolidi riprendono il rombo emanando il familiare odore dell’olio, e si rivedono i vecchi abbigliamenti.
Non più ragazzi, i vecchi Campioni salgono ancora con grande entusiasmo e con la medesima eccitazione cavalcando le gloriose moto, ripensando ai vecchi tempi e alla loro gioventù.
Un ringraziamento al Signor Enzo Molari, grazie alla cui disponibilità è stato possibile scrivere questo articolo.

di Roberto Bozza

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