Libertà di educazione: ragionevolezza e non ideologia

educazione

Tratto da Cubia n° 59 – Febbraio 2006

Nei giorni scorsi è circolato un volantino dell’UDC di Cattolica dal titolo “Meno… libertà di educazione a Cattolica” in cui si evidenziava come il contributo che il Comune versa all’Istituto delle Maestre Pie sia stato fissato per il 2006 in 11.800 euro contro i 30.987 euro dati al momento della stipula della convenzione (1995 anno più, anno meno).

Ci sono state diverse prese di posizione su questo argomento da parte del Sindaco, del segretario dei DS, di Rifondazione Comunista etc…

A mio avviso, le risposte date sono state insoddisfacenti o di tipo politico (poi vedremo di fare di più) o di tipo ideologico (prima c’è la scuola statale… chi vuole una scuola che non sia statale se la paga).

Vorrei affrontare la questione prescindendo dalle ideologie o dal calcolo politico, vorrei usare la ragione, cioè vorrei che si giudicasse se le cose che andrò ad esporre sono ragionevoli o meno, se sono giuste o sbagliate; penso che ciascuno di noi, di solito, usi queste categorie:

 

  1. Tutti noi genitori abbiamo a cuore i nostri figli. Per loro scegliamo il medico che riteniamo più idoneo; gli facciamo fare gli sport che pensiamo li aiutino meglio a crescere sia nel corpo che come mentalità; vigiliamo sulle compagnie che frequentano… Perché proprio sull’educazione, sulla scuola, non possiamo decidere niente? I nostri figli vivono a scuola la maggior parte della giornata; la scuola è presente durante tutto il cammino della loro crescita; la scuola, assieme alla famiglia, forma quello che saranno i nostri figli da grandi come persone. Mi domando: io, genitore, non posso scegliere altro se non quello che “passa il convento” anche se potrei fare altre scelte? Peggio! Se voglio concorrere ad educare mio figlio devo pagare! Qui il problema non è essere contro la scuola statale. La questione è solo se io, genitore, ho titolo a dire la mia sulla scelta scolastica dei miei figli. Altre questioni sono pura lana caprina.
    N.B.: Quanti soldi risparmia lo Stato con le famiglie che non fanno una scelta di scuola statale? Se tutti dobbiamo pagare le tasse (ed ormai i servizi) in base al reddito familiare, perché nella scuola questo non avviene? 
  2. Molti politici dicono che, prima della scuola non statale, bisogna finanziare quella statale. Alcuni dati di casa nostra. Il Comune di Cattolica paga, ogni anno, centinaia di migliaia di euro per i mutui contratti per gli edifici scolastici, per la loro manutenzione, arredi ed attrezzature; gli asili nido (che ci devono essere) ogni anno costano al Comune (e quindi sono soldi pubblici) oltre 500.000 euro per le spese di funzionamento non coperte dalle rette pagate. Non voglio dilungarmi, ma non vi sembra che la scuola che viene chiamata “pubblica” riceva adeguatamente (ho fatto solo due esempi) e sia ora di smetterla di dire che per la scuola pubblica bisogna fare ancora di più e quindi diventa la scusa per non sostenere le scelte di altri genitori?
    Vorrei chiarire un concetto che è semplice, ma spesso lo si fraintende, e mi riferisco a quello che è definito “pubblico”. E’ pubblico ciò che fa lo Stato (Regione, Provincia, Comune…) o è pubblico il servizio che viene svolto? Perché, se è pubblico il servizio che viene svolto, allora ciò che conta è chi eroga il servizio ed allo Stato è dato il compito di controllare e vigilare che il servizio dato sia dentro parametri idonei. Non è un caso che ciascuno di noi possa andare a curarsi in un ospedale di Milano o di Torino (anche se privato) e non pagare, perché vi è una convenzione tra Stato e Regioni che lo permette, e lo permette perché lo Stato ha valutato quelle strutture idonee ed adeguate.

Ci sarebbero altre cose da dire, ma mi fermo, ponendo però la domanda iniziale: le cose che ho detto sono ragionevoli oppure no? Io credo che lo siano. Si deve veramente pensare che solo per la scuola devono valere criteri diversi di affronto della questione? Questo è ideologico. Solo il confronto che parte da ciò che è ragionevole per noi come persone può produrre un qualcosa di costruttivo (cioè partire dalle cose concrete) e non ideologico (cioè partire dalle idee prima che dalle cose).

di Ivano Tenti

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