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Sulla strada degli adolescenti

JKerouac_on_the_road

Tratto da Cubia n° 50 – Marzo 2005

Che esista un problema giovanile, a Cattolica come altrove; che giornalmente ci vengono poste sotto gli occhi situazioni che indicano difficoltà, che significano disorientamento, disagio dei nostri ragazzi, soprattutto nell’età adolescenziale, è realtà troppo evidente e condivisa perché qualcuno la possa negare.

Come rapportarsi con questa realtà è invece questione più controversa, che trova diverso grado di attenzione e varie modalità di approccio, sia da parte dei singoli sia da parte della collettività.

L’approccio più banale, ma purtroppo abbastanza diffuso, è quello di chi ritiene che il problema riguardi sempre e solo gli altri, per cui non giudica necessario mettere in discussione il proprio rapporto con i figli, il modo di interessarsi dei loro bisogni e delle loro più profonde esigenze: un bel motorino, un cellulare nuovo, le chiavi di una macchina scattante, possono bene “tacitare” tutto, i sensi di colpa di noi adulti e le “domande” inespresse dei nostri figli.

C’è poi l’approccio più maturo e consapevole, che significa una presenza migliore, un’attenta partecipazione alla crescita in un’età difficile e spesso traumatica, comunque determinante nello sviluppo della persona. Semplificando un problema così complesso e variegato, sono un po’ questi gli atteggiamenti che noi adulti, le nostre famiglie, assumiamo quotidianamente.

La collettività e le istituzioni che la rappresentano si muovono analogamente.

Il disagio giovanile esiste, sì, ma in fondo non merita particolare impegno e particolari progettualità, perché i problemi reali, concreti sono altri e impegnano troppo perché si possa “distrarre” loro del tempo… E allora, ci si limita a discuterne, a dibatterci sopra, si organizzano tavole rotonde, incontri per disquisire su numeri e cause, ma tutto finisce lì, alla quasi impotente presa di coscienza di una realtà che ci riguarda, sì, ma non così da vicino, da imporci grossi cambiamenti… almeno fino a quando un evento “traumatico” non ci costringa ad accorgerci che il “rischio” non è poi così lontano!

Per fortuna, però, c’è chi tenta di andare oltre la constatazione dei fatti, chi cerca delle risposte serie, chi pensa che si debba dedicare un pò di tempo e di energie ad individuare qualche soluzione concreta. E succede spesso che questo atteggiamento più attivo e propositivo sia proprio degli stessi giovani, almeno di quelli più sensibili, più avvertiti, più socialmente presenti.

E’ quello che è accaduto anche a Cattolica, dove un gruppo di ragazzi ha risposto all’invito della Provincia di Rimini, partito con il progetto “Sulla strada”.

Sulla strada, “on the road”, è il titolo di un famoso libro di J. Kerouac, scrittore americano della cosiddetta beat generation. “Sulla strada” i protagonisti del libro di Kerouac sperimentano la rottura con la monotonia della vita e il confronto con realtà sempre nuove, alla ricerca di una nuova forma di esistenza che allontani il pericolo della “noia”.

E’ ciò che si propongono quei giovani di Cattolica che stanno portando avanti il progetto della Provincia. Ne parlo con uno di loro. “Tentiamo di dare ai giovani come noi, soprattutto di età adolescenziale, un’alternativa per occupare il tempo libero, per evitare di precipitare nella “noia” o di scegliere strade che portano a devianze. Il progetto si rivolge a chi comincia ad uscire dalla famiglia ed inizia a frequentare altri luoghi di aggregazione senza sapere cosa fare, senza capire ancora quale senso dare alla propria vita, spesso sentendosi svuotato, privo di vita, annoiato da tutto“.

Per dare risposte concrete, l’obiettivo è quello di capire prima ciò che i ragazzi vogliono, quali sono i loro bisogni, spesso repressi, i loro interessi, spesso difficili da individuare. Un compito non semplice, che richiede un lavoro attento e capillare, in una realtà come quella del nostro territorio così “distratta” e priva di identità.

A questo primo momento, di conoscenza della realtà, seguirà la fase progettuale, in cui si dovrà dare vita a quelle attività, quelle manifestazioni, quei corsi che rispondono proprio alle esigenze che nascono dai giovani. Quindi, progetti che non vengano calati dall’alto, ma trovino ragion d’essere nei bisogni dei ragazzi. “Dobbiamo cercare di creare un ponte – dice il nostro interlocutore –  tra le esigenze dei giovani e ciò che la città può offrire”. 

Anche questo secondo momento progettuale richiede impegno e molta competenza. Per questo, altri giovani stanno partecipando ad un programma di preparazione presso la Provincia di Rimini: saranno loro a dare vita a quelle attività che permettano di favorire appunto l’incontro tra il “vorrei” dei ragazzi e il “si può fare” della collettività cittadina.

Dunque, si va “sulla strada”, per aiutare i ragazzi ad individuare sulla “loro” strada, sul loro primo percorso di vita fuori della famiglia, le possibilità e opportunità che, pur in tempi non facili, comunque si possono creare insieme.

di Paolo Saracino

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