Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?

grammatica

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Scuola mia, scuola mia, non ti voglio buttar via” è il titolo dell’articolo pubblicato su “Cubia” di Febbraio scritto da un non meglio precisato “Comitato Scuola di Cattolica”.

Se la malafede e la poca considerazione dell’intelligenza dei lettori fosse qualcosa che pesa, per spostare il “Comitato Scuola di Cattolica” non basterebbe la gru più potente che si trovi in circolazione.

Per questi signori/e, le disposizioni emanate dal Ministro Gelmini hanno “infierito” sulla Scuola Primaria (Elementare).

Vediamo perché. Hanno dato alle famiglie la possibilità di scegliere fra gli orari settimanali a 24,27,30 oppure 40 ore, allargando quindi la possibilità di scelta per le famiglie e hanno confermato quel tempo pieno che i catastrofisti davano per eliminato, sapendo che non era vero.

Inoltre, e questo per il Comitato è ancora più grave, che cosa ha anche fatto il Ministro Gelmini? Ha eliminato le due ore di compresenza settimanale, cioè due maestre che stanno nella stessa classe, contemporaneamente.

A mio avviso è stata una eliminazione opportuna: due insegnanti, nello stesso momento nella stessa classe, sono più motivo di confusione che di profitto, sicuramente sono uno spreco di risorse. E sia la scuola che lo Stato Italiano di tutto hanno bisogno tranne che dello spreco di risorse.

Adesso scatta l’offesa alla nostra intelligenza perché, dice il Comitato: “spariscono così quelle due ore di compresenza settimanale fino ad oggi utilizzate per attività di laboratorio, recuperi differenziati, progetti extracurriculari“. Detto così, sembra veramente uno “smantellamento“, ma provate a pensare un po’: tutto questo succede solo perché in classe c’è una sola maestra anziché due?

Solo se sono in due e per due ore a settimana, si possono fare tutte queste attività, altrimenti salta tutto e si smantella la scuola?

Non pensate che un po’ più di correttezza e di rispetto per la legge, siano opportuni e doversoi? E non andare avanti per slogan, pensando come tanti “Pinocchio”, la gente beva tutto quello che le viene detto?

Su un punto sono totalmente d’accordo: “dovremmo poter esigere che le leggi che ci siamo dati vengano osservate a tutela del bene comune. E il bene comune in questo momento è anche la salvaguardia della scuola come luogo di potenziamento e di sviluppo delle generazioni degli italiani di domani”.

Sono perfettamente d’accordo e allora cominciamo a:

– Leggere con onestà intellettuale le leggi, i decreti, le disposizioni che l’Autorità costituita, democraticamente eletta, emana;

– Cercare di applicarle nel modo più intelligente, costruttivo e proficuo possibile, avendo come obiettivo il bene comune e non le nostri visioni ideologiche;

– Evitare interpretazioni volutamente di parte, a volte faziose e che spesso distorcono la verità;

– Aiutare le famiglie a scegliere gli orari più consoni alle esigenze: dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica, che non ha finalità proprie, ma solo di servizio ai bambini, alle loro famiglie e all’intera comunità.

La scuola è un’importante protagonista per aiutare i giovani nel loro percorso educativo. E’ nella scuola che si devono trovare “i Maestri” che insegnino ad apprendere al meglio ogni disciplina, e che nello stesso tempo, si preoccupino di fare crescere persone capaci di domandare, di capire, di cogliere e di rapportarsi con il senso profondo e il valore che hanno le persone e le cose che li circondano, in una parola: la vita.

Il ministro Gelmini ha portato nella scuola italiana idee e fatti molto positivi; qualche insegnante e qualche genitore se ne sta già accorgendo. Se volete, e me lo augurerei, come “Comitato scuola” rendere un servizio alla scuola, non svilitela e non avvilitela dicendo che lo “smantellamento della scuola pubblica è cosa quasi fatta”, non è assolutamente vero.

DITE UNA BUGIA SAPENDO DI DIRLA (e questa è la cosa più grave).

P.S. Una battuta al volo per Daniela Franchini (Cubia n.88): Se i bambini a scuola non devono imparare a: – leggere (per capire che cosa c’è intorno a loro e a saper riconoscere chi dice la verità e chi le bugie); – scrivere (per poter esprimere in modo chiaro le proprie idee e il proprio pensiero); – far di conto (cioè avere un po’ di confidenza con i numeri, saperli capire, leggere, usare, avere una mente elastica nella elaborazione di un concetto e di un pensiero), che cosa devono impare a scuola?

Ma questo forse alla Franchini non interessa.

di Gianfranco Vanzini

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