Pazzaglini: “Non vedo un futuro pubblico per Hera”

Hera

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Molti dei problemi che gli enti locali stanno avendo con Hera sono dovuti alla situazione ibrida di quell’azienda, che è una Spa a tutti gli effetti, quotata in Borsa, e che quindi deve fare utili, ma è anche controllata dagli enti locali che hanno il 51% delle azioni, e agisce in un mercato di monopolio. Situazione che porta il sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini a dire che “per il futuro dubito molto che Hera possa restare un soggetto a maggioranza pubblica“.

Insomma, da una parte un’Hera privata, o a controllo privato, dall’altra i Comuni che, però, possono scegliere anche altre ditte cui rivolgersi per i propri servizi.

Signor sindaco, che giudizio dà dell’operato di Hera?

Diciamo che questa città era abituata a servizi di livello altissimo. Abbiamo assistito, con l’arrivo di Hera, ad una omogeneizzazione verso il basso. Devo però anche dire che la percezione della qualità è ancora più bassa rispetto a quello che davvero è il servizio. Credo comunque che anche questo si inquadri nella situazione complessiva dei rapporti tra Hera e gli enti locali, che è un pò ambigua“.

Cosa intende di preciso?

Per inquadrare il discorso, ricordo che, a Cattolica, Hera si occupa della gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, compresa la depurazione. Le reti sono pubbliche, o di proprietà di aziende pressoché totalmente pubbliche. La gestione invece è demandata ad Hera, che è una Spa a maggioranza pubblica, poiché il 50% delle azioni è dei Comuni. Vi è poi un controllo sulle tariffe, effettuato dall’Ato. Così ci troviamo di fronte ad un “Giano bifronte”: Hera da una parte è un’azienda che deve fare profitti, e quindi massimizzare il differenziale tra i costi per i servizi ed i ricavi, e dall’altra è un soggetto che deve fornire servizi agli enti che sono i suoi proprietari, e che prendono la qualità. E’ una situazione difficile“.

E’ vero. I Comuni del resto da una parte devono pretendere un servizio di qualità, che costa, dall’altra incassano i dividendi di Hera…

Certo, ma al di là dei dividendi, che non sono l’aspetto principale del problema, quel 51% non consente di fatto agli enti pubblici di controllare. Allora, a questo punto, credo che i Comuni, Cattolica compresa, debbano abituarsi ad un nuovo modo di gestire i servizi pubblici. E dubito che in futuro si possa continuare ad avere la maggioranza pubblica. Credo che potrebbe essere opportuno avere, da una parte Hera come azienda privata che sta sul mercato, e dall’altra gli enti pubblici che si servono da Hera per i propri servizi, e che riescono a fare, tutti insieme, una contrattazione forte e, soprattutto, personalizzata. Dando cioè ad ogni Comune quello che gli serve“.

Questo sarebbe vero se Hera non agisse in regime di monopolio…

Credo che, se i Comuni cominciassero a cercarsi aziende alternative per svolgere i propri servizi, anche Hera dovrebbe stare davvero sul mercato, e quindi garantire un buon rapporto prezzo qualità“.

Qualche maligno potrebbe pensare che lei fa questa proposta perché Cattolica ha ormai una quota residuale dentro ad Hera…

Credo che il gioco non valga la candela neppure per chi ha partecipazioni più alte: non dimentichiamo che metà del dividendo se la prendono i soci privati. Ed eventuali abbassamenti delle partecipazioni in Hera possono liberare risorse che permetterebbero di accendere mutui per opere pubbliche, infrastrutture, cose utili alle comunità“.

Seguendo la strada che lei delinea, non avrebbe più senso il ruolo dell’Ato.

Diciamo che l’Ato potrebbe diventare un coordinamento dei vari enti locali, in capo al presidente della Provincia, indispensabile nel momento della contrattazione. E non è casuale che abbia detto che la contrattazione sarebbe “personalizzata”, a differenza di quanto accade adesso. Noi ora ci troviamo in una situazione un po’ particolare, ad esempio, col piano della depurazione proposto da Ato“.

Cioè?

Cioè Cattolica, così come altri Comuni della zona sud, negli anni scorsi ha investito milioni di euro per sdoppiare le reti, fare il depuratore… Nella zona nord è stato fatto assai meno. Ora, il piano della depurazione proposto da Ato prevede tanti investimenti per sdoppiare reti e costruire depuratori nella zona nord, e per di più i nostri cittadini, nelle bollette, continuano a pagare la depurazione come quelli della zona nord. Abbiamo chiesto all’Ato un segnale in questo senso“.

E l’avete ottenuto?

Diciamo che i Comuni della zona sud, tutti, saranno molto attenti al piano, prima di votarlo“.

 

di Francesco Pagnini

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