Si conferma: Scuola in smantellamento

Decreto-Gelmini

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Nel n° 90 di Cubia, l’autore di “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“, G. Vanzini, sostiene che quanto da noi esposto nell’articolo del n° 89 sia stato scritto in malafede, in virtù della poca considerazione che avremmo per chi legge: ci sia permesso replicare che, se siffatto giudizio fosse davvero il nostro, ci saremmo astenuti dal cercare consenso proprio tramite il giornale.

Nel nostro articolo portavamo ad esempio uno dei tanti aspetti – non il solo – che contribuiranno a cambiare completamente l’assetto di un grado di scuola, quella primaria (elementare), che a livello mondiale viene riconosciuta per la sua eccellenza (dati IEA, l’Agenzia Internazionale di Valutazione) proprio grazie a tutte quelle caratteristiche che il Decreto Gelmini andrà a intaccare. Non avevamo voluto entrare nel merito, ritenendo di aver informato in tal senso con le iniziative già attuate; il nostro intento era piuttosto richiamare l’attenzione dei lettori sul fatto che si fanno leggi che non necessariamente interpretano la volontà di tutti i cittadini, saltando la fase contraddittoria in Parlamento, cioè evitando di discutere e obiezioni di chi non approva, e costringendo al voto a favore anche eventuali dissenzienti in seno al proprio schieramento politico con l’imposizione della fiducia.

Si voleva sottolineare che il decreto legge dovrebbe essere ritenuto valido solo dopo la pubblicazione dei decreti attuativi, decreti che non sono ancora noti. Ma se è necessario ripetere ancora una volta – l’abbiamo fatto anche in consiglio comunale il 27 Marzo – le ragioni per cui ci opponiamo al decreto Gelmini, per provare di non aver assolutamente sottovalutato l’intelligenza dei lettori, non ce ne lasciamo sfuggire l’occasione. Per sommi capi:

– Siamo contrari ai tagli del tempo-scuola: per contenere i costi, la riforma mirava a raccogliere un ampio consenso sulle 24 ore settimanali, e così non è stato, anche grazie alla fiera opposizione degli studenti, genitori, docenti e semplici cittadini che si sono spontaneamente mobilitati. Solo a Cattolica, l’85% dei genitori dei bambini che frequentano le classi I, II, III, e IV (il restante 15% non ha risposto) ha richiesto la conferma del modello scolastico per-Gelmini, e cioè 30 o 40 ore settimanali.

– Siamo contrari ai tagli di finanziamenti alla scuola pubblica (e contrari a qualsiasi tipo di finanziamento alla scuola privata, specialmente in tempo di crisi). Senza l’Onda Anomala del dissenso popolare, apartitico e trasversale, i tagli di 63 milioni previsti per l’anno scolastico 2009-10 non sarebbero stati rimandati di un anno, nella speranza che le acque si calmino.

– Siamo contrari all’aumento degli alunni per classe: ci sembra improponibile che si possano concentrare fino a 33/35 bambini per classe. E siamo contrari soprattutto se questo succede in assenza di un numero sufficiente di docenti e non docenti.

– Siamo assolutamente contrari alla riduzione del personale docente e non docente! Non c’è scuola pedagogica che sostenga la validità dell’insegnamento attuato dall’insegnamento tuttologo. In un mondo in cui la conoscenza ha ramificazioni infinite, noi ci proponiamo di far mediare tutto il sapere da un unico interprete, senza considerare le sue preferenze, i suoi limiti e le sue idiosincrasie! Sappiamo che il pensiero cognitivo si attua in tutta la sua potenza quando il bambino scopre senza mediatori e, invece di agevolare un apprendimento in cui il bambino venga sollecitato il più possibile attraverso l’esperienza, l’attività laboratoriale, la deduzione, ci viene proposta la lezione frontale!

A noi genitori del comitato, che sempre ci siamo spesi con le nostre facce e i nostri nomi in tutte le sedi in cui abbiamo inteso informare, non piace che quella che è palesemente una teoria di tagli mirati a indebolire la scuola pubblica venga spacciata per riforma. La scuola è un costo indispensabile per la formazione delle nuove generazioni, ed è uno dei pochi settori in cui non è mai lecito risparmiare. Come per ogni investimento a lungo termine, i risultati non si vedono nell’immediato e bisogna pazientare per raccoglierne i frutti.

Ah!, e sia detto per inciso, la scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto: se si limitasse solo a questo, noi genitori potremmo tenerci i bambini a casa e insegnar loro l’alfabeto, le tabelline e l’ortografia quando piove, invece di portarli al parco!

di Maria Silvia Riccio

Genitore del comitato “Cattolica per la scuola” – cattolicaperlascuola@libero.it

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