Qualcosa di sinistra

 

Ma cattolica non era una città rossa!?

Ma cattolica non era una città rossa!?

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Dopo le ultime elezioni politiche la sinistra si è ritrovata estromessa dal parlamento, ma ciò non significa che non abbia più niente da dire.
Ce ne accorgiamo incontrando Paolo Tonti e Roberto Franca, rispettivamente consigliere comunale di “Sinistra Critica” (Sc) e segretario del Partito di Rifondazione Comunista (Prc) di Cattolica.


Fino a poco tempo fa eravate insieme nello stesso partito (Prc) e oggi vi ritrovate più o meno separati in casa. Un paradigma della sinistra incapace di stare unita: malattia o virtù che valorizza le differenze? Partiamo dalla vostra esperienza a Cattolica.

Tonti: Noi abbiamo sempre creduto che fosse importante mettere insieme i pezzi della sinistra, però partendo dal basso. Sono stato in Rifondazione fin dalla sua nascita. C’è stata una fase, prima dei fatti di Genova, in cui si era riusciti a creare comunanza con i movimenti e con soggetti fuori dai partiti. Questo è il percorso che può tenere unita la sinistra e non qualche alchimia calata dalle segreterie centrali. Ne abbiamo avuto la conferma con la recente esperienza del cartello elettorale “Arcobaleno” alle ultime politiche. Dico purtroppo, perché nessuno di noi ha gioito per la sparizione della sinistra dal parlamento, ma quello è stato un momento che ha portato ulteriore divaricazione. Noi di Sc non ci siamo riconosciuti in quel processo in quanto non costruito dalla base ed avvenuto, inoltre, con grande ritardo perché ognuno aspettava le mosse dell’altro. Alla fine, di fretta, hanno deciso tutti dai vertici.

C’era già stata la precedente esperienza di Turigliatto, espulso da Prc per aver votato contro la missione in Afghanistan.

T. Certo, noi avevamo già iniziato ad essere su posizioni distanti da quelle di Prc proprio in merito al rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan.

Questo fatto ha giocato anche a livello locale per la vostra separazione? Come dire: le segreterie nazionali combinano questi pasticci e a livello locale se ne subiscono i riflessi in modo immediato? Oppure c’è stato altro?

T. Era da molto tempo che Rifondazione di Cattolica viveva il disagio di non riconoscersi nelle posizioni nazionali. Uno scollamento presente anche a livello provinciale: a Cattolica siamo sempre stati molto autonomi, un gruppo al quale certe logiche di spartizione nel Centrosinistra non sono andate giù.

E tu, Roberto, come hai vissuto questa fase di separazione?

Franca: In quel particolare momento ero già uscito da Rifondazione: da alcuni anni non mi impegnavo più direttamente, quindi sono stato intossicato meno direttamente da questi veleni che, comunque, in parte comprendo. Lo scorso anno, poi, ho appreso dalla stampa e anche da Paolo, con cui siamo amici, che a Cattolica tutto il gruppo di Prc aderiva a Sinistra Critica.

Non una scissione interna dunque…

F. No, c’è stato un travaso in toto. In ogni caso è stata una scelta democratica.
T. Sono stati chiamati gli iscritti e si è arrivati ad una decisione molto sofferta, dopo una consultazione.

Quindi, come sei arrivato ad essere oggi il segretario di Prc?

F. Mi ha contattato la Cristina (la prof.ssa Cerioli, recentemente scompara, ricordata anche da Cubia, ndr) e mi ha detto: Roberto, dobbiamo provare a rimettere in piedi il Prc qui a Cattolica. E siamo ripartiti. Sono persone nuove, nuovi iscritti. Ho ripreso in mano una Rifondazione dove ci sono persone e ragazzi che non erano stati attivi in politica precedentemente.

Tra Sc e Prc avete avuto momenti di confronto?

T. Fino ad ora no.
F. Ma tengo a precisare che i rapporti personali sono di stima reciproca.
T. E aggiungo che fino a questo momento, come Sc, non abbiamo avuto contatti con alcuna forza politica.

Paolo, sei tu il referente di Cattolica?

T. No, perché ora Sc ha un’organizzazione di circolo sovracomunale. C’è una realtà che, in ambito provinciale, comprende Cattolica, Misano, Rimini e il cui baricentro è Riccione.

La vostra è una divisione difficile da comprendere anche alla luce di posizioni analoghe che presentate su questioni essenziali: la visione anticapitalista, il ritenere che l’attuale crisi sia un’opportunità per rivedere la struttura sociale, il rapporto con i movimenti, la scelta non violenta, l’antirazzismo… Queste dinamiche di separazione non rischiano di disorientare chi ha un’anima di sinistra ma non vive sulle barricate?

F. Io ritengo che la base forse non riesca a comprendere queste sfumature. Ad esempio, Sc ha raccolto le firme per il salario minimo, una battaglia che condivido e per la quale ho firmato. Sono convinto che se ci mettiamo a un tavolo e parliamo tra Sc e Prc e magari anche con i Comunisti Italiani….

Mettiamoci anche i verdi…

F. Certo, dico la sinistra in generale, ci siamo divisi su delle cose che molti non hanno capito.

Da dove ripartire?

T. Secondo me, dai problemi reali che possono servire da collante per lavorare e intervenire prioritariamente. Penso, specie in questo momento storico, alla casa, ai salari, ai servizi sociali: tutte cose che oggi non sono più solo da migliorare ma da difendere perché attaccate frontalmente. Su questo occorrerebbe un’azione congiunta, che sarebbe anche una sorta di palestra per tentare di rompere delle chiusure sclerotizzate.
F. Sono d’accordo.

Occupiamoci ora di casa nostra. Una lettura della situazione di Cattolica e di come vi muovete a partire dalle vostre realtà…

F. Noi, come Prc, a livello provinciale ci siamo dati delle priorità, che poi sono quelle di cui parlava Paolo poc’anzi. Con il segretario Pantaleoni abbiamo buttato giù un canovaccio di punti guida con cui andare a discutere eventuali alleanze nei comuni. Uno è la tutela degli strati sociali più deboli, anche considerata la grave crisi economico-finanziaria per cui questo governo non sta facendo niente.
Io ricopro un doppio ruolo, sono segretario di Prc di Cattolica e il coordinatore di San Giovanni e quindi posso operare un confronto. A San Giovanni abbiamo presentato un emendamento al bilancio per istituire un fondo per i lavoratori che non hanno ammortizzatori sociali e si ritrovano licenziati dalla sera alla mattina: siamo riusciti a dialogare con il Pd e hanno votato a favore. Qui a Cattolica, con il Pd, è tutto un altro discorso. A tre mesi dalle elezioni non si sono ancora degnati di sentire il nostro parere. Lo scorso dicembre si è votato il bilancio, avrebbero potuto interpellarci, anche ipotizzando un dialogo futuro. Invece no: questi se lo sono votato nella più completa autoreferenzialità.

E con le altre forze politiche?

F. Abbiamo avuto degli scambi con la Coalizione Arcobaleno che ha appena ospitato nella propria sede una nostra iniziativa sul tema delle case popolari. Questo è un altro tema calda, con domande in continuo aumento.

Qualcuno del Pd non ha gradito molto la cosa.

F. Sì, è arrivata qualche voce anche a me. Ma non è che ci siano tanti spazi a Cattolica. Lo vediamo anche con gli incontri che la Coalizione Arcobaleno sta effettuando nei quartieri per presentare i risultati del questionario : “Decido anch’io la mia città”, Sono costretti ad andare nei bar (senza nulla togliere al valore sociale di questi luoghi). Dove sono le strutture pubbliche per permettere alla gente di incontrarsi, partecipare, discutere di politica?

C’è anche un significato politico in questa iniziativa congiunta…

F. Infatti, dopo esserci confrontati proprio su quei punti di cui parlavo prima, come Prc di Cattolica abbiamo deciso di appoggiare la Coalizione Arcobaleno con il nostro simbolo e i nostri candidati, come 5 anni fa fecero i Comunisti Italiani.

E voi di Sc come vi state muovendo?

T. Molto in autonomia. Stiamo elaborando un programma provinciale con i nostri consiglieri Conti e Pizzagalli. Per il resto, non abbiamo avuto nessun contatto e quindi la nostra sensazione è che ci sia una realtà molto chiusa a livello locale. Al massimo veniamo a sapere dalla stampa le cose. Ad esempio, dopo le Primarie abbiamo letto che Tamanti apriva a Sc, salvo la smentita di Gabellini del giorno dopo. Certo, se nessuno verrà a bussare, andremo a presentare il nostro programma e le nostre questioni irrinunciabili per allearci. Se c’è condivisione si vedrà cosa potrà nascere.

Quindi non avete già deciso per lista e candidato autonomi…

T. Intanto ci stiamo organizzando per correre da soli, ma non escludiamo a priori di poter fare accordi con chi condivide i nostri punti imprescindibili, tra cui il potenziamento dei servizi sociali e la casa, io come consigliere comunale da anni mi batto per questo problema. Cattolica è il fanalino di coda per appartamenti popolari, e anche il nuovo PSC contiene solo qualche riferimento a livello di promesse, tra l’altro per edilizia convenzionata, nemmeno popolare.
Hanno sempre chiuso le orecchie. Altro problema, anche se sovracomunale, la questione dell’inceneritore, causa ulteriore del passaggio dei consiglieri provinciali da Prc a Sc, per non aver mai accettato compromessi. Ancora: la metropolitana di costa. Sono anni che in Rifondazione dicevamo che è allucinante andare a spendere cifre enormi quando basterebbe potenziare il trasporto su rotaia, mentre si va nella direzione contraria tagliando i treni per i pendolari. Per tornare poi alle questioni di Cattolica, occorre riprendere una seria politica scolastica che, dopo anni di ottimo standard a livello di servizi, è andata costantemente peggiorando.

E il dialogo con la Coalizione Arcobaleno? Cinque anni fa, quando si presentò Bondi come candidato, il Prc rimase un po’ perplesso di fronte a questo “sconosciuto”. Ora che lo hai frequentato come collega in Consiglio comunale, la vedi diversamente o maggior ragione ribadisci la scelta di allora di prendere le distanze?

T. Sicuramente non c’è più il problema di allora: una figura estratta dal cilindro a poche settimane dal voto. Ciò, per Rifondazione, al di là della persona, significò un azzeramento di tutto il cammino che faticosamente avevamo condiviso con l’Arcobaleno. Restano, sempre al di là della persona, delle questioni che per noi sono irrinunciabili, molto legate a principi e valori. Ne cito una fondamentale: l’antifascimo. La nostra carta di identità dice: anticapitalisti e antifiascisti. Noi lo ribadiamo perché nelle liste civiche si rischia di sorvolare su questo argomento.

Vedi questo rischio per l’Arcobaleno?

T. Il rischio delle liste civiche è questo: sembra che il fulcro sia quello di una coalizione anti-Pazzaglini che per noi però non basta. Pazzaglini ha sicuramente incarnato un modo di governare la città che ci trova agli antipodi, ma questo per quanto riguarda noi, una delle prime cose che abbiamo messo in chiaro con la Coalizione Arcobaleno, per poterci sedere al tavolo, è stata la non apertura alle destre, di cui ad un certo punto si era scritto sui giornali. Abbiamo avuto rassicurazione e le liste sono le stesse di 5 anni fa. Ne faranno parte anche L’Italia dei Valori e i Verdi. E io ritengo che Rifondazione sia un valore aggiunto. Cinque anni fa, nel Prc, nemmeno io avevo digerito il modo in cui nel gruppo Arcobaleno, con cui stavamo dialogando, è stata presentata la candidatura di Bondi. Una persona essa lì alla fine senza alcun confronto con noi. Adesso ho avuto modo di verificare che lui e tutta la Coalizione offrono l garanzie che cerchiamo per un programma comune.

Come vedete la situazione politica di Cattolica, a partire dalla lacerazione interna del Pd?

T. Piuttosto ingessata; alla fine non c’è alcuna mossa. Probabilmente stanno cercando di riorganizzarsi al loro interno ma vedo tutto molto fermo.
F. Sono tre settimane che hanno concluso le primarie e m’aspettavo almeno una chiamata per lanciare un segnale: niente di niente. Secondo me sono preponderanti i problemi interni. Mi sembrano ai ferri corti tra fazioni.

Se doveste andare ad amministra la città, qual è la prima cosa che fareste?

F. Sicuramente bisogna dare un segnale di sinistra. Qualche giorno fa valutavo un recente studio della CGIL provinciale. Mi riferisco alla Social carde del governo. Io non sputo sopra i 40 euro: ma a Cattolica ne usufruiranno appena 135 persone. Pensiamo di poter risolvere con questi numeri il problema delle fasce deboli?

Ma questo non è colpa del’amministrazione…

F. Ma. considerato che il governo di destra fa solo cose del genere, il Comune deve intervenire con atti concreti a sostegno di chi è in difficoltà, a perso lavoro o non ha di che pagare gli affitti. Tra l’altro Bondi si è preso l’impegno, ed è stato un elemento determinante nella nostra decisione di allearci, di presentare un ordine del giorno per istituire quel fondo a cui accennavo sopra, che, come Prc, abbiamo già presentato a San Giovanni. Si è preso un impegno e se vinciamo le elezioni chiederò subito una svolta su questo punto.

Paolo, tu che ne pensi?

T. Su questo sono d’accordissimo: deve esserci una svolta. I soldi che il Comune, anche in questi anni di crisi, ha sempre rimediato per cose come le luminarie di Natale, devono trovare una nuova destinazione nel capitolo servizi sociali e casa. L’ho sostenuto più volte: questa amministrazione fa promesse, ma finché non vedo non credo. Come per l’asilo di Via I. Bandiera: è una vergogna che nemmeno in questi 5 anni si sia fatto nulla, nonostante i proclami del sindaco. Altre risorse si possono trovare anche perché sul versante del turismo le associazioni di categoria è ora che comincino a camminare sulle proprie gambe. La coperta è piccola e occorre tirarla in altra direzione.

Cosa mi dite del fatto che Cattolica vede aumentare le presenze di cittadini stranieri? Non viene fatto granché sotto il profilo della integrazione multiculturale…

T. E’ un aspetto che in campagna elettorale non incontra favore, ma diventa inevitabile pensare a centri e luoghi di aggregazione, utili non solo ai cattolichini, ma anche agli immigrati per consentire loro una nuova cittadinanza.

E Tu Roberto?

F. Sono pienamente d’accordo.

Bene: a questo punto sembra da questa chiacchierata, esisterebbe già un programma comune…

 

di Amedeo Olivieri

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