Mamme insieme

 

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Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Un nuovo servizio attivo a Cattolica che consente da un lato di sostenere le mamme in situazioni di difficoltà e dall’altro di valorizzare lo stato di maternità. Nato sulla scorta dell’esperienza realizzata a Trento già da 15 anni, è coordinato dall’associazione “Il Maestrale”.
Uno degli aspetti con cui devono fare i conti le coppie che lavorano, quando c’è un nuovo arrivo in famiglia, è decidere a chi affidarlo laddove non possano accudirlo. A Cattolica, accanto a differenti tipologie di servizi, che vanno dal nido comunale al baby-sitting, si è ultimamente affiancata una proposta originale che integra le possibilità di rispondere ad esigenze diversificate. Ne parliamo con l’avvocato Astorre Mancini, Pepe per gli amici, responsabile del progetto “Mamme Insieme”.
Allora, Pepe, come ti è venuta l’idea?
Tutto è nato in collaborazione con Rosanna Tintoni e il Centro di aiuto alla vita di Cattolica, che ultimamente ha convinto sei ragazze a non abortire.
Tempo un anno e mezzo e le madri avevano il problema di non poter lavorare, non avendo a chi lasciare il figlio e non essendoci posto all’asilo. Alcune volontarie facevano a turno nel badare i figli ma non potevamo andare avanti per molto. Abbiamo chiesto anche alle Maestre Pie, che hanno una sezione primavera dai 2 ai 3 anni. Sono rimasto molto deluso poiché ho visto che le suore non fanno una selezione guardando a chi ha più bisogno, come ti potresti aspettare dalla loro matrice religiosa. Abbiamo ricevuto un rifiuto per i figli di queste madri in difficoltà, mentre sono stati accolti quelli di persone molto benestanti che potevano permettersi una baby-sitter o che potevano tenere il bambino a casa in quanto la madre non lavorava.
Così, insieme a Rosanna, decidiamo di fare qualcosa in proprio. Ci siamo rivolti alla Cooperativa “Il Maestrale”, che si occupa di servizi educativi, ed ha accettato di collaborare. Ecco perché mi ritrovo ad essere responsabile di questo progetto gestito dal Maestrale, pur senza farne parte direttamente.
In cosa consiste?
Molte ragazze sono estromesse dal mercato del lavoro perché hanno figli piccoli, non riescono a rientrare anche perché non hanno il part-time. Però avrebbero bisogno di uno stipendio. La nostra proposta valorizza la loro situazione di maternità: consente loro di restare a casa con il proprio figlio e gestire fino ad un massimo di altri 5 bambini, così da arrivare a guadagnare anche 850 euro al mese.
Siamo partiti attivando un corso di formazione gratuito di 250 ore e presentando pubblicamente l’iniziativa: al colloquio per diventare operatrici si sono presentate 90 ragazze. Allora abbiamo fatto una preverifica.
Abbiamo chi?
La cooperativa il Maestrale e Maria Grazia Gasperoni, coordinatrice delle Tagesmutter (Mamme di giorno), una realtà che opera a Trento da 15 anni con oltre 200 mamme che gestiscono 600 bambini. Lei, in collaborazione con il sindaco Elena Battistini, ha esporto questo modello a Savignano sul Rubicone, dove è diventato progetto pilota della Regione finanziato anche dalla UE.
Considerata la grande professionalità e l’esistenza di una macchina già oliata, ci siamo appoggiati a Maria Grazia per il corso di Cattolica e la preverifica. Delle 90 ragazze ne sono passate 23, sparse in tutta la valconca.
Che criteri avete usato?
I requisiti strutturali delle abitazioni dove svolgono il lavoro: abitabilità, conformità degli impianti, niente presenza di anziani allettati, animali, scale pericolose, ecc.
Requisiti specifici che avete mutuato da Savignano?
Si, sono quelli della provincia di Trento per le Tagesmutter. Devi avere poi un angolo o una stanza dedicata che diventa il tuo luogo di lavoro. Qualcuna ad esempio adibisce la stanza dei giochi del proprio figlio. Lì ci sarà il tappeto, il tavolino per fare i giochi di manualità, ecc.
Il bambino affidato non esce mai da lì?

Loro si impegnano, insieme alla cooperativa, ad individuare il luogo dove eserciteranno il servizio, che poi verrà attrezzato con i giochi forniti dalla cooperativa stessa. Quella diventa come una stanza d’asilo.
Certo, all’ora della merenda ci si può trasferire in cucina.
Questo viene concordato con la famiglia? Ad esempio, io posso stare tranquillo che mio figlio non verrà accudito dalla televisione?
Sì e sono previste delle verifiche di controllo a sorpresa. A Savignano hanno licenziato una ragazza perché fumava sul terrazzo, a Trento una che hanno trovato a passare l’aspirapolvere in un’altra stanza mentre il bambino guardava la televisione.
Per le Mamme operatrici è una scelta impegnativa…
Questo non è Baby-sitting. Non siamo al livello di una scuola dal punto di vista professionale, però vogliamo adottarne il più possibile il progetto pedagogico.
Come si decide a chi affidare un bambino quando c’è una richiesta?
La coordinatrice del Maestrale fa i colloqui con le famiglie che si rivolgono al servizio. Spesso viene anche il padre. Nell’assegnare l’operatrice più adatta, oltre al criterio territoriale, c’è l’omogeneità del gruppo. Grande attenzione si pone anche alla composizione dei gruppi. Ad esempio, non può essere presente più di un bambino sotto l’anno di età.
La mamma, oltre che con la coordinatrice, fa un colloquio anche con l’operatrice a cui verrà affidato il figlio?
Sì, c’è un protocollo. La coordinatrice analizza le esigenze specifiche. Poi viene fatto un contratto in cui anche il genitore si impegna a seguire il servizio, a dotare il bambino di pasti, merenda, vestiario. Dopodiché il genitore conosce l’operatrice, vede la casa, dove è possibile incontra anche il marito, perché può darsi il caso che non incontri il favore dei richiedenti. Se il marito è a casa mentre l’operatrice lavora, facciamo un colloquio anche con lui per verificarne l’atteggiamento nei confronti della scelta. Non sarebbe opportuno che si mettesse a osteggiare la moglie davanti ai bambini affidati.
Il ruolo del Maestrale si ferma qui?
No. Fanno due incontri al mese con tutte le ragazze per confrontarsi. Poi abbiamo cercato di creare una rete per i casi problematici. Se abbiamo a che fare con bambini con comportamenti problematici, cerchiamo di offrire un supporto per aiutare sia la famiglia che l’operatrice. La coordinatrice ha un ruolo fondamentale perché ascolta e valuta le esigenze di entrambe.
Deve essere per forza una famiglia o una mamma quella che accoglie?
Non facciamo discriminazioni su queste basi. Abbiamo anche operatrici separate.
Solo non accettiamo operatori maschi. Certo, noi conosciamo a fondo le operatrici ma in che misura possiamo o dobbiamo riportare tali informazioni agli utenti?
E’ una questione delicata…
Ovvio che una famiglia voglia sapere a chi affida il bambino, ma va tutelata anche la privacy delle operatrici. A Trento c’è stato anche il caso di una lesbica. L’orientamento sessuale non dovrebbe interessare. Però, mentre nella scuola introduco mio figlio in una struttura che si fa garante, qui lo introduco in un menage familiare. Qualcuno potrebbe non gradire una operatrice che viva stabilmente il rapporto con una compagna di casa.
Come vi muovete?
Abbiamo detto: non facciamo i talebani di Ratzinger e non selezioniamo solo famiglie da mulino bianco. Cerchiamo di guardare quindi più che altro ai requisiti professionali. Quello che deve passare è il valore della casa, cioè il valore affettivo. Tu sei in un gruppo con una tata che riesce a personalizzare molto il lavoro educativo, ma educativo in senso laico, riferito alla cura, all’accudimento.
Da quando siete operativi?
Siamo partiti a giugno 2008 con le esigenze dei lavoratori stagionali. La cosa più bella di questo servizio è la flessibilità, perché riusciamo a coprire fasce orarie a cui il servizio pubblico non arriva. Abbiamo anche bambini che vengono da noi dopo l’ora di chiusura dell’asilo. Chiediamo un minimo di 3 giorni alla settimana. Se hai bisogno di un intervento più circoscritto, ad esempio genitori che debbono uscire una sera, c’è disponibile il servizio di Baby sitting della Mary Poppins.
Ho visto che cercate una collaborazione con il Comune…
Molti di coloro che si rivolgono a noi sono persone in difficoltà, che non riescono a pagare la retta oraria. Per aiutarle, in un primo momento ho chiesto soldi in giro come beneficenza ad amici e conoscenti. Abbiamo così cominciato a offrire contributi integrativi. Oggi, però, quasi tutti chiedono il contributo. Allora, ci siamo rivolti all’amministrazione comunale. L’assessore competente, Ruggeri, ha detto di essere in difficoltà perché già spendono molto per il capitolo scuola, però mi ha proposto qualcosa per il 2009 come sostegno alla genitorialità. Me per il momento non se n’è fatto ancora niente.

Se qualcuno volesse contribuire o desiderasse maggiori informazioni sul servizio “Mamme Insieme”, può contattare la coordinatrice del servizio dott.ssa Marica Marchi al n. telefonico 345 4510811

di Amedeo Olivieri

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