Il legno

Legno_Albero

Tratto da Cubia n° 57 – Dicembre 2005

Nelle piante, di solito, ammiriamo la chioma, le foglie, il portamento. Eppure, gli alberi hanno un altro punto di bellezza, che spesso non cogliamo: la corteccia ed il legno di cui sono fatti. Forse non esistono due alberi della stessa specie che abbiano la stessa ed identica corteccia.

Quello che comunemente chiamiamo legno è in realtà costituito da diversi tessuti differenti, che compiono le funzioni di sostegno, di trasporto e deposito delle sostanze nutritive.

Se tagliamo un tronco, la sezione che ci si presenta sarà formata, dall’esterno verso l’interno: dalla corteccia, che può essere liscia o rugosa e a seconda delle specie avrà colori caratteristici. Serve a proteggere l’albero dalla temperatura e, per quanto possibile, dalle ferite inferte da animali o da agenti esterni.

Subito dopo troviamo il libro, uno strato rosolato o rossiccio, raramente bianco. Questo tessuto è adibito alla discesa della linfa e presenta uno spessore minimo, e prende questo nome perché le sue cerchie, prodotte annualmente, vengono compresso fino a diventare sottili come le pagine di un libro.

Poi c’è il cambio, responsabile dell’accrescimento diametrale del tronco. Sta tra il legno ed il libro e produce verso l’interno nuove cellule del legno e verso la corteccia, cioè l’esterno, nuove cellule del libro.

Procedendo verso l’interno, troviamo quindi il legno vero e proprio, quello dove si trovano gli anelli, tanti quanti sono gli anni dell’albero. Esso è formato a sua volta da vasi, che trasportano la linfa grezza, quella che sale succhiata dalle radici che affondano nel terreno ricco di acqua.

Ultimo, al centro, il midollo.

In alcuni alberi, come rovere, olmo, larice, c’è una differenzazione di colore tra la zona più esterna dell’albero, l’alburno, e quella più interna, il duramen; in altri, come la betulla, l’ippocastano e il bosso, non si apprezza nessuna differenza. L’alburno è il legno più giovane ed è la parte fisiologicamente più attiva ed a più alto tenore di umidità, quindi quella più facilmente attaccabile da funghi e parassiti.

Ogni anno, l’albero, nell’accrescersi, racchiude in un abbraccio il suo passato, costruendo un nuovo anello. Così, dal conto dei famosi anelli si può risalire alla sua età presunta.

Osservazioni sulle sezioni dei tronchi venivano fatte già anticamente, ma dobbiamo al genio di Leonardo da Vinci l’intuizione che si potesse desumere non solo l’età; osservando lo spessore dell’anello stesso si potevano conoscere anche le condizioni climatiche di una determinata epoca passata. Ma si deve ad un astronomo americano la fondazione della Dendrocronologia, scienza che studia, attraverso un attento esame dell’accrescimento degli alberi, la storia del clima passato della nostra Terra.

Ogni specie di albero ha un suo caratteristico colore: il Ciliegio ha colore caldo bruno-rossiccio molto pregiato; il Pioppo brucia lentamente ed è usato per fare fiammiferi; la Quercia da sughero per il noto sughero, senza citare poi i diversi legnami usati per parquet e per aromatizzare i liquori.

di Marina Andruccioli

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