Sogno di una notte di mezza estate: La lucciola

lucciola

Tratto da Cubia n° 93 – Giugno 2009

Passeggiando, le sere tiepide di Maggio, ci si può imbattere in tanti puntini luminosi che sfiorano l’erba, lampeggiando pigri e ondeggiando leggeri nel buio.

Sogno o son desto? Come è possibile che la luce danzi da sola, senza un filo che la alimenta, senza una presa di corrente in mezzo ad un campo di grano e papaveri?

Questo piccolo sogno ad occhi aperti è opera di un insetto, la lucciola.

La lucciola è un genere di piccoli coleotteri, di cui due specie sono presenti in Italia. Il maschio e la femmina sono notevolmente differenti fra loro, il primo è alato, con il corpo e le appendici giallastre, la femmina ha invece aspetto larviforme ed è priva di ali.

La finalità di questo fenomeno luminoso è l’accoppiamento, ed i maschi volano alla ricerca di una compagna emettendo lampi di luce; le femmine, invece, strisciano al suolo facendosi notare per la loro luminosità, sostano in una zona in cui possono essere viste e raggiunte da un maschio, il quale può percepire il loro bagliore fino a 15 metri di distanza. Per dare un’idea dell’intensità luminosa, si pensi che occorrono circa 6.000 insetti per avere una luce uguale a quella di una candela.

Le lucciole riescono a diffondere luce tramite la produzione di sostanze chimiche, la luciferina e la luciferasi.

A volte la luce è fissa e a volte viene emessa ad intermittenza, ed il colore è tra il verde-blu e l’arancione-rosso e quasi tutta l’energia viene trasformata in luce e solo il 2% viene disperso in calore.

Poteva l’uomo stare a guardare questo piccolo sogno ad occhi aperti senza voler trovare un proprio tornaconto? Innanzitutto ha cercato di capire come era possibile questo fenomeno. Riuscito a capirne il meccanismo, ha cercato poi di riprodurlo in laboratorio e, infine, a modificarlo a suo vantaggio. E quindi?

Ecco cosa ne è venuto fuori: oramai è noto che l’energia, se convertita in luce, ha una notevole perdita sotto forma di calore. Pensiamo alle vecchie lampadine: “accendiamo” la luce, cioè permettiamo che ci sia passaggio di energia e la lampadina emette sì luce, ma si scalda anche parecchio, cioè nella trasformazione della corrente elettrica in luce luminosa molta viene sprecata sotto forma di calore. L’efficienza di una normale lampadina è del 10%, del 20% in quelle fluorescenti e del 30% con i Led; una lucciola ha invece una efficienza di quasi il 90%, ovvero quasi tutta l’energia viene trasformata in luce. 

L’uomo si è accorto che la lucciola non si “scalda” affatto quando emette la luce, non sprecando energia in calore. Così i ricercatori, concentratisi su questo fenomeno, sono riusciti a variare l’emissione del calore variando la composizione chimica dell’enzima della bioluminescenza luciferase, ovvero sono riusciti ad ottenere una luce fredda quasi senza perdita di calore, con notevole risparmio di energia elettrica impiegata.

Vedremo se questa scoperta si concretizzerà in un nuovo tipo di lampadina, ma certo è che la magia a cui danno vita le lucciole con la loro luce sarà davvero difficile da ricreare.

di Marina Andruccioli

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