I racconti di Nonna Pina: La via lungo tavollo (seconda parte)

 

giunchiglie

giunchiglie

 

 

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

La mia casa era a metà via, al numero 126. Confinava con quella della Catarena ad Maduneta e quella della Tugnina dla Mariana Berti. Queste ultime avevano tutto per il mare, dalle vernici alle corde, ed anche generi alimentari per il rifornimento delle barche. Io abitavo al secondo piano e per entrare in casa dovevo salire 22 scalini. Sempre nello stesso ingresso si entrava nella casa della Lena e Fafen detto Mangarel. Questo marinaio era un uomo distinto e ballava molto bene “la furlena”, un ballo che richiama una danza russa. Quando ogni domenica rientrava dalla passeggiata con gli amici, come metteva piede sulla scala, la Lena diceva “tze ti Fen?” e lui salendo cantava così: “raccolsi le giunchiglie e le viole, amavo una ragazza tale quale quel fiorellin, tu dammelo che io lo dono a te”. Tutte le domeniche si ripeteva lo stesso ritornello. Chissà come continuava la serata…

Al pian terreno vi era un magazzeno di carpentieri dove si preparava il legno per la costruzione delle barche. Tutto si faceva a mano usando seghe, pianlet (pialla) ed altri attrezzi. I carpentieri erano Bega, Rubert, Fafon, Franzchin ed altri. Quando arrivavano i pali, cioè dei tronchi d’albero con tutta la corteccia, le donne arrivavano “fin da la piaza” con martello e scalpello per toglierla per poi utilizzarla per il camino. Si raccoglievano anche i “ricci” e la segatura, perché anche qui non c’era niente da buttare.

Proseguendo per la via, vi era la famiglia di Marianen il falegname, che costruiva gli alberi per le barche, i “pnon”. La sua sorella Luisa faceva la sarta. 

Più avanti abitavano i Mongoza ed anche loro avevano la tinta per le reti, e le figlie facevano le magliaie. Avevano macchine per fare le maglie e per fare le calze per la domenica; per queste ultime si compravano matasse di filo beige detto “al sefer” e loro confezionavano queste calze molto bene.

Facevo studiare la sorella più piccola, Ernesta, con la quale ero molto amica. Lo studio era per pochi. Ricordo che mio fratello Ilario detto Lalo, deceduto in questo periodo a 12 anni era già mozzo su una piccola barca guidata da due persone. Il giorno della prima Comunione e Cresima, al pomeriggio, in casa c’erano amici e parenti e la mamma aveva preparato la tavola con panettone e vermouth, tutto fatto in casa, e c’era tanta allegria, ma…!

Si sente una voce da fuori: “Lalo priperte ch’avin d’andè in mer perché si no dmen uns magna!”. Era Zamparden detto Brigata, il suo paron. Lalo, piangendo disperato, dovete andare e così finì il suo bel giorno di festa.

dai racconti di Pina Astolfi Belemmi

a cura di Giuseppe Tirincanti

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