Sei veramente sicuro?

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2007

Un microchip di nome Euty. Grande come una capocchia di chiodo, installato alla base del cranio con tecnica non invasiva in day-hospital. Le sue biofibre si interfacciano con il tronco cerebrale, coinvolto nel mantenimento delle funzioni vitali e nella regolazione del livello di coscienza. Da lì si connettono con l’ipotalamo e altri centri dell’encefalo preposti alla gestione del dolore. Obiettivo: rendere possibile ad un soggetto umano di procurarsi in modo intenzionale morte cerebrale e arresto cardiaco attraverso le scariche elettro-chimiche del proprio pensiero. Il tutto senza sofferenza: auto-eutanasia, dolce morte fai da te. E’ sufficiente rilassarsi e pronunciare mentalmente per almeno 30 secondi, onde evitare inneschi accidentali, la password “moo-rii-ree”. Il nanocomputer dapprima ti disattiva il sistema sensoriale in modo che tu, completamente isolato dall’esterno, sia solo di fronte a te stesso in questa delicatissima fase della procedura. Poi comanda alla corteccia uditiva la produzione di una richiesta: sei veramente sicuro di volerti eliminare? Contemporaneamente nei tuoi occhi sbarrati l’iride si accende di una luce giallo fluorescente ad indicare allerta per il tuo stato e una memoria da 10Gb inizia a registrare il flusso del tuo discorso interiore per eventuali messaggi ai posteri. Nemmeno il più accorato dei salvatori ha possibilità di intervento. A quel punto hai ancora 15 minuti per decidere se pensare intensamente “annulla” o “invio”. Nel secondo caso, il colore dell’iride si trasforma in verde prato, segnale per gli astanti del via libera che hai concesso al viaggio definitivo. Per te un’ultima informazione: è in corso il tuo trasferimento da questo mondo a….prima che tu possa completarne l’ascolto, è già il buio. Euty, mutuabile e impiantabile senza prescrizione medica dai 12 anni in su, sarà disponibile entro il 2013. E finalmente la decisione più umana e personale che si possa concepire sarà restituita all’unico soggetto avente diritto a gestirla. I casi “Welby” diventeranno da preistoria bioetica. Per inciso, quante contraddizioni tra i nostri politici sulla questione. La sedicente Casa delle libertà, a dispetto del suo nome, vuole impedirne l’esercizio a coloro che, perfettamente coscienti, dichiarano di non ritenere più vita quella che incatena ad un letto prigionieri delle macchine, mentre i partiti di ispirazione cattolica dimenticano che il loro dio già 2000 anni fa ha staccato la spina al proprio figlio inviandolo sulla terra a morire di croce. Oltretutto senza il suo pieno consenso (Padre mio, se è possibile passi da me questo calice ) e senza anestesia. In compenso mandano soldati in giro ad uccidere gente che non l’ha chiesto. Ma torniamo al nostro dispositivo. Ritenere che sia solo un salvagente per malati terminali è oltremodo riduttivo. Siamo in presenza di un enorme salto evolutivo per la dignità della specie umana che, senza dover attendere la casualità di una mutazione genetica ad hoc, si ritroverà ad avere per la prima volta nella sua storia il pieno controllo sulla via d’uscita dalla vita in modo accessibile e indolore. Finalmente una tecnologia che responsabilizza piuttosto che rimbecillire. Chi non ha almeno una volta provato a intrattenersi con il pensiero del suicidio? Ma immaginare di gettarsi sotto un treno o da un ponte significa inquinare l’idea pura di chiudere l’esistenza con il panico per il dolore da sostenere nell’agirla. Presto, invece, potremo concentrarci sul fine senza essere condizionati dai mezzi e la volontà di morire dovrà fare i conti solo con un bilancio spassionato su attivi e passivi della nostra permanenza quaggiù. Il che ci risarcirà in parte per l’indisponibilità di controllo delle variabili che riguardano il nostro ingresso sulla scena del mondo e ci consentirà, inoltre, di andare al cuore delle esperienze senza fingere. Scavare, guardare dentro se stessi non sarà più una scelta elitaria in stile new-age ma diventerà l’essenza della nostra quotidianità, anche nei rapporti con gli altri. Niente più scuse, niente surrogati di vita con cui scendere a patti con l’alibi che the show must go on: la porta della gabbia sarà sempre aperta e lo show potrà concludersi in ogni momento se lo desideriamo davvero. Potremo attivare la procedura di Euty in una qualsiasi serata quando, dopo aver fatto l’amore, all’improvviso realizziamo che a muoverci sono rimasti soltanto gli ormoni. Oppure mentre stiamo spaziando con lo sguardo oltre l’orizzonte del mare in burrasca e ci sentiamo invadere da un senso di completezza seguendo le circonvoluzioni dei gabbiani controvento. Ci sarà pure la possibilità di dar luogo ad inedite conversazioni con familiari e amici : “sento che sono appagato dalla mia esperienza terrena e avrei deciso di concluderla, voi siete grandi abbastanza per cavarvela anche senza di me, cosa ne dite?” Chissà, magari emergerebbero convinzioni e sentimenti che di solito rimangono impliciti, scopriremmo che valga la pena restare perché qualcuno grazie a noi è più felice, oppure potrebbe nascerne una dipartita di gruppo. Sarà possibile predisporre il tutto in modo che non comporti oneri burocratici per chi resta e organizzare la giornata del commiato: immaginate l’intensità espressiva di ogni singolo gesto o parola, il valore inestimabile di un addio consapevole, con i tempi appropriati per scambiarsi gli ultimi sguardi, sfilarsi dal volto le maschere di sempre. Euty ci costringerebbe anche ad essere meno distratti sui bisogni del prossimo. Quale genitore, conoscendo la facilità con cui il proprio figlio adolescente potrebbe autoeliminarsi non sarebbe più attento alla qualità della relazione con lui? Che succederebbe se lo scoprisse un giorno in camera sua con la cuffia dell’i-pod nelle orecchie e gli occhi gialli fluorescenti e dopo aver scongiurato tra sé che annullasse la procedura di suicidio lo potesse di nuovo stringere vivo tra le braccia? Sarebbe tutto come prima?Lo stesso varrà per la cura nelle carceri, negli ospizi, negli ospedali, nella scuola, in ogni struttura dove è facile che la sofferenza prenda il sopravvento sulla gioia di vivere.
Iannacci cantava al suo amico che voleva farla finita: Mario, lascia fare alla vita questa vecchia fatica / siamo feriti quanto basta. Dal 2013 sarà una voce sintetica a parlare per dire soltanto: sei veramente sicuro?

di Amedeo Olivieri

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