… le nostre radici in mare

Gente_di_Mare

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

“Xè più giorni che luganighe” – “ci sono più giorni che salsicce”, dicono a Trieste.
“La miseria e la fema a l’avin a stoff” – “la miseria e la fame l’abbbiamo in abbondanza”, si dice a Cattolica.
Guardavo il mare dalla nuova passeggiata sulla Darsena e pensavo: al di là della grande pozza d’acqua, al di là del mare, c’è e c’era un mondo marinaro a noi vicino, perché le difficoltà e la dura vita dei pescatori dell’Adriatico sono sempre state le stesse sia sulla nostra cosa che su quella più a Est. Un tempo il cibo non era mai abbastanza e le “luganighe” erano poche rispetto ai giorni dell’anno, così per i nostri pescatori la “musena” non era sufficiente a calmare e colmare le bocche.

Guardavo il mare con i suoi colori e le sue sfumature: che mondo misterioso, affascinante e pauroso!

Guardo il mare e vedo… le foto bellissime e struggenti dei protagonisti di un tempo. Uomini e donne di mare, della nostra vecchia Cattolica, volti che sono nostri e nostrani, ma che rispecchiano tanti volti simili di gente al di là dell’Adriatico. Mi sento un pò indiscreta, ma l’occhio indugia con rispetto ad osservare le rughe sui volti bruciati dal sole e dalla salsedine, mani operose che sembrano ancora nella foto adoperarsi per fare qualcosa, occhi sorridenti e compiaciuti nel vedersi fotografati, occhi pensierosi e stanchi per la preoccupazione e la fatica… Volti espressivi, ricchi di tutto ciò che la vita nel bene e nel male riserva ad ogni essere umano.

Bellissima questa mostra fotografica, intitolata “Gente di Mare”, sulla nuova passeggiata! Bellissimi e significativi questi volti umani del mare, quasi monumenti, che guardano e sono di nuovo “in mare”.

L’Adriatico offre loro il suo profumo. Le onde, nei giorni di burrasca, li schiaffeggiano bonariamente. I gabbiani fanno loro compagnia con versi striduli e rochi.

Guardo queste antiche vedette, che sono come mozzi sulla coffa di un’enorme nave protesa verso il mondo, protesa verso quella vita che il mare ha rappresentato per loro e che, ancora oggi, è fonte di sostentamento per tanti abitanti della nostra cittadina.

Pensavo che sarebbe bello completare l’esposizione con i nomi e soprannomi caratteristici dei personaggi effigiati, proprio per meglio mantenerne l’identità e la memoria popolare, non dimentichiamoci che un tempo “iera più giorni che luganighe” e “la fema la era a stoff”.

Vecchi modi di dire, ma non possiamo nel benessere perdere di vista i sacrifici e i valori che quegli uomini e quelle donne hanno cercato di trasmetterci.

Siamo in tanti che in quei volti, in quelle foto, rivediamo i nostri stessi sguardi, le nostre stesse espressioni, i nostri stessi atteggiamenti… insomma le nostre più profonde radici.

di Magda Gaetani

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