La guerra dell’acqua

acqua_potabile

Tratto da Cubia n° 30 – Marzo 2003  

Spengo la Tv. Nemmeno fare zapping tra la pubblicità di un caffè paradisiaco e un quiz divertente mi distrae dalle ultime notizie del TG sulla (forse) imminente guerra.
Sfoglio un giornale per distrarmi e la mia attenzione viene attirata da un breve trafiletto: “Si è appena concluso il 2002, proclamato dalle Nazioni Unite Anno internazionale dell’acqua potabile”.
Ammetto a me stessa la completa ignoranza a quella notizia.
Leggo anche che il 22 Marzo sarà la “Giornata mondiale dell’acqua”, nata per sensibilizzare l’umanità sui problemi legati alla scarsità di questo prezioso elemento.
Ma come, scarsità? Il nostro pianeta è praticamente ricoperto di acqua, direi che “scarsità” non è proprio il termine giusto.
Un attimo, please. Qui si parla di acqua potabile, non di acqua. Ah, già.
Eppure la lampadina non si è accesa, non ho avuto l’intuizione geniale, non colgo la sottile, evidente, differenza.
E allora, ricerca in Iternet.
Scopro che nei prossimi mesi saranno tante le iniziative che avranno al centro della discussione l’acqua.
Ormai sappiamo che l’acqua non va sprecata, che dobbiamo riusarla più volte prima di buttarla (mai pensato che l’acqua usata per lavare l’insalata è perfetta per innaffiare le piante o i gerani?) e che è un bene prezioso, nel senso letterale del termine, visto quanto ci costa.
Eppure su un punto della “questione acqua” non mi ero mai soffermata. Dell’inquinamento lo so, dello spreco anche, della scarsità in certe regioni pure. Ma di una guerra in nome dell’acqua, NO.
In un futuro, se continuiamo a sprecare così tanta acqua, forse i nostri figli, forse i figli dei nostri figli, avranno dei problemi per via di questo oro azzurro, ma pensare ad una guerra…
Le guerre ci sono già. Adesso, in questo momento. Leggo che qualcuno si è preso la briga di censire le guerre che ci sono state negli ultimi trent’anni in nome dell’acqua. Circa una decina. Ma che fossero 5 o anche 1 sola, mi colpisce il fatto che ce ne siano oggi.
Azzardo un pensiero: la guerra in nome del petrolio è obsoleta, anche se terribile comunque.
Leggo ancora che i motivi scatenanti di questo tipo di conflitto sono principalmente due.
Primo: il mondo è pieno di fiumi, ma i paesi dove essi nascono rivendicano la proprietà dell’acqua che solca il territorio di altri paesi.
Diciamo che virtualmente chiudono il rubinetto e impongono una tassa agli altri paesi che beneficiano del fiume stesso. Si è cercato di “concertare” lo sfruttamento di tali risorse con dei trattati, ma è anche vero che, se arriva un anno di secca, chi ha le risorse se le tiene.
Seconda causa: le dighe.
Va da sé che, se costruissi una diga, qualche sconvolgimento dell’equilibrio ecologico a mare e monte della stessa lo crei, e che i paesi a valle della diga abbiano qualcosa da ridire mi pare logico e inevitabile.
Tutto questo parlare di acqua, da questo punto di vista, mi inquieta: tra qualche anno, bere un bicchiere d’acqua potrebbe non essere così semplice come ci hanno sempre lasciato credere.
Di certo consumare meno acqua qui, nella grassa Europa, non aiuterà certo le popolazioni che soffrono la sete nel mondo. Ma in attesa che anche lo sciacquone venga usato a giorni alterni come le auto, sappiamo cosa dovremmo fare nel nostro quotidiano per risparmiare l’acqua.
Ma farlo davvero è tutta un’altra cosa.
Pensiamoci: la Natura è un prestito, non un regalo.

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