Archivi del mese: luglio 2009

Vendere le farmacie?

farmacie_comunali

Tratto da Cubia n° 63 – Giugno/Luglio 2006
Vanzini: per decidere conta solo l’aspetto economico


Il dibattito in corso sul tema della farmacie comunali, ci ha portato a porre alcune domande a Gianfranco Vanzini, voce autorevole della nostra città.

Cosa pensa della possibilità che l’amministrazione comunale “venda” le farmacie comunali?

Attualmente il cittadino non vede differenze tra la gestione delle farmacie comunali e quelle private. Non svolgono dunque alcun ruolo che le dia un valore differente da quello puramente economico. Se venderle può consentire al nostro comune di abbassare la quota di debito e quindi di interessi che andiamo a pagare ogni anno, non vedo quali ostacoli possano esserci alla loro alienazione. Lo spartiacque fra opportunità a vendere oppure no è data da un semplice calcolo matematico. Se l’utile delle gestione diretta è inferiore all’importo degli interessi risparmiabili l’operazione è positiva per la città. Se invece si verifica il contrario l’operazione non è da fare né oggi ne fra un po’ di tempo.

Ma se venisse formulato un progetto alternativo di gestione delle farmacie comunali che ne amplifichi il ruolo sociale, varrebbe la pena, per lo meno aspettare, per vedere come va?

Circa l’opportunità di un programma speciale di gestione delle farmacie per fornire servizi particolari, mi sembrerebbe un doppione delle varie istituzioni che già esistono e che, se funzionano, possono benissimo assolvere anche questi eventuali altri compiti. L’importante è che funzionino. Duplicare le Istituzioni non mi sembra saggio.

di Alessandro Fiocca

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La stele della discordia

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Tratto da Cubia n° 85 – Ottobre 2008

Conferenza stampa al Centro Culturale Polivalente

“Quando siamo certi che la storia ci ha raccontato tutto, vi è sempre un’altra storia che modifica il conosciuto”. Con queste parole il Sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini ha aperto la conferenza stampa sul ritrovamento della stele daunia e lo scavo archeologico nell’area VGS a Cattolica, che si è tenuta alle ore 17 del 15 ottobre presso il nostro Centro Culturale Polivalente. Circa un centinaio di persone hanno assistito alle prove inconfutabili fornite dal geologo Stefano Lugli a sostegno dell’autenticità della stele, gli esami petrografici eseguiti dimostrano che questo biocalcarenite a grana fine proviene da una città nei pressi di Manfredonia e non è di fabbricazione picena, come in precedenza ipotizzato dal professore Lorenzo Braccesi.Wilma Galluzzi, la giornalista che scrive solitamente sul quotidiano La Voce, ha riassunto in modo encomiabile la storia della stele daunia che al momento è a Bologna in attesa di restauro nei depositi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, quindi per avere notizie dettagliate sugli scavi ed il ritrovamento degli altri reperti archeologici trovati nell’area dove sorgerà il VGS consiglio di consultare “La Voce” del 16 Ottobre, la si può trovare negli archivi pubblici del nostro Centro Culturale Polivalente od in alternativa consultare il nostro sito internet http://www.cubia.it nella sezione forum vi troverete tutte le notizie ufficiali e qualche indiscrezione!Il ritrovamento delle stele daunia, in una zona di diporto, ha creato profondi dissidi di origine culturale, politica ed economica, per il bene di Cattolica occorre accantonare tutte le lotte intestine a favore di una valorizzazione dei reperti ritrovati e che ancora si troveranno, visto che la dottoressa Monica Miari sta ancora dirigendo gli scavi archeologici, vicino al cantiere del VGS e poco importa se l’opera globale costerà circa 20 milioni di euro, il prezzo della storia, per giunta nostra, è inestimabile. Pensate che è stato ritrovato quello che al momento risulta essere il nostro più antico concittadino, un bambino a cui è stato dato il nome di Al, sepolto insieme al suo cagnolino, circa 4000 anni fà!Il Sindaco Pietro Pazzaglini e l’Assessore alla Cultura Dott. Alba Di Giovanni hanno chiesto ufficialmente al Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna il Prof. Luigi Malnati di poter custodire la stele lunga circa 150 cm, dallo spessore di 7-8 cm e che al momento è divisa in due segmenti, all’interno del nostro Museo della Regina! Il parere è stato favorevole, quindi spetta all’amministrazione trovare i fondi per restaurare la stele di cui verosimilmente si prenderà cura la restauratrice Antonella Pomicetti, che ricopre il ruolo di Direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna; durante la conferenza ha spiegato quali interventi di restauro saranno effettuati, ma ha altresì sottolineato che le forze lavoro competenti e disponibili sono assai limitate, rispetto alla quantità di reperti che necessitano di intervento in tutto il territorio dell’Emilia Romagna, considerando la non idilliaca situazione economica in cui verte il nostro Comune, occorre trovare urgentemente fonti di guadagno alternative per il nostro bene comune! Organizzare una mostra dei reperti archeologici trovati durante gli scavi presso il nostro Museo della Regina mi sembra un ottima idea per cominciare!

di Massimiliano Ferri

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Da Manila giocattoli intelligenti

apurimac

Tratto da Cubia n° 84 – Settembre 2008

E’ arrivata nella Bottega del Mondo “Apurimac” per il commercio equo-solidale una nuova proposta: giocattoli e articoli pedagogici che stimolano l’apprendimento e la fantasia per bambini da 0 a 8 anni.
L’iniziativa è veramente speciale e importante perché:
– i prodotti sono in tessuti naturali o anallergici, morbidissimi, atossici;
– hanno prezzi decisi direttamente dai produttori in base al tempo stimato di produzione (i lavoratori inoltre vengono settimanalmente)
– prevede il lavoro di cucitura e ricamo di donne, residenti in zone rurali, che difficilmente potrebbero lavorare e seguire la famiglia
– l’iniziativa commerciale inoltre permette di avviare progetti di microcredito, ma soprattutto pagare le tasse di iscrizione e a volte le spese di istruzione dei bambini delle donne impegnate in questo progetto
– prevede il lavoro di cucitura e ricamo di donne residenti in zone rurali, che difficilmente potrebbero lavorare e seguire la famiglia
– i progetti proposti dai committenti vengono elaborati, studiati e personalizzati dai lavoratori stessi della compagnia Manila Design.
– i giocattoli sono veramente curati nei minimi particolari; ciò evidenzia l’abilità manuale e creativa delle donne impegnate in questo lavoro.

Questo bel progetto partito nel 1980 riesce ad impegnare oggigiorno più di 500 lavoratrici!
Vi invitiamo nel negozio del Commercio Equo-solidale in via Bovio a Cattolica per conoscere e aiutare questa nuova esperienza di solidarietà basata sull’amore, la trasparenza, l’equità e l’originalità dei suoi protagonisti.

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Riuscirà il PD?…

PD

Tratto da Cubia n° 75 – Ottobre 2007

Anche a Cattolica, come in tutta Italia, la vita politica, ed in particolare quella interna ai partiti, è in un periodo di fermento.

La nascita del Partito Democratico, direttamente e indirettamente, costituisce un motivo di fibrillazioni negli schieramenti politici, e soprattutto nel maggior partito locale. E’ infatti in casa DS che sono avvenuti i fatti più rilevanti degli ultimi mesi.

Per riepilogare gli eventi, cominciamo da fine giugno, quando Antonio Gabellini si dimette dalla carica di assessore al bilancio. Che cosa è successo? E’ lo stesso ex assessore che racconta le ragioni del suo disimpegno dalla giunta, riconducibili al disaccordo, ormai insanabile, con il resto della compagine amministrativa sulle scelte in materia di risanamento delle finanze comunali, con particolare riguardo al settore del personale. L’impostazione di estremo e spesso impopolare rigore adottata fin dall’inizio del suo mandato da Gabellini, pur avendo portato a profonde e laceranti rotture con il personale comunale e le sue rappresentanze sindacali, aveva trovato nella prima fase l’appoggio compatto della maggioranza di palazzo Mancini. Da un po’ di tempo, però, le cose erano cambiate e l’ex assessore era entrato in rotta di collisione, non solo con il sindaco Pazzaglini, con il quale – si racconta – non ci sarebbe mai stato un grosso feeling, ma anche con il suo partito di riferimento. E sarebbe stata proprio la presa di distanza del gruppo dirigente Ds dal suo assessore a determinare la decisione di Gabellini.

I bene informati raccontano che, a determinare i tempi della scelta di Gabellini, sarebbe stata anche l’imminente nascita del PD, in prospettiva della quale l’ex assessore avrebbe deciso di rompere gli indugi, per avere le mani più libere. I fatti lo confermano, visto che alle recenti primarie Gabellini ha appoggiato, con successo, una lista diversa da quella sostenuta da Pazzaglini.

Il secondo evento politico dell’estate cattolichina è stata l’uscita dalla segreteria cittadina dei DS di 4 componenti, i quali, anche sulle pagine della nostra Rivista, hanno dichiarato di non condividere più i vecchi schemi e le solite logiche di partito, preferendo muoversi con metodi innovativi nella fase di avvicinamento al Partito Democratico. Tra i 4 e Gabellini c’è profonda assonanza, sia per quanto riguarda le critiche all’immobilismo dei locali dirigenti diessini, sia per quel che concerne le prospettive del PD. Ma c’è anche un altro tema sul quale si registra identità di veduta: la prossima candidatura a sindaco di Cattolica. Si tratta di un argomento che si sta affacciando con prepotenza sulla scena politica e che certamente infiammerà il dibattito nei prossimi mesi. A meno di un anno e mezzo dalle prossime elezioni comunali, a fronte di una rivendicazione di diritto, da parte di Pazzaglini, a succedere a se stesso, si fa strada in maniera prepotente la richiesta di un metodo nuovo, quello delle primarie, nella scelta del candidato, anche per “scongiurare” l’esito di tre anni fa, quando le sorti di Cattolica furono decise altrove e imposte dall’alto.

Certamente, il non brillante comportamento a Cattolica della lista per il PD sostenuta da Pazzaglini darà ulteriore vigore a questa rivendicazione.

C’è poi la notizia, apparsa sui giornali, di un avvicinamento al nascente PD del prof. Bulletti, ex candidato sindaco ed attuale consigliere comunale dello schieramento di destra. La notizia, pur politicamente rilevante, non stupisce, però, più di tanto, considerando che le scelte politiche di Bulletti sono state molto spesso caratterizzate da assoluta libertà di movimento e di iniziativa.

In questo contesto “movimentato”, Cubia ha cercato di ritagliarsi, fuori dalla mischia, un autonomo spazio propositivo, per favorire l’avvio di un dialogo tra maggioranza e opposizione, in particolare quella riconducibile all’area di centro sinistra, che fa capo alla lista Arcobaleno. Un avvio di dialogo che consentisse alla vita politico-amministrativa cittadina di imboccare una strada diversa rispetto al passato (e al presente) tormentato e conflittuale… per il bene di Cattolica.

Il nostro intento non ha finora ricevuto positivi riscontri. Il conflitto perenne e totale resta per ora l’unico modo ufficiale di rapportarsi tra gli schieramenti.

Chissà se il Partito Democratico riuscirà a smuovere le acque anche in questo senso e a favorire un qualche marcamento dalle rigide posizioni contrapposte e incoraggiare i tentativi personali di “parlarsi” che timidamente cominciano ad intravedersi.

Certo, occorrerebbe che, in casa Arcobaleno, prendessero più vigore le posizioni meno oltranziste, meno “grilline”, di coloro, cioè, che sono disponibili ad “andare a vedere” le carte degli altri, superando pur comprensibili remore e pregiudizi, e che, da parte governativa, la più volte dichiarata disponibilità al dialogo non rimanesse più solo una vuota enunciazione di intenti, ma si riempisse di contenuti reali, traducendosi nei quotidiani atti e fatti della politica,

La novità del PD riuscirà ad innovare realmente il modo di fare politica, in Italia e a Cattolica, e sarà in grado di far cadere anche qui da noi qualche steccato di troppo?

di Paolo Saracino

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Di firme, democrazia e Costituzione

 

Fronte del porto estate 2007

Fronte del porto estate 2007

 

 

Tratto da Cubia n° 73 – Giugno/Luglio 2007

A seguito della protesta sui manufatti del porto, il gruppo Arcobaleno di Cattolica, assieme ai suoi Consiglieri Comunali e ai tanti cittadini che lo affiancavano, non ultimo il neonato Comitato “Fronte del porto”, si è da subito impegnato in una raccolta di firme per tentare di richiedere l’abbattimento di quello che da molti è considerato come uno sfregio ad una delle aree storiche più caratteristiche della nostra città.

La raccolta, iniziata il 25 aprile e molto partecipata, ha da subito incontrato lo sfavore degli amministratori che, come esecutori di tale scempio, non gradivano essere messi sotto accusa.

La protesta aumentava e il banchetto per la raccolta delle firme era ogni domenica letteralmente preso d’assalto. Settimanalmente, un consigliere dell’Arcobaleno richiedeva agli organi competenti i permessi necessari per piazzare il piccolo gazebo funzionale alla raccolta. Da subito tale iniziativa era ostacolata con manovre quali l’invio dei vigili urbani per controllare con tanto di fotografie se il banchetto superasse le misure consentite o la convocazione, da parte del comandante della Capitaneria dei porto, dei responsabili dell’Arcobaleno presenti, per chiarire i motivi del gazebo di protesta.

Il dissenso aumentava e le firme anche, ma il 31 maggio il consigliere dell’Arcobaleno si vede recapitare un documento con il quale la Giunta Comunale di Cattolica negava l’autorizzazione all’installazione del solito gazebo con la seguente motivazione:“Preso atto della sua richiesta, …… atteso che la Giunta Comunale, nella seduta del 30.05.2007, ha ritenuto opportuno autorizzare esclusivamente le occupazioni temporanee da parte degli operatori commerciali della zona nonché quelle rientranti nel calendario delle manifestazioni organizzate dal Comune per la stagione balneare 2007 … si comunica che la sua istanza non è suscettibile di accoglimento (cioè niente banchetto ovvero niente firme contro l’amministrazione, ndr). La sua istanza risulta altresì incompatibile alla luce del parere negativo espresso dalla GIUNTA COMUNALE.”

Cavolo!!! Un fulgido esempio del concetto di DEMOCRAZIA.

Cari signori della Giunta, puntualizzando che la coalizione Arcobaleno non è una pur nobile agenzia commerciale, ma una formazione politica presente in consiglio comunale con tre rappresentanti, che ha, tra l’altro, il compito istituzionale di portare nelle giuste sedi la voce di chi dissente (in questo caso migliaia), non è negando una raccolta firme contraria al vostro operato che si può fermare una protesta.

Anzi, l’arroganza arbitraria di non concedere un permesso dovuto è un atto contro la democrazia poichè la Costituzione Italiana, nei suoi articoli 17 e 21, tutela il diritto di riunirsi pacificamente nonché di manifestare liberamente il proprio pensiero. Ecco perché del fatto è stata informata la Prefettura di Rimini. Ed ecco, anche perché tante sono state le attestazioni di solidarietà giunte all’Arcobaleno, tra le quali riporto quella scritta da assessori, consiglieri e rappresentanti politici di Gabicce Mare: “Crediamo che garantire l’agibilità politica sia un principio fondamentale della democrazia e della partecipazione ancora di più per chi si professa di sinistra e ricopre incarichi istituzionali. Appreso che è stato negato il permesso d’installare un banchetto informativo per raccolta firme al gruppo Arcobaleno di Cattolica in merito alle problematiche del porto, esprimiamo la nostra solidarietà”.

Pertanto, carissimi membri della Giunta cattolichina, cari amministratori della nostra città, prima di inoltrarvi in percorsi antidemocratici, fate vostre le parole di Renzo Arbore: “meditate gente meditate”

di Enrico Del Prete

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Oltre la monocultura

 

sostenitore lega nord

sostenitore lega nord

 

 

Tratto da Cubia n° 93 – Giugno/Luglio 2009

Siamo andati vicino ad avere il primo consigliere comunale della Lega Nord eletto a Cattolica. Più che tirare un sospiro di sollievo dobbiamo fermarci a riflettere sul fatto che il confronto con il fenomeno dell’immigrazione sta rendendo anche la nostra comunità ogni giorno più permeabile ad un potente sentimento di chiusura e di rifiuto dello straniero. Né ci può consolare che le elezioni europee raccontino che siamo in buona compagnia. Semmai ci procura ulteriore preoccupazione il fatto che anche in paesi come l’Olanda, dove l’integrazione ha radici più consolidate, il Partito per la libertà, xenofobo e antiislamico, sia diventato la seconda forza del paese. Vuol dire che siamo lontani dal disporre di un modello di società multiculturale che funzioni e che non sarà facile trovare un’alternativa convincente alle cosiddette politiche del respingimento, ovvero scaricare a forza sulla banchina del porto di Tripoli i profughi arrivati ad un passo dal suolo italiano e ricacciarli nella loro disperazione. Il tutto con il patrocinio del celebrato Gheddafi a cui abbiamo consegnato tre nostre motovedette per pattugliare le sue coste. Altro che aiuti allo sviluppo! Non è stata sufficiente a migliorare la nostra percezione dello straniero la visione utilitaristica della Bossi-Fini dell’immigrato come forza lavoro indispensabile alla nostra economia, né il fatto che molte nostre famiglie sussistano grazie alle badanti dell’est che si occupano dei vecchi malandati (a proposito: ero in sala d’attesa dal medico in compagnia di una decina di anziani stanziali, ho lanciato una conversazione sul tema “badanti” ed ho constatato un diffuso sentimento di ostilità nei loro confronti. Hanno cominciato a sciorinare pregiudizi senza un minimo di  vaglio critico così che esse si erano trasformate tutte in ereditiere spudorate intente a fregare soldi a vecchietti rimbambiti con l’utilizzo della seduzione! Una signora insisteva  che alcune di loro, la sera, dopo aver addormentato l’assistito con il sonnifero, facessero entrare furtivamente le amiche e insieme svuotassero il frigorifero per i loro festini). Ce n’è di strada da fare. Ma il primo passo è decidere di mettersi in cammino. Quando Berlusconi dice no all’Italia multietnica spara una fesseria poichè la presenza e la convivenza, più o meno conflittuale, delle diverse etnie sul nostro territorio sono una realtà. Ma quando i vescovi gli rispondono che la società multietnica e multiculturale esiste già di fatto, tracciano una corrispondenza troppo disinvolta tra la prima e la seconda. Non basta la simultanea compresenza delle etnie per praticare la multicultura. Occorre un salto qualitativo della mente. Ma cos’è una mente multiculturale? Partiamo da ciò che non è, per contrasto con quella monoculturale. Buon esempio di questa sono gli zotici proclami sui manifesti elettorali della Lega Nord. “Sì alla Polenta no al cous cous”: fortuna per Bossi e padani che nel 1492 quando è stata invasa/scoperta l’America, non ci fossero antenati leghisti impegnati a rifiutare il mais, pazientemente selezionato  dai popoli precolombiani, altrimenti oggi la loro polenta la dovrebbero mendicare all’estero. “Padroni a casa nostra!”: ma padroni di cosa? Lo spazio pubblico, politico e culturale di cittadinanza, non appartiene a nessun partito, è unospazio terzo, laboratorio di continua rielaborazione. Sotto questo profilo sottolineo che il Comune può fare molto per incrementare il senso di appartenenza alla comunità locale di indigeni e stranieri, ben oltre lo sterile concetto di residenza. Ci rifletta il nuovo sindaco, nel cui programma non c’è una parola su immigrati e multicultura mentre vi si trova che “dobbiamo avvicinarci al mondo puntando sullo sviluppo dell’aeroporto Fellini”. Ma non è forse l’accoglienza dell’immigrato e la promozione di occasioni di incontri meticci nella nostra città il modo migliore che abbiamo per avvicinarci al mondo? Tornando alla Lega, per quanto riguarda la casa nostra, è la Terra l’unica casa di tutte le specie viventi e verranno tempi in cui la scarsità delle risorse unita all’incremento demografico ci costringerà, probabilmente con la forza delle rivoluzioni violente, a rimettere in discussione il nostro concetto culturale di proprietà privata. E verrà spazzata via anche solo l’idea del  reato di clandestinità, che il governo valuta di introdurre in questi giorni seppur contestato dai maggiori giuristi italiani che ricordano come: L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante. La relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si puo’ essere puniti solo per fatti materiali”Eccola la mente monoculturale: l’incapacità di vedere quanto sia parziale e interdipendente la propria identità culturale, frutto di valori contingenti e mai assoluti, una mente congelata nella difesa di privilegi, che rischia di considerare  il momento temporale e il luogo geografico in cui vive come il solo tempo e l’unico spazio esistenti. Invece, come scrive Anolli (Laterza ‘06): “La mente multiculturale è una mente aperta e complessa, capace di far fronte alla gamma di stili e modelli di vita che le diverse culture continuano ad elaborare. Rappresenta una delle testimonianze più vive ed efficaci della creatività umana, dimostrando che le persone sono in grado di appropriarsi non solo di schemi e percorsi esistenziali tipici della propria comunità, ma anche di quelli di altre. E’ una mente al plurale, sa parlare in più modi e sa efficacemente interagire con persone provenienti da culture differenti. Per la mente multiculturale i flussi migratori non costituiscono una minaccia ma un’opportunità per esplorare altre traiettorie di vita e aumentare i gradi di libertà, che permettano di declinare più ampiamente la propria esistenza. E’ una mente che ha a disposizione differenti registri e modelli per capire e gestire le emozioni (proprie e altrui), per regolare i rapporti interpersonali, per definire il bene e il male”.  Quanto ci piacerebbe che fosse la nostra?

di Amedeo Olivieri

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Il sogno (in)-realizzabile di unificare le tre scuole calcio di Cattolica

 

Mattia Segantini in mezzo agli esordienti classe 1997

Mattia Segantini in mezzo agli esordienti classe 1997

 

 

 

Unificare il settore giovanile delle tre scuole calcio di Cattolica!

“Oh!” – esclamerà ora qualcuno – – “ma è impossibile!” – facendo un gran clangore di parole o ripicche, “È inaudito: mai con loro!” – penserà ahimè, credo, almeno qualche dirigente di campanile di questo nostrano piccolo mondo di prestipedatori, per dirlo alla Gianni Brera.

Senza volontà (buona o cattiva che sia) non si muove nemmeno un dito, figuratevi voi una montagna come questa!

“Unificare il settore giovanile delle tre scuole calcio di Cattolica”. Dicevo tre, appunto, un numero anticamente inteso perfetto. Tre, come l’U.S.D. Superga ’63, l’A.C. Cattolica Calcio e l’A.C.D. Torconca Cattolica. “Il Superga”, fondato nel ‘63 per amore di un parroco, Don Silvano, che ancora toccato dalla tragedia che nel 1949 ci portò via Il Grande Torino del capitan Valentino Mazzola, di cui era tifoso, ha visto crescere con le sue maglie granata (o bianco-rosse) quello che ad oggi resta ancora l’unico vero grande giocatore di casa nostra, tale Eraldo Pecci, il quale, nato a San Giovanni in Marignano e allenato tra gli altri anche da Mister Marcello Morosini, che voglio qui ricordare e ringraziare per avere anche a me insegnato a comprendere ed amare il gioco del calcio, vanta anche 6 presenze in nazionale ed un titolo di campione di Italia nel 1976 con la maglia granata del Torino. “Il Cattolica”, fondato nel 1923 con colori sociali giallo-rossi, resta invece la società che da queste parti più di tutte le altre ha raggiunto prestigiosi (ricordo le 5 stagioni di serie C2 a cavallo degli anni ’80), ma che tra varie vicissitudini si è anche fatta protagonista di vari fallimenti e rifondazioni. Infine “il Torconca”, la squadra più giovane, (fondata infatti solo nel 1987 con colori sociali bianco-blu), ma quella che attualmente sembra animata da grande ambizione di fare bene, considerati i numerosissimi tesserati del suo settore giovanile e i buoni risultati delle sue (ben tre) “prime squadre”.

Ora: a me piace sognare, indubbiamente, ma piace anche progettare idee sensate. E visto che bei sogni e buoni progetti concretizzano poi le grandi idee, provo così a parlarvi, magari semplicemente per sentirmi infine dire “Sciocchino, la tua intenzione era buona ma il tuo progetto no!”, oppure per trovare terreno fertile in qualcuno di voi e cominciare, almeno, a pensarci un po’ su.…

Ma subito vorrei rassicurare gli amanti dei vari campanili: le conseguenti (e sempre affascinanti) sfide stracittadine, verranno conservate, insieme alle tre singole, storiche identità e le corrispondenti “prime squadre”.

Prima però parliamo dei bimbi. E del loro bene. Il bene di Cattolica e del prestigio del suo “vivaio” calcistico, e del mio sogno, e del nostro futuro:

“Unificare i tre settori giovanili” sotto l’unico nome di “Superconca Cattolica”, progettando colori e divise comuni per vestire tutte le squadre del settore giovanile unificato, dividendo necessariamente i compiti e ognuno mettendo a disposizione i propri storici spazi di gioco.

Ho già sognato anche un simbolo: il mare. E magari sopra “i due occhi della Regina”.

E si dovrà però pretendere un valore indispensabile: il mantenimento costante di un buon percorso di studi, per poter partecipare all’attività sportiva.

Ho sognato quindi di educare al Superga le prime due categorie, quelle dei “Primi Calci” e dei “Pulcini” (5-10 anni), accettando le iscrizioni di chiunque e formando le squadre cercando di mettere insieme “gli amici ed i compagni di scuola”, (ovvero i primi veri procuratori nel mondo del calcio), in modo che crescano come in grandi famiglie, imparando a socializzare e a vivere insieme all’interno di spazi comuni offerti dalla medesima (la loro) città e senza obiettivi agonistici particolari – facendo perciò giocare tutti senza distinzioni alcune – mirando ad un miglioramento costante come unico obiettivo puramente tecnico da raggiungere anno dopo anno.

La sede del Torconca, invece, ormai capace di ospitare moltissimi tesserati, la riserverei per allenare i ragazzi più grandi delle categorie “Esordienti” e “Giovanissimi” (11-13 anni), cambiando casa, dunque, per trovare spazi più adatti e fare un primo, piccolo salto di qualità; per comprendere che nella vita, come poi nello sport, prima o poi il tempo dei puri giochi deve (purtroppo o per fortuna) terminare. Qui i ragazzi cominceranno a pensare il calcio non più solo come un gioco ma anche come uno sport dove generosità, lavoro e desiderio di migliorare saranno sempre componenti fondamentali per andare avanti in un gruppo e farsi rispettare in ogni lavoro futuro. Qui, tra le altre cose, cominceranno a giocare al calcio vero, quello ad 11 contro 11 (solo dal 2° anno di “Esordienti” questo è possibile, ndr). Qui impareranno lentamente a dare il giusto valore alle vittorie e anche, perché no, alle sconfitte, cercando il miglioramento sia fisico che tecnico, crescendo moralmente e sempre giocando, fatto non secondario per una Scuola Calcio ambiziosa.

Qui, dai “Giovanissimi”, ho sognato di iniziare a selezionare per la prima volta i ragazzi, per dividerli in gruppi più omogenei ed equilibrati, permettendo dunque ai più bravi e ai meno bravi (poiché la bravura nello sport è comunque un valore concreto) di crescere adeguatamente ognuno secondo le proprie possibilità, cercando come obiettivi societari di partecipare alle migliori competizioni di categoria (campionati regionali e magari prestigiosi tornei nazionali) laddove si dimostrerà però possibile e sensato farlo.

In ultimo l’ultima tappa del settore giovanile unico: le categorie “Allievi” e “Juniores” (anni 14-17), categorie che possono dimostrarsi davvero eccellenti per qualità del gioco, se è però esistito alle loro spalle un lavoro serio, ambizioso e competente.

Per queste categorie ho sognato le strutture del Cattolica, selezionando ancora una volta i ragazzi, ormai veri calciatori, e riportandoli in pratica lì dove erano partiti, visto che il Cattolica ed il Superga sono confinanti, mentre il Torconca è lontano.

Per il Cattolica Calcio poi, al termine di questo importante percorso, ho sognato un diritto di scegliere quali ragazzi, tra questi usciti definitivamente dal “vivaio unico”, potranno far da subito parte della “prima squadra” giallo-rossa, continuando dunque a giocare ad alti livelli (sperando perciò di poter iscriversi anche in categorie prestigiose), per dar loro, finalmente, anche visibilità e prospettive future di impiego e/o di completa realizzazione personale.

A questo punto però restano “gli altri”, sì, quelli che non potranno purtroppo far subito parte della prima squadra della città.

Per “gli altri” ho sognato così: formare al  Superga una squadra di under 25 provenienti e non dal “vivaio unico”, i quali potranno confrontarsi con un calcio adulto, militando in una formazione molto giovane, ma ambiziosa. La possibilità che nella nostra città, infatti, i giovani fin da subito, una volta completato il percorso nel “vivaio unico”, avranno per mettersi in mostra “facendo esperienza”, garantirà loro nuove prospettive future: riuscire un giorno a far rivedere quelle scelte iniziali e giocare quindi in prima squadra. Laddove si ritengano errate alcune scelte, infatti, è fondamentale continuare ad impegnarsi, con il lavoro, per far cambiare idea a chi ha dovuto scegliere. Tuttavia è importante fin dagli inizi imparare a rispettare le scelte altrui: prima iniziamo con quelle dei genitori, poi del mister, infine spesso arrivano anche quelle dei nostri futuri datori di lavoro.

Manca il Torconca, per chiudere il trittico: qui ho sognato di tesserare ogni over 25 interessato, indipendentemente dal percorso giovanile di provenienza.

Così conserveremo le sempre affascinanti sfide stracittadine (“i derby”) e le tre storiche identità calcistiche (o campanili) della città; resteranno le burla tra i tifosi contradaioli e si colorerà Cattolica, la nostra unica città, mantenendola viva, riempita di giovani, dei loro sogni e dalle loro speranzose ambizioni.

Ora però serve valutare la reale fattibilità  di un tale progetto. Serve ancora sognare. Sognando però e progettando già anche i particolari, i necessari investimenti, pensando già ai ruoli, alle competenze. Resta ancora il dovere di parlarne. Ma più di tutto, spero, si scopra ora che una tale realtà, benché sia ancora una lontana idea, è tuttavia già possibile.

Ho scritto di una realtà fertile e diversa, volta sì al bene del calcio e dell’immagine di Cattolica, ma soprattutto al bene sempre primario dei nostri bambini, i vostri figli, la nostra futura società.

 di Mattia Segantini


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