Don Peppone e Don Camillo / 1

Laicità

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Nel mese di Ottobre scade la convenzione triennale tra il Comune di Cattolica e l’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata (contro di loro, chiarisco subito, non ho niente, ne sono anche stato un felice alunno; qui parliamo di scelte amministrative) con la quale l’Ente locale versa Finanziamenti Pubblici alla Scuola Paritaria privata (li indicherò con FPSP). Ritengo che non sarebbe dignitoso reiterarne l’approvazione solo per inerzia, assegnando al rinnovo la valenza di un atto di routine o, peggio, dovuto. Così come sarebbe fortemente riduttivo considerarla solo un affare di numeri, limitandosi a stabilire l’entità dei contributi. Viviamo un momento storico della nostra Repubblica molto delicato in cui la chiesa cattolica ha dichiarato guerra alla laicità, principio supremo dello Stato italiano. Nessuna decisione al riguardo può essere presa senza una riflessione approfondita che, a Cattolica, è resa ancora più necessaria dai disequilibri che si sono creati nell’amministrazione con la presenza di diversi soggetti fortemente radicati in parrocchia, i cui figli frequentano la scuola paritaria e che potrebbero trovarsi in conflitto di interesse riguardo la Convenzione in oggetto. Inoltre, accanto alla questione “LAICITA’”, inerente la compatibilità di una scuola confessionale con un servizio pubblico (ci torneremo), ne esiste una “PRIORITA’”, poiché in tempi di risorse congelate, vedi sforamento del Patto di stabilità, occorre scegliere da che parte stare e non è più possibile dare un colpo alla botte ed uno al cerchio: o Stato o Chiesa. Se anche Peppone diventa “don” la società civile è persa. Eppure nel programma del sindaco Tamanti si afferma (o dovremmo dire “affermava”?): “A proposito di scuola, un attenzione particolare merita la scuola statale, soprattutto le elementari che si trovano, a causa dei continui tagli operati dal Governo, in una situazione di forte difficoltà. Pensiamo che il Comune debba intervenire, anche se non sarebbe di sua competenza (sic!), con risorse finanziarie aggiuntive. Proponiamo di stanziare, già dall’anno scolastico 2009/2010, un “fondo comunale di compensazione” (20/25.000 euro)”. Intanto ci piacerebbe sapere aggiuntive rispetto a cosa: alle risorse stanziate dal Comune gli anni precedenti (che nel 2008 vedevano in testa gli scolari delle suore con 82€ pro capite contro i 59€ degli statali) o a quelle dello Stato? Credo sia dovere irrinunciabile degli amministratori, senza nascondersi dietro al partito, dare ragione pubblica delle proprie scelte, così come lo sia del cittadino valutare come vengono spese le risorse della comunità. Tanto più che, se il Vaticano tiene al valore della scuola cattolica, può sempre sostenerla con i fondi truffa dell’8permille che lo Stato gli regala e di cui non rendiconta a nessuno. Mentre a Palazzo Mancini non trovano nemmeno i soldi per la manutenzione della scuola, o per qualche ora di straordinario dei propri tecnici informatici onde approntare il laboratorio dei computer. Per non parlare dell’impossibilità di cablare le aule e poter così utilizzare le lavagne multimediali. E mi piacerebbe che l’Assessore all’Istruzione Bacchini potesse smentirmi sul fatto che si è dimessa, in primis, perché non le hanno dato una lira per realizzare i suoi progetti. Dunque, i fattori in causa per il rinnovo della Convenzione sono molteplici. Tralasciamo qui la lunga storia dei tentativi di aggiramento della illegittimità dei FPSP alla luce dell’art 33 della Costituzione che sancisce il diritto per i privati di istituire scuole “senza oneri per lo Stato”. Soffermiamoci invece sul principio di Sussidiarietà spesso tirato in ballo dai fautori dei FPSP. In suo nome si vorrebbe che lo Stato, anche al livello dell’Ente locale, facesse un passo indietro nella gestione di attività di interesse generale laddove ci fossero singoli o corpi intermedi (famiglie, associazioni, partiti) capaci di svolgerla autonomamente, sussidiandoli, appunto, economicamente. Ma per la scuola ciò non è sostenibile. Il riferimento obbligato fondamentale rimane, pur se ogni giorno più eroso, la Costituzione, alla quale non ci si può riferire come ad un prontuario, stralciandone contenuti specifici senza contestualizzarli al quadro complessivo che, in merito, è assolutamente inequivocabile: lo Stato italiano opera la scelta di considerare strategica ai fini dell’istruzione dei suoi cittadini la propria scuola Statale. L’art 33 è perentorio: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Non recita, badate, “ha il diritto di istituire scuole…” espressione che risulterebbe meno vincolante per lo Stato in quanto ad un diritto si può sempre rinunciare in favore di altro (ad esempio di scuole private che offrissero lo stesso servizio a più basso costo). Usa invece proprio tale dicitura nel comma successivo quando, riferendosi ai soggetti privati, afferma che “hanno il diritto di istituire scuole” (non l’obbligo, come lo Stato), diritto loro garantito in nome della libertà di insegnamento. Non si nomina, invece, nessun diritto delle famiglie a disporre della scuola che preferiscono. Per cui quella Statale è una scuola dovuta dalla Repubblica, e occorre investirvi perché possa conseguire il successo formativo di tutti, mentre quella paritaria è una scuola possibile. Ne consegue che la Repubblica Italiana, e i Comuni ne sono una componente costitutiva, non considera in nessun caso la scuola statale alla stessa stregua delle scuole paritarie, che sono tali solo ai fini della validità del titolo che rilasciano e non perché ne abbiamo lo stesso status, nemmeno alla luce della legge 62/2000 che le incorpora nel sistema nazionale pubblico di istruzione. Ecco perchè, in questo caso, non ci sono le condizioni valide per l’applicazione del principio di Sussidiarietà. Da ciò deriva anche che la privatizzazione del sistema scolastico dell’obbligo sarebbe improponibile alla luce dell’attuale Costituzione. Privatizzazione, ad es, invece teoricamente possibile in ambito sanitario considerato che lo Stato, all’ Articolo 32, pur tutelando il diritto alla salute e garantendo cure gratuite agli indigenti, non fa menzione di vincolarsi a proprie strutture. Approfondisca bene Tamanti, con la sua fresca delega all’istruzione, questo aspetto della Sussidiarietà orizzontale poichè ho sentore che molti dei suoi mentori non rinunceranno a farvi appello quando gli chiederanno di rinnovare la Convenzione senza indugi.
Al prossimo numero l’analisi dell’impossibile convivenza tra servizio pubblico e scuola confessionale.

di Amedeo Olivieri

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