Le onde

Onde alla nuova darsena di Cattolica

Onde alla nuova darsena di Cattolica

Tratto da Cubia n° 92 – Aprile 2009

Quando il vento entra in contatto con l’acqua del mare, si formano in superficie dei moti d’acqua che prendono il nome di onde.

La frizione risultante dal vento che tocca l’acqua crea delle piccole increspature, esse si innalzano producendo una più ampia zona con cui il vento viene a contatto: di conseguenza, più estesa è la zona di contatto, più grandi sono le onde che si formano.

I fattori che determinano la grandezza delle onde sono la forza del vento (la velocità), la durata e la distanza che il vento può coprire senza essere ostacolato. Questi tre fattori determinano l’altezza delle onde. La loro dimensione è determinata anche dal bacino di acqua che le contiene, dalla sorgente che le ha determinate (vento o terremoto) e dall’incontro con un ostacolo: in questo caso possono raggiungere altezze notevoli.

Quando un’onda raggiunge una certa altezza può cadere sotto il suo stesso peso oppure, in caso di forte vento, la cresta viene soffiata via dando origine ai cavalloni.

In realtà le onde non si muovono, o meglio non vi è un reale spostamento d’acqua: le particelle d’acqua si limitano a muoversi intorno a un punto, trasmettendo il moto alle particelle vicine. A propagarsi è così solo l’energia, senza alcun trasporto d’acqua, perciò le onde non scompaiono col calare del vento ma, allontanandosi dal loro centro di origine, perdono lentamente energia.

Le onde sono non solo una bellezza da vedere, un passatempo per i surfisti ed un modo per ossigenare l’acqua dell’oceano e del mare, ma potrebbero anche diventare una fonte di energia.

Oramai molti ricercatori stanno cercando fonti alternative al petrolio ed ai combustibili fossili per produrre energia e, dopo il sole ed il vento, l’attenzione si sta focalizzando sul mare. Sì, perché oceani e mari sono una fonte inesauribile di energia e l’uomo sta pensando di sfruttare il movimento delle onde per produrla.

In effetti, il mare è costantemente in movimento e l’energia cinetica sprigionata dalle onde, dalle maree e dalle correnti marine, se utilizzata, potrebbe rivelarsi una fonte pressoché inesauribile.

In Scozia si sta tentando da qualche anno di generare energia sfruttando il moto ondoso con delle turbine, mentre in Portogallo si è costruita una centrale elettrica prototipo che produrrà energia sfruttando sempre le onde. Quest’ultima è una struttura semisommersa articolata in sezioni cilindriche dove il movimento impresso dalle onde agisce sui pistoni idraulici accoppiati a generatori in grado di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica. In sostanza, questo meccanismo è un trasformatore che, quando il moto ondoso lo mette in movimento, trasmette l’energia cinetica a dei pistoni che si trovano all’interno della struttura.

Si stanno studiando anche delle turbine da installare sott’acqua nei tratti di mare interessati da forti correnti: anche questa è una energia pressoché gratuita e non inquinante, che aspetta solo di essere imbrigliata.

In un altro prototipo l’energia delle onde viene sfruttata per pompare in alto l’acqua del mare, che poi a sua volta viene impiegata per azionare turbine come in un tradizionale impianto idroelettrico.

In sostanza, il movimento su e giù delle onde fornisce energia ad un pistone che indirizza l’acqua dentro una condotta e la conduce verso l’alto.

Insomma, oramai l’abbiamo capito: le alternative al petrolio ci sono, proviamo a sfruttarle.

di Marina Andruccioli

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2 commenti

Archiviato in Ambiente

2 risposte a “Le onde

  1. Giuseppe

    http://160.44.251.10:80/matching/completerec.cfm?BBS_ID=156722&COMPANY=650597

    Questa tecnologia è iscritta al “SALTIRE PRIZE”, premio indetto dal Governo Scozzese.
    La tecnologia per la produzione d’energia è tutta Italiana e le produzioni di cui è capace sono nettamente superiori a tutti gli altri sistemi in competizione, anche del Pelamis o Manchester Bobber, OPT, OSU ed altri, tre volte più dell’eolico e quattro più del fotovoltaico.
    Il sito che la riporta è collegato ad APRE, e il sistema, nuovissimo, nel giro di poco tempo dalla sua presentazione, ha già interessato parecchie aziende estere.
    Nonostante gli sforzi per avere visibilità anche in Italia per questo sistema, nato per produrre anche con modesti moti ondosi e quindi adatto anche al Mediterraneo e all’Adriatico, non solo la tecnologia e poco considerata, (in questo paese che ha miglia di chilometri di costa e ancor di più di mare), ma con tutta probabilità verrà portata in Asia da cui sempre con tutta probabilità sarà poi ricomprata, perdendo posti di lavoro, denaro, ed utili da tassare.
    Così vanno le cose in questo Paese.
    Ciao, Giuseppe.

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