La viaggiatrice inglese

 

Bruce Chatwin

Bruce Chatwin

 

 

Tratto da Cubia n° 64 – Agosto Settembre 2006

Basta uno scambio di battute e non riesco a reprimere un moto di segreta ammirazione: dopo tanti turisti tutti uguali, frettolosi e distratti, adesso davanti a me in libreria c’è una vera viaggiatrice. Inglese, of course, (in fondo, il viaggio come esperienza intellettuale, lo hanno inventato loro). Per capirci, al posto della solita macchina fotografica ha con sé la tavoletta degli acquerelli.

Mi racconta che, prima di venire in Italia, ne ha studiato la lingua, la storia e la letteratura, l’arte.

Poi, tra una chiacchiera e l’altra, fa la domanda da un milioni di dollari: “Ma dopo la generazione di Pasolini, Pavese, Buzzati, della Morante, Calvino, chi sono in Italia gli scrittori di livello?”

E adesso cosa le rispondo?… Forse Baricco e i suoi esercizi di stile? Faletti e i suoi morti ammazzati? Camilleri e i suoi pastrocchi tra lingua e dialetto? Eco e le sue dotte citazioni? Non scherziamo per favore.

Poi mi accorgo che la risposta ce l’ho proprio davanti agli occhi, sotto forma di metafora viaggiante.

Il grande romanzo, proprio come il vero viaggiatore, infatti, è curioso, aperto verso il mondo, ne cerca il senso, la tragicità e la bellezza, ne avverte le diversità e ne ricerca la conoscenza, è attraversato dal rombo della storia e delle storie, mentre la letteratura italiana di questo tempo è come un turista che può anche percorrere i cinque continenti ma intellettualmente è incapace di lasciare il tinello di casa.

La letteratura di una nazione, cara Lady, non nasce dal nulla come i funghi ma è figlia del paese, della sua cultura, della sua contemporaneità. Se il nostro presente vive un momento di egotismo trionfante, se siamo sempre più chiusi, serrati in noi stessi, incapaci di avvertire l’altro da sé, ecco che i romanzi di questo cupo periodo diventano inevitabilmente vicende piccole, avviluppate in se stesse, di piccoli uomini che non riescono ad andare oltre la descrizione del proprio ombelico e dei suoi immediati dintorni. La storia, le grandi domande senza risposta, i grandi sentimenti e ideali, … tutto è ridotto a vago rumore di sottofondo.

In conclusione, restando alla metafora del viaggio, se la grande letteratura è come una conferenza di Bruce Chatwin alla Royal Geographic Society di Londra, la narrativa italiana contemporanea assomiglia sinistramente ai filmini delle vacanze.

di Vincenzo Morosini

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