Elezioni Comunali 2009 – Il Vincitore

 

Tamanti-Errani-Bissoni

Tamanti-Errani-Bissoni

 

 

Tratto da Cubia n° 93 – Giugno 2009

Tutto il percorso politico che in cinque anni ha portato Marco Tamanti a diventare sindaco di Cattolica è stato fatto tra la gente, e quasi a dispetto degli apparati. Ora Tamanti intende portare lo stesso spirito di novità nell’amministrazione della città, sommandovi l’obiettivo, più politico, di ricompattare un centro-sinistra che al primo turno delle elezioni ha collezionato il 68 per cento, ma spezzettato in ben cinque liste.

Signor Tamanti, quando ha iniziato a fare politica si sarebbe aspettato di diventare sindaco in tempi così rapidi?

Assolutamente no. Anzi, quando qualcuno me lo diceva a mo’ di battuta, mi schernivo sempre.

Poi però…

Poi dentro il gruppo è emerso un insieme di persone che ha iniziato a pensare ad un modo innovativo di fare politica, ad un rinnovamento. Questo gruppo di persone ha visto subito positivamente l’idea e poi la nascita del Partito Democratico. Tant’è vero che a Cattolica l’associazione per il Partito Democratico è nata prestissimo, un anno prima che a Cattolica l’associazione per il Partito Democratico è nata prestissimo, un anno prima che nelle altre aree, dove ancora se ne parlava pochissimo. Si trattava di mettere in campo un’idea ampia della politica, di una politica che fosse più fruibile dalla gente, dai cittadini. L’obiettivo era aumentare la partecipazione delle persone alla politica, per portarla fuori dal “Palazzo”, dalle “segrete stanze”.

Era un gruppo di giovani, peraltro assolutamente minoritario dentro il partito. Tant’è vero che nelle primarie per il primo segretario del Pd lei perse con Alessandro Belluzzi.

Si è vero. Era una situazione particolare in cui il partito, nascente, era già spezzettato. Io in Direzione non avevo la maggioranza. Forse non ce l’aveva nessuno e fu giocata la carta di Belluzzi come rinnovamento totale. Ma di lì è partito, si può dire, il nostro nuovo modo di fare politica. La concretizzazione del principio per cui era indispensabile tornare tra la gente. E noi, tra la gente, dentro la città, abbiamo raccolto le firme per le primarie che poi hanno portato alla mia candidatura, e tra la gente abbiamo fatto la campagna elettorale che alla fine è stata vincente.

Tornando tra la gente vi siete creati diverse inimicizie dentro il Pd, che sono saltate fuori anche a pochi giorni dal ballottaggio, oltre alla scelta fatta da Pazzaglini di correre da solo. E si dice anche che alcune lobbies cittadine, date per vicine al Pd, avrebbero preferito un altro sindaco.

Noi abbiamo dato vita ad un progetto di trasparenza e rinnovamento, per far sì che il Pd si allarghi dentro la società civile. Credo che questo sia più importante di altri presunti interessi.

Le cose adesso vanno meglio nel partito?

Direi di sì. Nell’ultima Direzione l’atmosfera era positiva, cosa che mancava ormai da molto tempo, e credo che vi siano i margini per arrivare ad un congresso del Pd all’insegna del dialogo. Insomma, mi pare che ci siano le basi affinché il Pd sia un partito forte con tutte le carte in regola per governare cinque anni questa città, e crescere insieme ad essa.

Lei è stato eletto, al ballottaggio, con 52 per cento dei votanti, che sono stati il 61 per cento degli aventi diritto al voto. Nei lustri scorsi Franco Micucci vinceva al primo turno col 60 per cento ed un astensionismo molto meno accentuato. Perché?

I fattori sono tanti. Ovviamente c’è la situazione nazionale che non aiuta. C’è la giovinezza del Pd che ha influito, così come ha influito, da questo punto di vista, la fortissima dialettica interna. Non si può dimenticare neppure che il centro-sinistra si presentava con 5 schieramenti.

E così al primo turno i partiti di centro-sinistra e di sinistra hanno collezionato poco meno del 70 per cento, ma il centro-destra è arrivato in testa al ballottaggio. Lei ritiene che vi sia modo per ricompattare quest’area culturale e politica?

Sì. Così come ero convinto che non vi fossero margini per apparentamenti tra il primo e il secondo turno, e che anzi la scelta di non apparentarsi sia stata importante per vincere, sono altrettanto convinto che sia importante aprire e subito (peraltro l’ho già detto) un tavolo di confronto coi partiti che si riconoscono nel centro-sinistra. Credo che gli spazi di convergenza ci siano e siano forti. E credo che farlo sia importante per tutti.

Tra i partiti che si riconoscono nel centro-sinistra lei annovera anche la “Lista Micucci”?

A mio parere la “Lista Micucci” è un insieme variegato di persone, alcune più vicine al centro-sinistra altre al centro-destra… Bisognerà vedere anche in futuro come continuerà la sua attività.

Il candidato del centro-destra Cono Cimino sostiene che lei ha vinto principalmente perché ha spostato il dibattito elettorale su temi nazionali piuttosto che locali, e giocando sull’antiberlusconismo.

Noi abbiamo puntato principalmente sul nostro programma, che abbiamo diffuso nella città, sul quale abbiamo ricevuto molto apprezzamento da parte della gente, e che diventerà il nostro programma di governo per Cattolica. A me sembra che sia stato più il centro-destra a “nazionalizzare” e ideologizzare il dibattito. E poi, parliamoci chiaro, le ideologie e le appartenenze politiche si traducono in valori concreti anche a livello locale, e in politiche di un tipo o di un altro ad esempio sui servizi, sul sociale, sulla sanità, sull’ambiente.

E poi c’è chi dicce che il suo successo sia stato decretato soprattutto dal mondo cattolico. Ritiene che sia così? E non teme che nel corso dell’attività amministrativa si possano creare screzi tra questa componente e quella più strettamente di sinistra ex diessina?

Guardi, il mio successo è stato decretato dai cattolichini. Se esponenti del mondo cattolico hanno creduto n me e ritengono che sarò un buon sindaco non vedo qual’è il problema. D’altra parte il progetto del Pd è proprio quello di riunire le due grandi tradizioni del socialismo riformista e del cattolicesimo democratico, che sulla maggior parte dei temi, in modo particolare quelli sociali, sono assolutamente in sintonia. Se problemi vi saranno, ci confronteremo, discuteremo. Come base abbiamo il programma e poi ci sono io, il sindaco, quale garante del programma e dell’istituzione comunale.


di Francesco Pagnini

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