Che bello quando riesco a farli sorridere

 

seduta di fisioanimazione

seduta di fisioanimazione

 

 

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Erica è l’animatrice della RSA-Casa Protetta di Cattolica. Mai termine fu più appropriato. 27 anni, calabrese, laurea in psicologia, precedente esperienza nella casa di riposo di Mondaino, Erica Salerno è la vera “anima” di questa struttura per anziani.

Il suo compito è al tempo stesso affascinante e difficilissimo: riuscire ad animare delle persone per le quali le ragioni di vita sembrano quasi inesistenti, oppresse come sono dalla depressione e dalla sofferenza per una sistemazione che la maggior parte di loro vive come insopportabile costrizione.

Come si svolge il tuo lavoro?

L’animazione, o terapia occupazionale, si integra con il lavoro degli altri operatori. L’obiettivo è quello di colmare i bisogni dell’anziano, cercando di mantenere attive le loro capacità residue. Facciamo giochi, organizziamo laboratori di pittura, ecc. Io cerco sempre di gratificarli, di complimentarmi con loro, di tenerli sempre attivi, di strappare loro un sorriso.

Non è sempre facile, vero?

La verità è che gli anziani sono in genere diffidenti. Entrare in una struttura come questa, poi, li scompensa, non c’è più l’ambiente famigliare, qui all’inizio non si conosce nessuno. Per cui il lavoro di socializzazione è fondamentale, perché serve ad aiutarli nel processo di integrazione, nella nuova casa e tra di loro.

Fai degli interventi personalizzati?

Certo. Faccio innanzitutto una valutazione delle capacità dell’anziano. La gestualità, per esempio: per chi riesce ancora a muovere le mani, si fa un lavoro apposito; oppure la lettura dei giornali: per chi ha buone capacità amnestiche; o la fisioanimazione: per mantenere vive le abilità cognitive e motorie rimaste.

Cominci ad avere dei risultati?

Sono a Cattolica da giugno. Quando sono arrivata, non interagivano né con me né tra di loro. Adesso inizio a vedere interesse attorno a me: quando arrivo la mattina, mi fanno letteralmente festa. Li vedo contenti, più allegri, soprattutto quando facciamo le feste di compleanno. Insomma comincia a funzionare.

E’ sufficiente il tuo solo lavoro o ci sarebbe bisogno di un aiuto?

Le 38 ore settimanali che trascorro a contatto con gli anziani non sono poche, ma se ci fosse un’altra persona che condividesse con me il lavoro, sarebbe meglio, perché potremmo suddividere gli ospiti in gruppi, in base a ciò che riescono a fare. La fisioanimazione, infatti, che facciamo in due, assieme alla fisioterapista, va molto meglio. Devo dire, comunque, che da un po’ di tempo ci sono alcune volontarie che mi danno una mano. Spero che il loro apporto si consolidi e che magari possano essere disponibili anche qualche volta la domenica, la giornata più spenta dal punto di vista delle attività.

Anche se capisco che la domanda è retorica, ti chiedo se questo lavoro ti piace…

Molto. E’ duro, ma dà tante soddisfazioni. Quando riesco a farli sorridere, mi rendo conto che il mio lavoro è utile. Cerco di migliorare la qualità della loro vita qui dentro: se ci riesco è la mia gioia più grande.

di Paolo Saracino

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