Referendum senza vincitori

Referendum_Farmacie_Comunali

Tratto da Cubia n° 66 – Novembre 2006

Il referendum sulla vendita delle farmacie comunali, che si è svolto un mese fa, è una di quelle occasioni in cui si può misurare lo stato della vita democratica di una città, ed in particolare il grado di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Ebbene, l’esito della votazione non è confortante, se si considera che solo il 21,8% degli elettori ha ritenuto opportuno recarsi a depositare nell’urna il proprio parere.
Chi ha vinto e chi ha perso, allora? Secondo me, non ha vinto nessuno.
Non hanno vinto il Comitato che ha promosso il referendum e i gruppi politici che lo hanno sostenuto, i quali sono riusciti a convincere solo una piccola parte della cittadinanza (il 91% dei pochi che hanno votato) dell’importanza del tema in questione e della bontà delle proprie tesi.
Non ha vinto l’Amministrazione comunale, nonostante l’insuccesso dell’iniziativa referendaria, perché non ha ottenuto alcun riscontro concreto il suo appello, attraverso un massiccio e capillare volantinaggio, a votare SI: i voti in tal senso sono stati solo 277.
Non ha vinto la comunità cittadina di Cattolica, che, nella stragrande maggioranza, ha ignorato l’importanza, a prescindere dal merito, di questo momento di democrazia diretta e ha perso un’occasione per far sentire la propria voce su una questione che, più o meno importante la si consideri, comunque riguarda la nostra vita di tutti i giorni.
Ed ora che cosa succederà? Innanzitutto, ci si aspetta che ciò che è stato detto nella immediata vigilia del voto trovi conferma: che non c’è (o non c’è mai stata, come sostengono gli amministratori comunali) alcuna intenzione di vendere tout court le (o la) farmacie comunali. E che pertanto ci si muova in una direzione diversa, quella di una parziale privatizzazione, salvaguardando la qualifica e le prerogative di farmacie comunali.
Ma ci si aspetta anche che vada avanti e si rafforzi la spinta dal basso che ha consentito, pur a prezzo di notevoli sacrifici e pur se con esito non felice, di dare vita a questo importante momento partecipativo.
Ho ascoltato alcuni sostenitori del referendum, delusi, dubitare che Cattolica non sia ancora pronta per affrontare un cammino in questa direzione. Io credo che sarebbe un errore, pur di fronte ad un semi-insuccesso, giungere a tale conclusioni e quindi arrendersi.
Non si poteva certo pretendere che, dopo anni e anni (non solo a Cattolica, è evidente) di assenza dalla vita pubblica, di distanza sempre crescente dalla politica, di continua e deresponsabilizzante delega agli altri, i cittadini d’un tratto riscoprissero la voglia di “uscire di casa” e di farsi sentire in prima persona.
La partecipazione, soprattutto in un’epoca così individualista come l’attuale, è un processo difficile, lungo, lento, che vivrà inevitabilmente di alti e bassi, di fasi incoraggianti e di momenti di delusione e di crisi.
Nel nostro piccolo, noi di Cubia, che abbiamo avviato questa iniziativa culturale anche con l’intento di suscitare l’interesse delle persone e di stimolarne un sano protagonismo con una maggiore partecipazione alla redazione di queste pagine, registriamo quanto tale obiettivo sia ben lontano dall’essere raggiunto, dopo sei anni di pubblicazione.
Nonostante questo, pur se a volte presi dalla tentazione di mollare, continuiamo a pubblicare questa Rivista e a progettare nuove iniziative che stimolino una risposta dei lettori.
Ecco, più che scoraggiarsi e mollare, sarebbe opportuno capire insieme quali sono le strade da percorrere, gli strumenti da utilizzare per consentire a questo processo partecipativo di fare passi avanti e dare qualche risultato positivo. A questo sforzo di “fantasia” siamo chiamati tutti, almeno quanti a tale obiettivo credono veramente.
Le pagine di Cubia sono, come sempre, a disposizione,pronte ad ospitare i contributi in tal senso, a diffondere le idee e le proposte di quelli che non si sono ancora rassegnati ad un “beato torpore” della mente e della coscienza.

di Paolo Saracino

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