L’industria del forestiero e la nascita delle industrie conserviere

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Poiché si poteva contare su una media di 30 presenze per ogni individuo, nel 1941, con 11.764 ospiti, si ebbero 352.920 presenze. L’amministrazione comunale trae un buon guadagno dai proventi dell’industria balnearia, in quanto l’impronta di soggiorno dà un gettito annuo di circa 300.000 lire, ma di gran lunga maggiore è il beneficio che ritrae dalla stagione balneare la popolazione tutta.

Si può dire che non ci sia famiglia che non affitti camere o appartamenti ai villeggianti, numeroso è il personale del luogo che lavora negli alberghi e nelle pensioni e notevole il numero dei negozi con apertura stagionale. Pertanto l’utile complessivo che la popolazione cattolichina ritrae dall’industria del forestiero è di difficile valutazione giacché si può calcolare grosso modo solo la cifra riguardante il vitto e l’alloggio dei villeggianti. Considerando una spesa media di 30 lire per ogni presenza, come valuta la locale Azienda di soggiorno, si raggiunge il reddito di L 10.587.600, e non si tratta certo di una valutazione eccessiva.

Ma il giro di affari in relazione con le spese varie fatte dai forestieri deve riguardare una somma all’incirca uguale, sicché con ogni probabilità si raggiungono agevolmente e forse si sorpassano i 20 milioni di reddito annuo complessivo.

L’industria del forestiero è dunque la forma di attività che dà i proventi maggiori sia diretti che indiretti, ed è certo che si svilupperà sempre più, anche perché negli immediati dintorni dell’attuale quartiere balneare, sia ad oriente che ad occidente, esistono ancora vaste aree dove potranno essere costruite molte altre centinaia di ville.

Importanza essenziale ha acquistato inoltre negli ultimi anni l’industria conserviera, sorta per l’abbondanza del prodotto ricavato dalla pesca delle sardine. E’ stato nel 1938 che due grandi ditte della Venezia Giulia (Arrigoni e Ampelea) hanno aperto due opifici a Cattolica: nel 1939 ne fu poi impiantato un terzo e nel 1940 un quarto di minor mole.

Alloggiati in un primo tempo in sedi di fortuna, questi stabilimenti si sono cominciati a trasferire, a partire dal 1940, in grandi edifici costruiti appositamente e situati nei pressi del porto.

Di gran lunga il più importante è lo stabilimento Arrigoni, che lavora da solo più di metà delle sardine pescate, segue quello dell’Ampelea e poi gli altri due. In totale le quattro fabbriche danno lavoro a un migliaio di operai (600 nel solo stabilimento Arrigoni) pari circa a un sesto della popolazione, e producono ogni anno oltre 7 milioni di scatole di sardine, per la maggior parte inviate a Trieste e a Isola d’Istria, da dove sono spedite in tutta Italia e anche all’estero (Germania specialmente). Lavorazioni secondarie sono quelle delle vongole, e delle sardine in salamoia. Nel 1941 l’industria conserviera ha fatto ulteriori progressi, essendosi iniziata nello stabilimento Arrigoni l’essicazione degli ortaggi (cavoli, patate, rape) e la fabbricazione del concentrato di pomodoro in polvere.

 

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