C’ero anch’io quella notte…

Grazioli_Lante

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Nel periodo di vita militare, mi è capitato di partecipare ad un avvenimento di importanza nazionale, che desidero far conoscere ai lettori.

Era il 1953. Da militare di leva nel corpo della Marina Militare, prestavo servizio a Roma, presso il Ministero. Dopo aver svolto un periodo di istruzione presso il distaccamento di Taranto e a La Spezia, ero stato definitivamente assegnato all’Ufficio Ricompense dello Stato Maggiore. In quel prestigioso ambiento avevo il compito di ricercare negli archivi le notizie riguardanti gli scontri navali della Marina Militare, nonché gli atti eroici compiuti in tali occasioni dal personale militare: dovevo trascrivere onorificenze e motivazioni sui diplomi, per la consegna ufficiale agli interessati. In pratica, svolgevo lavoro da impiegato, e contemporaneamente vivevo la vita militare, avendo il ricovero notturno presso la caserma “Grazioli Lante”.

Ogni due mesi circa, trascorrevo in ufficio anche la notte, assieme ad ufficiali e sottufficiali del reparto. In quelle occasioni trascorrevamo il tempo leggendo, scrivendo a casa o conversando con gli altri di turno, semidistesi su comodissime poltrone-letto.

Ebbene, in una di quelle notti, attraverso il servizio di posta pneumatica – che era gestito dai Carabinieri a tutte le porte di ingresso del Ministero – giunse un messaggio sigillato. Dopo averne accusato ricevuto con lo stesso mezzo, fu consegnato, tramite il capo segreteria Guglielmo Belli, al Comandate Leoni, il quale comunicò a tutto il personale presente lo “Stato d’Emergenza”. A quel punto, immediatamente vennero fatti scomparire libri, giornali e poltrone-letto, e ci si mise subito alla ricerca – secondo prassi – di tutti gli alti Ufficiali dello Stato Maggiore, presso le loro abitazioni o nei luoghi di villeggiatura, essendo periodo di ferie estive. Ma cos’era successo per determinare lo Stato d’emergenza? C’era la notizia del minaccioso avvicinarsi al confine di Trieste delle truppe slave del Maresciallo Tito.

A tutte le navi in navigazione, e a quelle della flotta ormeggiata nel Mar Piccolo a Taranto, venne immediatamente diramato l’ordine di convergere verso Venezia con il solo personale di guardia a bordo. I militari in libera uscita, rientrando dalla “franchigia”, trovavano i “furieri”, che provvedevano a fornire loro i documenti per raggiungere la propria nave a Venezia. Con la stessa rapidità, anche i militari delle altre Armi dell’Esercito, al completo di mezzi armati su treni speciali, si dirigevano verso la frontiera.

La perentoria reazione fu adottata dall’allora capo del governo, Giuseppe Pella, lo stesso che troncò il vezzo, allora assai diffuso, di tiranneggiare i pescherecci italiani nell’Adriatico, contrapponendo alle imbarcazioni slave quelle della Marina Militare italiana.

Insomma, una notte da ricordare…

di Sergio Tomassoli

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