Archivi del mese: novembre 2009

Il peggiore degli omicidi: creare!

 

Advanced Cell Technology annuncia la creazione di cellule staminali embrionali umane senza la distruzione di embrioni

 

 

Tratto da Cubia n° 17 – Dicembre 2001

Il 24 Novembre la “Advanced Cell Technology“, una compagnia statunitense che si occupa di biotecnologie e di riproduzione, ha annunciato di aver realizzato il primo clone umano.

La notizia, pur se sconvolgente, non ha sorpreso più di tanto: la clonazione animale già da alcuni anni ha fatto parlare di sé, e già per essa erano sorte più che giustificate preoccupazioni di carattere etico.

Creare un uomo, sostituirsi al Creatore è, purtroppo, la massima espressione di potere e magalomania che possa travolgere uno scienziato.

Se accettiamo che ogni individuo è da considerarsi tale sin dalla prima fase del concepimento, non possiamo tollerare che si conducano esperimenti o violenze di sorta su esseri viventi, anche se non ancora formati.

La Chiesa ha espresso la sua ferma condanna per questo tipo di sperimentazione, ma non occorre essere cattolici per rispettare la vita: chi scrive non è credente, ma è consapevole che un embrione, anche nella fase più primitiva, è già un individuo con tutto il diritto di vivere.

E’ vero: in questo caso, gli scienziati non si sono serviti di un embrione, ma lo hanno creato; questo, però, non cambia le cose, e motivo il perché.

Per ottenere un clone, si prendono delle cellule da un individuo, utilizzando, ad esempio, pezzetti di pelle o di mucosa; ottenuta la singola cellula, se ne estrae il nucleo, che contiene in sé tutte le informazioni genetiche e quindi il patrimonio cromosomico del donatore. Fatto ciò, il nucleo così ricavato viene introdotto in un ovulo, che, con appropriate stimolazioni, si comporterà come se, al posto di quel nucleo cellulare, si fosse utilizzato uno spermatozoo, iniziando la sua divisione e dando luogo alla formazione di un individuo.

Poco importa se ciò che è stato ottenuto è frutto di artificiose tecniche: in sostanza, sempre di un essere vivente si tratta, e nulla ci autorizza ad utilizzarlo per esperimenti o per “pezzi di ricambio”.

di Alessandro Anello

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Pensieri e Parole

Il mitico chiosco da Peledo’s

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Chi non ricorda, in via Curiel angolo via Fiume a ridosso dei giardini De Amicis, il famoso bar birreria “da Peledo’s, gestito dai F.lli Frontini!? Un altro lembo di storia che ha terminato la sua funzione lasciando spazio al nuovo.

Per fortuna, i cattolichini possono ancora ammirare il vecchio chiosco, che, se pure spostato in altro luogo, è stato conservato quasi nella sua versione originaria, anche se perdendo l’antico splendore.

Passando per via Curiel, infatti, fa tristezza guardare quello storico chiosco abbandonato alla sua triste solitudine: è come osservare un corpo ormai privo di vita, anche se l’Amministrazione comunale di Cattolica lo usa come ufficio informazioni. Pensare alle migliaia di persone che vi si sono sedute per tanti anni attorno, consumando ettolitri di birra, trasmette al cuore dei cattolichini un senso di profonda nostalgia.

Per questo, ho pensato di “riportarlo in vita”, raccontandone in breve la storia.

Costruito attorno al 1924, in stile liberty a forma di pentagono, il chiosco fu originariamente destinato alla vendita di frutta e verdura. Infatti, nei capitelli che dividevano le finestre (visibili nella costruzione originale), erano raffigurati in rilievo motivi di frutta. Successivamente fu adibito a barbieria, gestita dal signore Guglielmo Bertani, consorte della signora Nerina Lazzari. Nel 1950 il chiosco fu rilevato da un signore di Rimini, il quale ne cambiò radicalmente l’uso, trasformandolo in un bar.

L’anno dopo, nel 1951, subentrarono nella gestione i fratelli Frontini: Pino, Giacomo (detto Peledo) e Costanzo, ragazzi giovani, fortemente motivati, pieni di voglia di fare e dotati di grande simpatia. Erano ragazzi di bella presenza e soprattutto qualificati, in quanto frequentavano le migliori scuole alberghiere, il che consentiva loro di possedere una buona padronanza delle lingue, in particolare il tedesco, essenziale in quell’epoca in cui i turisti tedeschi erano in numero maggiore rispetto a quelli di altre nazionalità.

Pino, il più grande, fu colui che con i suoi risparmi finanziò la spesa per l’acquisto del chiosco: grazie alla sua eleganza e professionalità, seppe scegliere insieme ai fratelli la strada giusta per dare un forte impulso all’attività dl chiosco.

Rimboccandosi le maniche, infatti, decisero di aprire una birreria, un settore nel quale in quei tempi non c’era molta concorrenza. Il successo fu tale che lo spazio divenne ben presto insufficiente per contenere tanti clienti, sicché dovettero usare gli spazi attorno al chiosco adiacenti ai giardini De Amicis, ricoprendo il tutto con tettoie, aggiungendo sedie e tavoli. In breve tempo il chiosco da “Peledo’s” divenne un luogo d’incontro, oltre che per i turisti, anche per i giovani cattolichini, sempre alla ricerca di avventure galanti.

Soprattutto di serva vi affluivano migliaia di persone, mentre nelle ore pomeridiane e durante la notte vi si davano convegno i musicisti e gli artisti che lavoravano nei vari locali di Cattolica. Tra i suoi frequentatori più assidui: Hengel Gualdì, Paolo Zavallone, Paolo Corra, Sergio Parlato, Bambi, Pierfilippi e tanti altri.

La posizione del chiosco era delle migliori, all’incrocio tra le vie Curiel, Dante e Fiume, quello dei famosi quattro bar: bar 2000, bar Dante, bar Raquette, bar Trocadero, quest’ultimo gestito mirabilmente da Giorgio Cerri detto il “Giobo”. Da non dimenticare, inoltre, la presenza del bar concerto Haiti che alla sera radunava centinaia e centinaia di turisti, mentre ogni venerdì la banda di Cattolica vi si esibiva in concerto.

I F.lli Frontini, oltre ad essere famosi per l’eccezionale qualità della birra, preparavano anche piatti particolari con wurstel, crauti, e tutte le specialità in uso in Germania: per la grande gioia dei turisti tedeschi, che, pur amando la nostra riconosciuta buona cucina, avevano il piacere di gustare anche a Cattolica i loro tipici piatti.

Nel 1955, Pino, per motivi di famiglia, lasciò la società e fu ingaggiato in qualità di cameriere presso il dancing Esedra, uno dei locali più rinomati di Cattolica. Giacomo, il fratello mezzano, assunse le redini dell’attività, riuscendo ad innalzare sempre più il buon nome del chiosco, grazie anche al fratello Costanzo e alla buona scelta del personale.

A proposito di personale, va evidenziato che fino agli anni 1975-76 la maggioranza dei camerieri e gestori di locali erano in genere ragazzi di bella presenza, spinti a questo lavoro dalla necessità di “fare la musina per l’inverno” (vecchio detto marinaro che significa “fare soldi per svernare”), poiché in questa stagione le uniche attività erano: il manovale, il muratore, il ferraiolo. Per cui cercavano il lavoro o in montagna, oppure all’estero, dove i camerieri cattolichini erano molto richiesti per la loro affabilità e professionalità.

Si ricordano come assidui frequentatori del chiosco: Dario Gessaroli, Elio Paolucci, Mario Salvi, Elvino Cecchini, e il caro amico fotografo Luigi Marino. Un ricordo particolare è per Franco Cavalli, l’eroe del Bar 2000, con il quale Giacomo trascorse numerose nottate di gioia in compagnia di affascinanti straniere.

Il clima che si respirava nel chiosco era di sana allegria: la fresca esuberanza dei giovani, le lunghe chiacchierate con al centro sempre le belle donne, gli scherzi, i dispetti tra amici erano gli ingredienti giusti per trascorrere delle belle serate all’aperto.

Una sera ho assistito alla totale sbornia di un cane bulldog, al quale dei clienti tedeschi avevano versato della gran birra per fargliela bere: quando il cane cercò la strada per tornare dal suo padrone si sdraiò per terra ubriaco, a “bocca di leone”.

Voglio ricordare un altro episodio, sempre in tema di cani. La corrente elettrica per l’illuminazione era allacciata al chiosco tramite un filo volante, partendo dal contatore attraverso un palo di ferro. A quei tempi, infatti, tutto era concesso (i lavur iera fat alla bona) e i controlli erano piuttosto blandi.

Ebbene, c’era un cane che aveva scambiato il palo per un Vespasiano, orinando tutti i santi giorni ed emanando così cattivi odori: “una gran puza“. Giacomo Frontini, stanco di questa storia che ogni giorno si ripeteva, pensò di lasciare il cavo della corrente senza involucro protettivo. Quando il cane giunse per fare la solita pipì, il contatto del liquido col filo scoperto funzionò come la sedia elettrica: il povero cane ricevette una tale scarica che fu scagliato qualche metro distante emanando fortissimi lamenti; dopodiché, iniziò a correre come un fulmine scomparendo. Il giorno successivo, passando ancora davanti al chiosco, si tenne a debita distanza dal cavo scoperto e da allora cambiò zona.

Con il trascorrere degli anni, il bar birreria da “Peledo’s” è diventato una vera istituzione a Cattolica. Lo dimostrano i fatti: ancora oggi è nel pieno della sua attività, proprio grazie all’impronta che i fratelli Frontini hanno saputo dare con la loro gestione.

Chiudo questi miei brevi ricordi, ringraziando l’amico Peledo per la sua preziosa collaborazione, e soddisfando la curiosità di tanti cattolichini che si sono sempre chiesti: perchè us-cema chiosco da Peledo’s?

Presto detto: quando Giacomo Frontini giocava a pallone nella squadra del Cattolica, poiché era senza un pelo nelle cosce, fu appunto battezzato Peledo (“Pled”, senza pel).

di Roberto Bozza

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi

Grandi questioni per piccoli uomini

Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

La Costituzione Della Repubblica Italiana Principi Fondamentali Art.33 (estratto)

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. 

I contributi comunali alle scuole private

Iniziamo dando un po’ di numeri: 16.800 euro e 200.000 euro. Se non sapessimo la “storia” di questi numeri diremmo che sì, sono entrambi numeri a tre zeri, ma tutto sommato la prima non è una di quelle cifre che definiremmo esorbitanti, mentre la seconda…

Se però ci lasciassimo per un attimo guidare da un certo principio di relativismo, scopriremmo che anche 16.800 euro non sono poi così pochi, specie se moltiplicati per tre: 50.400 euro, ossia la cifra che il comune di Cattolica si impegnerà a dare alla scuola privata locale – in questo caso confessionale  – rinnovando la convenzione con l’Istituto delle Maestre Pie di Cattolica per altri tre anni appunto, e che si andranno ad aggiungere ai già 200.000 (euro più euro meno) annuali di cui l’istituto gode, tra aiuti da enti provinciali (CSA), aiuti del Comune, e naturalmente le entrate derivanti dalle rette dei privati.

Il rinnovo della convenzione da parte dell’Amministrazione comunale non è avvenuto senza le obiezioni presentate dall’opposizione (Rifondazione Comunista, Italia dei Valori e Verdi) che in sede consiliare, lo scorso 5 Ottobre, ha avanzato le proprie motivazioni avverse all’odg, ottenendo però un nulla di fatto.

Ecco quindi che altri soldi comunali passano, sotto forma di aiuti finanziari, ad un istituto privato, così come era successo in precedenza – seppur in via formalmente diversa ma nella sostanza simile – con lo Spazio Giochi Accoglienza, ceduto in gestione alla Mary Poppins.

Il motivo di fondo è sempre lo stesso: il risparmio economico, ossia pagare un privato affinché si accolli l’onere sociale ed economico relativo all’educazione e all’istruzione di bambini che, se inseriti in un ambiente statale, non potrebbero certamente godere delle stesse cure ed attenzioni, per evidenti motivi di minor budget economico a disposizione nelle casse comunali.

Durante la seduta del Consiglio comunale, i consiglieri Tonti e Antonioli si sono appellati all’art.33 della Costituzione (ormai “superato” per l’assessore Ruggeri) e al fatto che, a loro parere, il programma delle suore, nero su bianco, faccia acqua da tutte le parti e non presenti nessuna iniziativa concreta a cui poter associare la volontà di trasferire tali fondi all’istituto. Ma tutto inutile. Sulla base di che cosa si erogano allora altri 50.000 euro alle suore?

Ci si può aspettare che Forza Italia faccia considerazioni di mero calcolo economico e dica in aula “secondo voi un bambino al Comune costerebbe solo 80 euro all’anno?” (perché è questa in fondo l’incidenza annuale per bambino), logicamente per rinsaldare le ragioni a favore dei trasferimenti e per sostenere che secondo loro tali fondi – già tagliati rispetto agli anni passati – sono addirittura troppo pochi; ma che la maggioranza di centro-sinistra incassi senza batter ciglio tali dichiarazioni e, anzi, continui a sostenere l’importanza di tale atto ripetendo più volte che “non è che colpa loro se i genitori li mandano alla privata” e che “i bambini hanno tutti gli stessi diritti e dobbiamo garantir loro lo stesso servizio” pare alquanto paradossale!

Ancora un dubbio: su quali criteri si basa il calcolo delle rette delle Maestre Pie?

La lettera presentata dalla Madre Superiora insidia qualche sospetto… Certo è che, se tutte le famiglie a basso reddito che mandano i propri figli dalle suore dovessero effettivamente pagare di meno rispetto ad altre famiglie più benestanti – addirittura 12 famiglie sui 200 bambini iscritti dalle suore non stanno ad oggi pagando la retta – e poi assistere passivamente alla mancanza di polso di un’Amministrazione comunale incastrata tra esigenze restrittive di tipo economico-finanziario da una parte e sottili interessi politico-elettorali dall’altra, non fa sicuramente bene né al cittadino, né alle famiglie interessate, né tantomeno alla scuola pubblica.

Ed è proprio quest’ultima la parte che forse ne esce più danneggiata da questo circolo vizioso – a parte naturalmente l’immagine del comune. Ogni anno, ormai lo sappiamo, sono sempre di più i tagli alla Pubblica istruzione da parte del Governo Centrale, ed anche se le povere insegnanti cercano con tutte le loro forze di resistere, è chiaro che da sole non riescono a soddisfare le mille esigenze di bambini e genitori. Come si può dunque equiparare l’offerta tra scuola pubblica e scuola privata partendo da un’imparità di base? Oppure chiedere alla pubblica di aumentare la flessibilità se i fondi a disposizione non sono sufficienti? E allora diventa troppo facile dire che “dalle suore i bambini sono più seguiti ed escono più preparati”, ed è altrettanto logica conseguenza che quando si raggiungono i numeri della scuola statale, le famiglie – indipendentemente dal loro reddito – siano costrette a ripiegare sulla privata delle Maestre Pie: del resto qui a Cattolica quale altra alternativa è possibile?

Pare in conclusione un po’ ipocrita la lettera del Primo Cittadino agli studenti e alle loro famiglie, pubblicata anche sull’ultimo numero di Cubia, in cui si incita a non lasciar soli nel loro lavoro gli insegnanti e in cui dichiara di esser pronto a sostenerli insieme alla città e all’Amministrazione comunale…

Ha forse le idee un po’ confuse…?

di Elisa Arduini

Lascia un commento

Archiviato in Pensieri e Parole

Attenti al buono sconto

Tratto da Cubia n° 65 – Novembre 2006

Evviva, sono ancora lucida e viva, nonostante tutto! Nonostante la televisione, nonostante la pubblicità, nonostante un mondo globalizzato dal potere economico, nonostante un caos politico senza precedenti! Riesco ancora ad indignarmi e, per quello che posso, a recuperare la capacità di scelta. Indignazione e recupero per poter uscire dalle spire di una quotidianità che ci porta all’alienazione.

Mi indigno, forse il verbo è fin troppo delicato, quando vedo arrivare a casa il buono sconto della “SGR servizi” di 10 Euro spendibile al megamercato di Rimini.

Lì per lì mi sono detta: che bello, che risparmio: poi, pensandoci bene, mi sono ridetta: oggi questo è l’aspetto demoniaco della legge dell’economia, “vai, spendi tutto quello che hai, io ti aiuto”!

Alla faccia del servizio della SGR.

Qui dobbiamo chiederci seriamente cosa DEVONO fare i servizi per i cittadini. Si lucra su acqua, luce, gas che DOVREBBERO essere dei beni al servizio della gente, e non un ennesimo strumento per spillare quattrini a vantaggio di …

Perché la SGR, che vuol bene al cittadino, non ha tolto questa favolosa cifra di 20 Euro in totale dalla bolletta? Forse avrebbe aiutato tante persone che non hanno i 65 Euro per la spesa minima prevista per avere lo sconto, che non possono recarsi fino a Rimini per usufruirne, che non vogliono stare al gioco del grande benefattore SGR con annesso supermercato. Che baggia!!!! Teniamo conto anche di quali acquisti sono esclusi dallo sconto! Lasciamo perdere!

Indignamoci, svegliamoci. Non possiamo chiudere gli occhi su tutto un sistema che mira a condizionare le nostre scelte, anche le più banali. Alex Zanotelli dice: torniamo a valorizzare il piccolo esercente, il piccolo negoziante; faremo meno danni e, cercando di evitare sprechi, aiuteremo tante piccole realtà di produzione e di lavoro. Il nostro tempo, la vita che scorre, i rapporti con le persone che cosa ce li può ripagare? Quale SGR, quale sconto, quale supermercato? Spendiamo bene il valore della nostra esistenza che è, sia per chi crede sia per chi non crede, nel volto “dell’altro” che incontriamo.

Non c’è buono sconto da 10 Euro che tenga! Buona spesa.

di Magda Gaetani

Lascia un commento

Archiviato in Pensieri e Parole

Cattolica Basket accoglie i diversamente abili

Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

Lo scorso 3 Ottobre è stato presentato li progetto: Il basket accoglie i diversamente abili.

C’è tanto orgoglio e un pizzico di timore nel tentare di illustrare questo progetto. L’orgoglio è di chi crede, come me, nel mondo dello sport, nei suoi valori educativi e di formazione, che vanno ben oltre l’aspetto agonistico, dei quali mai come di questi tempi si avverte la necessità. Il timore è di non riuscire solo con le parole a descrivere tutto l’entusiasmo e le emozioni che questa iniziativa mi ha riservato. Presso il teatro della Regina (sala delle sirene), alla presenza delle istituzioni, è stato presentato dall’Associazione Valconca Over Limist ONLUS un progetto di integrazione, ma forse è più corretto dire di accoglienza, per ragazzi disabili.

La scelta di raggiungere obiettivi ambiziosi attraverso lo sport, e più precisamente con il basket, non è casuale. Si deve infatti alla famiglia Galimberti, proprietaria della società sportiva Cattolica Basket, Gianluca (presidente) e Simona (presidente Ass. Valconca over limits), alla loro esperienza nel mondo del basket e del volontariato se oggi prende il via a Cattolica un progetto che vuole avere la finalità di permettere ai ragazzi non normalmente abili di giocare per il piacere di farlo, esercitando il proprio diritto al gioco. Il progetto prevede che Cattolica e S.Giovanni diventino il centro di formazione nazionale per gli operatori di settore.

Nello staff, che comprende anche uno psicologo e un neuropsichiatra dell’Ausl di Rimini,  figura di spicco è quella di Marco Calamai, consulente strategico del progetto, che si occuperà dei rapporti con ausl, associazioni, e della formazione degli istruttori educatori. Calamai, per scelta, dopo essere stato prima giocatore e poi allenatore di basket in seria A, da 11 anni lavora con la disabilità ed è referente regionale del C.I.P. (comitato paraolimpico italiano). La sua sfida al cosiddetto mondo dei “normodotati” ha fatto sì che, attraverso i risultati ottenuti, decine di testate giornalistiche, sportive e non, si siano interessate al problema dell’handicap e alle soluzioni possibili di integrazione e di miglioramento delle capacità motorie, che, grazie al suo lavoro, vanno oggi al di là anche dei vecchi libri di studio e sono oggetto di tesi di laurea. Nel testo illustrativo consegnatomi capeggia in prima pagina un titolo “Un bambino in difficoltà può essere aiutato a cambiare se un adulto capace con occhi buoni gli dice: anche tu puoi giocare“. Secondo Calamai, il basket è lo sport ideale per questi ragazzi, si passano la palla e imparano a comunicare. Il pallone è la vita che ti cerca.

I corsi, iniziati il 17 Ottobre presso la palestra della scuola media E. Filippini, che, grazie al coinvolgimento dell’associazione di volontariato “Il Pellicano” di Cattolica, vedono la presenza già di due gruppi con cui lavorare in attesa di ulteriori iscrizioni, hanno i seguenti orari: il martedì dalle 16.30 gruppo minori e dalle 17.30 gruppo adulti. Sono poi in fase di realizzazione un progetto biblioteca e una collaborazione con le università, sia con una apposita raccolta di testi, dvd, saggi pedagogici con oggetto la disabilità, da consultare nella sede sociale, sia per avviare stage di collaborazione e tirocini per laureandi in scienze motorie.
A questo punto, oltre a porgere i dovuti ringraziamenti a tutti coloro che si sono messi in gioco per la buona riuscita del progetto, convinti della continuità da dare allo stesso per una sua efficacia, non ultimo Roberto Pompucci, educatore della Cattolica basket, ritengo che tutta la città, a partire dai nostri amministratori, debba sentirsi coinvolta in quello che sicuramente sarà un arricchimento di valori fondamentali per la crescita dei nostri ragazzi.

di Enrico Del Prete

Lascia un commento

Archiviato in Associazioni Sportive

Parlateci di voi

Scene di sport a Cattolica


Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

Di sport, Cubia ha parlato molto all’inizio della sua vita. Cercando di far conoscere le varie realtà societarie presenti a Cattolica, attraverso interviste ai responsabili delle stesse.

Abbiamo così potuto apprendere notizie sulle varie discipline sportive, sulle strutture organizzative, sugli atleti, sui problemi e gli obiettivi che affrontano quotidianamente.

Dopo un lungo periodo di silenzio, durante il quale ci siamo limitati a dare conto solo di alcune manifestazioni che hanno caratterizzato la vita sportiva di Cattolica, ora riprendiamo il discorso interrotto. Lo facciamo, però, in maniera diversa, lasciano la parola direttamente alle diverse società sportive, ognuna delle quali, se lo vorrà, potrà usufruire di uno spazio periodico sulle pagine di questa Rivista.

Ci sembra un valido strumento, che mettiamo a disposizione, per far conoscere ai lettori le tante discipline sportive che esistono sul nostro territorio, con notizie, risultati, fotografie, interviste, ecc. Insomma… anche per farsi un po’ di pubblicità.

Al nostro invito, sono già arrivate le prime adesioni, e i primi articoli, che potete leggere nelle prossime pagine.

Ci auguriamo che anche altre società vogliano fare altrettanto.

Per informazioni sui termini e le modalità di adesione all’iniziativa, potete contattare la nostra redazione ai numeri:

0541.954268 // 333.9932542

di Paolo Saracino

Lascia un commento

Archiviato in Associazioni Sportive

Patologie della colonna vertebrale

metodo Furter

Tratto da Cubia n° 56 – Novembre 2005

Capita sempre più frequentemente alla nostra attenzione di visitare giovani a cui gli ortopedici ed alcuni fisiatri hanno diagnosticato una discopatia, specie a livello lombosacrale con conseguenti episodi di sciatica, rigidità della colonna e lombalgie (schiena dolente) e, senza domandarsi il perché di queste particolari ernie al disco in età così giovanile, dopo averli sottoposti ad esami RXgrafici di TAC e di Risonanza magnetica nucleare, decidano di operarli. Ebbene, in pazienti di questo tipo giovanile, se operati di ernia al disco, entro qualche anno si assisterà senza meno alla comparsa di una ulteriore ernia al disco al di sopra di quella già operata: è questo è chiamato l’effetto domino, in cui l’ernia al disco è solo il risultato di una colonna giovanile con difetto posturale e magari con scoliosi iniziale passata inosservata, dovuta nel 90% ad un arto inferiore più corto dell’altro, che porta ad uno squilibrio del bacino: se pensate che la colonna nel suo insieme è composta da una serie di vertebre impilate una sopra all’altra, che sopportano tutto il carico del corpo, con tra una vertebra e l’altra degli ammortizzatori, che sono i dischi intervertebrali, e che per funzionare deve essere perfettamente a piombo, se la base di appoggio della colonna, cioè il bacino, è sbilanciato da un arto più corto, vi rendete conto che con l’andare del tempo uno o più di questi dischi tenderà ad uscire dalla sua posizione naturale, andando a comprimere i nervi che escono dal suo spazio intervertebrale, comprimendoli e provocando dolore inizialmente non costante ma che con l’andare del tempo aumenterà sempre di più.

E’ classico in questi casi l’insorgere per prima di una sciatica, a volte unilaterale ed a volte bilaterale, dovuta allo slittamento del disco ammortizzatore tra la 5ª lombare e la prima sacrale, proprio nel punto in cui esce dalla colonna il nervo sciatico.

Ora, la prima cosa in questi pazienti, per una guarigione totale, è misurare il dislivello esistente tra i due arti inferiori, con un semplice esame radiografico, che si chiama morfodinamico e che dirà al millimetro il dislivello. Fatto questo, si preparerà una talloniera di misura esatta da portare costantemente sotto al calcagno e si farà rientrare l’ernia discale iniziale con un ciclo di massaggi metodo Furter, associati a mesoterapia con i prodotti della SAT-TERAPIA, inoculati sotto pelle con siringhe speciali indolori. Ed i risultati di guarigione sono del 99%. Ed inoltre si bloccherà in questo modo la possibilità dell’effetto domino a carico dei dischi superiori.

Quindi, prima di far operare un’ernia al disco, vi invito ad eseguire questi accertamenti rivolgendosi a chi li sa fare.

di Gianfranco Tonelli

Lascia un commento

Archiviato in Consigli utili