Kreuzberg … Qui Berlino

kreuzberg

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Hallo! Cattolica… Appunti di una concittadina migrante

Il cuore di Berlino: Kreuzberg, il quartiere turco, un cuore di cemento colorato di graffiti. Non ci fossero i disegni colorati, il mio quartiere apparirebbe come un grosso elefante malato.

Quest’etate ho compiuto 9 anni e mio cugino Nisan, che si chiama come me, mi ha detto che quando ne faccio tredici mi fa vedere come si fanno. I graffiti. Io però vorrei imparare a farli in inverno, quando non c’è mai luce e nessuno ti guarda negli occhi, tutti a testa bassa sotto la nebbiolina di pioggia. Odio l’estate. Tutta la gente ha le facce idiote, sorridono con le guance arrossate e a scuola le bambine hanno le ginocchia di fuori che sembrano spicchi d’aglio. Abito al terzo piano, la via non riesco a pronunciarla, ha un nome troppo tedesco. I miei genitori parlano solo turco con me, il tedesco però lo devo parlare a scuola, se non lo sai parlare per niente ti mettono nella Kanakenklasse, la classe degli scarafaggi, kanaken: così vengono chiamati qui i turchi. Ma sotto sotto ci si sopporta a vicenda, e chissenefrega.

La scuola non mi piace, e dopo la scuola, d’estate come d’inverno, me ne sto al terzo piano e guardo la facciata di cemento del palazzo di fronte. E’ bello, qualcuno ci ha pitturato un grattacielo che si torce su un arcobaleno che lampeggia e un uomo calvo che vola con l’ombrello.

D’inverno posso guardare i colori che sputano al grigio del cielo, e dalla finestra osservo quando le gocce di pioggia si fondono insieme, e quando una incontra l’altra diventando una goccia che scivola sui vetri più velocemente, e sembra che le gocce facciano a gara con l’uomo con l’ombrello.

A casa c’è sempre puzzo d’aglio e mia mamma tiene sempre una gonna fino alla caviglia e le braccia nude per impastare tutte quelle cose buone che fa lei. D’estate apre le finestre ma io non posso uscire. Mia mamma dice che gli altri bambini sono avvelenati. Il mondo è veleno – dice. Quando diventerò grande posso uscire quanto voglio, ma non devo diventare come Aki, che gira a Kreuzberg con il suo macchinone con dentro le femmine e la musica super forte. Dicono i miei che lui vende roba brutta. Ho chiesto a mia madre che cosa vende Aki e lei mi ha tirato una botta in testa e mi è rimasta tutta la farina nei capelli. Allora ho capito che è roba davvero brutta.  Forse è quel veleno che si comprano quei tedeschi magri che stanno sempre stesi per terra qui a Kottbusser Tor. O forse vende vestiti corti dove si vedono le ginocchia o anche più in su, cosa che mia mamma non può davvero sopportare. Quando il martedì andiamo al mercato sul fiume, è pieno di femmine bionde con gli occhiali da sole e le gambe lunghe bianche e mia madre fa sempre uno sbuffo che mi arriva il suo alito caldo in faccia come una barriera a difendermi dalla loro pelle nuda. Io chiudo gli occhi e penso  al disegno sulla facciata, e vorrei che anche le case intorno si torcessero come quel grattacielo, e volare con un ombrello pure io.

di Miss Jager

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