Archivi del mese: ottobre 2009

Si parlava così

padre_nostro

Tratto da Cubia n° 26 – Nobembre 2002

Aneddoti, modi di dire dialettali, poesie, proverbi raccolti nel tempo da Gian Franco Dellasantina

A proposito di diete: Fra cent’an a sarin tot d’un megre…!

Tre amici all’osteria sono in attesa del quarto per la partita a carte, quando questi arriva e grida con entusiasmo: “Burdel, al savì?, a ho trov da lavurè finchè a chemp!”. Al che uno dei re sbotta: “Cus t’aspet cant’amaz!?”.

Due vecchi marinai in treno, diretti a Bologna, si appisolano. Uno si sveglia di soprassalto e chiede preoccupato all’altro: “A sin arvat?”. Questi guarda fuori del finestrino, vede un cartello e risponde: “An cred, a sin a clorodont!

“Tsé dla religion cattolica?” “A so ad Singian”.

“Cum stè?” – “Basta arcuntela, si l’arconta chielt lè peg!”.

Sal pesa tal let n sgnor, l’ha sudé.

Un padre al figlio: “Tsi peg dli tas!”.

Quando una barca è strapiena di pesci: “A so brosc a la munichela”.

La nonna ai nipotini: “Nu va da long, nu aluntante da chesa, cuiè la Canciulli cla fa e savon!”

Al rid par una paca ad feva!

Al fnes prima i sold mai re, che la miseria mai puret.

Un marinaio aveva portato la barca in squero e tutti i giorni pioveva. Una sera, stof d’aspité, u s’è mes a dè la maiolga sla spazadura e l’umbrela tla men, e pu l’ha det: “Me a tla ho de, al sta ma te berca a fetla duré!”

A si com i ledre ad Gradera, chi ledga ad de e i va a rube li galenie insen ad nota.

“A las un milion ma la Rusena; a las un milion ma Gvan; a las um milion ma  Andrea… Un’altra figli a gli chiede: “Ma ba, do t’è tot sti quatren?” – “Sent, a stag per muri – risponde il babbo – fam pinsè anche ma quest!”.

E’ morta la nonna. L’anvod al va dal bichin e riferisce poi al babbo: “Uiè la cassa, i fiur, la messa, al tumben, i manifest…”. Al ba ui dis: “Insomma quant l’è la spesa?… Co?? Ma il sa cal mort al mitin nun!?”.

Fiola nu compra gnint clava al manche, bsogna duvrel.

E lavor un è proprie una gran cosa; quel cl’à invent al lavor l’è mort anca lo!

A sin come cal chen in tla cisa; do cal pasa al ciapa dli zampedie.

Erano andat a rubare le galline; uno dice al compare: “Ciapa tre zempie che do galenie gli è sigur!”

San tal sè du t’è d’andè, arcorte da du t’ven!

A sin ned senza sod, a murin che a ni lascen sempre trop.

A so vnu si bof, a vag via si debte.

Un anziano all’amico: “Una volta a risulviva i prublem ad fameia, tra me e la mi moi, tal let; ades tal let ai crei!”.

La legna la schelda do voltie: quand tla tai e quand tla brus.

Ai bambini un tempo: “Magna! Perché s’an tmagn tvè da Balta!”

 

 

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi

La rete solidale di Cattolica

Volontarimini

Tratto da Cubia n° 20 – Marzo 2002

Nasce il coordinamento delle Associazioni di volontariato

E’ nato a Cattolica il coordinamento delle associazioni di volontariato!!!

Un risultato importante per le tante realtà che si occupano di volontariato nel nostro paese e che da tempo sentivano la necessità di confrontarsi e condividere gli sforzi con cui, quotidianamente, cercano di alleviare i numerosi bisogni sociali del territorio cattolichino.

Purtroppo, gli ingenti impegni nei confronti del bisogno, e soprattutto la mancanza di una figura stabile di coordinamento, non avevano consentito finora di poter avviare questo importante cammino. 

Finalmente, dopo diversi tentativi effettuati negli anni scorsi, quest’anno si è riusciti a promuovere questa nuova realtà, che sin dal suo nascere sta dimostrando forza e carattere.

E’ stato importante l’apporto del Centro di Servizio del Volontariato della Provincia di Rimini “VOLONTARIMINI“, che, mettendo a disposizione un piccolo fondo e la presenza di un coordinatore – il sottoscritto – che collabora con il centro stesso (e abita a Cattolica!!!), ha permesso di dare vita e – ci auguriamo – continuità a questa esperienza.

Insomma, sembra che l’anno 2002 sia iniziato sotto l’auspicio di una buona stella!!!

Le prime riunioni, tra i gruppi che finora hanno aderito, hanno permesso di conoscerci più a fondo; pensate che, nonostante queste associazioni operino tutte a Cattolica, in alcuni casi non sapevano l’esistenza le une delle altre!!!

Abbiamo riflettuto sul valore del lavoro “in rete”, che è fondamentalmente una “forma mentis”, più che un insieme di teorie o pratiche nuove.

Lavorare in rete significa condividere, ascoltare in maniera attiva (non basta sentire, per comprendere veramente il messaggio!!!), analizzare obiettivamente il problema tramite il confronto, decidere democraticamente qual è il giusto cammino da intraprendere… insomma, significa aiutare lo sviluppo di una comunità, valorizzando le reali potenzialità e la crescita dei singoli individui.

La prima fase del nostro lavoro è consistita nel condividere le attuali attività e verificare la possibilità di collaborazioni future. Abbiamo analizzato insieme i numerosi bisogni sociali che, a nostro avviso, devono essere presi in considerazione per progetti futuri sul territorio.

Abbiamo inoltre pensato che il coordinamento sia già maturo per dare vita ad un reale organismo (vedi le Consulte di Riccione, Rimini e Santarcangelo o il coordinamento di Bellaria), che possa confrontarsi, condividere e collaborare con l’amministrazione comunale, per far fronte alle molteplici esigenze del territorio.

I nostri progetti? Sono tanti: a breve, medio e lungo termine. Ne cito alcuni:

  1. Creazione di una Banca del Tempo;
  2. Realizzazione di un progetto di bacino (Valconca) per i portatori di handicap;
  3. Progetto di cittadinanza attiva e partecipazione civile rivolto ai giovani;
  4. Creazione di momenti d’incontro e confronto per le famiglie;
  5. Progetto di coinvolgimento degli anziani in attività sociali.

Un primo appuntamento pubblico del Coordinamento con la cittadinanza è fissato per il 19 Maggio, quando parteciperemo alla Festa di Cubia, questo mensile locale che ci ha promesso di fare da cassa di risonanza delle nostre iniziative.

Noi tutti crediamo che la finalità principale di ogni singolo uomo/donna, cioè la ricerca del benessere individuale, sia raggiungibile solamente con la costruzione del benessere di tutta la comunità.

Stiamo cercando singole persone e/o associazioni che vogliano condividere con noi questo meraviglioso cammino!!!

Vi chiedo, perciò, di contattarmi, per ricevere maggiori informazioni e/o per partecipare alle prossime riunioni di coordinamento, al numero telefonico 348-6423573

di Ruggiero Russo

Lascia un commento

Archiviato in Solidarietà

Una scelta difficile

cucciolo-domestico

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

L’ANGOLO DI LEONARDO

“CHI UCCIDE UN ALBERO DECRETA LA PROPRIA ROVINA” (Leonardo da Vinci)

Si avvicina il periodo natalizio e spesso il cane rappresenta il più bel dono che possiamo fare, a noi stessi e allo stesso animale. Però bisogna evitare che la nostra scelta sia influenzata da mode e da fattori psicologici

Cosa c’è di più bello per un anziano, per un bambino, per una famiglia, che ricevere in dono, non le solite cose delle quali prima o poi ci stancheremo, ma qualcosa di vivo, capace di riempire i nostri spazi di solitudine e di esserci vicino in ogni istante dell’esistenza che insieme avremo la fortuna di condurre?!

Un cane, un gatto, non sono giocattoli da usare fin tanto che non ci si stanca: chi prende un animale lo deve fare con piena convinzione, ricordando sempre che “non è un obbligo avere un animale, mentre è un obbligo tenerlo nel migliore dei modi, non sottoporlo a sofferenze fisiche o psicologiche, non abbandonarlo”.

Nello scegliere un animale, troppo spesso ci lasciamo condizionare dalle mode o da altri fattori. Le donne spesso prediligono l’aspetto esteriore, mentre gli uomini troppo spesso rivolgono la loro attenzione a cani che siano simbolo di potere e di forza, tant’è che assurdamente la loro attenzione a cani che siano simbolo di potere e di forza, tant’è che assurdamente la loro scelta cade proprio su quelle razze che spesso si rendono protagoniste di brutte pagine di cronaca (mai, però, per colpa dei cani, bensì per la stupidità dei loro proprietari).

Prima di scegliere un animale, tenete conto non del cucciolo che avete davanti a voi, ma di ciò che diventerà da adulto: i cani di grossa mole sono poco adatti ad anziani e bambini, non per la loro aggressività (spesso sono più docili dei piccoli), ma perché, con la loro forza ed irruenza, sono difficilmente controllabili da chi non abbia la necessaria forza fisica.

Razze da guardia particolari, tipo i molossoidi, doghi, pit bull, ecc, non sono da consigliare a persone con scarsa esperienza cinofila o con poco polso: chi ha sempre guidato il motorino non può pretendere di salire sulla moto di Valentino Rossi. Se non si controlla la moto, è inevitabile rovinare per terra; se si perde il controllo di un mastino, le conseguenze possono essere drammatiche per noi stessi, per chi ci sta vicino, per gli altri animali, e non è giusto che l’amico dell’uomo per antonomasia divenga una spietata macchina da guerra.

Il miglior sistema per scegliere un cucciolo è quello di guardarlo negli occhi: solo così saprete se corre del feeling tra lui e voi e se anche lui ha fatto la sua scelta; solo così vi sarete regalati, non un giorno felice, ma tanti anni gioiosi accanto ad un essere che saprà esservi fedele e vicino e che vi chiederà in cambio solo qualche coccola.

di Alessandro Anello

Lascia un commento

Archiviato in Consigli utili

Il Bus Terminal

Bus_Terminal

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

Si è molto parlato in città, nelle ultime settimane, del Bus Terminal.
La costruzione di un’area attrezzata di tutto punto per la sosta dei bus turistici potrà rappresentare una nuova opportunità per qualificare la nostra offerta turistica e soprattutto per “catturare” nuovi turisti anche in periodi di bassa stagione. E’ facile capire come la sfida di questo “nuovo prodotto turistico” potrà svilupparsi solo se nascerà in sintonia con tutti coloro che lavorano con il turismo, ma primariamente con gli albergatori. Una sintonia, che, con pazienza, dovrà essere costruita per vendere, soprattutto all’estero, la vacanza a quelle grandi quantità di persone che scelgono di viaggiare con i bus; non solo mare, ma anche arte, storia, cultura e sport.
Il progetto prevede un’area di sosta per oltre 70 bus, servizi per i viaggiatori, gli autisti e per i mezzi, con una superficie complessiva di 13.000 mq. Il Bus Terminal sarà realizzato da una società privata, anche grazie ad un cospicuo contributo della Regione Emilia Romagna di Euro 1,5 milioni, ed avrà un costo di circa 4 milioni di Euro. Il Comune di Cattolica parteciperà alla Società con una simbolica presenza dell’1%. L’idea di realizzare un terminal per bus turistici nacque intorno al 1998 “ascoltando” le esigenze di alcuni importanti Bus Operators, che ci fecero intravvedere una grande potenzialità per la nostra città, anche per il fatto che già abbiamo una ricca disponibilità di alberghi, ma fondamentalmente per la vicinanza con importanti città d’arte (Gradara, la Valconca, San Marino, Ravenna, Urbino, Loreto, ecc.), per la ricchezza di offerte di parchi tematici (Le Navi, Mirabilandia, Italia in miniatura, ecc.) e naturali (San Bartolo, Foreste casentinesi, Comacchio e Delta del Po), e per la già consolidata disponibilità di impianti sportivi.

Una volta progettata la struttura, siamo andati a caccia di finanziamenti, fino ad ottenere il riconoscimento di validità della Regione Emilia Romagna nel programma d’area “Città della Costa”. In seguito, dopo l’approvazione del bando di gara da parte del Consiglio Comunale nel Dicembre 2001, si è arrivati alla scelta del partner, che dovrà costruire e gestire l’opera, senza costi per l’Amministrazione Comunale.

Oltre a ciò la Società dovrà gestire le “righe blu” già presenti nella città, oggi gestite da un’altra società, ed il parcheggio di via Toscana. Va ribadito che i prezzi della sosta potranno essere cambiati esclusivamente dal Consiglio Comunale e non dal gestore. Per aggiudicare la costruzione e gestione del Bus Terminal e delle righe blu, il Comune incasserà Euro 200.000 “una tantum”, oltre ad altri Euro 250.000 all’anno per i prossimi 30 anni, e, al termine, tutto quanto realizzato diventerà proprietà del Comune. Il Consiglio Comunale nella deliberazione “finale” ha fortemente caldeggiato, oltre ad un attento controllo sui prezzi della sosta per i residenti e gli albergatori, il coinvolgimento delle categorie economiche.

di Pietro Pazzaglini

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Hera, questa sconosciuta

La mitologica Era

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

L’evoluzione del settore dei servizi (gas, energia elettrica, ciclo idrico, servizi ambientali) ha aumentato la valenza strategica di operazioni di aggregazioni tra gli operatori nel settore. In questo contesto è nata una nuova creatura, denominata HERA. L’acrostico HERA sta per Holding Energia Risorse Ambiente, e si richiama alla mitologica Era, moglie di Zeus e dea della fertilità.
Tecnicamente, 10 società della Romagna hanno scorporato la gestione dei loro servizi a beneficio di SEABO, ottenendo in cambio quote azionarie; al termine dell’operazione sarà operativa la nuova Holding. Da quel momento HERA si muoverà con cinque società territoriali (una per provincia, Rimini compresa), che avranno compiti operativi specifici. Nella holding, i vecchi soci di SEABO avranno circa il 51% quelli delle aziende romagnole (riunite sotto il nome di Perimetro) il 49% circa.
Il Consiglio di Amministrazione sarà composta da 10 membri: 5 espressi da Bologna (compreso l’Amministratore Delegato), 5 dalla Romagna (compreso il presidente).
Le Società interessate sono: SEABO di Bologna, AMF di Faenza, AMI di Imola, AMIA di Rimini, AMIR di Rimini, SIS di S. Giovanni in M., AREA di Ravenna, ASC di Cesenatico, UNICA di Forlì-Cesena, TEAM di Lugo di Romagna e GEAT di Riccione.

di Mario Masi

1 Commento

Archiviato in Ambiente

Vanità, tutto è vanità!

Mercedes classe S 500

Tratto da Cubia n° 17 – Dicembre 2001

Quando si parla di denaro e di politica, i giovani diventano soltanto degli strumenti da utilizzare per il prestigio personale e per la scalata sociale (in questo, il nuovo Governo è maestro).

Nel panorama cittadino di Cattolica si avverte la mancanza di una sana concretezza, nella gestione comunale del denaro pubblico. E se noi giovani dobbiamo prendere esempio dai più grandi (di età soltanto), credete che ci sarà un futuro pieno di vita?

Guardo un po’ al modo di occupare le “poltrone” che guidano la nostra città, e vedo tanta vanità, vedo un niente pretenzioso ed arrogante come una Mercedes classe S 500 (ultimo ritrovato della tecnologia moderna nel panorama mondiale, ma da pochi giorni è stato surclassato dalla iper tecnologia Bmw serie 7: Micucci non lo sapeva?), che è poi solo la punta di un iceberg.

Una sinistra solo di facciata, che lavora più come una destra allucinata, spesso criticata e contro cui molti hanno preso la parola, ricordando che la cosa pubblica va gestita in modo serio, non come fosse qualcosa di personale.

E forse per questo sta cercando di riparare lo squarcio di una Nave, con del cartone e un po’ di vernice nuova. Per non parlare dei 180 milioni di spese di rappresentanza o delle “Uscite di lavoro” comunali…

Di fronte a tutto questo come si pone un ventenne come me?

Sono schifato dalla poca attenzione rivolta alle persone e dalla troppa attenzione per le cose: per le politiche giovanili ci sono sì e no 30 milioni in Bilancio, e in un momento come questo, una Amministrazione che non si spende nel Sociale non è credibile.

La prossima volta che ci saranno le votazioni, pensiamoci bene prima di votare la Vanità. Utilizziamo dei criteri umani per decidere. Per me, vale questo: chi sa gestire bene la propria famiglia, sa gestire anche il bene pubblico…

di Mattia Traversa

 

Lascia un commento

Archiviato in LIBERAmente

Sport estremi la domenica pomeriggio!

 

I marciapiedi di Cattolica

I marciapiedi di Cattolica

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

A volte il pomeriggio della domenica è un momento in cui siamo impossessati dall’ozio. E l’ozio, si sa, rasenta la noia. D’altronde, dopo i sollazzi del sabato e i pranzi del giorno dopo, non si può certo pretendere granché dal proprio organismo. Ed ecco che una passeggiata lungo un percorso immaginario per le via della città diventa un’allettante alternativa alla noia. Specialmente se il clima ancora è piacevole. Scontato, penserete, eppure non è stato affatto facile arrivare al traguardo con un paio di scarpe coi tacchi. Non lo è stato nemmeno con le scarpe che i tacchi non li avevano. Non immaginavamo certo che sarebbe stato così arduo il percorso che ci eravamo messi in testa di affrontare. Sin da subito ci siamo imbattuti in solchi, ostacoli, aree franose e da ogni parte foglie morte impiastricciate alla pioggia da poco caduta. D’un tratto ci siamo trovati di fronte un lago melmoso e, per non rischiare di finirci dentro, abbiamo dovuto aggirarlo, rischiando d’essere investiti. E dopo il lago, le sabbie mobili, dove i tacchi sono irrimediabilmente sprofondati. E poi un continuo di dislivelli che hanno messo a dura prova le nostre caviglie e anche la fortuna, che ci ha dovuto proteggere dal rovinare a terra. Insomma, una vera e propria avventura! Ma chi l’avrebbe mai detto che per respirarne un po’ era sufficiente camminare sul marciapiede di Via Don Minzoni!

di Alessandro Fiocca

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

Riflessioni sulla vicenda di don Piergiorgio Farina

gaudium-et-spes

Tratto da Cubia n° 55 – Ottobre 2005

La vicenda di don Piergiorgio Farina, richiamato dal nostro Vescovo per aver espresso valutazioni su questioni sociali ritenute non in linea con il Magistero, al di là delle regioni e degli sviluppi che ne seguiranno, è di quelle che interrogano, e per questo vorrei svolgere alcune considerazioni, senza polemiche inutili ma con il desiderio di guardare dietro la realtà delle cose:

  1. La Chiesa mostra ancora una volta difficoltà a dialogare con sé stessa: non viene compreso che la complessità dei modelli culturali presenti nella società, così mutevoli da sfuggire spesso ad ogni classificazione, rende necessario un econfronto serio e pacato all’interno delle nostre comunità ecclesiali su come veicolare il messaggio evangelico, adattandolo allo “spirito del tempo” ed alle varie sensibilità umane di coloro a cui esso si rivolge;
  2. Ormai da qualche decennio, ed in particolare dalla Gaudium et spes del Vaticano II che ha preso atto del passaggio dell’umanità da “una concezione statica dell’ordine a una concezione più dinamica ed evolutiva”, la ricerca teologica ha tentato faticosamente di porre le basi per una riformulazione della dottrina della fede secondo i modelli e le esigenze culturali del nostro tempo, nella convinzione che soltanto un linguaggio nuovo, più aderente e quindi comprensibile alla sensibilità diffusa, avrebbe potuto colmare quella distanza abissale tra la Chiesa e la sua gente, difficoltà già avvertita dai Padri conciliari e che oggi cogliamo e viviamo nella nostra quotidianità;
  3. le occasioni mancate, in tal senso, sono state numerose e ripetute; lo stesso Catechismo della Chiesa italiana (“La Verità vi farà liberi”, CEI, 1995) ha marcato un ritorno evidente a concezioni tradizionali sempre più difficili da condividere (come il creazionismo estremo di cui è permeato), fornendo approcci culturali ormai abbandonati dal sentire comune;
  4. a tale atteggiamento culturale sono seguite indicazioni morali assolute non condivise dagli stessi cattolici, vissute senza interiorizzazioni morali assolute non condivise dagli stessi cattolici, vissute senza interiorizzazione ma come dovere da assolvere: al contempo, ad ogni allargamento di orizzonte in campo cattolico si è assistito ad una puntuale “restaurazione” non soltanto dogmatica ma addirittura moralistica, mediante l’indicazione perentoria di regole e precetti sui quali si deve invece poter discutere, non avendo essi nulla a che vedere con i postulati dottrinali della fede;
  5. va infatti ribadito che le indicazioni morali nel cristianesimo hanno un’importanza secondaria e derivata, essendo la struttura della spiritualità cristiana di tipo teologale, centrata cioè su Dio rivelato da Gesù, e costituita dalla fede, dalla speranza e da quel particolare tipo di amore che è l’agape; la virtù cristiana non sta dunque nella fedeltà a regole morali, bensì nel rapporto con Dio come Parola che chiama alla fede: il resto il credente deve scoprirlo nel discernimento, con l’ausilio della preghiera e nel confronto;
  6. il primo dovere della struttura ecclesiale dovrebbe quindi essere quello dell’accoglienza di tutte le risonanze che la Parola di Dio acquista nelle esperienze delle diverse comunità dei fedeli, con la finalità di ricondurre il tutto all’unità del messaggio salvifico, senza derive moralistiche.

di Astorre Mancini

Lascia un commento

Archiviato in Pensieri e Parole

Biologico sì, ma con giudizio

Prodotto_biologico

Tratto da Cubia n° 17 – Dicembre 2001

La voglia dei consumatori di tornare ai cibi naturali, ai prodotti dell’orto e dell’aia della nonna, non è sfuggita all’occhio attento dei ricercatori di mercato, che, sfruttando tale tendenza, hanno realizzato un business megagalattico.

Purtroppo, i consumatori si lasciano facilmente condizionare dai messaggi pubblicitari, dalle confezioni volutamente “rustiche” di colore verde o marrone, ma troppo spesso non sono in grado di fare una distinzione tra “CONVENZIONATO” e “BIOLOGICO”. In parte, la colpa di ciò è dei mezzi di comunicazione di massa, che danno informazioni spesso superficiali, se non distorte: a volte le notizie sono faziose e menzognere, ad esclusivo appannaggio dei produttori. 

E’ opportuno fare chiarezza, comprendere che cosa si intende a livello comunitario per “biologico” ed è altrettanto importante saper leggere le etichette.

Visto il business ottenuto, molte aziende sia agricole che zootecniche hanno cominciato la cosiddetta “conversione, ma, perché un prodotto possa cambiare, occorrono anni, e chi solo oggi ha convertito la propria azienda immette sul mercato prodotti convenzionali ai prezzi del biologico.

Sulle etichette troveremo le seguenti scritte:

  1. prodotto da agricoltura biologica
  2. prodotto da agricoltura in corso di conversione

E’ ovvio che questi secondi prodotti sono indistinguibili, per aspetto e qualità, dal corrispettivo “convenzionale”, e perciò non trova alcuna giustificazione il prezzo di vendita più elevato che per essi verrà richiesto.

Il concetto che si ha di “biologico” è idilliaco e completamente sbagliato: di fatto, con questo tipo di produzione, non si lascia alla natura la possibilità di fare il suo corso più di quanto non si faccia con i metodi convenzionali, né si ricorre a interventi naturali: chimica e genetica, anche in questo caso, sono le armi dell’imprenditoria e del guadagno.

Per la normativa comunitaria, le zone da destinare a coltivazioni e ad allevamenti sono marginali e con scarso valore agrario: per capirci, terreni poveri che non possono essere sfruttati intensamente. E’ proprio per valorizzarli che si permette agli imprenditori di utilizzarli in questo modo.

Concludendo, non lasciamo che ci si prenda gioco della nostra credulità, pretendiamo maggiori controlli e soprattutto più chiarezza sulle etichette, rendendoci conto, senza false illusioni, che il nonno con la zappa in mano e la mucca al pascolo sono solo un bel ricordo.

Lascia un commento

Archiviato in Consigli utili

La guerra dell’acqua

acqua_potabile

Tratto da Cubia n° 30 – Marzo 2003  

Spengo la Tv. Nemmeno fare zapping tra la pubblicità di un caffè paradisiaco e un quiz divertente mi distrae dalle ultime notizie del TG sulla (forse) imminente guerra.
Sfoglio un giornale per distrarmi e la mia attenzione viene attirata da un breve trafiletto: “Si è appena concluso il 2002, proclamato dalle Nazioni Unite Anno internazionale dell’acqua potabile”.
Ammetto a me stessa la completa ignoranza a quella notizia.
Leggo anche che il 22 Marzo sarà la “Giornata mondiale dell’acqua”, nata per sensibilizzare l’umanità sui problemi legati alla scarsità di questo prezioso elemento.
Ma come, scarsità? Il nostro pianeta è praticamente ricoperto di acqua, direi che “scarsità” non è proprio il termine giusto.
Un attimo, please. Qui si parla di acqua potabile, non di acqua. Ah, già.
Eppure la lampadina non si è accesa, non ho avuto l’intuizione geniale, non colgo la sottile, evidente, differenza.
E allora, ricerca in Iternet.
Scopro che nei prossimi mesi saranno tante le iniziative che avranno al centro della discussione l’acqua.
Ormai sappiamo che l’acqua non va sprecata, che dobbiamo riusarla più volte prima di buttarla (mai pensato che l’acqua usata per lavare l’insalata è perfetta per innaffiare le piante o i gerani?) e che è un bene prezioso, nel senso letterale del termine, visto quanto ci costa.
Eppure su un punto della “questione acqua” non mi ero mai soffermata. Dell’inquinamento lo so, dello spreco anche, della scarsità in certe regioni pure. Ma di una guerra in nome dell’acqua, NO.
In un futuro, se continuiamo a sprecare così tanta acqua, forse i nostri figli, forse i figli dei nostri figli, avranno dei problemi per via di questo oro azzurro, ma pensare ad una guerra…
Le guerre ci sono già. Adesso, in questo momento. Leggo che qualcuno si è preso la briga di censire le guerre che ci sono state negli ultimi trent’anni in nome dell’acqua. Circa una decina. Ma che fossero 5 o anche 1 sola, mi colpisce il fatto che ce ne siano oggi.
Azzardo un pensiero: la guerra in nome del petrolio è obsoleta, anche se terribile comunque.
Leggo ancora che i motivi scatenanti di questo tipo di conflitto sono principalmente due.
Primo: il mondo è pieno di fiumi, ma i paesi dove essi nascono rivendicano la proprietà dell’acqua che solca il territorio di altri paesi.
Diciamo che virtualmente chiudono il rubinetto e impongono una tassa agli altri paesi che beneficiano del fiume stesso. Si è cercato di “concertare” lo sfruttamento di tali risorse con dei trattati, ma è anche vero che, se arriva un anno di secca, chi ha le risorse se le tiene.
Seconda causa: le dighe.
Va da sé che, se costruissi una diga, qualche sconvolgimento dell’equilibrio ecologico a mare e monte della stessa lo crei, e che i paesi a valle della diga abbiano qualcosa da ridire mi pare logico e inevitabile.
Tutto questo parlare di acqua, da questo punto di vista, mi inquieta: tra qualche anno, bere un bicchiere d’acqua potrebbe non essere così semplice come ci hanno sempre lasciato credere.
Di certo consumare meno acqua qui, nella grassa Europa, non aiuterà certo le popolazioni che soffrono la sete nel mondo. Ma in attesa che anche lo sciacquone venga usato a giorni alterni come le auto, sappiamo cosa dovremmo fare nel nostro quotidiano per risparmiare l’acqua.
Ma farlo davvero è tutta un’altra cosa.
Pensiamoci: la Natura è un prestito, non un regalo.

Lascia un commento

Archiviato in Ambiente