Falso identikit

 

Violenza alla donna

Violenza alla donna

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

1) Qual è la prima parola che vi viene in mente, quando si parla di violenza maschile contro le donne?
2) Come vi rappresentereste una situazione “tipo” di tale violenza cercando di specificare dettagli riferiti sia ai protagonisti (età, status, attività lavorativa, aspetto fisico, vissuto relativo all’azione violenta) che alla situazione (ora, luogo, tipo di violenza, presenza o meno di testimoni, ecc)? Se alla prima domanda avete risposto “stupro”, sappiate che siete in compagnia di un buon 78% che la pensa come voi ( Psicologia Contemporanea 199/07). Se alla seconda avete descritto un uomo di mezza età, zingaro o romeno, trasandato e con vestiti sudici, una bestia incapace di provare qualsivoglia pietà nei confronti della vittima trascinata di sera in una zona buia e deserta, siete invece perfettamente in linea con la campagna mediatica promossa da Berlu&Cloni, culminata nella recente approvazione del cosiddetto decreto antistupri. Ma, se l’appartenenza ad un gruppo nutrito e vincente può rassicurare sotto il profilo identitario e costituire titolo di favore per un eventuale reclutamento tra gli squadristi padani, non garantisce nulla sotto quello della verità dei fatti. E i dati dell’ultima estesa ricerca Nazionale Istat (campione di 25mila soggetti) sulle violenze contro le donne ci dicono che le cose stanno molto diversamente. Vediamo:I) Una premessa: la stupidità, vero “lato b” di homo sapiens, è funzionale ad una maggior efficienza del nostro cervello: stereotipi e generalizzazioni consentono un risparmio energetico biocellulare ma ci fanno perdere in efficacia di approfondimento della conoscenza. Il cacciatore/raccoglitore che ancora siamo a livello evolutivo, non aveva necessità di sofisticate concettualizzazioni. Invece, per noi, orientarci nella complessità è una questione di vita o di morte sociale. Per cui dobbiamo essere ben vigilanti sull’errore e l’illusione che ci attendono dietro l’angolo dei nostri presunti saperi. Anche perché, come scrive Musil “Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi. Essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità”. E c’è sempre chi tenta di approfittarne. Prendete l’incipit del decreto cosiddetto anti-stupri: si sottolinea la “straordinaria urgenza di ….assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale” e nel contempo Berlusconi ha affermato che nel 2008 gli stupri sono diminuiti! Ma il subdolo appello alla stupidità arriva ora, con l’elenco delle soluzioni che si intendono adottare: 1) una disciplina organica in materia di atti persecutori 2) una più efficace disciplina dell’espulsione e del respingimento degli immigrati irregolari 3) un più articolato controllo del territorio. Che c’entra in questo contesto l’espulsione degli immigrati? Evidentemente si vuole suggerire implicitamente che tra immigrati irregolari e violenza sessuale esista una correlazione significativa, cosa assolutamente non vera. II) Veniamo dunque ai dati della Ricerca Istat. Vengono misurati tre diversi tipi di violenza: a) la violenza fisica dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi (3 milioni 961mila vittime);b) la violenza sessuale cioè le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo (5 milioni vittime); c) le forme di violenza psicologica quali le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner (7 milioni 134 mila vittime).Prendiamo consapevolezza di questo universo di brutalità perché se davvero vogliamo affrontare il problema in maniera non propagandistica, dobbiamo innanzi tutto sapere di cosa stiamo parlando, entrare nelle pieghe della quotidiana normalità nascosta di tale fenomeno, dove lo stupro è solo la punta dell’iceberg. Concentriamoci ora (per motivi di spazio) sui dati relativi alla violenza sessuale: Analizzando i tipi di violenza subita, al primo posto si collocano i rapporti sessuali indesiderati (70,5%), seguiti dallo stupro (26,6%), dall’essere stata forzata ad attività sessuali considerate umilianti (24,0%), dal tentato stupro (21,1%) e dall’essere forzata ad avere rapporti sessuali con altre persone (3,1%). Il 5,2% ha subito infine violenze sessuali in altri modi. Analizzando i diversi autori della violenza (fate attenzione!) emerge che il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, 55,5% degli ex partner3 e 14,3% del partner attuale, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei mentre gli “amici” sono al 7,2%. C’è da aggiungere che nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate anche perché solo il 18,2% è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente ‘qualcosa di sbagliato’, il 36% ‘qualcosa che è accaduto’.Dunque, come sostiene la criminologa T. Pitch, “La socializzazione femminile nasconde un trucco. Le donne imparano che la sicurezza è in casa, che la protezione è un uomo: viceversa, sappiamo adesso che la casa è uno dei luoghi, anzi il luogo, meno sicuro per le donne. Violenze, maltrattamenti psicologici e fisici, stupri avvengono soprattutto dentro le protette mura di casa, ad opera dei protettori massimi, i padri, i mariti, i fratelli. Dove si evince che le mura di casa, la privacy, proteggono gli uomini, gli danno la possibilità, spesso vissuta come diritto, di esercitare sulle “loro” donne il controllo che è rafforzato dalla paura femminile interiorizzata dell’esterno”.
Avrei un’idea. Perché non inviare le ronde nelle case degli italiani, a cominciare dai salotti-bene di coloro che le reclamano a gran voce?

di Amedeo Olivieri

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