Truppette cielline di retroguardia

 

Claudio Navarini

Claudio Navarini

 

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Tutta la retorica su fondamentalisti e integralisti dopo l’11 settembre si è focalizzata sul mondo mussulmano. Così abbiamo abbassato la guardia riguardo a quelli nostrani di matrice cattolica, ben più invasivi per la società italiana in quanto dispongono di lobby di potere capaci di incidere su scelte che ci condizionano tutti. Prendete la legge attualmente in discussione sul Testamento biologico, denominata DAT (Direttive Anticipate di Trattamento), il cui punto più controverso si riferisce alla possibilità o meno di rifiutare cure e alimentazione quando non si fosse più coscienti: impossibile per i gruppi islamici presenti nel nostro paese influenzarla nel merito. Molto più realistico poterlo fare per un movimento quale Comunione e Liberazione (CL), che si irreggimenta come manovalanza papale e conta su forti agganci politici, in parlamento e fuori. Un esempio? Prendiamo il recente incontro pubblico sulla bioetica presso la Chiesa di S.PioV, promosso dal Centro di aiuto alla vita ma di fatto gestito da CL. Non potendosi giudicare a priori la qualità di eventuali contenuti, basandosi solo su location e appartenenze identitarie, ho deciso di parteciparvi, registrando il tutto onde riflettervi con calma. Confido nel valore del dialogo tra credenti e non, ma, per potersi intendere ed eventualmente accordare sulle leggi dello stato laico, occorre parlare entrambi il medesimo linguaggio della logica e della razionalità. E di tale modo di argomentare c’è stata ben poca traccia nell’esposizione della relatrice Claudia Navarini. Vediamolo rispetto ad alcuni passaggi cruciali sulla questione dell’ autonomia di scelta. Dice la Navarini “il problema principale è quello dell’autonomia o meglio quello dell’autodeterminazione del paziente”. Ella parte con la terminologia corretta poiché nelle DAT si tratta sia della possibilità di darsi in proprio la norma (dal greco: auto-nomos), sia di poter definire, sempre in proprio, i termini (dal latino: de-terminare) i confini di tale norma. Da notare che entrambi tali vocaboli contengono l’idea di limite, di vincolo al comportamento e dunque non affermano una potestà assoluta. Poi la Navarini passa a contestare tale autonomia. Ma in base a quali argomenti? Eccoli (in corsivo le sue parole):

a) “La tendenza tipica delle dat è sancire una sorta di onnipotenza del paziente… il fatto che la propria autonomia sia assoluta, che possa sostanzialmente chiedere qualsiasi cosa”. Mi pare che chi difende l’autonomia non chieda “qualsiasi cosa” ma solo “una” cosa molto precisa: poter morire in pace, in certi casi; E più che di onnipotenza, credo si tratti di umiltà nell’accettare la finitudine della propria vita rinunciando ad affermarla sempre e comunque. Volontà di potenza è, semmai, quella di chi, come la chiesa ufficiale e la Navarini, pretende di sostituirsi alla volontà altrui e decidere in vece sua;

b) “Pensiamo alla campagna di stampo radicale fortemente individualistica, che rivendica sempre la libera scelta (Ora la Navarini, per esemplificare, al posto di autonomia comincia a parlare di libertà, che non è la stessa cosa) I radicali dicono:“noi non obblighiamo tutti a fare una certa cosa. Se uno non vuole l’eutanasia non la chiederà ma bisogna che chi la vuole possa fare le sue scelte”. Questo vuol dire rivendicare la libertà di scegliere qualsiasi cosa. (ancora!!!) I radicali dicono: “Non è che tutti debbano fare le stesse cose ma bisogna garantire che tutti possano fare tutto” E questo non sta in piedi, anche se il concetto di libertà di scelta affascina, ma se noi cerchiamo di capire cosa significhi veramente portato all’interno della organizzazione sociale vediamo che non regge senza dei limiti senza dei confini”.(E’ proprio un’ossessione: nessuno, neanche i radicali rivendicano di poter fare tutto, ma solo cose specifiche, in ambito personale. Ancora non c’è uno straccio di argomento nel merito)

c) “perchè se qualcosa che io voglio fare va contro la natura dell’uomo, il fine dell’uomo o il bene dell’uomo, non lo posso fare nemmeno se in quel momento mi sembra di avere chissà quale ragione”. Dopo tanto confuso girare a vuoto, qui si tenta il primo abbozzo di argomenti contro l’autonomia di scelta. E rispunta la natura come fonte della norma. Alla mia obiezione che il riferimento alla natura sia quantomeno ambiguo (oltre che datato filosoficamente), considerato che alla natura non importa niente della morte e del dolore umano in quanto li confeziona lei stessa, mi è stato sbrigativamente risposto dalla Navarini: “questa è un’altra questione, si tratta della caduta e della redenzione” (non sarà che si riferiva di nuovo al peccato originale e alla colpa umana? Non vorremo mica inserire tale argomento nella legge?) Invece, per quanto concerne il bene e il fine dell’uomo, il problemino è che ognuno ne ha una propria visione e occorre esplicitarla, non darla per evidente di per sè. Per questo motivo si sta discutendo sulle DAT

. d) “Nell’audizione alla camera c’era un autorevole esponente radicale (non devono stargli simpatici!) che rivendicava la libertà di morire, libertà di suicidio: più lo ascoltavo e più capivo che il mondo da lui dipinto era un mondo totalmente individualista dove ciascuno è chiuso nella propria autonomia e rabbiosamente (sic!) deve difendere i suoi confini: in fondo gli altri sono tutti potenziali nemici. E’ un mondo che predispone ai totalitarismi”. Se la Navarini si fosse presa la briga di verificare che mondo è quello di paesi che sono andati ben oltre le Dat, legalizzando il suicidio assistito (Germania e Svizzera) o l’eutanasia (Olanda, Belgio, Svezia e Lussemburgo) avrebbe fatto scoperte interessanti. Sono tutte democrazie più evolute della nostra (non hanno un presidente del consiglio con il conflitto di interessi), non totalitarismi. E stando ai dati 2008 dell’osservatorio per le politiche sociali in Europa, tali paesi hanno destinato alla protezione sociale una quota del Pil ben più alta rispetto all’Italia (altro che “tutti nemici!”). Ma da noi, si sa, la vita è sacra. Quello che mi ha stupito non è che le truppe di CL conducano siffatte battaglie di retroguardia, ma che il parroco di S.PioV le lasci agire indisturbate.

di Amedeo Olivieri

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