L’agonismo non è un male

Sport_nel_tempo_libero

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Il 9 Agosto 2009 su “Il Resto del Carlino-Rimini” è stato pubblicato un articolo che riportava considerazioni sullo Sport e su come questo si incarna nell’agito delle società sportive di Cattolica, considerazioni che hanno avuto come conclusione “…troppo agonismo…educare è la vera vittoria…”.

Mi ha ricordato tante riflessioni, conversazioni e decisioni, dell’inverno passato, in sede di riunione nell’ambito del Cattolica-Volley.

Più volte mi sono chiesta, in qualità di genitore e membro della dirigenza della società suddetta, quale dovrebbe essere la giusta filosofia portante di una società sportiva: – non conta vincere, ma è fondamentale consentire a tutti di partecipare ad ogni attività, oppure è importante avere una mentalità vincente e, quindi, poter scegliere ogni volta gli atleti migliori che devono essere coinvolti nelle molteplici iniziative programmate?

La saggia risposta, a mio avviso, richiede una riflessione sull’una e sull’altra posizione, ma anche attenzione al significato profondo della parola Sport e a tutto ciò che essa abbraccia.

Porre la vittoria al secondo posto rispetto alla possibilità di partecipare tutti ad un evento sportivo, vuol dire valorizzare lo stare insieme, la condivisione di esperienze, l’amicizia, l’accettazione dei propri e degli altrui limiti, vuol dire anche eliminare le etichette di titolare o non titolare (“panchinaro”) e con esse il dovere dimostrare il proprio valore a tutti i costi, infine vuol dire annientare ogni sorta di agonismo, perché secondo questa filosofia ad esso sono associabili solo e soltanto connotazioni negative.

Ma è così? O meglio, il tutto si sposa bene con la parola Sport?

Porre, invece, la vittoria al primo posto a discapito della possibilità di far partecipare tutti ad ogni evento sportivo, vuol dire sviluppare il senso di sacrificio e di responsabilità, l’impegno, la costanza, il desiderio di dare il meglio di sé e di riuscire, vuol dire anche vivere ogni sfida come un’occasione di crescita personale, perché strumento per conoscere le proprie difficoltà e, quindi, capire dove lavorare maggiormente per migliorare, vuol dire infine considerare l’agonismo, da una parte, l’anticamera della vita adulta, dall’altra una caratteristica importante del mondo e della società, dove ognuno ha il dovere di dare il meglio di se stesso per il progresso della società medesima.

Quale delle due filosofie può e deve convivere con lo Sport?

Che cosa si intende con Sport?

Rispondere a ciò è fondamentale, almeno per chiarire qualche dubbio e per crescere insieme nella riflessione, senza la pretesa di scoprire l’essenza di ogni cosa o di elaborare le conclusioni più giuste.

Sport vuol dire:

– qualcosa nella quale si ravvisano tre componenti essenziali, una ludica, una psicomotoria e una agonistica; “in assenza della componente ludica lo sport viene ad assimilarsi ad un’attività lavorativa vera e propria, quando invece viene meno la componente psicomotoria abbiamo i giochi competitivi non centrati sul corpo (es. scacchi), se, infine, manca la componente agonistica si hanno le attività fisiche non competitive” (tratto da “Lo sport e le attività motorio-ricreative in Umbria G. Barbieri – Osservatorio del fenomeno sportivo – Regione Umbria“);

– strumento di educazione e formazione personale e sociale;

– tutto quello che il corpo umano fa, oltre alle normali attività quotidiane, fino al raggiungimento di un determinato limite, che è assolutamente personale, ma può essere lo spunto per una competizione con se stessi e/o con altri;

– scuola di vita.

Se sport è tutto questo, la filosofia che guida ogni società che gestisce attività sportive a livello giovanile potrebbe essere la prima?

Se vincere deve essere secondario, se ciò che conta è “rafforzare i vincoli famigliari…creare occasioni di incontro, cene e feste con le famiglie…” si persegue un pensiero meraviglioso ed in perfetta sintonia con le associazioni di volontariato o educative di vario genere, ma forse limitativo se considerato elemento fondamentale di una società sportiva.

Una società sportiva seria deve praticare sport al suo interno, altrimenti sarebbe un’altra cosa, quindi dovrebbe curare la formazione umana e fisica senza trascurare mai l’agonismo, o meglio ritenere quest’ultimo l’elemento guida di ogni altra scelta educativa-formativa, dovrebbe contare su allenatori qualificati, personale all’altezza della situazione che ha studiato e superato esami, proprio per non fare danni a corpi in fase di crescita. Gli allenatori qualificati possono anche essere educatori, ottimi educatori, e penso sia questo che una società sportiva seria dovrebbe considerare, prima di scegliere il proprio staff.

In base al mio vissuto posso affermare che il Cattolica-Volley, da tempo, pone come obiettivo portante di ogni sua decisione quello di scoprire talenti, formare, educare.

Il Cattolica-Volley è quello che dovrebbe essere una seria società sportiva: scuola di vita.

di Matilde Imperatori

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