Archivi del mese: settembre 2009

Riaffiorano i ricordi

 

Basilica sant'Apollinare

Basilica sant'Apollinare

Tratto da Cubia n° 57 – Dicembre 2005

Era la prima estate dopo la fine della guerra, il mese di Luglio, ed io ero in viaggio fra la Lombardia e la Romagna. Mi ero trovata all’improvviso a capo della mia famiglia in uno dei periodi più difficili della vita. I miei genitori avevano un’età molto avanzata e toccava a me avere cura di loro. Mia madre (figlia maggiore dell’eroico garibaldino Emilio Fabbri), coraggiosamente aveva voluto ritornare nel paese natale, Coriano, pur sapendo che era stato quasi totalmente distrutto. Io l’avevo dovuta accompagnare e lasciare lì, in una piccola stanza senza soffitto e con il tetto che lasciava vedere le stelle: una rete sul pavimento con un materasso, un cuscino, le lenzuola e qualche coperta; ma se pioveva ci voleva l’ombrello. Rientrando, avevo preferito percorrere la via Romea, con minore traffico e meno oppressa dal caldo, perché rasentava il mare. Ero partita da Coriano la mattina presto in bicicletta, senza mai fermarmi prima delle ore calde. Il pedalare non mi impediva di pensare e di soffrire, preoccupata della vita futura. Ero senza fede e senza speranza, quando vidi lontano stagliarsi contro il cielo azzurro un bel campanile ed una bella, grande chiesa. Non mi ero accorta di essere giunta a Classe e stavo raggiungendo la basilica di sant’Apollinare, scrigno prezioso dell’arte bizantina. Mi beai di quella vista (l’arte consola!), poi raggiunsi Ravenna per riposarmi, e mi fermai in un piccolo albergo, che portava i segni dei bombardamenti. Il giorno dopo raggiunsi la provincia di Brescia, dove mi attendevano il babbo e mia sorella.

Per il babbo, il più delicato di salute, era stato riservato il viaggio più comodo: la Pontificia Opera di Assistenza aveva organizzato un treno speciale per tutta l’Italia, con vari pernottamenti in case provviste di letti. In Agosto il babbo ed io lasciammo Brescia e scendemmo a Rimini. In una parte meno frequentata della stazione, ma sotto la tettoia, ammucchiammo le nostre povere, ma care cose: un materasso non troppo strettamente arrotolato, su cui ci riposammo coi piedi appoggiati su una valigia. Finalmente, il benvenuto in Romagna ce lo diede, nella nostra bella lingua italiana, al mattino un interprete, che affiancava il militare che comandava la stazione. “Vae victis!”, disse l’elegante ufficiale vincitore, che non seppe però mai chi aveva tanto disprezzato: due persone magre, molto modestamente, quasi poveramente vestite, contornate da ancora più povere cose, come gli zingari. Una, dimenticati gli studi fatti, elemosinava un passaggio; ma l’altro era stato da studente l’allievo più stimato di Valfredo Carducci, fratello del poeta, capo del collegio-convitto della scuola normale di Forlimpopoli; diplomato a pieni voti, insegnò per 50 anni; per parecchi anni fu l’unico insegnante del Corso integrativo (classi sesta, settima ed ottava), poi Corso d’Avviamento al lavoro. Il Ministero di allora gli diede la massima onorificenza, insignendolo dell’Ordine di San Maurizio al merito educativo. In tempi successivi, l’Ispettore Didattico di Rimini, Prosperino, in una riunione di tutti gli insegnanti del circolo di tutto il riminese, per aggiornarli in base alle nuove direttive ed ai nuovi programmi, lo segnalò dicendo che fu il precursore dei nuovi metodi scolastici.

Io so anche che fu, al di fuori della scuola, umile con gli umili: nel periodo della prima guerra mondiale, con la mamma fu l’amministratore e distributore incaricato delle pensioni di guerra fino al 1919. Ella inoltre per tutta la vita aiutò le persone analfabete o quasi nella corrispondenza: domande a vantaggio dei mariti o dei figli richiamati alle armi; donne che venivano spesso a casa e per le quali essa trovava sempre il tempo; diceva: “Andate a comprare un foglio e una busta”. Al loro ritorno aveva già preparato sul tavolo il calamaio e la penna; scriveva quanto desideravano e, completata la busta (sapeva gli indirizzi dei vari Ministeri o degli Enti provinciali), la consegnava loro facendola impostare personalmente. La conoscevano tutti; venivano da Mulazzano o da Cerasolo, dal confine della Repubblica di San Marino. Per quello volle rivivere fra di loro.

Non si era mai fatta pagare, ma talvolta portavano un piccolo involto di erbe di campagna, una palla di cavalo, una ricotta, qualche grappolo d’uva, secondo la stagione. Quando seppero che era ritornata, qualche famiglia di campagna incoraggiò la ripresa della vita con un pulcino od un anattrocolo.

di Biancamaria Liverani

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Lettera aperta di una cittadina al Sindaco e alla Giunta

Arcobaleno

Tratto da Cubia n° 58 – Gennaio 2006

Non avrei mai detto di dover ringraziare Berlusconi! Lo devo ringraziare perché, grazie alla sua “manageriale” gestione dell’Italia, mi sono talmente incavolata da cominciare ad interessarmi con più attenzione alla politica: non tutto il male viene per nuocere! Il mio interesse è passato poi, per forza di cose, anche ad una conoscenza e presa di coscienza più responsabile e attenta anche della politica del mio Comune e della mia città: meglio tardi che mai!

Bene, dopo 3 anni di partecipazione seria e attiva, vorrei esprimere alcune considerazioni personali sulla gestione della città e sulle riunioni del Consiglio Comunale. Lo spunto mi viene dalle dichiarazioni dei vari consiglieri sul giornalino “Città di Cattolica” (pervenutomi il 3/1/06!!!) in occasione del Natale.

La politica non è un optional (v. Campolucci), certamente, ma mi chiedo a chi è rivolto questo monito. I politici hanno grandi responsabilità e certi ne hanno sicuramente tanta, ripensando a come è stata gestita la città negli ultimi 10 anni, fino ad arrivare a debiti a dir poco preoccupanti; non mi si venga a dire ce la città è più bella… il bello piace a tutti, ma i passi vanno fatti in base anche al portafoglio e alla possibilità di mantenere il bello! (vedi la pavimentazione rovinata in via Bovio, vedi le fontane “malate”…).

Questi politici si sono chiesti come mai nelle ultime votazioni comunali si sono presentate ben 4 liste civiche? E la lista civica “Cattolica Città per la Pace” si è formata proprio per l’impegno di forze cittadine che da sempre avevano votato per l’attuale maggioranza DS e Margherita!? Anche perché, dopo essere stata invitata, io e altri amici, ad alcuni incontri con i “politici” DS, a suo tempo, avevo ben capito che i giochi di partito erano già stati fatti, alla faccia della partecipazione!

Non si sono chiesti come mai un elettorato considerevole ha votato per l’Arcobaleno, e per il sindaco si è andati al ballottaggio!? Tutto questo non ha significato né significa niente?! Non ci sono state smanie di potere per “sostituirsi” (v. Campolucci) a loro…sbandierando di non essere politici…, semmai si è sbandierato di non essere succubi e servi dei giochi partitici di potere; non c’è smania di sostituirsi a nessuno, c’è voglia di una politica lungimirante e responsabile, volta al bene della cittadinanza tutta e dell’ambiente, volta ad un domani senza paura, anche se più modesto, un futuro portato avanti con partecipazione e trasparenza. 

Soggetto politico io mi sento fino in fondo, anzi non improvviso, come forse qualche tuttologo in tutti i settori si sa improvvisare ed adattare, visto che le persone con grandi responsabilità che girano nella gestione comunale sono sempre le stesse! Qua le poltrone si sono sformate e si sono adattate a chi ci sta sopra, il quale non se ne rende o non vuol rendersene conto: è comodo rimanere in casa al calduccio in fondo. Quanto alla praticità e concretezza (v. Verde al verde…) cosa importa se si trascura qualche particolare, dicono anche i dinamici Margherita, perché perdere tempo? In fondo, quando si esegue un’operazione chirurgica è importante asportare la parte malata, se poi rimane nella pancia qualche garza o un piccolo bisturi è solo un particolare insignificante: l’operazione è riuscita e l’ammalato è morto! Non fa niente! Quanto alla sicurezza del porto (v. Verde al verde…) penso che il merito della scelta del famoso pennello/baffo dipenda dalla testardaggine attenta al “particolare” voluta dalla minoranza, inclusi gli anatemi del capogruppo “Per chi ama Cattolica”, il quale auspica dei denominatori comuni su cui costruire.

E’ importante e utile, ma il problema sul quale ritengo si fatichi a ritrovare con l’attuale maggioranza è il punto di partenza con il quale ci si pone, ossia: la PARTECIPAZIONE. La democrazia è difficile, ma Cattolica non è una metropoli, e provare a discutere con i cittadini, cercandone il coinvolgimento (cosa non facile forse, lo ammetto), potrebbe essere utile per le scelte che riguardano tutti e non solo le categorie. Se avessi condiviso lo stile di portare avanti la vita cittadina dell’Amministrazione comunale, non sarei probabilmente confluita in Cattolica Città per la Pace. Il sindaco Pazzaglini, con il quale a suo tempo ho condiviso esperienze parrocchiali, forse in parte ha dimenticato cosa e chi ci muoveva ad impegnarci e perché, ma questo è un altro problema e non sta a me dare giudizi, voglio solo dire che lui ha imboccato l’autostrada, la TAV, e tira avanti diritto, io e altri amici abbiamo scelto un piccolo sentiero pieno di soste.

Durante il cammino incontro persone, vedo paesaggi faccio sogni, affronto problemi insieme agli altri amici di camminata: con la fretta, la velocità e l’efficienza non sapete cosa si perde! Questo forse è il punto più difficile da superare per poter confluire nelle scelte per la città.

Ad esempio, personalmente non avrei cambiato la darsena (per vari motivi), avrei dato priorità alla vita e attività del nostro vecchio porto peschereccio, valorizzandone l’aspetto delle tradizioni e dell’esperienze di mare, un turismo responsabile, alla portata di tutti e non solo, o quasi, di chi può permettersi la barca da diporto… Non sono favorevole allo sviluppo forsennato e al rialzo del nostro sistema, uno sviluppo che ricade e sfrutta quei popoli in difficoltà per i quali poi si fanno di tanto in tanto raccolte buoniste per mettere a posto le coscienze!!! Il nostro stile di vita, compresi i nostri sprechi e divertiamoci (vedi tanto per dire l’assurda, squallida, finta spiaggia di via Bovio), grava anche su quei bambini africani per i quali si vorrebbe un sorriso sereno e felice; ma qua è un discorso culturale, religioso e sociale difficile da affrontare in una breve lettera aperta: scritta con schiettezza, senza astio, ma con convinzione.

di Magda Gaetani

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Intervista a Sergio Maestri, presidente della Cooperativa Sociale Valconca

Cooperativa_Sociale_Valconca

Tratto da Cubia n° 59 – Febbraio 2007

Alla sera ci si sente contenti

Ci sono stati degli sviluppi negli ultimi tempi nel confronto con l’Amministrazione di Cattolica? La Cooperativa rimarrà nell’attuale area, o ci sono prospettive diverse?

I nostri amministratori comunali mi hanno confermato la volontà di collaborare con la Cooperativa e hanno riproposto la possibilità, nell’eventualità che si dovesse spostare la sede della Cooperativa con tutti i laboratori, le attrezzature, le serre, di darci uno spazio al centro del paese. Non sappiamo dove sia, ma farebbe molto piacere, a noi e soprattutto ai ragazzi, stare in un posto centrale, per avere contatti continui con la città, con la gente di Cattolica, perché il problema principale di queste persone è l’isolamento in cui si trovano: per loro, infatti, la città, così come i loro famigliari, non ha molta disponibilità per poterli seguire continuamente. Avendo, invece, una struttura in una zona centrale, i ragazzi sarebbero sempre in contatto con l’esterno, potrebbero socializzare; i cittadini, d’altro canto, conoscerebbero meglio la nostra realtà e come vivono questi “ragazzi” di diverse età; potrebbero vedere cosa la cooperativa è in grado di fare per loro. A me piacerebbe che la gente potesse seguire i ragazzi anche nei progressi che fanno: si vedono persone che, quando arrivano qui, hanno dei problemi grossissimi, ma molti nel giro di pochi mesi fanno dei progressi impensabili, che spesso sono dovuti proprio al contatto continuo con l’esterno.

Si può davvero dire che è cambiato il clima attorno alla sua cooperativa? Non sembra più così pessimista come qualche tempo fa…

Il Comune ci ha confermato la possibilità di potere restare in città e potere costruire una casa residenziale, magari autogestita da persone che non hanno dei problemi molto gravi, dove potere avere, oltre che i nostri laboratori, anche le nostre serre, dove si producono fiori, e dove si dà la possibilità ai ragazzi di vedere il risultato del loro lavoro; un posto appunto dove i ragazzi possono vedere questi risultati, dove possano essere a contatto e parlare con la gente esterna. Abbiamo visto da un po’ di tempo che c’è una grossa apertura da parte dell’amministrazione; c’è stato un cambiamento a U da parte della politica nel modo di rapportarsi con noi: non sappiamo a cosa sia dovuto, ma dobbiamo ringraziare l’Amministrazione per questa apertura. 

Non solo a Cattolica la risposta è positiva…

Anche altri comuni si stanno aprendo a forme di collaborazione con noi. Le attività principali che noi svolgiamo sono nel settore del verde. E in questo settore stiamo lavorando bene: in particolare, il comune di Riccione, di cui abbiamo 16 ragazzi inseriti in Cooperativa, attraverso la GEAT ci ha dato una commessa di lavoro di potatura di ben 1.500 piante, assieme ad un’altra cooperativa di Rimini. In questo modo siamo riusciti ad inserire nel mondo del lavoro persone che diversamente non hanno altra collocazione, o possibilità di essere assunti da aziende normali.

Quali sono le altre attività che riuscite a portare avanti?

Gli altri lavori che portiamo avanti: uno in una industria di Coriano, dove si fa la selezione del materiale differenziato che viene raccolto nei vari centri; qui abbiamo undici persone. Poi ci sono i laboratori, dove stanno i ragazzi un po’ più gravi, dove abbiamo il centro protetto con le persone che hanno grosse difficoltà. Questi ragazzi operano nelle serre, dove sviluppiamo il settore della floricoltura. Abbiamo inoltre settori ricreativi, culturali, dove svolgiamo per queste persone più gravi attività di carattere ricreativo-culturale, portandoli anche in piscina al nuoto; abbiamo un gruppo dell’AVULSS, e di insegnanti che fanno un corso di cultura generale a cui si dedicano con molto entusiasmo, anche accompagnando i ragazzi a mostre fuori Cattolica. Facciamo un corso di danza; abbiamo il capitano Voltolini che ci fa un corso di arte marinara; uno psicologo viene tutte le settimane per parlare coi ragazzi; siamo in procinto di fare attività di ginnastica tramite un signore che si è offerto.

Un bel po’ di iniziative per una cooperativa che non ha scopo di lucro!

Noi ci sobbarchiamo il compito di assumere persone che non possono avere la produttività richiesta da altre aziende; per noi è un impegno morale, abbiamo una logica diversa, non la logica del guadagno; difatti siamo una cooperativa ONLUS, dove mancano il profitto, i dividendi. Ci sentiamo orgogliosi di portare avanti un simile discorso, lo sentiamo come una missione e siamo contenti. Abbiamo lottato molto ed oggi la nostra attività è vista come molto utile, per i ragazzi e per tutta la comunità cittadina. E alla sera ci si sente contenti per aver fatto qualcosa di utile per la società.

Approfitto dell’occasione per ringraziare tutti i collaboratori, gli amministratori e tutte le persone di buona voltontà, che in qualche modo ci aiutano a portare avanti l’attività della Cooperativa. Auguriamo a tutti un Buon Natale e un felice anno nuovo.

di Ignazio Rotondi

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La folgorazione di Mario Pirovano

Tintarella_di_Musica

Tratto da Cubia n° 83 – Giugno 2008

Il mio sogno, e non solo il mio, s’è realizzato. Dopo oltre due anni di minuziose ricerche, attraverso le testimonianze fotografiche di tanti miei colleghi musicisti, che hanno contribuito con la loro arte a rendere grande il nome della nostra Cattolica, grazie al Direttore della Biblioteca Comunale di Cattolica, Arch. Daniele Fabbri, dal 16 Luglio al 30 di Settembre 2008, la ex chiesetta di S. Croce in via Pascoli ospiterà una mostra fotografica dal titolo “Tintarella di Musica” (musicisti e musica da ballo a Cattolica e dintorni).
E’ un appuntamento importante, da non perdere, in cui riprenderanno vita, attraverso suggestive immagini, tantissimi personaggi che riporteranno indietro nel tempo i nostri ricordi…a quando Cattolica offriva tantissimo divertimento con la musica… ai locali da ballo, i famosi vecchi Dancing… alle serate trascorse in piacevole divertimento… a quelle piste da ballo un pò ruffiane, sulle quali sono nati tanti amori, e tanti amori sono finiti… all’odore di sudore quando ci si scatenava nella calca della pista lasciandosi andare con anima e corpo in vertiginosi balli e musiche festaiole… alle note del Samba che a una certa ora uscivano dagli strumenti dei musicisti, e spontaneamente si dava vita al famoso trenino, che a volte durava anche più di un’ora: che mal di piedi!! soprattutto per le signore coi tacchi alti… al quarto d’ora dedicato all’amore che in tutti i dancing non mancava mai… al bacio sfuggente o alla stretta poderosa… a quella dolce musica che con la sua lenta cadenza ritmica e le delicate armonie invitava a scendere in pista stringendo tra le braccia quella donna che da tempo puntavamo con i nostri sguardi, “gli occhi che parlano senza parlare”…
Attraverso il primo percorso storico, che inizia dagli anni 30 fino a giungere agli anni 50, si potranno ammirare bellissime e suggestive immagini, con i personaggi che sembrano interloquire con chi li guarda, e, a seconda dei diversi periodi, non potranno sfuggire allo sguardo del visitatore i grandi cambiamenti, per quel che riguarda le pose fotografiche, gli abiti indossati, gli strumenti che accompagnano i personaggi immortalati.
Un secondo tragitto porterà dagli anni 50 fino agli anni 70: il ventennio del “boom” economico, con tutti i mutamenti che si potranno apprezzare attraverso le immagini.
Il terzo percorso, dagli anni 70 condurrà i visitatori della mostra fino ai giorni nostri.
In ognuno dei tre percorsi si potranno ammirare delle immagini molto significative di musicisti cattolichini in compagnia di famosi personaggi del mondo della musica, conosciuti nel corso della loro carriera. Ogni ventennio sarà accompagnato da un pannello nel quale, a caratteri cubitali, saranno spiegati i vari cambiamenti che la musica ha subito nel corso degli anni, così i visitatori si potranno documentare e comprendere più a fondo il significato di questa esposizione, continuamente allietati da una colonna sonora di bellissime musiche, da me scelte, che scandiranno il trascorrere degli anni, nei quali la musica s’è manifestata con diversi colori. Ecco la ragione del titolo “Tintarella di Musica”, frutto della fantasia della Dott.ssa Annamaria Bernucci, coordinatrice della mostra.
Oltre che dalle immagini, la mostra sarà arricchita da tantissimi ricordi pubblicitari: locandine, calendari in cui si pubblicizzavano le feste e manifestazioni che avevano luogo nei mesi estivi, bigliettini d’invito, biglietti sconto, un canzoniere con testi di varie canzoni e pubblicità del locale, foto di bellissime ragazze con la fascia da miss, copertine di dischi, partiture musicali, ecc.
Insomma, sono certo che i visitatori non avranno il tempo di annoiarsi.
Concludo con i ringraziamenti. Ho già citato la dott.ssa Bernucci, senza il cui contributo difficilmente sarebbe stato possibile realizzare la mostra. Per le bellissime immagini il grazie va a Dorigo Vanzolini, vero mago della fotografia. Un grazie al Direttore Arch. Daniele Fabbri per il consenso all’idea, oltre che all’Amministrazione Comunale di Cattolica. Non può certo mancare un ringraziamento a tutti i musicisti che hanno messo a disposizione della mostra le proprie foto: spero d’averli resi felici, ma “la loro felicità è anche la mia felicità”.
Altri doverosi ringraziamenti li rivolgo al sig. Atos Gaudenzi e famiglia, per averci donato le foto del padre Pasquale musicista e del fratello Luciano, al sig. Sergio Tomassoli per il materiale che ci ha messo a disposizione, alla Prof.ssa Maria Cristina Cerioli per i suoi preziosi suggerimenti, e al sig Claudio Prioli per la sua cortese disponibilità.

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Il legno

Legno_Albero

Tratto da Cubia n° 57 – Dicembre 2005

Nelle piante, di solito, ammiriamo la chioma, le foglie, il portamento. Eppure, gli alberi hanno un altro punto di bellezza, che spesso non cogliamo: la corteccia ed il legno di cui sono fatti. Forse non esistono due alberi della stessa specie che abbiano la stessa ed identica corteccia.

Quello che comunemente chiamiamo legno è in realtà costituito da diversi tessuti differenti, che compiono le funzioni di sostegno, di trasporto e deposito delle sostanze nutritive.

Se tagliamo un tronco, la sezione che ci si presenta sarà formata, dall’esterno verso l’interno: dalla corteccia, che può essere liscia o rugosa e a seconda delle specie avrà colori caratteristici. Serve a proteggere l’albero dalla temperatura e, per quanto possibile, dalle ferite inferte da animali o da agenti esterni.

Subito dopo troviamo il libro, uno strato rosolato o rossiccio, raramente bianco. Questo tessuto è adibito alla discesa della linfa e presenta uno spessore minimo, e prende questo nome perché le sue cerchie, prodotte annualmente, vengono compresso fino a diventare sottili come le pagine di un libro.

Poi c’è il cambio, responsabile dell’accrescimento diametrale del tronco. Sta tra il legno ed il libro e produce verso l’interno nuove cellule del legno e verso la corteccia, cioè l’esterno, nuove cellule del libro.

Procedendo verso l’interno, troviamo quindi il legno vero e proprio, quello dove si trovano gli anelli, tanti quanti sono gli anni dell’albero. Esso è formato a sua volta da vasi, che trasportano la linfa grezza, quella che sale succhiata dalle radici che affondano nel terreno ricco di acqua.

Ultimo, al centro, il midollo.

In alcuni alberi, come rovere, olmo, larice, c’è una differenzazione di colore tra la zona più esterna dell’albero, l’alburno, e quella più interna, il duramen; in altri, come la betulla, l’ippocastano e il bosso, non si apprezza nessuna differenza. L’alburno è il legno più giovane ed è la parte fisiologicamente più attiva ed a più alto tenore di umidità, quindi quella più facilmente attaccabile da funghi e parassiti.

Ogni anno, l’albero, nell’accrescersi, racchiude in un abbraccio il suo passato, costruendo un nuovo anello. Così, dal conto dei famosi anelli si può risalire alla sua età presunta.

Osservazioni sulle sezioni dei tronchi venivano fatte già anticamente, ma dobbiamo al genio di Leonardo da Vinci l’intuizione che si potesse desumere non solo l’età; osservando lo spessore dell’anello stesso si potevano conoscere anche le condizioni climatiche di una determinata epoca passata. Ma si deve ad un astronomo americano la fondazione della Dendrocronologia, scienza che studia, attraverso un attento esame dell’accrescimento degli alberi, la storia del clima passato della nostra Terra.

Ogni specie di albero ha un suo caratteristico colore: il Ciliegio ha colore caldo bruno-rossiccio molto pregiato; il Pioppo brucia lentamente ed è usato per fare fiammiferi; la Quercia da sughero per il noto sughero, senza citare poi i diversi legnami usati per parquet e per aromatizzare i liquori.

di Marina Andruccioli

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Atletica 75 ricomincia i corsi

Atletica75

Tratto da Cubia n° 75 – Ottobre 2007

ATLETICA 75 CATTOLICA

Le attività dell’Atletica 75 sono riprese a pieno ritmo. Dopo la pausa estiva tutti i corsi hanno ricominciato ad animarsi e la palestra si è riempita in un batter d’occhio di bambini e di ragazzi desiderosi di imparare e di giocare.

E’ un vero “BOOM” di iscrizioni.

Numerosissimi i bambini e le bambine che frequentano i corsi di GINNASTICA ARTISTICA e di ATTIVITA’ LUDICO MOTORIA, e sono numerosissimi, quest’anno, anche gli iscritti ai corsi di ATLETICA LEGGERA.

Ma la novità più importante di questa stagione è la splendida notizia che arriva dal palazzo comunale: è stata approvata la realizzazione della NUOVA PISTA DI ATLETICA LEGGERA, i cui lavori prenderanno inizio al più presto, pertanto la città di Cattolica potrà a breve disporre di questo stupendo impianto.

Ad essere contenti di questo progetto non saranno soltanto gli atleti di Cattolica, ma anche le scuole, che potranno usufruire gratuitamente della nuova struttura.

La realizzazione della pista permetterà inoltre alle organizzazioni turistiche di offrire un prodotto all’avanguardia per la grande richiesta di turismo sportivo sempre in aumento negli ultimi anni.

L’Atletica 75 è già stata contattata dalla Federazione di atletica leggera per la eventuale disponibilità ad organizzare i diversi campionati federali in programma per l’anno prossimo, gare che porterebbero a Cattolica numerosi partecipanti nei diversi periodi di “ bassa stagione”.

I progetti in “cantiere” per questo anno sportivo sono tantissimi: a dicembre il classico saggio di Natale, al quale parteciperanno tutti gli iscritti ai corsi di ginnastica artistica; da gennaio, molti fine settimana impegnati nelle diverse manifestazioni di atletica leggera che si svolgeranno un po’ in tutta Italia; poi, a seguire, la bellissima festa di carnevale e gli incontri con i genitori che potranno mensilmente prendere parte alle lezioni insieme ai propri figli.

Insomma, come tutti gli anni si è partiti per arrivare a maggio in piena forma, e non solo i bambini, ma anche gli adulti che partecipano ai diversi corsi sia serali che mattutini.

Dunque…buono sport a tutti.

Atletica 75 Cattolica: ATLETICA LEGGERA, GINNASTICA ARTISTICA, CORSI ADULTI E PODISMO. Telefono e fax 0541830556

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Mano al portafoglio

 

Joshua_Green

Joshua_Green

 

 

Tratto da Cubia n° 58 – Gennaio 2006

Immagina di passeggiare in riva a un laghetto”, dice il filosofo Joshua Green. “A un certo punto vedi un bambino che rischia di annegare. Se pensi: ‘Ho appena speso 200 dollari per queste scarpe e l’acqua potrebbe rovinarle, quindi non salverò quel bambino’, sei una persona spregevole. Ma nel mondo ci sono milioni di bambini nella stessa situazione: basterebbero pochi soldi, spesi in medicine o cibo, per salvargli la vita. Eppure se andiamo al ristorante invece di donare i soldi a un’organizzazione che combatte la fame nel mondo non ci sentiamo dei mostri. Perché?”. Questa bella domanda postaci da Green, la deponiamo qui, all’ingresso del discorso, a rammentarci la cautela con cui dobbiamo esprimerci quando parliamo di beneficenza. Desidero, infatti, dire qualcosa a riguardo della recente raccolta di fondi a favore del progetto di Smile Mission in Tanzania, lanciata nelle scuole di Cattolica in occasione delle festività natalizie. Se ne è parlato sui quotidiani locali ed anche in occasione della festa di capodanno davanti Palazzo Mancini. Quello che non tutti sanno è che nel Circolo di Cattolica hanno partecipato solo 2 classi di scuola elementare su 25. Come mai? Nel tentativo di rispondere parlo a titolo personale. Alcuni fatti. Poste Italiane, in occasione del Natale compie una legittima operazione di marketing attraverso la vendita, presso i propri uffici, di salvadanai in ceramica rossa con il logo dell’azienda, raffiguranti le storiche “buche delle lettere”. La sede di Cattolica, probabilmente anche grazie al fatto che vi lavora l’Assessore Epiceno, propone al Comune (perché non direttamente alla scuola?), in accordo con Smile Mission, di promuovere una raccolta fondi nella scuola per il progetto Tanzania. L’iniziativa, denominata “Risparmiare per” consiste nel collocare in ciascuna aula uno dei salvadanai di cui sopra, donato da Poste Italiane, in modo che i bambini, fino a Natale possano fare le loro offerte. Ma i salvadanai, consegnati nelle scuole senza verificare l’adesione dei docenti, rimangono, per lo più, inutilizzati negli scatoloni.I tempi: l’iniziativa viene presentata ai dirigenti scolastici a un mese dal natale, periodo denso di impegni. Dopo 4 giorni l’amministrazione comunale convoca la conferenza stampa presso l’ufficio postale. Il che ha comportato l’impossibilità di valutare e deliberare l’adesione da parte del collegio docenti, l’organo competente ad esprimersi. Tempi non sufficienti neppure a coinvolgere in modo dignitoso e partecipativo i genitori, a meno di accontentarsi che mettessero mano al portafoglio senza proferir parola e di considerarli meri esecutori di direttive altrui. Da dove viene tutta questa fretta? Forse, come già accaduto per la farsa dei consigli comunali dei bambini, l’importante è poter dire “già fatto” e appuntarsi una medaglia al petto. Nella scuola, guarda caso, per garantire il tempo necessario all’attuazione dei progetti, il POF (piano offerta formativa) dovrebbe, secondo normativa, approvarli con un anno di anticipo. I rapporti: Oggi si parla molto di reti, sinergie, rapporti scuola-extrascuola e, in linea di principio, la collaborazione tra soggetti diversi presenti sul territorio è cosa buona. Ma occorre che ciascuno sia consapevole del proprio ruolo, funzioni e obiettivi e operi nel rispetto di quelli altrui. La responsabilità educativa dei progetti e delle loro attività didattiche spetta alla scuola. Spettano alla scuola, una volta aderito al progetto, anche il coinvolgimento e la comunicazione alle famiglie perché, di fronte a loro, è lei che ne garantisce la validità educativa. Non necessariamente, infatti, i soggetti esterni perseguono tali finalità. Un esempio di ingerenza indebita è che il sindaco in persona passando attraverso la scuola, abbia voluto informare direttamente i genitori dell’iniziativa, finendo, tra l’altro, per presentarla in tono da libro cuore “Sono certo che i bambini si presteranno di buon grado a qualche piccolo sacrificio per aiutare i bambini più sfortunati di loro”. Non è questa l’ottica con cui la scuola vuole favorire la costruzione della solidarietà e dell’altruismo negli alunni. Aspetti educativi. Molti studi dimostrano come sia facile, a questa età, ottenere adesione e condiscendenza a compiere buone azioni in conformità a motivazioni legate a ricompense di tipo psicologico o materiale, minacce, prospettiva di ricevere qualcosa in cambio, approvazione sociale. Adulto è chi agisce in base alla consapevolezza delle proprie idee che favorisce l’autonomia di giudizio, e in base alla responsabilità delle proprie azioni che favorisce l’autonomia nelle scelte e nell’assunzione di compiti. Difficile che ciò possa accadere prima della preadolescenza. Compito della scuola è favorire la formazione del bambino rispettandone le tappe di maturazione, e non ottenere buone azioni tout court. L’etica che ci interessa edificare, si preoccupa di costruire le motivazioni adeguate nella persona, prima ancora che del giudizio sul valore dell’azione in sé. Paradossalmente, può essere più educativo accettare un gesto meno morale in senso assoluto, ma espresso autonomamente dal soggetto, piuttosto che richiederne uno visibilmente migliore ma indotto in modo forzato o manipolativo (è il motivo per cui, ad esempio, è preferibile aspettare che, dopo un litigio, i bambini decidano da soli di riappacificarsi anche se ci volessero giorni, piuttosto che imporlo loro frettolosamente). Un altro rischio che non vogliamo correre è quello di monetizzare il bene. In un’età in cui non è ancora chiaro il valore e l’uso del denaro (ma quando lo è?) è più opportuno far maturare il concetto del dono attraverso la condivisione di qualcosa di personale: dai propri giochi o strumenti di lavoro fino al proprio tempo, come quando si va a trovare un amico malato.
Gesti isolati e puntiformi, non preparati da adeguato percorso didattico, come l’offerta per il bambino africano lontano, anche se spiegati cognitivamente dall’adulto, rischiano di restare modelli negativi di sbrigativa pseudosoluzione dei problemi. E di ottenere l’effetto di rimuoverli dalla coscienza, favorendo la cultura dell’esonero legata al me ne libero. Una cultura per cui, noi adulti, anche se ogni tanto siamo capaci di mettere mano al portafoglio, fatichiamo non poco a cambiare il nostro stile di vita, concausa delle ingiustizie strutturali del pianeta. Vorremmo che i nostri bambini, crescendo, diventassero capaci di meglio.

di Amedeo Olivieri

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