La biofabbrica

biofabbrica di Cesena

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Di questi tempi, in cui si parla tanto di fabbriche in crisi, di cassa integrazione, di economia che rallenta, curiosiamo in una tipologia di fabbrica diversa, che non tutti conoscono: la biofabbrica.

E’ una struttura in cui si produce un particolare prodotto, gli organismi viventi, cioè insetti da liberare nell’ambiente, per lo più in serre e campi coltivati nell’ambito delle tecniche di lotta biologica e lotta integrata.

La prima biofabbrica è stata “inventata” da un grande etologo (colui che studia gli insetti), Giorgio Celli, che qualcuno si ricorderà per aver condotto, tra le tante cose di cui si occupa, una trasmissione sugli animali negli anni 90.

Come spesso accade, si vuole una trovata geniale per provare a risolvere in modo azzeccato un problema, come ad esempio quello dei trattamenti chimici in agricoltura.

Ecco cosa ha pensato di fare Celli.

Solitamente, la maggior parte delle piante che coltiviamo in pieno campo, nelle serre, negli orti vengono trattate con sostanze chimiche per proteggerle dai parassiti o dalle malattie fungine.

Esistono tecniche che si affiancano all’agricoltura tradizionale, come la lotta biologica e la lotta integrata, che prevedono una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti e che hanno come obiettivo il mantenere la qualità del prodotto senza ricorrere, o ricorrere in parte, ai trattamenti.

La lotta biologica sfrutta l’antagonismo che è presente in Natura fra esseri viventi per contenere la popolazione dannosa: essa non abbatte la popolazione di un organismo dannoso, bensì la mantiene entro livelli tali da non costituire un danno rilevante.

La lotta integrata, invece, è la più applicata e consiste nel liberare periodicamente degli esemplari di una specie già presenti naturalmente nell’ecosistema in modo da rimpinguare la popolazione e controllare lo sviluppo numerico del parassita.

Capito l’ambito in cui ci muoviamo, possiamo afferrare a pieno l’idea di Celli: ha pensato bene di applicare su larga scala quello che la Natura stava già facendo, cioè “generare” insetti utili, dal confezionamento del prodotto, allo stoccaggio e alla distribuzione commerciale.

Per prodotto, ovviamente, si intende un insetto o le sue uova pronte a schiudersi!

I prodotti forniti dalle biofabbriche, infatti, sono organismi viventi che rientrano nelle seguenti tipologie: insetti pronubi (api e bombi) che servono ad impollinare e quindi a fecondare le piante, predatori di artropodi dannosi, parassitoidi e parassiti che si nutrono di larve di insetti che noi consideriamo dannosi: gli adulti della coccinella, ad esempio, sono carnivori e si nutrono di afidi.

Un altro insetto utilizzato per il controllo degli afidi è la Chrysoperla carnea, un neurottero appartenente alla famiglia dei Crisopidi.

La biofabbrica di Cesena ha iniziato la sua attività negli anni 90, ed è stata la prima vera biofabbrica in Italia per la produzione di insetti ausiliari, ma l’idea è stata portata avanti in questi anni anche da altre biofabbriche sparse in Europa.

di Marina Andruccioli

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