Buonanotte ai suonatori

 

contrabbasso

contrabbasso

Tratto da Cubia n° 61 – Aprile 2006 

Uno dei motivi che mi fanno apprezzare il lavoro del libraio è che in genere chi frequenta le librerie è una persona intelligente (chi legge quasi sempre lo è). Le persone intelligenti sanno dare valore al proprio tempo (non hanno la solita isterica fretta), curiosano tra gli scaffali (la curiosità è la principale manifestazione dell’intelligenza) ed amano conversare. Così passo ore a chiacchierare con chi si ferma in libreria e, credetemi, non è mai tempo perso (esiste un detto: se ti presto un tallero, alla fine tu avrai un tallero in più ed io uno in meno, ma se invece parliamo, alla fine ci saremo scambiati ognuno le proprie idee e saremo entrambi più ricchi).
Poco tempo fa stavo appunto chiacchierando con un ragazzo venuto da fuori che, incuriosito dalla presenza di un contrabbasso in libreria (lo tengo qui perché così ho l’opportunità di suonarlo più spesso che non quando sono a casa, e poi è un ottimo elemento d’arredo), mi chiedeva come fosse composta la scena musicale a Cattolica.
Per amor di campanile gli ho risposto che la situazione è viva e attiva, ma mentivo… non potevo certo dirgli la cruda verità, e cioè che qua siamo infestati dagli orchestrali.
Gli orchestrali sono coloro che hanno un approccio con la musica eminentemente tecnico, padroneggiano, alcuni fino al virtuosismo, lo strumento ma non vanno oltre la riproduzione di sonorità. Braccianti della musica, dattilografi dello strumento, scelgono un repertorio con la sola preoccupazione di eseguire quello che, secondo loro, piacerà al pubblico e in questa rincorsa verso il banale, lo scontato, il nazional-popolare, dimostrano in definitiva scarso rispetto sia per se stessi che per gli altri. Ossessionati dall’aspetto pratico dell’esecuzione, sono in permanente competizione tra loro e non mancano mai i colpi bassi, i pettegolezzi, le ripicche, le ipocrisie.
I musicisti, invece, oltre alla pratica, posseggono anche la dimensione intellettuale, culturale della musica. Conoscono, cioè quello che suonano, le biografie di chi ha composto ciò che riproducono, lo sanno inserire in un contesto storico, filosofico, sociologico. In buona sostanza oltre a suonare, leggono e oltre alle dita muovono anche la mente. In repertorio hanno la musica che piace a loro e sperano che poi piaccia anche al pubblico. Ma Cattolica, al massimo, ce ne saranno un paio.
In ultimo c’è l’artista che oltre a possedere le capacità tecniche e le conoscenze intellettuali, avvia un processo creativo caratterizzato da uno stile personale. E interpreta la propria musica. Però di artisti a Cattolica, in campo musicale, non ce n’è. Oddio ci sarebbe Samuele Bersani… ma lui è da un pezzo che non abita più qui, per sua fortuna.

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