Avventura in mare

Rimini_molo_levante

Tratto da Cubia n° 66 – Novembre 2006

Nel Novembre del 1958 ero imbarcato sul motopeschereccio “Fedelfranco”, assieme a Lorenzo Tonti “Sèn” ed altri, paron Giuseppe Bontempi “Nugi”. Eravamo diretti a sud del porto di Ravenna, nella sacca di Cervia, perché fummo informati della presenza di una notevole quantità di sogliole.

E’ un pomeriggio di bonaccia piatta, e in questo caso bisogna restare molto vigili: quando vedi che non tira il normale scirocco, significa che il tempo non ha nulla di buono. Ciò nonostante, andiamo su verso Nord e caliamo la rete prima di notte, al largo del porto di Cervia. Arriva un po’ di vento umido caliginoso, facciamo la calata a sei passi d’acqua a Tramontana e a Ostro.

Alla seconda bordata in giù vediamo i motopescherecci dirigersi verso il porto di Cervia; noi a bordo non abbiamo la radio ma solo il barometro, uno di noi va a battere il barometro con un dito e questo va subito giù abbassandosi molto.

In seguito a ciò capimmo perché i pescherecci stavano rientrando, avevano la radio e quindi la possibilità di comunicare fra loro e con gli stessi fanesi, usi a pescare nella “sprè”. Azzardammo nella speranza di fare una buona battuta di pesca e non seguimmo il rientro con le altre barche. La decisione fu sbagliata perché in poco tempo arrivò la bora mentre eravamo intenti alla pesca.

La bora si presentò subito molto offensiva, a bordo si discuteva circa la possibilità di andare in porto a Cesenatico, io a questo proposito ricordai ai miei compagni un episodio analogo: mi trovavo imbarcato sul motopeschereccio “Aurora”, con un modesto vento di bora ci arenammo al largo in un banco di sabbia, e in quei casi se non segui la rotta giusta e ti prende il mare sono guai.

Scartammo subito la possibilità di andare a Cervia perché il porto in quella circostanza non dava nessuna garanzia, in quanto è un porticciolo come quello di Riccione.

Anziché andare a Cervia, facemmo rotta per Rimini. “Sèn” e “Nugi” erano al timone perché un marinaio solo non sarebbe stato sufficiente, avevamo anche una piccola vela che ci aiutò per il rollio. Il motopeschereccio “Fedelfranco” era un buon lancione, aveva un 90 cv. ma non si poteva sviluppare tutta la potenza a causa del mare agitato, quindi navigammo a mezza forza, poiché a tutta forza, data l’entità dei marosi, sarebbe stato molto pericoloso.

Proseguimmo in giù verso il porto di Rimini piano piano, avevamo le sfogliare in coperta, io stavo in ginocchio, perché era impossibile stare in piedi da l’entità delle onde. Lorenzo Tonti “Sèn” e Giuseppe Bontempi “Nugi” erano, come già detto, al timone tenendo saldamente i frenelli.

Io presi una corda di fortuna “al zuz” che si legava al sacco della sfogliara come sicurezza. La feci passare attorno all’albero e attorno alla mia persona, dato che il vento era molto forte. Abbiamo demolito sottovento un paio di metri dell’opera morta della barca, rimaneva comunque il problema di queste tre sfogliare in coperta, ma io piano piano, restando sempre in ginocchio, sono riuscito a legarle all’albero di prua in modo che non scivolassero in mare o che comunque non creassero problemi, perché avrebbero potuto otturare le “monichelle”, e quindi non permettere che l’acqua uscisse fuorivia, poiché in situazioni analoghe persero la vita molti marinai.

Arriviamo al porto di Rimini facendo rotta un po’ a Sud, in modo da prendere l’onda di poppa, operazione che avremmo dovuto fare prima, ma il problema era che il mare lo prendevamo sempre di traverso. Il porto di Rimini è sempre stato un porto sicuro: se il vento proviene da Est-Nord-Est si può entrare con più facilità, data la lunghezza del molo di Levante.

Era sufficiente mettersi sottovento del molo, dopodiché riuscivi ad entrare con bonaccia.

Arriviamo in porto all’una e mezzo dopo mezzanotte, lungo la banchina erano ormeggiati molti pescherecci tra i quali molti di Cattolica, come il “Cattolica” ed il “Byron”, noi ormeggiammo vicino a quest’ultimo, il cui paron Mario Prioli “Patalnon”, vedendoci, ci disse: “Dove eravate?”. Quando fu messo al corrente della nostra posizione ci contestò il fatto che non fossimo andati in porto a Cesenatico.

In certe situazioni devi saper prendere decisioni sagge e rapide, dettate dalla propria esperienza di naviganti e soprattutto dai consigli dei nostri marinai più anziani, non senza una buona dose di fortuna.

di Gino Magi

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