Riflessioni sul voto di Giugno

Napoleone_Bonaparte

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Napoleone, dopo l’umiliazione dell’isola d’Elba, tornato in Francia, seppe coagulare attorno a sé gli entusiasmi di un tempo. E’ quanto è riuscito a Marco Tamanti, il quale, reduce da una stagione di lacerazioni, ha lanciato la parola d’ordine “ricompattare il partito democratico”. Questo, dopo il fallimento del volenteroso Alessandro Belluzzi, che doveva assumere la veste del veltroniano (non sono mai stato comunista), da spendere quale personificazione del democratkennedyano, ma, visto che non era merce da collocare sul mercato cattolichino, era stato ben presto sacrificato sull’altare della normalizzazione.
Tamanti, chiamato in campagna elettorale a pubblici incontri e confronti, non aveva risposto all’appello: non per ignavia, non per mancanza di argomenti e neanche per assenza di istrumenti dialettici, ma perché il tempo e l’impegno servivano ad altro. Levati i ponti levatoi dal proprio fortilizio (per evitare l’immissione di elementi eterogeni), motivava, spronava, eccitava le proprie truppe.
La caduta del “muro di Berlino”, simbolo della illusione di milioni di uomini nella utopia che fosse possibile creare sulla terra il regno della felicità, non mandava in frantumi una organizzazione capillare del territorio. Togliatti ebbe a dire che, accanto ad ogni campanile, doveva sorgere una casa del popolo. Tutto il sistema aggregativo e relazionale è rimasto quello del vecchio partito comunista. A dimostrazione di quanto questo sistema sia vitale, i gruppi di anziani bolognesi che il giorno dell’apertura dei seggi si trovavano sulla riviera per il cosiddetto turismo sociale venivano contattati e veniva loro offerto il trasporto andata e ritorno perché raggiungessero Bologna per votare Delbono.
Anche a Cattolica nella prima giornata di votazioni sembrò verificarsi il fenomeno della scarsa affluenza con quell’astensionismo ancora più diffuso in Europa. Ma il giorno seguente gli elettori andarono ingrossando la schiera. Evidente che nel frattempo i seguaci della sinistra erano stati attivati spronando gli incerti con il porta a porta, il telefono amico, facendo ricorso alle nostalgie di vecchie militanze.
Carlo Bulletti, personaggio politicamente poco affidabile e insicuro, nelle elezioni del 2004 non sopportava di essere considerato candidato di una fazione. Lo stesso errore è stato commesso cinque anni dopo da Cono Cimino: il fondatore nella nostra città di Forza Italia ha condotto una campagna fondata unicamente su efficientismi e tatticismi, soprattutto adombrando l’ipotesi di aperture all’avversario offrendo trasferte nella eventuale maggioranza.

All’apertura delle urne, i giornali aggredirono il lettore con una marea di numeri. Ma qualche riflessione è possibile trarre. Città come Sassuolo e Prato, che fino al giorno prima avrebbero votato anche il manico della scopa purché colorato di rosso, sono passate alla destra. E’ lecito supporre non solo che la progettualità, la capacità l’onestà dei candidati abbiano ribaltato la situazione, ma anche che tematiche più prettamente politiche fuori di quel contesto abbiano avuto un ruolo.

La “questione cattolica”. Non ha sorpreso il successo personale di Pierangelo Del Corso, impegnato in tutte le battaglie, specie nelle chiamate referendarie con valenza etica, salito su tutte le tribune anche in virtù della professione di medico. La Regina presenta un poderoso apparato ricettivo, con diversi intrattenimenti e numerosi eventi festaioli, ma dal tessuto sociale emergono persone e famiglie con difficoltà non solo materiali.

Non una parola dalla destra ufficiale per una sinergia col volontariato spesso di matrice parrocchiale. Nessun interesse verso quelle famiglie che intendono diversificare l’istruzione dei propri figli rispetto ad una scuola statale generalizia e sempre più percorsa da fermenti laicisti.

Così ha continuato a tessere la tela quell’intreccio di interessi clerico-affaristici-clientelari i cui beneficiari avrebbero avuto qualche mal di pancia se palazzo Mancini fosse stato conquistato dopo un sessantennio dalla destra.

di Giampaolo Bazzocchi

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