Riflessioni sulla Mafia

 

Francesco Fortugno

Francesco Fortugno

 

 

Tratto da Cubia n° 56 – Novembre 2005

Non più problema solo del Mezzogiorno

Sfatiamo il mito: mafia, camorra e ‘ndrangheta non stanno solo in Sicilia, Campania e Calabria. Finiamola di guardare al Sud come a un’estremità malata del nostro corpo, una deformità fisica da nascondere o peggio ancora: come un vecchio barbone. Un vecchio barbone, sporco e puzzolente, che mendica elemosina, e i passanti che tirano dritto con indifferenza, senza fermarsi.
Questo è paragonabile al comportamento di “noi gente del Nord”, dove pochi si domandano come fare per aiutare “quelli del Sud”, per guarirli e migliorarli.
Ci si convince che, se stanno così laggiù, è perché a conti fatti la situazione fa loro comodo! Tangenti, clientelismo, favori, evasione fiscale e lavoro nero con percentuali da capogiro: sono tutti elementi intrinseci alla cultura e allo stile di vita del Mezzogiorno – si crede forse al Nord – e se provi a contrastarli, la gente impreca contro il governo, attacca i politici, ma poi fa la vittima davanti alle telecamere – denunciando l’assenza stessa dello Stato – quando ci scappa il morto… sì, proprio come è successo nel caso Fortugno.
Ma non ci rendiamo conto, o forse non vogliamo ammetterlo, che quei valori così spudoratamente criminali si stanno radicando lentamente ma inesorabilmente anche nel Nord, persino nella nostra cara rossa Emilia-Romagna.

Interessi particolari, “giri loschi”, affari troppo facili cosiddetti “che puzzano”, tipici della criminalità organizzata, si sono impiantati e diffusi senza troppe difficoltà a quanto pare anche in Romagna, e l’omertà ed il servilismo di certi personaggi non aiutano certo ad aprire gli occhi a chi vive ancora tra le nuvole – quelli, per capirci, convinti che i barboni stanno solo nelle periferie delle grandi città, non dove vivono loro –  e nemmeno a chi invece cerca tenacemente di contrastare questa illegalità per aiutare il Paese ad uscire da questo circolo vizioso a testa alta e con dignità.

Questo è il lavoro di persone come Enzo Ciconte, docente di Storia della Criminalità Organizzata all’Università di Roma Tre, che proprio a Cattolica un mese fa ha parlato di “Crisi economica e pericolo criminalità organizzata“, e di tanti altri che come lui si adoperano affinché queste metastasi criminali non ci soffochino tutti quanti. 

Perché, come ben sappiamo, quelli che chiamiamo barboni e che facciamo finta di non vedere agli angoli delle strade, un tempo potevano essere persone come noi, con una famiglia, un lavoro, degli amici, e poi si sono ritrovati improvvisamente nudi e soli. Che forse sia il caso di iniziare a prenderli in considerazione sul serio? Smettendo di far finta di niente e di colpevolizzare sempre, senza mai fermarsi a riflettere e a farsi un esame di coscienza? Cercando di capire profondamente che cosa si può fare per migliorare la situazione?

Se continuiamo con il tipico atteggiamento di chi pensa solo a se stesso, ad evitare i problemi favorendo a volte – volontariamente o meno –  la diffusione dell’illegalità, non facciamo altro che alimentare la povertà, il malessere, sia sociale che economico, e la paura. Non diamo la possibilità a qualsivoglia Mafia o ‘Ndrangheta di immobilizzarci e soffocarci: reagiamo, solidali ed umili, con impegno e tenacia, proprio come hanno fatto finora personaggi noti ed un po’ meno noti della nostra Repubblica, proprio come ci ha dimostrato qualche settimana fa il caso Fortugno.

A voi, apparentemente onesti cittadini,  e soprattutto, a voi, dirigenti politici ed assessori comunali di questa apparentemente onesta cittadina: basta fingere, e iniziate a considerare seriamente questa (forse ancora per poco) piccola ferita, con la quale già da qualche anno i più audaci e coraggiosi di noi si devono quotidianamente confrontare, affinché si possa rimarginare e non si trasformi in una piaga incurabile.

di Elisa Arduini

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1 Commento

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Una risposta a “Riflessioni sulla Mafia

  1. siciliana doc

    ma lo e’ una piaga incurabile perchè la mafia è una organizzazione fatta dagli uomini a cui Dio ha dato libero arbitrio, noi siciliani per bene siamo soli senza la protezione dello Stato che da noi non esiste allora che dobbiamo fare per campare? Voi che parlate tanto di omertà venite voi a vivere qui da noi vediamo per quanto tempo restate coraggiosi noi siamo rassegnati a questa realtà, lo Stato dov’è? Mia nonna dice “munnu a statu e munnu sarà” per i non siciliani “il mondo è stato questo e il mondo questo sarà” se vuoi vivere e campare cent’anni non incontrare mai la strada di un mafioso.

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