Archivi del mese: giugno 2009

L’Angolo della Poesia

 

Il Cardinale di Francis Bacon

Il Cardinale di Francis Bacon

 

 

Tratto da Cubia n° 55 – Ottobre 2005

 

La Parola


Non gettare incenso sui braceri

dove si forgia la parola

né spezie dai subdoli aromi

né polveri incendiarie o linimenti

 

Lascia che si faccia da sé

nel richio d’essere questa o quella

pronta a darsi

con la sua luce breve 

che scolora.

 

Oltre la cifra

 

Abitiamo ove abita l’anima

Dante Leopardi dormono

il lungo sonno nelle biblioteche

fuori dai giorni

 

Tu non conosci lo stupore di Giotto

l’incanto del fiore di campo

non ascolti Vivaldi

 

Ti chini avido sul cibo

anneghi nel sesso nevrotico

conosci sabbie caraibiche

non sai di Venezia e Firenze

 

Respiri e sei morto

sei l’urlo di E. Munch

il cardinale di F. Bacon

non ti redimono beni che accumuli

 

Sei lo strazio della bellezza

che si spegne

senza pensiero che vada

oltre la cifra.

 

Poesie di Gianfranco Gabellini

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PERCHÉ CREDIAMO IN CIÒ CHE CREDIAMO? (parte II)

 

Family of birds, di Octavio Ocampo

Family of birds, di Octavio Ocampo

 

 

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Cosa intendeva Padre Maggi (Cubia n.90) dicendo che la resurrezione di Gesù non appartiene alla storia ma alla fede? Che “non è possibile vedere con gli occhi, con la vista fisica Gesù resuscitato, bisogna vederlo con la vista interiore”. Questa vista interiore, comprensione che oltrepassa il dato fisico sensibile, infatti nessun fotografo appostato al sepolcro avrebbe potuto documentare alcunché, dice Maggi, renderebbe possibile a tutti “sperimentare nella propria esistenza la realtà di Gesù vivo e vivificante” anche oggi. Ma come vi si accede? P.Maggi ce ne spiega le condizioni: “non è possibile percepire se non mettendosi in sintonia con la lunghezza d’onda dell’amore di Dio”. Non ci indica però su quale frequenza Dio trasmetta, ed è un peccato perché, a suo dire, grazie a tale sintonia potremmo addirittura vedere i nostri cari defunti e sperimentarne la presenza, ovviamente in forma nuova rispetto a quando erano di questa terra (sfido chiunque a capire cosa ciò significhi). Di cosa stiamo parlando? Che si tratti delle varianti indicate volgarmente come “conoscenza con il cuore” piuttosto che “sesto senso” o in teologia con “conoscenza mistica”, stiamo probabilmente riferendoci a un modo di sentire la verità su qualcosa o qualcuno andando oltre il ragionamento e al di là di una definizione concettuale legata al linguaggio. Si tratta di una sapienza frutto di una esperienza interiore, un “sentire che è così e basta”, che nel momento in cui tenta di spiegarsi a parole perde tutta la sua forza e sicurezza, una unità-comunione-presenza ineffabile e indicibile: nessuna riflessione, nè rappresentazione del dato religioso vissuto.Che l’uomo possa vivere simili esperienze di consapevolezza profonda è fuori dubbio. Sul fatto che esse valgano come prova diretta (perché vissute in prima persona ) e immediata (perché non filtrate dalle categorie del dato sensibile e del pensiero), della esistenza reale di quanto così conosciuto, avrei molto da ridire. Potremmo scomodare spiegazioni legate alle allucinazioni, false percezioni in assenza di uno stimolo esterno reale, o alle illusioni, che tanto possono giovare a chi ha bisogno di consolazione o di affidarsi al divino, ma voglio giocare sullo stesso terreno di P.Maggi e proporvi una esperienza di percezione di immediata evidenza.
Guardate l’immagine Family of birds di Ocampo.
Probabilmente vi avrete già scorto un volto piacevole di giovane ragazza. Ma, se osservate in modo analitico, vi accorgerete che gli elementi percepibili dalla nostra vista fisica sono solo le rappresentazioni dell’albero, dei volatili e dei loro piccoli. Il resto è creazione delle nostre operazioni cognitive, per comodità diciamo della nostra vista interiore, che in questo caso fa emergere un significato del segno che non è realmente presente nell’immagine. Eppure la ragazza è lì, verrebbe voglia di contraccambiarle il sorriso. Come è lì il Dio che nel raccoglimento totale ci sembra invadere di gioia il nostro animo. Chi ci garantisce che non accada qualcosa di analogo anche quando la nostra vista interiore ci fa “percepire” la presenza del Gesù risorto o dei nostri cari? Ma mi sorge un sospetto. Forse il mio scetticismo nasce dal mancato possesso di un prerequisito che avrebbe indicato Gesù in persona e che P Maggi reputa indispensabile per poter approdare alla vista interiore di Dio: la purezza di cuore. Vale a dire essere “persone limpide, trasparenti, cristalline cioè aver rinunciato all’ambizione di apparire e preoccuparsi soltanto di seguire gli altri” . Costoro, continua P. Maggi, “si accorgono di una presenza di Dio continua, costante e vivificante. Chi è trasparente con gli altri è trasparente anche con Dio e quindi lo percepisce nella sua esistenza”. Poi arriva la sentenza a sorpresa: “Mentre gli altri non vedono perché sono troppo occupati da troppe cose”. Mi ricorda il vestito dell’imperatore, ma c’è poco da scherzare perché qui si annida la matrice del fondamentalismo. P.Maggi, smessi i panni del biblista ed affabile ermeneuta, cede il posto al giudice cattolico inquisitore e scarica tutta la responsabilità della incapacità di vedere Dio, il risorto nonché i morti viventi, sulla scadente qualità dell’amore per gli altri del non vedente medesimo. Oltre al danno le beffe. Comodo, ancora una volta, ignorare le obiezioni di tipo razionale alle quali non vuole rinunciare chi usa criticamente il cervello. Anche perché, ammesso per assurdo di farle tacere, eliminando tutto ciò che è discorso umano su dio non troveremmo l’idea pura di Dio ma solo il silenzio definitivo su di lui.

di Amedeo Olivieri

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Pazzaglini: “Non vedo un futuro pubblico per Hera”

Hera

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Molti dei problemi che gli enti locali stanno avendo con Hera sono dovuti alla situazione ibrida di quell’azienda, che è una Spa a tutti gli effetti, quotata in Borsa, e che quindi deve fare utili, ma è anche controllata dagli enti locali che hanno il 51% delle azioni, e agisce in un mercato di monopolio. Situazione che porta il sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini a dire che “per il futuro dubito molto che Hera possa restare un soggetto a maggioranza pubblica“.

Insomma, da una parte un’Hera privata, o a controllo privato, dall’altra i Comuni che, però, possono scegliere anche altre ditte cui rivolgersi per i propri servizi.

Signor sindaco, che giudizio dà dell’operato di Hera?

Diciamo che questa città era abituata a servizi di livello altissimo. Abbiamo assistito, con l’arrivo di Hera, ad una omogeneizzazione verso il basso. Devo però anche dire che la percezione della qualità è ancora più bassa rispetto a quello che davvero è il servizio. Credo comunque che anche questo si inquadri nella situazione complessiva dei rapporti tra Hera e gli enti locali, che è un pò ambigua“.

Cosa intende di preciso?

Per inquadrare il discorso, ricordo che, a Cattolica, Hera si occupa della gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, compresa la depurazione. Le reti sono pubbliche, o di proprietà di aziende pressoché totalmente pubbliche. La gestione invece è demandata ad Hera, che è una Spa a maggioranza pubblica, poiché il 50% delle azioni è dei Comuni. Vi è poi un controllo sulle tariffe, effettuato dall’Ato. Così ci troviamo di fronte ad un “Giano bifronte”: Hera da una parte è un’azienda che deve fare profitti, e quindi massimizzare il differenziale tra i costi per i servizi ed i ricavi, e dall’altra è un soggetto che deve fornire servizi agli enti che sono i suoi proprietari, e che prendono la qualità. E’ una situazione difficile“.

E’ vero. I Comuni del resto da una parte devono pretendere un servizio di qualità, che costa, dall’altra incassano i dividendi di Hera…

Certo, ma al di là dei dividendi, che non sono l’aspetto principale del problema, quel 51% non consente di fatto agli enti pubblici di controllare. Allora, a questo punto, credo che i Comuni, Cattolica compresa, debbano abituarsi ad un nuovo modo di gestire i servizi pubblici. E dubito che in futuro si possa continuare ad avere la maggioranza pubblica. Credo che potrebbe essere opportuno avere, da una parte Hera come azienda privata che sta sul mercato, e dall’altra gli enti pubblici che si servono da Hera per i propri servizi, e che riescono a fare, tutti insieme, una contrattazione forte e, soprattutto, personalizzata. Dando cioè ad ogni Comune quello che gli serve“.

Questo sarebbe vero se Hera non agisse in regime di monopolio…

Credo che, se i Comuni cominciassero a cercarsi aziende alternative per svolgere i propri servizi, anche Hera dovrebbe stare davvero sul mercato, e quindi garantire un buon rapporto prezzo qualità“.

Qualche maligno potrebbe pensare che lei fa questa proposta perché Cattolica ha ormai una quota residuale dentro ad Hera…

Credo che il gioco non valga la candela neppure per chi ha partecipazioni più alte: non dimentichiamo che metà del dividendo se la prendono i soci privati. Ed eventuali abbassamenti delle partecipazioni in Hera possono liberare risorse che permetterebbero di accendere mutui per opere pubbliche, infrastrutture, cose utili alle comunità“.

Seguendo la strada che lei delinea, non avrebbe più senso il ruolo dell’Ato.

Diciamo che l’Ato potrebbe diventare un coordinamento dei vari enti locali, in capo al presidente della Provincia, indispensabile nel momento della contrattazione. E non è casuale che abbia detto che la contrattazione sarebbe “personalizzata”, a differenza di quanto accade adesso. Noi ora ci troviamo in una situazione un po’ particolare, ad esempio, col piano della depurazione proposto da Ato“.

Cioè?

Cioè Cattolica, così come altri Comuni della zona sud, negli anni scorsi ha investito milioni di euro per sdoppiare le reti, fare il depuratore… Nella zona nord è stato fatto assai meno. Ora, il piano della depurazione proposto da Ato prevede tanti investimenti per sdoppiare reti e costruire depuratori nella zona nord, e per di più i nostri cittadini, nelle bollette, continuano a pagare la depurazione come quelli della zona nord. Abbiamo chiesto all’Ato un segnale in questo senso“.

E l’avete ottenuto?

Diciamo che i Comuni della zona sud, tutti, saranno molto attenti al piano, prima di votarlo“.

 

di Francesco Pagnini

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Il 2 Ottobre ha riaperto la piscina comunale

Renato-Rascel_Nevicava-a-Roma

Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

Ma perché aveva chiuso?

Parafrasando una vecchia canzone di Renato Rascel “Nevicava a Roma“, sicuramente anche i cattolichini, quando nei primi giorni di Giugno ha chiuso i battenti la piscina comunale, si saranno chiesti: Come mai? Per tentare di capire, facendo appello alla memoria e ad una ricca documentazione, è giusto fare un po’ di cronistoria.

L’impianto natatorio cattolichino, fortemente voluto dagli allora amministratori e da buona parte della città, inizia il suo percorso durante i lavori di sistemazione della zona di fronte al parco della pace. La richiesta di costruzione viene affidata, con delibera di Consiglio Comunale n.93 del 12/12/2000, alla Coop. Educatori fisici e sportivi, riconducibile alla Seven di Savignano, a causa delle difficoltà incontrate dal precedente assegnatario dei lavori (soc. Consorzio del Parco). Le difficoltà della Coop. Educatori nell’avere accesso al credito per realizzare la piscina ha indotto gli allora amministratori alla creazione di “Cattolica Piscine srl”, società composta al 50.5% dal Comune e al 49,5% dalla Educatori, la quale si assume gli oneri di costruzione e i diritti di superficie con compendio immobiliare ad uso sportivo. Costo dell’operazione: € 2.535.685. Già qui sorgono le prime domande: ma l’impianto non doveva far parte dei lavori di riqualificazione della zona ceduta al privato, quindi a costo zero per la città?

Non solo: per reperire i fondi necessari, si fa ricorso ad un mutuo acceso presso l’Istituto per il credito sportivo di Roma, di cui l’unico garante è il Comune di Cattolica, in quanto l’Istituto non riconosce altri interlocutori di garanzia per il prestito.

La gestione viene quindi affidata agli Educatori (Seven), in base ad una convenzione ventennale rinnovabile con il Comune, che prevede da parte dell’ente un contributo annuo di € 152.355 + iva, con rivalutazione degli indici Istat. La società gestrice autorizza a girare direttamente alla Cattolica Piscine l’intero compenso annuo e sottoscrivere un contratto di affitto d’azienda. In cambio del contributo, la Educatori (seven) si impegna come da convenzione a garantire corsi gratuiti per gli utenti di asili, scuole elementari e medie inferiori di Cattolica, per un massimo di 30 ore settimanali, nonché la possibilità di utilizzo dell’impianto per i corsi dei centri estivi, corsi gratuiti per ultra 65enni con limiti di reddito e portatori di handicap.

Ora, dopo aver visto l’intreccio a mo’ di scatole cinesi, da cui si evince comunque che il mutuo è pagato dal Comune (altrimenti non si spiegherebbe come mai, gli stessi corsi per i quali prima pagavamo in convenzione oltre 300 milioni di lire, oggi siano effettuati dal nuovo gestore senza oneri per il concedente), sorgono spontanee altre domande: ma non era più conveniente coinvolgere nell’operazione di costruzione i Comuni vicini, specialmente quelli della Valconca, ammortizzando in percentuale le spese acquisendo assieme direttamente la struttura? Magari, garantendo loro gli stessi servizi gratuiti e dando poi in gestione l’impianto con un bando pubblico?

Perché mettersi in casa un socio (la Educatori, proprietaria del 49,5%) che, come si è poi visto, si è rivelato poco affidabile e che, a causa del suo fallimento in altre realtà, ha messo in difficoltà la nostra struttura decretandone la chiusura ai primi di Giugno di quest’anno?

Già, perché, a seguito della messa in liquidazione amministrativa coatta della coop. Seven, che fa da capo alla Educatori, la nostra amministrazione si è ritrovata in casa una richiesta della curatrice degli interessi della Seven di quantificare in soldoni a quanto ammonti il capitale di proprietà del 49,5% della piscina. C’è sicuramente da dire che, nella scelta dei soci, i nostri amministratori non sono mai stati particolarmente fortunati, o forse non sono stati sufficientemente attenti nel valutarli (vedi anche socio Cattolica Park). 

Comunque, dopo varie vicissitudini che ci costeranno, anche dal punto di vista economico, più di quello che avremmo speso con altre scelte, e cioè un contributo da quantificare per liquidare la quota della Educatori, oltre a un altro balzello per il mancato pagamento della rata di mutuo (interessi di mora) sospesa giustamente nel periodo di impasse per la risoluzione con la Seven, il 2 Ottobre, con una nuova concessione di gestione tra Comune e Cooperativa “Nel Blu”, la piscina ha riaperto. L’amministrazione del mutuo, superando così “Cattolica piscine” e diventando unico proprietario, ed una gestione a tempo da parte di Nel Blu per un anno, con la proroga di 6 mesi per garantire il servizio durante lo svolgimento della gara ad evidenza pubblica per il nuovo affidamento.

Senza voler fare nessun processo alle intenzioni, e considerando comunque positivo il fatto che la convenzione con la coop. Nel Blu abbia permesso la riapertura della piscina, rimangono comunque dei momenti di perplessità.

Durante i mesi decorsi dalla chiusura, non era possibile agire subito con una gara pubblica di affidamento, che garantisce sicuramente tutta la trasparenza necessaria? I contatti per una pur temporanea gestione si sono aperti, magari con trattativa privata, anche con altre cooperativa del settore, a garanzia della possibilità per tutti di interagire sul territorio e magari con possibilità di spuntare migliori condizioni a partire dalle tariffe per gli utenti?

La nuova convenzione prevede comunque la chiusura della piscina nei mesi estivi (si danno motivazioni di scarso utilizzo e di costi di gestione conseguenti che non garantirebbero la convenienza), il che determina la mancata effettuazione dei centri estivi, che hanno un valore sociale importante, dei corsi per portatori di handicap e per anziani, che forse lì si sentirebbero più tutelati e tranquilli che al mare. 

Il tempo, e il controllo di tutti noi cittadini, porteranno forse a delle soluzioni condivise e migliorative: per ora tentiamo, tutti assieme, di portare ognuno il proprio contributo e le proprie competenze, poiché, di fronte a scelte che si ripercuotono sul tessuto cittadino, la partecipazione popolare è un elemento da cui non si può prescindere.

di Enrico Del Prete

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Carli (AN) “Guardiamo alle persone non a Roma”

Alleanza_Nazionale

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Ovviamente non è piaciuto neppure a Cattolica, negli ambienti di An, lo “strappo” spettacolare di Silvio Berlusconi con gli alleati. Ma il capogruppo del partito in consiglio comunale, Maurizio Carli, spiega che non basta questo a chiudere la strada al dialogo, in città, nel centro-destra, in vista delle amministrative del 2009.

“A livello locale – spiega Carli – dobbiamo guardare non tanto a Roma, ma alle persone. Nel momento in cui ci sono persone di buona volontà che non si rifanno pedissequamente ai retaggi romani e non vanno avanti limitandosi a cercare nicchie di potere, specialmente se possono mettere a disposizione tempo e risorse per questa nostra città, il rapporto non può che esserci”.

Insomma Carli apre ufficialmente i dialogo con il gruppo “della Libertà”, anche se non rinuncia a mettere i puntini sulle “i” di come la pensa sul loro leader: “Berlusconi è noto per questo modo di operare in politica basato essenzialmente sugli ‘scoop’. Ma credo che, proprio in occasione delle amministrative del 2009, che si svolgeranno in molti enti locali italiani, vi sarà la cartina di tornasole di come i suoi elettori l’hanno presa. Non credo che l’idea di ricreare la vecchia ‘balena bianca’, del governare a tutti i costi restando al centro, del fare accordi con tutti, pagherà…”.

Carli, insomma, è sicuro che alle urne An ne uscirà bene, a livello nazionale così come locale. Non teme, neppure a Cattolica, che le frange del suo partito legate a Storace e ad altri esponenti che paiono pronti a confluire tra i berlusconiani, possano far perdere troppi voti ad An: “Noi abbiamo sempre portato avanti politiche di destra moderata. Non come chi prima ha fatto l’estremista e ora va gli con gli ‘azzurri’. A breve termine forse questo modo di fare può anche pagare, ma a lungo termine paga di più essere galantuomini”. Tradotto, “a Cattolica sono proprio convinto che i voti non li perderemo, li guadagneremo”.

di Francesco Pagnini

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Verde in cambio di palazzi, ma chi controlla?

 

Massimo Gottifredi presidente ATP

Massimo Gottifredi presidente ATP

 

 

Tratto da Cubia n° 62 – Maggio 2006

Lettera al vicesindaco Gottifredi

Caro Gottifredi, il partito che tu rappresenti ti affida incarichi di una grande rilevanza sociale: Assessore Provinciale, membro del Consiglio di Amministrazione Aeradria, Vicesindaco a Cattolica, Presidente di un ente turistico in Toscana, Presidente ATP della regione Emilia Romagna, ed altro che al momento mi sfugge.

I troppi impegni ti costringono a lasciare il posto di Vicesindaco e Assessore all’Ubanistica a Cattolica.

Prima di lasciare l’impegno che hai assunto in campagna elettorale a Cattolica, vuoi lasciare un segno tangibile facendo approvare il nuovo Piano Strutturale di Cattolica.

Seicento appartamenti nei prossimi quindici anni in cambio di aree verdi.

Dice che nel nuovo piano strutturale chi vuole costruire palazzi deve cedere all’Amministrazione aree verdi.

Gli standard urbanistici sai cosa sono?

Quello che tu dici è già previsto nelle norme urbanistiche.

Il privato che possiede aree per edificare deve cedere standard urbanistici al Comune e, nel caso di aree verdi, devono rimanere tali. Dipende dall’Ufficio Tecnico, o dalla volontà politica che ci amministra, fare sì che questo accada.

Ad esempio, l’area dove sorgerà il Centro Video Gioco Sport è un’area ceduta come standard urbanistici dalla Società IRPA S.r.l.

La Società IRPA S.r.l., per poter edificare, ha ceduto aree verdi al Comune di Cattolica, sulle quali aree il Comune fa costruire il famoso e tanto discusso Centro Video Gioco Sport.

E non è un caso isolato.

Le costruzioni vicino all’acquedotto sono state concesse con lo stesso sistema, e il terreno, in parte, rientra sempre in questo progetto.

Vuoi altri casi?

Davanti alla Colonia Ferrarese, nell’intervento della Società Graziella S.r.l., non doveva esserci un’area a verde pubblico al posto dei parcheggi ad uso privato?

Il problema reale è il mancato controllo, e le buone intenzioni rimangano tali.

In due anni del tuo assessorato ti sei distinto più in una guerra a forza di carte bollate: caso Comandante dei Vigili, caso Rifondazione Comunista, una guerra contro il Capogruppo di Alleanza Nazionale, io stesso ormai faccio una collezione di risposte standard su casi che evidenzio per il non rispetto del P.R.G. vigente.

E’ questo il segno di due anni all’assessorato all’urbanistica che vuoi lascaire?

Il nuovo Piano Strutturale deve contenere le reali necessità della cittadinanza, con un quadro reale del territorio, frutto di una gestione caratterizzata da oltre dodici anni di mancato controllo.

Il nuovo posto di lavoro sarà sicuramente meno problematico di quello che lasci, o almeno penso: ti faccio gli auguri che lo possa mantenere a lungo.

di Giorgio Pierani

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Un prete per amico

Don-Mauro-Ercoles

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Pochi giorni fa, presso il teatro Snaporaz di Cattolica, in un clima di rinnovata commozione e nostalgia per la perdita di Don Mauro Ercoles, avvenuta undici anni or sono a causa di un tragico incidente proprio nella sua Cattolica mentre si accingeva ad andare in mare a pescare, è stato presentato un libro che raccoglie ricche testimonianze umane e spirituali che fanno luce sulla personalità e il significato pastorale dell’opera di Don Mauro Ercoles, vista con gli occhi di chi, condividendo i suoi giorni da amico, da parroco o da beneficiato della sua generosa attenzione umana, può esprimere in maniera schietta e spontanea chi fu Don Mauro, quale fu il suo cammino, dentro a quale ambiente culturale e spirituale ha testimoniato la presenza di Gesù Cristo in mezzo agli uomini, missione che è stata il motore e la ragione di tutta la sua vita.

Il libro ha per titolo: “Don Mauro Ercoles: un prete di frontiera biografia spirituale” ed è curato dai suoi amici Pier Giorgio Terenzi (Parroco di Montefiore Conca) e Claudio Golfieri (Caio), che hanno raccolto testimonianze vere ed autentiche, con pochi fronzoli, così come lui avrebbe voluto, che parlano del carattere schietto di Don Mauro, non avvezzo a nascondere i propri pensieri, sempre in mezzo alla gente là dove spontaneamente si incontrava, nei bar, nelle piazze, narrando i numerosi aneddoti che restituiscono una personalità fuori dagli schemi che non fossero la coerenza della sua fede, l’attenzione agli ultimi, una gioia di vivere contagiosa che comunicava che la vita e la condivisione degli affetti tra gli uomini è un valore insostituibile che ci dà forza, ci rende creativi, indistruttibili. Ci sarebbero infine citazioni da fare ma vi lascio al piacere insostituibile di leggere il libro.

Un bel libro “ecologico”, da condividere con chi si ama, che ci riporta ai valori del Concilio Vaticano Secondo, con una Chiesa protesa verso il sociale e che fa sentire ancora Don Mauro vivo in mezzo a noi. Il libro è a disposizione del pubblico nella Biblioteca di Cattolica ed è in vendita in alcune edicole e librerie della città.

di Marina Ercoles

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